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Più che un Papa sembra un guru di Greenpeace

bergoglio

Qualcuno avvisi Papa Francesco che avrebbe dovuto scrivere un’opera dottrinale e pastorale e non il testo ufficiale della Carta di Milano per Expo. No perché, a leggere le anticipazioni sulla prima enciclica scritta da solo da Bergoglio (la prima era stata realizzata a quattro mani con Ratzinger), Laudato si’. Sulla cura della casa comune, viene il sospetto che il pontefice si sia tanto innamorato dei temi ecologici e alimentari da aver dimenticato quelli che dovrebbero essere gli argomenti nodali della sua missione di Papa: la salvezza delle anime, la riaffermazione di una vita dopo la morte, o magari la predica di un’esistenza conforme al Vangelo.

A tratti sembra che il Papa “Verde” Francesco voglia fare un manifesto, all’incrocio tra Legambiente, Greenpeace e Slow Food. Bergoglio, come un guru ambientalista qualsiasi, elenca infatti i guasti della “crisi ecologica” in corso: riscaldamento globale, cambiamento climatico, inquinamento, impoverimento della biodiversità. Ci manca solo l’appello al cibo biologico, all’uso di prodotti stagionali e a chilometro zero e l’invito a uno stile di vita sano e dietetico, senza troppi grassi, e stiamo a posto.

Naturalmente l’obiettivo critico del Papa ecologista è sempre il solito: il vecchio, maledetto capitalismo occidentale. Bergoglio, dal pulpito della sua enciclica, tuona contro la politica ambientale dei Paesi più potenti del mondo, contro l’abuso della proprietà privata che andrebbe «subordinata alla destinazione universale dei beni» (e qui il rimando è alla Rerum Novarum di Leone XIII), contesta il consumismo sfrenato figlio della globalizzazione nonché la ricerca affannata della rendita finanziaria, finendo per condannare chiunque voglia privatizzare l’acqua, bene di tutti: «Ciò significa negare ai poveri il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità». Frasi che hanno fatto storcere il naso, e non poco, agli ambienti ultraconservatori statunitensi, i quali avrebbero aperto, come scrive il Corsera, un fuoco di sbarramento contro il testo papale.

Ma anche quando Bergoglio sembra avvicinarsi ai temi più cari alla sensibilità millenaria della Chiesa e parla di “ecologia umana”, si riferisce sempre alla fragilità dei poveri, ai pericoli delle guerre e delle armi che ne mettono a repentaglio la sopravvivenza, al dramma dei migranti che «fuggono la miseria aggravata dal degrado ambientale». Nessun riferimento dunque all’ecologia umana, così come intesa da Papa Wojtyla nell’enciclica Centesimus Annus, nel senso di rispetto primario dell’uomo per la “casa” in cui vive (ecologia deriva appunto da “oikos” e “logos”, “conoscenza della propria casa), ossia il proprio corpo, da cui conseguono inevitabilmente la difesa della vita e la sua intangibilità dal concepimento fino alla morte naturale; nonché per la prima “casa sociale” in cui l’uomo abita e crea il suo habitat, cioè «la famiglia fondata sul matrimonio», da Giovanni Paolo II definita «santuario della vita». Mancano, nel testo di bergoglio, anche riferimenti all’eccellenza creaturale umana, al suo essere primo tra tutte le creature, anzi al suo essere Creatura al centro del Creato, idea a fondamento della stessa antropologia cristiana, dalla Genesi in poi (fu creato per ultimo il Primo, in una sorta di anticipazione della frase evangelica «gli ultimi saranno i primi»). D’altronde la stessa etimologia latina denota questa prerogativa, nel participio futuro Creatura (colui che sta per creare), che sottolinea un ruolo attivo, creativo e proiettato in avanti, a differenza del participio passato Creato, che indica il dato, passivo e passato.

Mancano nell’enciclica del Papa, a leggerne i passi salienti sui giornali, anche i riferimenti teologici alla Ratzinger, nell’invocazione di quella Casa primaria, cui ogni cristiano dovrebbe aspirare: la Casa del Padre, nonché Casa comune per i credenti.

Bergoglio auspica piuttosto a voce forte «una conversione ecologica» di tutte le persone di buona volontà, anziché predicare una “conversione morale e religiosa”. Il credente si sente davvero spaesato: secoli di pensiero ci hanno parlato del passaggio dalla conversione noetica, meramente intellettuale, di Platone verso l’idea di Bene e di Vero, alla conversione del cuore e dell’anima del cristianesimo, che implica un cambio di rotta nella propria vita, una Rivoluzione seguita a una Rivelazione che incide nella propria carne e nel proprio vissuto. Ed eccoci invece un Papa che ci parla di conversione all’ambiente, che ci invita a stare attenti all’effetto serra, allo scioglimento dei ghiacci, alla scomparsa di specie animali, alla deforestazione e all’allarme rifiuti.

Be’, c’è da restare perplessi. Se volevamo suggerimenti simili, ci saremmo affidati al WWF. Senza necessità di ricorrere al Cantico delle Creature che pure – e questo il Papa non può averlo trascurato – nell’esaltazione di tutto il Creato, magnifica soprattutto l’eccellenza straordinaria dell’uomo, l’unica creatura in grado di lodare le meraviglie di Dio, di farne canto e di tradurle in un inno a Lui, che le ha create.

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di on 16 giugno 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

11 commenti a Più che un Papa sembra un guru di Greenpeace

  1. adriano Rispondi

    16 giugno 2015 at 17:28

    Mi piace l’astronomia e ogni tanto guardo i servizi dedicati.Qualche giorno fa ho imparato cos’è il “lampo gamma”.Si tratta di una gigantesca emissione di raggi gamma da parte di un buco nero in determinate circostanze.Libera una energia tale da di struggere la vita a distanza di migliaia di anni luce.Potrebbe capitare in qualsiasi momento perchè l’universo è imprevedibile e sembra sia già avvenuto in passato.Certo la fine del mondo non è la “fine del mondo” ma pensando che come effetti collaterali svanirebbero anche tutti gli armamentari ideologici che ci trasciniamo felici e contenti nei secoli,sotto un certo aspetto diventerebbe non solo accettabile ma anche auspicabile.

  2. Franco Rispondi

    16 giugno 2015 at 17:57

    già il clima e l’ambiente non contano….tanto per il giornalista de l’intraprendente sono “cose di sinistra”…poi amen se a marzo abbiamo le trombe d’aria, se non nevica più e se l’aria è sempre più inquinata…
    che becerismo..

    • Gianluca Rispondi

      16 giugno 2015 at 21:26

      Ah sì? A Londra si respira meglio oggi o all’epoca vittoriana? Questa cosa dell’effetto serra sfida anche la più semplice logica.

    • Filippo83 Rispondi

      16 giugno 2015 at 22:06

      Amen piuttosto se dobbiamo leggere la solita accozzaglia di luoghi comuni, di gente che non ha ricordi, non ha mai letto un testo di climatologia, e non conosce le basi della meteorologia (che, come tutte le scienze, è pubblica e basta informarsi). L’aria in Europa non è mai stata così limpida dall’inizio della Rivoluzione Industriale (l’inquinamento, anche solo 20 anni fa, era ben peggiore delle polveri sottili odierne); e se guardiamo anche alle foreste, non sono mai state così estese in Europa da almeno 3 o 4 secoli, quando il legno serviva per tutto e pascolo ed agricoltura avevano bisogno di enormi spazi. Ormai la nostra energia viene sempre più da fonti “senza CO2” e con basso impatto inquinante (anche se talvolta con alti costi finanziari): rinnovabili in crescita ovunque, nucleare nel Centro-Est europeo ed in Gran Bretagna, auto ibride e sempre più efficienti. Sulle Alpi del Triveneto, per fare un esempio, abbiamo avuto 2 inverni da record di neve negli ultimi 7 (2009 e 2014) contro 1 solo inverno secco (2012), quando dal 1988 al 2003 la normalità era il contrario (e senza record di nevosità); nella Pianura Padano-Veneta, la neve che doveva sparire, cade negli ultimi 15 anni molto più spesso che dal 1988 al 2000, nonostante inverni miti e poco nevosi (2007, 2008, 2014, 2015) si alternino a stagioni più fredde e/o nevose (gli altri 11 inverni). Infine i singoli eventi meteorologici non possono essere in alcun modo legati alle tendenze climatiche, lo dice persino l’IPCC (cerchiamo di non essere più realisti del re). La tendenza al riscaldamento c’è, in Europa e nel mondo, e questo è un fatto assodato, ma se parliamo di eventi estremi, semmai fioccano nei secoli della “piccola età glaciale”, non in quelli degli “optimus” (medievale, romano ecc.) Quanto all’influenza umana, vero punto interrogativo, ancora la scienza non è “settled” come vorrebbe qualche policy maker: quanto conta l’influenza umana nei cambiamenti climatici, quanto beneficiamo dell’era industriale rispetto ai danni arrecati, e quanto costerebbe abbattere le emissioni di CO2 (che non è un inquinante in sé) rispetto a quanto costa adattarsi ai cambiamenti che possono anche essere naturali, sono tutti interrogativi che ancora attendono risposta. Lei, come purtroppo molti altri, dovrebbe invece riconoscere che solo la crescita tecnologica, irrimediabilmente legata alla buona salute di un’economia libera e competitiva, permette sia di sollevare i popoli dal loro stato di necessità che di allentare la pressione sull’ambiente (i regimi socialisti hanno fatto anche più disastri ecologici delle società capitaliste, dall’URSS all’ILVA di stato).

  3. aquilone Rispondi

    16 giugno 2015 at 22:43

    In effetti, anche se non seguo molto le vicende vaticane e non frequento le curie, mi sembra che questo Papa, pur essendo sicuramente animato da sentimenti profondi e sinceri, spesso se ne esce con dichiarazioni che non dovrebbero competergli. Il Papa polacco era di tutt’altra stoffa

  4. lucia Rispondi

    16 giugno 2015 at 23:47

    questo Papa parla troppo.O forse lo fanno parlare troppo.Sembra eterodiretto per danneggiare la Chiesa Cattolica.Per questo piace a mezzo mondo.Ecumenismo,mondialismo,libertalismo, pacifismo,ecologismo,pauperismo,relativismo,sincretismo. Perfino comunismo.Ha detto che il comunismo ha rubato la bandiera a Gesù Cristo!Tutti gli ismi. Ripudia solo il proselitismo,proprio quello che Gesù ha ordinato ai suoi discepoli,cioè di andare per il mondo ad annunciare il Vangelo.Lui dice che il proselitismo è la negazione della evangelizzazione (sic!),parla della religione dell’Uomo.Parla della famiglia naturale ma anche di quella arcobaleno.Non va bene il gender ma “chi è lui per giudicare un gay o un trans?Basta che non facciano lobby e va bene. Morire se inizia o finisce un discorso dicendo Sia Lodato Gesù Cristo.Solo buongiorno e buona sera,buon appetito.Ma questo non è un papa.E’ l’attivista di qualche partito.Dovrebbe riposarsi un po’.

  5. sergio Rispondi

    17 giugno 2015 at 11:53

    il sole deve picchiare ben duro in questo periodo; la cappellina non ripara abbastanza

  6. aesse Rispondi

    17 giugno 2015 at 13:39

    Da quanto acertato è dal conclave del 1958 che non abbiamo papi ma solo vescovi vestidi bianco e …quindi solo Dio attarverso Fatima poteva prevedere vescovi di Roma vestiti di bianco!!!!!!!!!!Il risultato è la distruzione della Chiesa Cattolica da parte di chi la dovrebbe difendere ma anche per colpa nostra che lasciamo fare… basta avere il microchip e saremo burattini al 100%

  7. Domenico-detto Mimì Rispondi

    17 giugno 2015 at 15:44

    Papa Francesco è solo e soltanto un banale populista, qualunquista, banale perfino! Il mio Vicario di Cristo in Terra è ancora l’erudito Professor Ratzinger. Punto!!!

  8. cerberus Rispondi

    18 giugno 2015 at 21:53

    Troppo di sinistra ma molto furbetto questo italo – argentino approdato al Vaticano. Sono curioso di vedere dove vuole arrivare.

  9. Silvio Rispondi

    26 dicembre 2017 at 06:56

    La verità è semplice: questo perito chimico italo-argentino, un bel (o brutto) giorno decide di entrare in seminario (non avendo voglia di lavorare) e da lì parte la sua carriera. Gesuita per caso con scarsi studi teologigi (non ha mai conseguito il dottorato, unico tra i papi)e la sua ambizione di comandare lo fanno diventare un capetto nella sua compagnia, per poi pentirsene amaramente (chi l’aveva voluto). La cricca mafiosa di San Gallo (in testa il cardinale Martini)e il complotto massonico mondialista lo conducono a occupare il soglio di Pietro, e così ci troviamo ad avere un papocchio che non sa il latino (e nemmeno l’inglese) e che sta demolendo la Dottrina bimillenaria della Chiesa (alla quale non ha mai creduto)…Non ci resta che piangere (e pregare)!

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