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Anche Frank Underwood si arrende al Carrozzone Italia

A ottobre arriva Netflix, la piattaforma che distribuisce serie tv di successo come "House of Cards" e "Star Wars". Ma, per poter offrire il proprio catalogo nel Belpaese, dovrà passare attraverso il gruppo Telecom. All'estero basta una connessione Internet, da noi anche l'innovazione finisce per essere ingabbiata...

frank

Ciao, Netflix. Il servizio di streaming online arriverà ad ottobre in Italia dopo due anni di trattative. L’azienda americana – nata come noleggio di film e videogiochi online – negli ultimi anni ha cambiato il modo di consumare serie televisive e pellicole hollywoodiane. O meglio, è riuscita a rendere legale una pratica comune tra i più giovani, quella della pirateria. «Spendiamo bene e produciamo valore» ha dichiarato il fondatore Reed Hastings per spiegare il successo della sua piattaforma, che vanta 62 milioni di utenti in tutto il mondo. Netflix semplicemente funziona. Come è successo al mercato della musica attraverso Spotify (e i suoi concorrenti Apple Music e Tidal) si è scoperto che gli utenti più giovani sono ben disposti a pagare un abbonamento mensile per contenuti di qualità e una completa trasparenza. Netflix è infatti casa di Frank Underwood e il suo House of Cards, così come di Orange is the New Black, Daredevil, Star Wars in formato animato e molti altri film e serie tv; e con un abbonamento mensile, che si può disdire in ogni momento, permette di godersi più di una puntata alla volta comodamente sul divano di casa per circa otto euro al mese. La piattaforma streaming ha creato un nuovo mercato e il suo fondatore promette: «il mio Netflix distruggerà la tv».

Certo la provocazione non è passata inosservata e la stessa Italia, in cui il decreto per l’introduzione della banda ultralarga (già presente nelle altre economie europee) è stato commissariato dal premier Matteo Renzi, ha subito cercato un sistema per limitare la fruibilità della nuova piattaforma. È infatti stata annunciata il 29 luglio la partnership tra Netflix e il gruppo Telecom Italia. I clienti del (Bel) Paese potranno così usufruire del catalogo on demand attraverso il decoder Timvision (naturalmente, da acquistare ad hoc). L’amministratore delegato Telecom, Marco Patuano, commenta la notizia definendo l’accordo appena siglato una «conferma della nostra strategia industriale che ci vede in Italia come l’unica piattaforma aperta di distribuzione di contenuti premium che integra le migliori offerte disponibili sul mercato». In Italia anche un servizio innovativo e indipendente come Netflix finisce per essere ingabbiato, nonostante la fruizione in tutti gli altri Paesi sia completamente svicolata dalle società di telecomunicazione. Chi avrebbe mai pensato che anche il grande Frank Underwood avrebbe dovuto fare i conti con i cavilli delle aziende-carrozzone del sistema italico. Netflix in Italia è quasi un paradosso. Se per disattivare qualsiasi servizio nostrano si finisce sommersi da penali e carte bollate, con Netflix basta un click. E tornare è facile quando andarsene. Inoltre il servizio di streaming non ha pubblicità. Ogni contenuto può essere guardato e riguardato senza interruzioni, e i titoli presenti – il catalogo italiano non è ancora stato annunciato – sono pressoché infiniti. I concorrenti non possono che temere l’arrivo di ottobre; da qui il tentativo di legare Netflix a servizi pre esistenti (Telecom pare essere il primo di una serie di accordi) per attutire il colpo.

Reed Hastings è però stato chiaro: «Netflix distruggerà la tv» come la conosciamo e nonostante sia possibile che il servizio di streaming sbarchi in Italia senza il capitano Underwood – essendo i diritti di House of Cards in possesso di Sky fino a fine anno – ci si aspettano oltre 150 mila iscrizioni nei primi tre mesi, con una serie di film originali in uscita proprio da ottobre. Un consiglio ai futuri abbonati: i vostri soldi sono più al sicuro nelle tasche di un cinico come Frank.


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di on 31 luglio 2015. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a Anche Frank Underwood si arrende al Carrozzone Italia

  1. Ernesto Rispondi

    31 luglio 2015 at 09:41

    Complimenti alla giornalista per la capacità di analisi dimostrata, e per la competenza. Se posso permettermi di darle un ulteriore spunto di approfondimento, provi a lavorare su questo canovaccio. Come ha notato, Netflix arriva in Italia monca per via dei diritti nelle mani di Sky. Sky, peraltro, ha sottoscritto un accordo di distribuzione dei contenuti via cavo, ma di nuovo in esclusiva con Telecom. Provi la giornalista a spiegare come mai un provider di contenuti dovrebbe:
    a) Rinunciare all’opportunità di farsi distribuire da TUTTI i provider di contenuti sul mercato;
    b) Stringere un accordo esclusivo col provider più debole. A tutt’oggi, la fibra Telecom è una chimera persino in città completamente cablate come Milano. Perché Sky stringe accordi con chi la fibra non ce l’ha, e taglia fuori Fastweb e Vodafone che già adesso possono offrire velocità FTTH da 100 a 300 Mbps, mentre Telecom SE RIESCE offre 30 Mbps in FTTC?

    Netflix, le TV via cavo, si sono sviluppate sul concetto della NEUTRALITÀ, della separazione fra rete e contenuti. Questa strana esclusività italiana, che fa perdere la net neutrality a favore di accordi di esclusiva INSENSATI per una delle due parti puzza di marcio. Cercate i soldi, controllare i CV dei manager coinvolti. Ne scoprirete delle belle. Tutto avviene, ovviamente, ai danni dei clienti, e aumenta il ritardo tecnologo e sociale dell’Italia, anziché diminuirlo. Ma nei paesi comunisti il mercato è controllato, no?

  2. Macx Rispondi

    31 luglio 2015 at 11:56

    Io continuo a scaricare da mirc agggratis
    Piu costa piu risparmio

  3. Macx Rispondi

    31 luglio 2015 at 11:59

    Dirò di più mi scarico le serietv in anteprima in inglese sottotitolate in italiano,la mia comprensione dell’ inglese è migliorata notevolmente sempre agggratis

  4. adriano Rispondi

    31 luglio 2015 at 13:19

    Quando ho saputo dell’accordo con Telecom mi sono chiesto perchè.Adesso credo di aver capito.Il carrozzone va avanti da sè.Povera Netflix.Vuole cambiare la TV.Temo che per farlo dovrà cambiare paese.Qui da noi ci sono ancora le signorine “buonanotte”.

  5. Ernesto Rispondi

    31 luglio 2015 at 15:08

    “Qui da noi ci sono ancora le signorine “buonanotte”.” Qui da noi ci sono soprattuto i “manager” romani, napoletani e siciliani scuola LUISS che se la aummano fra loro. Capito mi hai?

  6. Lucia Rispondi

    31 luglio 2015 at 17:40

    Complimenti alla giornalista per l’analisi sul “fenomeno” Netflix.
    Lo attendo con l’ansia con cui da bambini si attendeva il Natale.

  7. Lancierebianco Rispondi

    31 luglio 2015 at 20:45

    La solita italietta guidata da italidioti, un paese illiberale e corporativista!
    Che tristezza.

  8. Mauro D. Rispondi

    2 agosto 2015 at 18:21

    Grazie per questo articolo. speravo Netflix riuscisse in Italia a vivere di vita propria…
    Complimenti per l’analisi, una delle poche dettagliate che fin ora ho letto online.
    Vi seguirò ancora.

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