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Petrini porta a Expo i contadini africani. Coi nostri soldi

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Carlo Petrini ha il vizio tipico degli idealisti utopici: predica bene e razzola male. Pretende di sfamare il pianeta, ma poi vende il suo cibo a prezzi esorbitanti. Intende coinvolgere i contadini poveri a Expo, ma poi chiede agli italiani di pagare loro le spese. Il fondatore di Slow Food è fatto così: lui ci mette le idee (filantropiche), gli altri ci mettono i soldi.

Quest’andazzo ho toccato l’apice ora che Petrini ha deciso di invitare, dal 3 al 6 ottobre, coltivatori diretti e pescatori del sud del mondo all’esposizione universale di Milano, facendoli arrivare da 150 Paesi del mondo perché «loro sono i veri protagonisti della politica alimentare mondiale». Restituiamo agli agricoltori il ruolo di attori principali di questa fiera sul cibo! Diamo spazio a chi il pianeta lo nutre davvero!, questi i motti che accompagnano il lancio mirabolante della sua iniziativa, chiamata Terra Madre Giovani.

Il problema qual è? È che, per far giungere questo allegro carrozzone poliglotta di addetti del settore primario – come si diceva una volta alle elementari – dall’Africa e dall’Amazzonia, mancano i soldi, ché loro («i veri protagonisti», come li chiama Petrini) non hanno nemmeno il denaro per pagarsi un bus, figuriamoci un biglietto aereo; e il guru di Slow Food, che organizza l’evento, non vuole mica cacciare moneta di tasca sua.

E allora che si è inventato? Una bella sottoscrizione online, sul sito terra madre e sti cavoli, per permettere a questi povericristi di approdare in terra lombarda e dimostrare che noi sì, italiani e milanesi, siamo davvero solidali con chi è meno fortunato di noi. Un bel modo di pulirci la coscienza, di sentirci «buoni, equi e giusti», come il cibo di Slow Food. E di esprimere il nostro ringraziamento terzomondista per loro, questi eroi della terra, che ci offrono i prodotti che noi consumiamo lautamente sulle nostre tavole imbandite di benestanti occidentali e depositiamo nelle nostre grasse pance di consumatori capitalisti, permettendoci ogni tanto pure il lusso di sprecarli, se non ci piacciono.

E mica chiedono molto gli organizzatori di questa amena iniziativa! Macché, domandano, come riassume Rinaldo Rava, uno dei promotori, di «coprire le spese di viaggio» e «una volta che arriveranno, di ospitarli». In sostanza, a centinaia di agricoltori sopraggiunti dalle regioni più sperdute della Terra gli italiani dovrebbero pagare trasporto, vitto e alloggio, per farli venire a discutere a Milano di quanto sia buono il cibo non manipolato, non industrializzato, coltivato con i metodi naturali: il cibo Slow Food insomma. Ok, queste centinaia di agricoltori e pescatori amazzoni e africani dovranno restare quattro giorni a Milano e pernottare e mangiare nelle nostre case, a sbafo e a scrocco ovviamente. Ma che vuoi che sia? «Chissà quanti letti vuoti e quante case vuote ci sono nella città di Milano!», sintetizza un altro degli organizzatori, Francesco Anastasi. E certo, anziché piazzarci dentro i migranti o pseudo-profughi che arrivano da Siria e Nord-Africa, per una volta ci piazziamo dentro i contadini amazzoni. Ché mica quelle case sono fatte per ospitare gli italiani in difficoltà…

In questo progetto lungimirante due cose sono certe. Spetta a noi il compito supremo di nutrire chi nutre il pianeta. E Petrini e i suoi amichetti non intendono contribuire. “Oh, ma che siamo mica fessi”, si saranno detti dalle parti di Pollenzo dove ha sede l’università del guru del cibo buono, mica quella delle schifezze fast food. “Noi promuoviamo l’ideologia alimentare giusta, noi ci impegniamo a salvare il pianeta con le nostre battaglie di principio, non possiamo mica badare a tutto. Orsù, italiani, pagate voi al posto nostro i soldini per questi poveri disgraziati. È un atto meritorio e onorevole”.

Poi, in cambio, Petrini e i suoi compagnucci vi ospiteranno una sera nel padiglione Expo di Slow Food. Vi faranno assaggiare i cibi più buoni e salubri, le leccornie più squisite e più ecologicamente corrette, quelle che arrivano direttamente dall’Amazzonia, in nome della filosofia del cibo a chilometro (10.00)0. E quando sarete veramente sazi e soddisfatti, terminato il dolce, vi arriverà il conto salato. Che pagherete voi, naturalmente.

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di on 13 giugno 2015. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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