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Una 44 magnum contro il politicamente corretto

Siamo circondati da una «generazione di femminucce», quella dell'establishment che censurerà Eastwood per la battuta sul campione olimpionico di nuoto Caitlyn Jenner diventato donna («Caitlyn qualcosa...»). Ma l'America vera, che amiamo, è quella di Callaghan

CallaghamIl Novecento ha avuto due forme di secolarizzazione. Una brutale, nella prima metà, rappresentata dalle ideologie totalitarie. Una dolce, nella seconda metà, rappresentata dalle ideologie nichiliste di massa. Fra quest’ultime, la più potente è il politicamente corretto. Nei decenni a cavallo tra i secoli XX e XXI, poi, il politicamente corretto è diventata la frontiera della cultura dominante. Volete una prova? Nel 1984 Roberto Benigni e Massimo Troisi scrivono Non ci resta che piangere. Un successo commerciale clamoroso. In una scena del film Benigni convince Troisi a seguirlo. Bisogna andare in Portogallo a fermare Cristoforo Colombo, che sta per scoprire l’America (il film è un viaggio indietro nel tempo). Bisogna fermarlo a tutti i costi perché dall’America sono arrivati al mondo solo guai. Troisi è perplesso. Benigni lo incalza: l’America non ha prodotto nulla di buono, nella musica, nel cinema, nello sport. L’amico muove un’obiezione: Cassius Clay! Ma quello è negro, risponde Benigni. Gli americani hanno fatto solo danni. Clay è uno schiavo. Negro. Oggi non lo potrebbero più dire.

Verrebbero mangiati vivi. Oggi negro lo possono pronunciare, in qualsiasi spettacolo, solo personaggi dichiaratamente razzisti, e quindi negativi. I buoni sono costretti a parlare politicamente corretto. Il regista Clint Eastwood riceve un premio in America. Sale sul palco, scherza sul campione olimpionico di nuoto Caitlyn Jenner, che ha cambiato sesso. Lo chiama “Caitlyn qualcosa”. Apriti cielo! La rete insorge. L’indignazione monta. Del resto quel Clint Eastwood è sempre stato Henry Callaghan (dai primi anni Settanta), una sporca carogna reazionaria. Ormai parlare in ogni luogo è diventato un problema. La difesa è impossibile: basta un semplice cellulare e tutto viene ripreso. Occorre prestare la massima attenzione, poiché come è successo a tanti nei tempi recenti, una parola fuori luogo, una battuta fuori posto, un twitt sbagliato ti condannano. Poco importa se il senso del discorso porta ad altre conclusioni. Siamo solo agli inizi. La moderna ghigliottina è virale, ma pur sempre di ghigliottina si tratta.

Certo Clint Eastwood dall’alto della sua età, popolarità, status sociale, se ne frega. Ma ad un povero professore che durante la lezione gli scappa una definizione (che sin dai banchi della scuola elementare pronunciava senza problema) sbagliata e viene ripreso può essere un incubo. La gogna mediatica, innanzitutto. E magari anche di peggio. Una manager in carriera si prende una lussuosa vacanza. Monta sull’aereo e prima del decollo “posta” un pensiero. All’atterraggio scopre di avere perso il lavoro. Licenziata in volo. Perché? Aveva scritto qualcosa di politicamente scorretto. Da bambino i miei genitori (e tutti i genitori italiani), che non erano razzisti, mi dicevano: stati attento agli zingari, perché rapiscono i bambini. Adesso se lo dici a tuo figlio c’è il rischio che quello chiama il telefono azzurro, oppure manda un twitt a Laura Boldrini. E son dolori. Siamo nati chiamando i gay e i neri in altra maniera, i rom zingari, le collaboratrici domestiche serve, gli operatori ecologici “monnezzari” (sono di Roma!). Ma non ho mai mancato di rispetto, né fatto del male, a gay, neri, rom, serve e “monnezzari”. Si sbagliava prima? Si sbaglia adesso? Bah! Cito ancora Clint Eastwood, di qualche tempo fa. Viviamo, diceva, a contatto con una generazione di femminucce (pussy genaration). Tutto è ridotto alla sfera psicologica. Ieri se c’era un problema tiravi un destro, e se eri bravo tutto finiva lì, col tuo avversario a terra. Al diavolo la psicologia. È un altro ragionamento politicamente scorretto?

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di on 15 giugno 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

13 commenti a Una 44 magnum contro il politicamente corretto

  1. Emilia Rispondi

    13 giugno 2015 at 18:21

    Clint, il mio idolo….coraggio fatti ammazzare. Che goduria!

  2. Marco Green Rispondi

    13 giugno 2015 at 19:40

    Grande Clint, come al solito…

    Ormai a Hollywood impazzano autori palesemente deficienti, tipo quelli che hanno partorito un film involontariamente demenziale come Fury, o bolliti a puntino per il manicomio, come Tarantino.

    Proprio Tarantino, accolto in pompa magna ieri al David di Donatello e addirittura citato e leccato dal presidente dell’italica repubblica in persona (uno scintillante Mattarella che ha sfoggiato il “presbitero” delle grandi occasioni), dimostra come in realtà i nazisti del giorno d’oggi siano proprio i maestri del politicamente corretto.
    Chi “sgarra” anche solo di una virgola va subito etichettato e, possibilmente, distrutto.

    L’oggi mononeurone Tarantino in un lontano passato ha comunque realizzato un film-capolavoro (Pulp Fiction) ma col passare degli anni ha compensato la carenza di idee con la cattiveria e la violenza sempre più eccessive (pornografia della violenza), fino addirittura a ridicolizzare e “giocare” con momenti storici drammatici come la seconda guerra mondiale e lo schiavismo.
    La realtà, per i mononeurone, va sempre semplificata, il mondo va diviso in buoni e cattivi e i cattivi, sempre immorali, stupidi, disumanizzati e quindi indegni di vivere, vanno fatti a pezzi senza nessuna pietà.

  3. Francesco_P Rispondi

    14 giugno 2015 at 00:36

    Confesso che preferisco rivedere un film del mitico Clint o uno con John Wayne o uno diretto do Sam Peckinpah (fra i miei registi preferiti) che non tanti film più recenti che non raccontano nulla.
    Veniamo al nocciolo della questione.
    Il linguaggio “politicamente corretto” è un espediente per impedire alla gente di parlare di certi problemi in modo chiaro e diretto.
    Nel linguaggio politically correct si stravolge il significato di certe parole allo scopo di nascondere delle cose turpi e insultare chi ci vuole vedere chiaro: pensate solo al torbido significato assunto da parole come “redistribuzione”, “solidarietà” e “accoglienza”.
    Nel linguaggio politically correct esistono anche le parole tabù come ad esempio lo spazzino che diventa “operatore ecologico”; lo spazzino non è forse un mestiere faticoso ed utilissimo?. Forse un aristocratico alla Boldrini può denigrare un lavoro faticoso, utile e dignitoso, non certo uno di noi che sa cosa significa impegnarsi nella vita.
    Le parole “tabù” possono portare a degli inconvenienti. Prova a dire a un negro di due metri, orgoglioso del suo fisico atletico, che non è negro perché negro non è politicamente corretto: ti arriva subito un meritato cazzottone sulla testa!

  4. adriano Rispondi

    14 giugno 2015 at 09:43

    L’America che amo è quella che non si diverte a destabilizzare mezzo mondo creando problemi invece di risolverli.

  5. Pier Rispondi

    14 giugno 2015 at 11:08

    Il politicamente corretto è una dei molteplici effetti del cambio di rotta dei valori avvenuto in questi tempi.
    La vita dell’uomo, da fisica è gradualmente passata sul piano psichico. Un tempo le scazzottate, oggi lo stalking, le aggressioni mediatiche, giuridiche, le chiacchiere senza costrutto, la passività invece della necessità di agire, la teoria invece della pratica, i diritti invece dei doveri.
    Le condizioni di vita morbide, il cibo povero di nutrienti vitali, hanno ridotto drasticamente il testosterone, chi vuol capire si informi.
    La parola d’ordine che ricorderà questa epoca è, “mettiamo in sicurezza”.
    La paura di vivere non si addice alla natura degli esseri viventi.
    In certe aziende si invitano i manager a partecipare a corsi in cui si possa stimolare il coraggio e mettere in circolo un poco di adrenalina.

  6. bruno Rispondi

    14 giugno 2015 at 16:25

    Uno dei film più belli in assoluto,palma d’oro a Cannes,è “Orfeo negro”. La Rai a causa di quel titolo si guarda bene dal mandarlo in onda.

  7. lorenzo Rispondi

    14 giugno 2015 at 20:28

    La colpa non è dei sacerdoti della dittatura buonista e politicamente corretta. La colpa è del “moderatismo”, della prudenza e della paura di politici, opinionisti e giornalisti che subiscono il pensiero “politically correct” in quanto lo sentono come oppressivo. Io del politicamente corretto, ad esempio, ME NE FOTTO.

    • lorenzo Rispondi

      14 giugno 2015 at 20:38

      La colpa non è dei sacerdoti della dittatura buonista e politicamente corretta. La colpa è del “moderatismo”, della prudenza e della paura di politici, opinionisti e giornalisti che subiscono il pensiero “politically correct” pur non condividendolo. Io del politicamente corretto, ad esempio, ME NE FOTTO

  8. cerberus Rispondi

    14 giugno 2015 at 22:23

    Il politicamente corretto ,di origine yankee, ha censurato i discorsi e il pensiero dei cittadini “reazionari”,o meglio di chi non si vuole piegare all’ipocrisia progressista .io guardo con perplessità chi parla con il freno a mano tirato.io dico che questa immigrazione selvaggia mi fa schifo,dico che i vari “gay pride ” sono pagliacciate di gente senza pudore e dico che quando si inizia ad avere paura di esprimere il proprio pensiero c’è qualcosa che non va. la censura della parola è il preludio del totalitarismo.

  9. silvia Rispondi

    15 giugno 2015 at 10:08

    Clint e’ “anche” quell’america che lo critica.

    • Dario Rispondi

      15 giugno 2015 at 15:47

      Cioè non la vera America.

  10. maboba Rispondi

    15 giugno 2015 at 10:21

    “Ma l’America vera, che amiamo, è quella di Callaghan”
    Verissimo. Anche per chi non la ama quella è l’immagine dell’America che…. tira. L’obamismo e il politically correct che la stanno corrodendo la assimilano sempre più all’imbelle e sciagurato europeismo che nega le proprie radici e la propria storia.

  11. Clint Eastwood Rispondi

    17 giugno 2015 at 13:39

    Ma siete tutti matti?!

    Guardate che stavo solo scherzando!

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