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Il 4 luglio ci riguarda tutti. God bless America

indipendenza americana

Liberatasi dalle catene, la Statua della Libertà, simbolo dell’America e dell’Occidente, tiene stretto nella mano sinistra un libro con una data: 1776. Duecentotrentanove anni fa le tredici colonie, ricordate dalle altrettante strisce presenti nella bandiera statunitense, dichiararono la loro indipendenza dalle catene della monarchia inglese. E pluribus unum: dalle tredici colonie, un unico Stato. Cinquanta Stati, un’unica nazione, la più perfetta rappresentazione terrena della società aperta, liberale e pluralistica.

Nel carteggio tra John Adams e la moglie Abigal, il futuro secondo presidente degli Stati Uniti d’America scriveva: «Sono incline a credere che [questa giornata] sarà celebrata dalle generazioni successive come una grande festa. Dovrebbe essere commemorata con grandi festeggiamenti e parate, spettacoli, giochi, sport, suoni di campane, falò e luminarie, da un capo all’altro del continente, da questo momento in poi, oggi e per sempre». Il 4 luglio si è affermato negli anni, nei decenni e nei secoli come la giornata in cui le famiglie americane si ritrovano per celebrare la loro storia, la Commissione dei Cinque, i padri fondatori e i loro eroi che, assistiti dalla Divina Provvidenza, hanno portato i valori di quella Dichiarazione in ogni parte del mondo in oltre duecento anni.

Thomas Jefferson, John Adams, Benjamin Franklin, Robert Livingston e Roger Sherman, ispirati delle tradizioni illuminista e giusnaturalista, redassero quella Carta che divenne il fondamento di una nazione, di un sistema e di un ordine mondiali. «Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità».

Da quella Dichiarazione l’America ha cambiato il mondo. Fu infatti la prima Dichiarazione figlia di una rivoluzione liberale, senza le recrudescenze seguite alla Rivoluzione francese. Quella Carta ha segnato un nuovo modo di pensare ai diritti dei cittadini: non l’uguaglianza delle condizioni ma l’uguaglianza delle possibilità, secondo Tocqueville «un tipo d’uguaglianza immaginaria nonostante la disuguaglianza reale della loro condizione». Una disuguaglianza che stimola e spinge gli individui, forti dei loro diritti inalienabili sanciti dal gioco democratico, a sfidare se stessi e gli altri generando progresso e ricchezza. Proprio il viaggiatore filosofo francese scrisse per primo dell’eccezionalismo americano, fondato sulla Divina Provvidenza, la proprietà privata e la libertà.

Adams, Franklin e Jefferson redigono la Dichiarazione d'Indipendenza

Adams, Franklin e Jefferson redigono la Dichiarazione d’Indipendenza

Il ruolo americano di guida dell’Occidente nasce in quel luglio del 1776, attraversa secoli di guerre in cui i valori e la forza statunitensi hanno dimostrato di essere necessari contro ogni dittatura e arriva nel terzo millennio con l’impegno contro il terrorismo e la jihad. 1776 sono i metri d’altezza dell’edifico più alto degli Stati Uniti: il One World Trade Center di New York. L’edificio, noto anche come Freedom Tower, troneggia sulla città in quello che fu il luogo da cui lo spirito americano ripartì non molti anni fa. A dieci anni dagli attacchi alle Torri Gemelle è stato inaugurato il memoriale alle quasi tremila vittima dell’11 settembre, un luogo in cui il tempo sembra fermarsi, in cui il silenzio è interrotto solo dal costante e struggente scrosciare dell’acqua che ti ricorda quanto l’America abbia fatto, possa e debba ancora fare per il mondo. Dio benedica l’America.

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di on 4 luglio 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Il 4 luglio ci riguarda tutti. God bless America

  1. Dario Rispondi

    7 luglio 2015 at 15:24

    1776 piedi, non metri

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