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Santità, solo il capitalismo ci può salvare

La creatività di milioni di uomini che ogni giorno cooperano e scambiano è già ostacolata spesso dalla rapacità dei governi. Un bonario Papa che piace a tutti sta facendo anche di peggio: si è posto a capo di una crociata anti-mercato, il più formidabile strumento di emancipazione dalla povertà

IMPRESADi fronte all’ultima enciclica, la prima interamente attribuibile all’attuale pontefice, sorgono spontanei due interrogativi. Il primo è se vi sia in Vaticano un madrelingua capace di rendere in volgare toscano decente un mucchio di corbellerie sul pianeta. Evidentemente no. La seconda domanda è più rilevante e di sostanza. Che cosa la nostra Chiesa e le religioni in generale possono dirci sull’economia? Ossia sul modo di produzione della vita materiale dell’uomo, tanto per usare il gergo di un autore caro a papa Francesco. La risposta è ancora negativa: nulla, nada, nisba.

Il fatto è che le principali religioni sono antichissime, hanno tutte età che si contano in decine di secoli e la prudenza suggerirebbe quindi di affrontare temi, appunto, religiosi. Che so, Dio, l’uomo, la famiglia, la morale, insomma non mancherebbero dati permanenti e immutabili dell’umana avventura sul pianeta sui quali riflettere. La nostra religione ha circa duemila anni. Si è strutturata e ha influenzato la vita degli uomini d’Europa in un mondo nel quale la ricchezza era giustamente pensata come un dato non accrescibile. In un’economia di sussistenza, è naturale, chi si arricchisce lo fa a scapito degli altri. Con la frode, con l’inganno, attraverso malversazioni o manodopera schiavista alcuni si garantivano privilegi e ricchezza sottraendole ad altri. La nostra religione ha quindi visto sedimentarsi una serie di giudizi e pregiudizi sull’economia nel corso dei secoli e le correzioni sono avvenute molto in ritardo.

Un esempio chiarirà meglio la questione. Il divieto dell’usura fu una vera e propria “ossessione” per l’Europa cristiana. Pur non trovandosi in nessuna parola specifica di Cristo, il divieto era un modo per proteggere la povera gente da forme di schiavitù appena mascherata. In un’economia di sussistenza, come quella alto-medioevale, il credito non aveva una funzione economica: i prestiti erano al consumo. E quindi l’esigenza di salvaguardare le fasce sociali più deboli, l’impegno al “sostentamento dei poveri” spinsero ben comprensibilmente la Chiesa all’adozione di misure precauzionali. Dal Primo Concilio di Nicea (325 d. C.) e poi nei Concili di Cartagine (345 d. C.), Aix (789), terzo Lateranense (1179), secondo di Lione (1274) e Vienna (1311) il divieto di prestar danaro ad interesse fu ribadito costantemente. L’usura era considerato un patto diabolico, stipulato dall’umanità col demonio nella notte dei tempi. Gli usurai erano dipinti dalla Chiesa un po’ come gli evasori fiscali oggi: individui spregevoli, nemici e traditori della cristianità, complottisti come quelli del Bilderberg, in breve, gentaglia alla quale doveva essere negata la sepoltura. Ma nel frattempo l’economia stava mutando: i mercanti attraversavano l’Europa e necessitavano di capitali per le loro imprese nel mutuo “interesse” di creditori e debitori. L’economia non era più di pura sussistenza e il prestito a interesse era determinato da ragioni profonde. Quanto ci mise la Chiesa a comprendere il nuovo clima economico? Oltre mezzo millennio, ossia fino al 1745, quando papa Benedetto XIV riconobbe la liceità degli interessi nell’uso del denaro.Papa gay

Il capitalismo è una forma di cooperazione umana, che si sviluppa dal Medioevo maturo in poi per poi trovare una via definitiva di realizzazione nel corso del Settecento inglese.  Da allora si è progressivamente istaurato un modo di produzione della ricchezza fondato non sulla frode, ma sulla mutua cooperazione e sulla dipendenza reciproca. Nel mercato, proprio perché vi è cooperazione, tutti dipendiamo da tutti, serviamo e siam serviti. È l’istituzione in sé meno egoistica del mondo, giacché proprio per realizzare i nostri scopi siam costretti a realizzare i fini degli altri. Il che vuol dire che occorre mettere le priorità degli altri al primo posto proprio per realizzare le proprie. Una sorta di messa al bando dell’egoismo che il Papa non comprende, ma che è il vero statuto absconditus degli uomini che interagiscono sul mercato. Forse fra un paio di secoli la Chiesa comprenderà la forza, la potenza e il portato profondamente umano del “mercato”, ossia del potere dell’uomo sulla natura e smetterà di glorificare quello del “governo”, vale a dire il potere di un gruppo di uomini su altri uomini.

Nel frattempo tutti gli sforzi intellettuali di questo pontefice si stanno convogliando nel tentativo di annichilire lo strumento stesso di emancipazione della povera gente, minandone le basi culturali e in alcuni passaggi, accostando la fiducia nel libero mercato a schiavismo e pedofilia! Si legge, infatti, “123. La cultura del relativismo è la stessa patologia che spinge una persona ad approfittare di un’altra e a trattarla come un mero oggetto … riducendola in schiavitù … è la stessa logica che porta a sfruttare sessualmente i bambini, o ad abbandonare gli anziani che non servono ai propri interessi. È anche la logica interna di chi afferma: lasciamo che le forze invisibili del mercato regolino l’economia”. La capacità creativa di milioni e milioni di semplici uomini e donne che ogni giorno scambiano e cercano di costruire per sé e per i propri cari piani di vita dignitosi, viene nei fatti ostacolata, compressa e spesso annientata dalla rapacità dei governi e del fisco. Un bonario Papa che piace a tutti sta facendo anche di peggio dal punto di vista intellettuale: si è posto a capo di una crociata anti-mercato fondata su premesse false, equivoci e illogicità conclamate. Mentre i governi per mantenere milioni di manutengoli distruggono la possibilità di produrre e scambiare liberamente nei loro territori, la massima autorità morale del pianeta li esorta a continuare imperterriti nei loro intendimenti. Secondo il papa, infatti, “è arrivata l’ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo … perché si possa crescere in modo sano in altre parti”. La visione clericale dell’economia è tutta racchiusa in questa frase: le risorse sono un dato, la ricchezza è uno stock, occorre che diminuisca in Europa per aumentare altrove. Se Gesù Cristo avesse avuto la stessa mentalità di papa Francesco non avrebbe mai moltiplicato né pani, né pesci, ma li avrebbe semplicemente suddivisi fra tutti, anche a costo di lasciare meno di un boccone a testa.

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di on 23 giugno 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

11 commenti a Santità, solo il capitalismo ci può salvare

  1. aquilone Rispondi

    22 giugno 2015 at 08:14

    Mi trovo d’accordo. Questo Papa, seppur animato da buone intenzioni, spesso dice cose che non condivido. D’altra parte azioni del vaticano a favore dei poveri, quelle dirette, pagate di tasca propria, senza tornaconti nemmeno in termini di proselitismo al cattolicesimo, ma per solo altruismo, non ne ha mai viste.
    Talvolta mi sembra che il Papa dica che è cosa buona e giusta spogliarsi delle ricchezze, purchè tali ricchezze non riguardino il Vaticano

  2. sergio Rispondi

    22 giugno 2015 at 09:04

    ‘In hoc signo vinces’ e con il dollaro al posto della croce

  3. Alfredo Rispondi

    22 giugno 2015 at 09:21

    Questo strano personaggio che sembra non mangiare né vivere ne vedere i grandi spazi economici e strutturali della Chiesa sembra venire da Marte e sembra fare proclami di nessuna utilità pur dal fascino scontato.Parli un po’ di più con i suoi economisti che da quelle parti non mancano certo e con i suoi tesorieri che magari qualcosa in più su come produrre ricchezza da ridistribuire ne sanno.

  4. albertob Rispondi

    22 giugno 2015 at 10:20

    C’è Papa e Papa, io preferisco quelli di altri tempi come PIO XII che aveva centrato il vero problema:

    Papa PIO XII (1876.1939-1958)

    «I bisogni finanziari di ogni nazione, grande o piccola, sono enormemente cresciuti. La colpa non va attribuita solamente alle complicazioni o tensioni internazionali; ma anche, e forse più ancora, all’estensione smisurata dell’attività dello Stato, attività che, dettata troppo spesso da ideologie false o malsane, fa della politica finanziaria, e in modo particolare della politica fiscale, uno strumento al servizio di preoccupazioni di un ordine assolutamente diverso” (2.10.1948).

    «Astenetevi da queste misure (fiscali) che, a dispetto della loro elaboratezza tecnica, urtano e feriscono nel popolo il senso del giusto e dell’ingiusto, o che rilegano la sua forza vitale, la sua legittima ambizione di raccogliere il frutto del suo lavoro, la sua cura della sicurezza familiare: tutte considerazioni, queste, che meritano di occupare nell’animo del legislatore, il primo posto anziché l’ultimo” (2.10.1948).

    «L’imposta non può mai diventare, per opera dei poteri pubblici, un comodo metodo per colmare i deficit provocati da un’amministrazione imprevidente” (2.10.1956).

    «Spesso imposte troppo pesanti opprimono l’iniziativa privata, frenano lo sviluppo dell’industria e del commercio, scoraggiano i volenterosi” perciò è necessario “eliminare dalla legislazione certe disposizioni dannose ai veri interessi degli individui e delle famiglie, come pure al progresso normale del commercio e degli affari” (2.10.1956).

    «Lo Stato non può esagerare all’eccesso i carichi tributarii che giungano ad esaurire i leciti benefici della proprietà privata” (9.11.1957).

    • Milton Rispondi

      22 giugno 2015 at 17:29

      Grazie per aver riproposto PIO XII in alternativa a Francesco, Papa No-Global a tutto tondo che sta creando non poco sconcerto e dubbi nelle mie deboli convinzioni cristiane.
      Da sempre l’insegnamento di Cristo “date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio ciò che è di Dio” è il precetto meno seguito dalla maggioranza del clero. Ma ho sempre sperato che almeno i Papi moderni si astenessero di occuparsi, ed ancor peggio di dare giudizi ed indicazioni scellerate, su mercato ed economia.

      • Corrado Rispondi

        24 giugno 2015 at 05:10

        Se il tizio che dice di essere il vescovo di Roma e non si sa se si ritenga anche papa, che ha scritto tutte quelle fesserie in quella che quindi non si sa se sia una vera enciclica,* avesse studiato almeno il catechismo, saprebbe che tra i 10 comandamenti vi è espresso il concetto di proprietà privata, difeso in altre vere encicliche, da papi veri.

        * per la verità pare che la minuta di tutta sta sbobba marxista-miserabilista gli sia stata girata da un altro compagno di banco, tale Jeffrey Sachs (altro somaro) oltre ad un tale Ban ki(?) Moon (un altro Moonie ha stregato un vescovo), speriamo che qualcuno scomunichi anche questo.

        Quindi cari amici in espiazione e riparazione propongo la lettura de “il Vangelo non è socialista” di W. Roepke il quale, figlio di un pastore Luterano avrebbe scomunicato il VDR prima ancora del Ven. papa Pio XII° di cui Albertob e Milton riportano alcune quanto mai opportune giaculatorie :)

        Rorate caeli de super!

        c

        c

  5. lucia Rispondi

    22 giugno 2015 at 17:15

    mi domando se vale ancora la pena stare ad argomentare sulle affermazioni di questo Papa.Come disse dalla loggia di San Pietro la prima sera,sono andati a prenderderlo “dall’altra parte del mondo”.E’ di un’altra chiesa.E sta dando il colpo di grazia alla Chiesa Cattolica Romana.La prova? Nessuno più dice una parola sull’ingerenza del Vaticano negli affari dello Stato.
    Pannella è invecchiato e Bonino è malata.
    E i loro nipotini sono emigrati sotto mentite spoglie in altri partiti,organizzano family day e gay pride ,approvano divorzi velocissini per i matrimoni e matrimoni per gli omosessuali,vogliono tacitare qualunque voce in dissenso con leggi e nei fatti.L’ultimo zittito in ordine di tempo è il giornalista dell’Espresso colpevole di aver pubblicato un’anteprima della nuova enciclica E tutti zitti!Mah!Citando Platone,direi che stanno versando nelle coppe tanta libertà fino ad ubriacare il popolo e questo è il preludio alla tirannia.E oggi il globo è interconnesso.Sarà mondiale.

  6. Frannico Cima Rispondi

    22 giugno 2015 at 18:14

    Salve Bassani, in alcuni punti toccati dall’articolo mi trovi d’accordo, sempre nel rispetto di Papa Francesco, ma ti faccio osservare di non divinizzare e di non rendere valori assoluti: capitale e mercato, che sono pur sempre dei mezzi, che si devono comunque adeguare ai tempi odierni.
    Oggi il grande problema da risolvere, economico e non solo economico, ma generale in ogni ambito sul botro pianeta, è quello di riuscire a bilanciare la crescente centralizzazione con pari decentralizzazioni.
    La “Scienza” con la tecnica non possono risolvere da sole il problema se non coadiuvate da una “rinascita etica” degli esseri umani, senza la quale tutto finisce in drammatica e poi tragica rovina.
    Trovo assai importante, per gli esseri umani, ispirarsi ed operare con “Amore – Creatività – Cura”.
    Ogni sperimentazione va sempre effettuata il più possibile su campioni limitati, nel tenere presente un paradigma guida che corrisponde a solidarietà, cooperazione, merito, dove al loro interno possono esprimersi competizioni e concorrenza.
    Il liberalismo di oggi e ancor più quello del futuro si discosta in modo netto da quello del passato, così come il socialismo che speriamo capisca le istanze liberali.
    La cosa primaria che ritengo possa cambiare questo nostro mondo, è la caduta dello statalismo, per la sua pericolosità in proporzionalità geometrica alla grandezza dello Stato. Con piccoli Stati, di dimensioni come le nostre province e massime, quali quelle raggiunte dalle malate terminali(sempre per la loro grandezza e relativi costi) città metropolitane.

  7. Michele Albo Rispondi

    22 giugno 2015 at 19:09

    Marco ha ragione, la chiesa è rimasta a PIO IX, 1800. Ma anche la politica cattocomunista del renzismo è datata a quel secolo.
    Intanto il comunismo di Marx ha avuto la sua sperimentazione e ha fallito ritornando al capitalismo ottocentesco.
    Anche la socialdemocrazia ha fallito: ha ridotto l’essere umano in bamboccione, incapace di rischiare(l’imprenditore della frontiera), di fare famiglia(natalità zero), di sentire la solidarietà diretta(Le Società di Mutuo Soccorso), di lottare per il sentimento di giustizia: l’anarcosindacalismo dell”800.
    E questa enciclica fa sembrare che 2 secoli siano trascorsi invano.
    Una nota positiva lo riscontrata: la condanna al finanzicapitalismo attuale, causa della crisi economica che ci attanaglia e ci distruggerà.

  8. SILVANO Rispondi

    22 giugno 2015 at 20:49

    Come ci salverà?

  9. maboba Rispondi

    22 giugno 2015 at 21:51

    Bischerate? o peggio, troiaio?
    Non sono ottimista sulle prospettive del pianeta e sull’agire umano che verosimilmente ne comprometterà vaste aree e ne ridurrà colpevolmente ed irreparabilmente la biodiversità. Tuttavia diffido sempre delle ideologie salvifiche e dei buoni propositi che quasi sempre fanno ancora più danni. Specie quando mettono all’indice comportamenti ed azioni che appartengono alla nostra natura, come la ricerca della ricchezza. Siamo un legno storto ed è dannoso oltreché inutile non tenerne conto e voler far credere che siano sempre “altri” a essere i cattivi.

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