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Se la preghiera anti-aborto mette a rischio l’ordine pubblico

sentinelle

13 giugno, Bologna, Ospedale Maggiore: l’appuntamento è con una veglia di preghiere a favore della vita umana innocente nascente, ma invece potrebbe esserci soltanto la repressione delle opinioni altrui. Infatti, su pressante richiesta del Partito Democratico, di cui si è fatto latore il sindaco Virginio Merola (il quale la dà già come cosa fatta), il prefetto del capoluogo emiliano, Ennio Mario Sodano, parrebbe tutto intenzionato a negare l’autorizzazione ai comitati “No 194” di sgranare il rosario per chiedere al Padreterno la grazia di fermare la mattanza abortista.

Inquadriamo un attimo la vicenda. La libertà è il primo dei diritti politici della persona, il cui primo diritto umano inalienabile è quello alla vita. In un Paese laico e intelligente come lo sono gli Stati Uniti d’America l’idea che la libertà sia il primo diritto umano politico si esprime scrivendo nella “carta dei diritti” delle persone e dei singoli Stati dell’Unione, che da sempre integra la Costituzione federale, che il primo diritto umano politico di ogni cittadino americano è la libertà religiosa e che lo Stato, spiace, ma proprio non può farci nulla. Dalla libertà come primo diritto umano politico consegue immediatamente il diritto umano politico alla libertà di opinione. La libertà di espressione è sacrosanta perché è lo strumento con cui la libertà di opinione si manifesta.

Solo i dirigismi e i totalitarismi vietano la libertà che è il primo dei diritti umani politici (la libertà religiosa, la libertà di opinione e la libertà di esprimere le proprie opinioni). Le opinioni, infatti, non sono mai reato se non quando passano dalle parole ai fatti e facendolo violano le leggi, l’intelligenza, le sensibilità, la civiltà, la cultura, la buona creanza, il buon gusto, il comune senso del pudore e il buon senso. Per questo il reato di opinione è un pezzo forte di tutti i dirigismi e di tutti i totalitarismi. La libertà di opinione dev’essere dunque sempre assoluta (io ritengo che avere opinioni malvage sia il contrario della libertà, ma questa è una questione antropo-teologica) e garantita per legge, mentre la libertà di espressione deve avere i paletti di un diritto certo, il cuore del quale è la tutela massima della libertà di espressione per tutti ivi compresi quelli che non sono d’accordo e per primi quelli che, non essendo d’accordo, rischiano di brutto per colpa dei facinorosi che scambiano il principio assoluto della libertà di opinione con lo strumento limitato della libertà di espressione. Quelli, cioè, che dalla possibilità di sostenere legittimamente anche un’idea deficiente pensano discenda automaticamente la possibilità di rompere la testa al primo che passa. Pensate ai Black Bloc.

Chi scrive, per esempio, è anticomunista per principio, convinzione, religione, stile e aplomb. Ritiene però che fintanto che l’apologia dell’uccisione di centinaia di milioni di persone non diventerà reato (non una opinione fra le tante, ma la ola per un crimine), se uno vuol credere che il comunismo sia una cosa buona abbia tutto il diritto di farlo a meno che non voglia convincere della cosa il prossimo suo a sprangate. Per il resto, vinca il migliore, il più convincente e il più efficace sulla piazza del mercato delle idee. Prendiamo il caso di Bologna. Chi scrive è tetragonamente antiabortista, ma non è assolutamente convinto, come lo sono invece i comitati “No 194” (quelli che il prefetto di Bologna è intenzionato ad arbitrariamente impedire nell’esercizio delle proprie libertà umane e politiche fondamentali sulla spinta di alcune forze politiche di parte e grazie alla prepotenza istituzionale del primo cittadino) che la soluzione all’aborto italiano sia la convocazione adesso di un nuovo referendum per il semplice fatto che, visto il Paese in cui viviamo, noi antiabortisti perderemmo peggio ma molto peggio dell’altra volta. Queste però sono beghe tra antiabortisti.

Quel che invece non quadra è la quasi certa decisione del prefetto bolognese d’impedire lo svolgimento di una maratona di nove ore di preghiera su suolo pubblico. Il suolo pubblico è pubblico, cioè di tutti i privati che lo mantengono con il portafogli; quindi lo calpestano con diritto anche i privati che svolgono un’azione pubblica, appunto per esempio i comitati “No 194” a Bologna. Per impedire una manifestazione pubblica così l’unica ragione può essere l’ordine pubblico; sennò significherebbe che il prefetto ha il potere insindacabile del pollice vero o del pollice ritto sulle libertà umane e politiche fondamentali dei cittadini che pagano le tasse che al prefetto mantengono il posto di lavoro.

Quindi il prefetto di Bologna deve dire ora forte e chiaro che l’unico motivo per cui vieterebbe la veglia di preghiera bolognese del 13 giugno è l’ordine pubblico. Ovvero che ha paura che gli antiabortisti si mettano a fustigare i passanti con la coroncina del santo rosario. Se infatti i timori per l’ordine pubblico riguardassero i filoabortisti che, indispettiti dai “No 194”, potrebbero gettare del prezzemolo sugli oranti come quello che il sottoscritto si è preso sulla pubblica via a Milano ai tempi della Lista Ferrara contro l’aborto, allora il prefetto non dovrebbe affatto vietare la manifestazione ma spendere bene i soldi che le nostre tasse gli mettono a disposizione proteggendo gli oranti nell’esercizio delle loro libertà umane e politiche fondamentali.

Perché, se non è così, vuole solo dire che il prefetto di Bologna, spinto dal sindaco di Bologna, spinto dal Pd di Bologna, vieterebbe con i denari delle nostre tasse la preghiera pubblica di privati antiabortisti solo perché non è d’accordo con loro che pure pagano le tasse come tutti. Heil Prefekt!

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di on 5 giugno 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a Se la preghiera anti-aborto mette a rischio l’ordine pubblico

  1. Roberto Rispondi

    5 giugno 2015 at 10:25

    sono d’accordo col diritto di protesta contro matrimononi e adozioni omosessuali, ma gli anti-aborto sono decisamente troppo….che facciano tutti i figli che vogliono ma che non rompano le p.. agli altri!

    • Dario Rispondi

      5 giugno 2015 at 12:12

      Per il semplice fatto che potremmo anche rischiare di cedere il passo ai vari musulmani e migranti e diventare una minoranza nel proprio paese.

    • lucia Rispondi

      5 giugno 2015 at 21:28

      Libertà condizionata.Come volevasi dimostrare.

  2. sergio Rispondi

    7 giugno 2015 at 19:52

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