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Avercelo, il liberismo in Europa

Ora comunque vada sarà un disastro, specie per il popolo greco, prigioniero del mito che si possa vivere senza produrre. Ma per estremisti di destra e di sinistra è colpa delle politiche liberiste. Ci fossero, in un Continente in cui la pressione fiscale supera il 50%, e dove l'alternativa è tra dirigismo della Merkel e socialismo di Tsipras...

EuropaComunque andasse, sarebbe stato un disastro. E disastro sarà, specialmente per una popolazione (quella greca) prigioniera del mito che sia possibile vivere senza produrre, che l’erba-voglio esista nel giardino di ogni politico, che ogni disastro sociale sia imputabile a qualche cattivo assai lontano, invadente, irrispettoso. Fa comunque sorridere che da più parti s’intenda attribuire al liberismo – inesistente in Europa e certo ben poco presente anche al di fuori del Vecchio Continente – la responsabilità dei nostri drammi.

La realtà è diversa. E in questo senso mi sembra impossibile dare torto a chi, come Marco Bassani, sottolinea a più riprese che la Grecia è un immenso Mezzogiorno che ha sognato d’individuare nei tedeschi e nel resto d’Europa quello che il Meridione d’Italia, nel dopoguerra, ha trovato nel Nord produttivo: una vacca da spremere e sfruttare. Il guaio è che chi paga comanda e che quando sei pieno di debiti, ti può capitare che il conto corrente a te intestato sia sottratto alla tua disponibilità, così che ogni cifra depositata finisce per essere messa a disposizione dei creditori. Ha sicuramente sbagliato chi ha dato soldi (altrui) alla Grecia e ancor più i governi di Atene che quelle risorse hanno utilizzato per comprare consenso e corrompere un’intera società. Nello scontro tra Bruxelles e Atene, allora, non ci sono carnefici e vittime, buoni e cattivi, perché sono stati commessi errori a ogni latitudine. Ormai è del tutto evidente che la Grecia neppure doveva entrare nell’euro e – dato che oggi l’Europa non è un libero mercato, ma un apparato burocratico altamente redistributivo – neppure nell’Unione europea. Se fosse rimasta lontana da Bruxelles e fosse stata collegata ai mercati del continente da patti bilaterali che permettessero la massima circolazione di beni, persone e servizi, la Grecia avrebbe dovuto trovare in sé le risorse e le capacità necessarie e crescere. Così non è stato e ora ci si appresta ad assistere a una Grexit che farà precipitare la società ellenica in un girone infernale ben noto a chi conosce il mondo latino-americano.

L’estrema destra e l’estrema sinistra che mettono sotto processo l’Europa liberista oscillano tra ignoranza e malafede. Come si può parlare di liberismo per un’area del mondo in cui la pressione reale sulle famiglie e sulle imprese è ormai al di sopra del 50%? Come si può parlare di liberismo per un’Unione che eccelle solo in un’incessante produzione normativa e nella ricerca di sempre nuove forme di compressione delle libertà individuali? Come si può parlare di liberismo per questa Bce di Mario Draghi che è impegnata in un quantitative easing destinato, nel tempo, a dilatare come mai in passato la massa monetaria degli euro in circolazione? Se l’Europa fosse liberista, nessuno Stato si sarebbe indebitato per dare servizi oggi e scaricare sulle generazioni a venire l’onere di pesanti interessi da pagare. Se l’Europa fosse stata liberista, non avremmo avuto una moneta comune a corso legale e senza copertura, ma ci si troverebbe in un contesto di libertà valutaria e concorrenza, nel quale potremmo avere monete diverse (anche emesse da banche commerciali) e vi sarebbe quella “denazionalizzazione” della moneta di cui parlò Hayek in uno dei suoi ultimi scritti. Se l’Europa fosse liberista, le coperture previdenziali sarebbero private, liberamente scelte, a capitalizzazione: e non ci troveremmo costretti a finanziare ora – con il lavoro dei giovani – le pensioni di chi ha lavorato in passato. Questa Europa confusa e alla deriva, divisa tra il dirigismo tecnocratico della Merkel e il populismo dei troppi Syriza di ogni colore, è figlia del socialismo. È da università europee intrise di Rousseau, Hegel, Marx e Keynes che è uscita la classe dirigente: ad Atene come a Berlino. Gli statalisti si fronteggiano e fingono di litigare, ma certo non mettono in discussione l’essenziale e soprattutto non rigettano assolutamente la loro religione di Stato: la loro fede assoluta nel potere e nelle burocrazie.

L’Europa che declina non sa cosa sia il liberismo. Quando lo evoca è solo un fantoccio polemico, utile per fingere di essere ancora vivi e per cercare di trovare un capro espiatorio. È un film che abbiamo già visto, perché nella Germania degli anni Venti e Trenta con l’ebreo s’identificava un tratto etnico, ma anche sociale. Allora si parlava, appunto, di “demoplutogiudocrazie”. Ecco: siamo ancora lì, prigionieri di stupidaggini da cui non riusciamo a liberarci.

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di on 8 luglio 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

15 commenti a Avercelo, il liberismo in Europa

  1. maboba Rispondi

    6 luglio 2015 at 16:36

    Difficile descrivere meglio di così la situazione!

  2. Paolo Luca Bernardini Rispondi

    6 luglio 2015 at 17:25

    A parziale correzione di quanto scrive l’amico e collega carissimo Marco Bassani: la Grecia è un piccolo Mezzogiorno…Considerando che il Mezzogiorno comprende, da noi, diciamo, un 40 milioni di neo o piuttosto veterogreci…magnigreci…

    • alberto lupi Rispondi

      15 luglio 2015 at 15:58

      Infatti De Mita definiva se stesso “intellettuale della Magna Grecia”.

  3. aquilone Rispondi

    6 luglio 2015 at 17:41

    Concordo con Lottieri. E, a onor del vero lui si è limitato ad evidenziare poche cose. Ci avrebbe potuto fare un elenco di storture lungo 10 pagine. Un libro!

  4. Francesco_P Rispondi

    6 luglio 2015 at 18:35

    La Grecia non ha mai subito una forte pressione fiscale. Eppure le condizioni della sua finanza pubblica erano da lunghissimo tempo tali da rendere inevitabile il default.
    Le ragioni del collasso greco sono da ricercare nell’assistenzialismo che procura voti, nella macchina farraginosa della burocrazia pletorica, nell’inefficienza e arbitrarietà della giustizia civile e penale, ecc., cioè in tutte le manifestazioni dello statalismo che troviamo anche qui in Italia.
    L’economia langue e quindi lo Stato non sarà mai in grado di ripagare i creditori; nel frattempo il debito cresce per far fronte all’inesorabile aumento della spesa pubblica.
    La ricetta europea non poteva guarire la Grecia, come non ha guarito l’Italia, la prossima candidata al default. Tassare i cittadini (pardon servi della gleba) fino all’esproprio per mantenere in piedi la macchina pubblica non serve che ad accelerare il collasso.
    L’euro contro cui si accaniscono i tanti populisti di destra e di sinistra è un falso problema, una cortina fumogena propagandistica alzata per nascondere la verità: le tasse soffocanti è il debito pubblico insostenibile sono entrambi prodotti dallo statalismo e si possono curare solo riducendo lo Stato alle sue funzioni essenziali.

  5. Corrado Rispondi

    6 luglio 2015 at 19:19

    Meraviglioso articolo Prof. Lottieri, mi sono preso la libertà ed il gusto di pubblicarlo sul Blog del Prof. A. Martino http://antoniomartino.org/riflessioni-su-immigrazione-e-terrore-islamista/#comment-42405

    il dirigismo tecnocratico parasovietico dell’ europa sostanzialmente di fabbricazione tedesca, è unicamente volto al sostentamento degli sballatissimi quanto truccatissimi conti della solita Germania “virtuosa” quanto bugiarda essendo questa molto più statalista, welfarista e dirigista di Italia e Grecia messe assieme.

    un caro saluto

    c

  6. Lorenzo Rispondi

    6 luglio 2015 at 20:40

    Ma che bello vivere senza produrre.Soggetti poveri ma senza vergogna.Non hanno vinto ne ribaltato nulla.Lo sta facendo forse la telefonata di Obama.Dovremmo insegnare o gridare sempre che non si vive senza la ricchezza che siamo capaci di produrre e che vivere con i soldi di altri senza sapere cosa sia il lavoro vero non è bene.Lottieri lei mette in chiaro tantissimo .Il suo scrivere andrebbe stampato in manifesti grandi e distribuito o incollato sui muri di tutte quelle aree che vorrebbero esser diverse e non potranno mai esserlo,e che vivere a scrocco per tutta la vita non è ne bello ne dignitoso.

  7. Milton Rispondi

    6 luglio 2015 at 21:42

    Come sempre ammirevole e chiarissimo il ns. “autenticamente liberale” Prof. Lottieri.
    Speriamo di poterlo leggere più spesso.

  8. dino Rispondi

    7 luglio 2015 at 00:15

    > Gli statalisti si fronteggiano e fingono di litigare, ma certo non mettono in discussione l’essenziale e soprattutto non rigettano assolutamente la loro religione di Stato: la loro fede assoluta nel potere e nelle burocrazie

    E questo è il motivo per cui non mi arrabbio più. Anzi ho molta pena per chi lavora nelle istituzioni.
    Sono come dei bambini a cui hanno detto “siete intelligentissimi, potete curare qualsiasi tipo di cancro” e poi li hanno messi in sala operatoria. Non sorprende che questi bambini si sentino dei geni. Non soprende che i pazienti se la passino male.

  9. Pierluigi Rispondi

    7 luglio 2015 at 08:40

    Come al solito bellissimo articolo. Centra in pieno l’argomento. Una sola parola sul dirigismo tecnocratico della Germania: le case si costruiscono dalle fondamenta e un mattone uno sopra l’altro. Al nord e a al sud, in una società comunista come in una liberale. Il problema non è tanto la ricetta, ma il paziente a cui la si da: potrebbe essere allergico, non sopportarla. In tal caso che fare? Il suo comportamento potrebbe essere esemplificativo per altri. Qui subentra il divario fra calcolo a breve, aiutare comunque pur di non avere problemi al momento, e quello a lungo che prevede realisticamente che patti sulle sabbie mobili non resistono. Ma questo modo di ragionare è veramente solo dirigismo tecnocratico?

  10. Tenerone Dolcissimo Rispondi

    7 luglio 2015 at 10:32

    Sono disgustato dal feroce astio che si nutre a sinistra verso i comunisti di Bruxelles così ligi al modello sovietico!
    E’ naturale che a me -che sono di destra liberale e, quindi, anarcoide- siino piu’ simpatici i comunisti “MOVIMENTISTI” di Atene, cosi’ casinari e spontanei, ma mi sembra ideologicamente strano e moralmente ingeneroso che uomini di sinistra infierischino contro i burocrati dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche d’Europa, id est contro coloro che sono i veri eredi dei piani quinquennali di baffonesca memoria ed efficienti epigoni della gloriosa razza degli apparatcik.
    Insomma … non ci sono più i comunisti di una volta … o anche … pure i comunisti non sono più quelli di una volta.
    In ogni caso, ad Atene come a Berlino, vadino tutti aff(bip)

  11. adriano Rispondi

    7 luglio 2015 at 12:57

    Luttwak direbbe “che sia possibile vivere senza lavorare.”La sua analisi sul “liberismo” in Europa è perfetta,per questo non capisco chi si ostina a cercare un percorso comune che non c’è.Meglio dividere le strade,almeno sarebbe più facile cercarne una diversa.Così invece siamo obbligati dal dogma che “ce lo chiede l’Europa”.In astratto si può anche capire l’utopia dell’unità,anche se personalmente la ritengo impossibile.Agli inguaribili sognatori propongo prima di parlare di quella politica di provare a partire da una unione più modesta , apparentemente più facile e con l’Isis che bussa alla porta pragmaticamente più utile.Cominciamo ad unire la difesa.Quando avremo un esercito in comune,che parla la stessa lingua e spari in una sola direzione potremo procedere oltre.

  12. Albert Nextein Rispondi

    7 luglio 2015 at 14:07

    E’ vero.
    Il socialismo, l’approccio socialista a politica, economia, finanza, leggi, ha determinato il degrado che sta affiorando ovunque.
    Il liberalismo sarebbe di certo la medicina risolutiva.
    Ma si sa, i socialisti sono maestri anche di malafede oltre che di disastri e furti ovunque mettano le mani.

    Auguro un buon default a tutti gli stati europei.
    Un’ europa perfettamente inutile, incollata ad una Nato perfettamente inutile, imbragata in un Euro controproducente.

  13. Luca Rispondi

    9 luglio 2015 at 22:17

    Come non essere d’accordo!

  14. Luciano Sturaro Rispondi

    15 luglio 2015 at 12:25

    Solo la libertà nel senso più ampio del termine, quindi anche libertà di intraprendere, libertà di spendere senza essere criminalizzato, libertà di circolazione delle informazioni, nonché libertà di fallire se si sbaglia, che oggi c’è solo per i piccoli e mai per i grandi (con il pretesto che sono sistemici), ci porterà fuori dalla rovina e risalire la china in cui l’oppressione delle libertà ci ha spinto.
    Condivido totalmente con l’articolo.

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