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Oddio, torna la Cassa del Mezzogiorno

Il ministro Delrio lancia la Grande Officina per il Sud: un misto tra pseudo-grandi opere e cattedrali nel deserto, a suon di assistenzialismo per recuperare i voti perduti. E meno male che Renzi doveva #cambiareverso...

casmez

Quella che 65 anni fa fu chiamata la Cassa del Mezzogiorno, si trasformò presto in una Cassa da Morto: per il Sud, in primo luogo, in cui le sovvenzioni pubbliche a pioggia segnarono l’aborto prematuro di una classe imprenditoriale embrionale; ma anche per il bilancio statale il quale – gravato da una spesa annua di circa 100 miliardi di lire, per sostenere il Sud sfortunato – si ritrovò presto sfasciato, andando incontro a quello che Gian Antonio Stella in un libro sul tema ha definito Lo Spreco.

Quella storia, fatta di paternalismo, opere incompiute e fondi utilizzati male o finiti nelle mani della criminalità organizzata, sembrava essere stata definitivamente archiviata, dopo la soppressione della Casmez (questo l’abbreviativo della Cassa) nel 1984 e l’eliminazione dell’ente che ne aveva preso il posto, l’Agenzia per la promozione e lo sviluppo del Mezzogiorno (AgenSud).

E invece ecco che il governo Renzi, quello che doveva mettere in soffitta Prima e Seconda Repubblica a vantaggio di una Repubblica 2.0, riesuma quell’antico progetto, riproponendolo sotto il nome di Grande Officina per il Sud. In un’intervista a Repubblica, il ministro Delrio, fedelissimo del premier, ha spiegato in cosa si articolerà questo grande, nuovo, ennesimo investimento per far ripartire il Sud. Si tratta perlopiù di azioni infrastrutturali, di grandi opere, di mega-cantieri su strade, ferrovie, porti: 4,3 miliardi per creare la linea ferroviaria Napoli-Bari-Taranto, 2,5 miliardi all’Anas per la manutenzione stradale, e poi stanziamenti imprecisati per elettrificare la Salerno-Reggio Calabria e favorire un suo «primo completamento» (e qui c’è veramente da ridere, perché di “primi completamenti” dell’autostrada più sfasciata d’Italia si parla almeno da vent’anni); e poi apertura della stazione dell’alta velocità di Afragola in Campania e interventi mirati per migliorare il sistema portuale in tutto il Mezzogiorno; nonché la riproposizione del vecchio modello delle “cattedrali nel deserto”, che Delrio deve considerare virtuoso, tanto da elogiare «le più grandi industrie italiane come la Fiat di Melfi e l’Ilva di Taranto oltre ai cantieri navali di Castellammare di Stabia».

Siamo alle solite. Il nuovo corposo impiego di denari per il Sud è viziato dagli stessi tre mali storici della Cassa del Mezzogiorno: incremento a dismisura della spese pubblica, con un aggravio notevole sul bilancio, che garantisce servizi senza produrre ricchezza; offerta di contratti di lavoro a tempo, limitati al progetto da ultimare e al cantiere da chiudere, senza un vero tentativo di affrontare l’emergenza disoccupazione; riproposizione di un modello di assistenzialismo dall’alto che frena l’iniziativa individuale e inibisce la crescita di una libera imprenditoria. Per far crescere il Sud, sarebbero molto più opportuni sgravi fiscali sulle attività virtuose che contribuiscono a valorizzare il territorio (ad esempio, producendo eccellenze, impiegando giovani, limitando gli impatti ambientali), e consistenti agevolazioni per chiunque apra una start-up. Ci vorrebbe una politica liberale per il Sud, capace di sprigionare davvero le energie positive che vi si agitano; e non l’ennesimo intervento statalista, fatto di infrastrutture, di sovvenzioni, di fondi distribuiti in mani non sempre sicure e pulite.

Non si tratta soltanto di una strategia economica keynesiana ormai superata e già rivelatasi improduttiva per il Meridione (oltreché offensiva nei suoi confronti, perché lo si continua a trattare come un malato da curare o come un fratello minore e un po’ scemo da accudire); né soltanto di una soluzione tampone, forse funzionale a recuperare un po’ di voti dispersi dal Pd nell’ultima tornata elettorale; ma anche di una logica politica antiquata, che risale alla Prima Repubblica, alla Dc, e cozza con l’immagine di nuovismo proposta da Renzi.

L’ennesima dimostrazione che la rottamazione del premier non è che un riciclo di slogan e di azioni già sentiti e già visti. E che Renzi non è il cambiamento né sarà la rivoluzione liberale, ma – proprio come chi lo ha preceduto – è Stato.

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di on 19 giugno 2015. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

7 commenti a Oddio, torna la Cassa del Mezzogiorno

  1. cerberus Rispondi

    19 giugno 2015 at 22:11

    No,un’altra cassa per il mezzogiorno no. non è possibile essere ancora presi per il culo da questi maledetti politici in cerca di approvazione e non dire nulla.io sono stanco di mantenere uno stato parassitario e subire il fancazzismo di gentaglia senza dignità. Basta!

  2. Francesco Rispondi

    19 giugno 2015 at 22:44

    Ma quale cassa del mezzogiorno.Quali aziende ,se mai ne aprissero.potrebbero sopravvivere senza infrastrutture,senza interporti, porti,ferrovie, strade,logistica in generale..Abbiamo abituato anche il sud più talentuoso ad essere assistito,abbiamo loro insegnato,ed oggi lo pretendono,ad avere stipendi da stato,regioni,province comuni,ed al meglio dall’infinita’ di aziende partecipate ed ora pretendiamo un sud industrializzato,operativo,imprenditoriale ….ma questi dove campano.

  3. Lisa Rispondi

    20 giugno 2015 at 05:34

    Partiamo dal presupposto che l’Italia per diventare una vera nazione economicamente avanzata, deve essere tale da nord a sud. Il sud, a causa dell’assistenzialismo, è diventato parassitario e corrotto. Ma non sono d’accordo con l’editorialista. Cercherò di spiegarmi velocemente. Se si facessero gli sgravi fiscali (a tempo determinato ovviamente) per favorire la nascita di imprese private, certamente sarebbe qualcosa di importante per il meridione, allo stesso tempo bisognerebbe dismettere tutte le partecipate, bloccare le assunzioni nel pubblico e permettere la mobilità degli impiegati almeno fino a 50km dalla propria residenza. In qualche anno, considerando che molti impiegati ormai son vecchi, il sistema si snellirebbe. Ma, e qui arriviamo al punto, come potrebbe svilupparsi il meridione, anche con politiche liberali, senza avere quelle infrastrutture essenziali per il commercio? E’ un dato di fatto che in meridione molte strade sono impraticabili, i porti boh, forse solo quello di Augusta? E quel cazzo di famoso ponte che non si è voluto fare e che sarebbe indispensabile per il trasporto di merci, se si pensa che per attraversare lo stretto ci vogliono ore. Poi vogliamo parlare delle ferrovie e della tratta Catania – Palermo che dura 6 ore? In queste condizioni il commercio è quasi impraticabile, soprattutto se si parla di prodotti che possono deteriorarsi, come quelli alimentari. Le politica keynesiana ovviamente non è una soluzione, se si intende come politica per una ripresa economica che viene dallo Stato. Chiaro. Ma anche nei paesi più liberali, le infrastrutture basilari, come le strade o i ponti, sono realizzate dallo Stato.

    • Giovanni Gio Rispondi

      7 aprile 2018 at 01:31

      ___ SOLO LA ZONA FRANCA PUò SALVARE LA SICILIA, LA SARDEGNA

  4. adriano Rispondi

    20 giugno 2015 at 10:02

    I trasferimenti a scopo clientelare non vanno bene.La misura della solidarietà deve essere fissata da chi la fa non da chi la riceve.Le infrastrutture devono essere realizzate dallo stato ma se se per fare le piramidi abbiamo impiegato meno qualcosa non funziona.Non ho la sua fiducia sulle possibilità imprenditioriali del meridione perchè sfavorito da condizioni ambientali oggettive impossibili da eliminare.In ogni caso meglio che facciano da soli e smetterla con aiuti che servono a niente.Per evitare la disperazione meglio esplorare la fattibilità del reddito di cittadinanza,sfidando l’accusa di statalismo ugualitario.Non si può lasciare morire di fame,anche se è difficile trovare la maniera per evitarlo.Almeno così l’assistenza sarebbe generalizzata a tutto il territorio e non ad una parte di esso.

  5. peter46 Rispondi

    20 giugno 2015 at 15:04

    Egr Veneziani…ma secondo lei c’è stato mai un governo che non abbia inserito fra le sue priorità la questione Mezzogiorno?A me sembra che ‘tutti’,e non andando indietro,indietro-indietro,l’abbiano posta.Ma prima di dare il mio contributo alla ‘discussione(che non ci sarà):è vero:la Cassa del Mezzogiorno è costata dal 1951 al 1984 e ‘strascichi’ con Agensud fino al 1993 la bellezza di 279.763 miliardi di lire(circa 140 miliardi di euro attuali,compresi(almeno una battuta è permessa,o no?)i 450 miliardi(di lire oh!)’elargiti’ a Berlusconi imprenditore,si dice(a che titolo e per cosa prima o poi lo si saprà,forse).Le ricordo che non sono usciti solamente dalle ‘tasche’,con i ‘residui fiscali'(ma c’erano allora,boh!?)dei cittadini delle regioni del nord ma con ‘ANCHE’ il contributo del 0,9% della BMI e del 49,9% della BEI:Mondiale ed Europea,tanto per la precisione la metà è stata ‘esterofila’dicono gli addetti.Però quello che a me interessa “ri-ri-richiamare” fino alla noia è il fatto che questi miliardi di ‘lire'(“straordinari”,come la cassa…e prima o poi qualcuno ci spiegherà perchè ‘straordinari’ nel mentre per gli ‘altri’ c’era stato l’ordinario e che ‘forse’ lo straordinario,’normalmente’,sarebbe dovuto arrivare ‘eventualmente’ dopo l’ordinario e non in ‘sostituzione’)rappresentano solamente lo 0,5%(i meridionalisti dicono lo 0,8%)del Pil totale italiano di quegli anni:che spreco può essere stato lo 0,8% del pil(possiamo anche addentrarci di cosa è stato fatto con la ‘parte pulita’ di quello 0,8%,se ne ha voglia)e soprattutto dove ‘caxxo’ è andato a finire il restante 99,2% ed in quali parti d’Italia se la Cassa del Mezzogiorno oltre alle ‘maledette’ 6 regioni meridionali+isole comprendeva quasi tutte le provincie laziali(Latina,Frosinone,Rieti,i comuni del Piceno,Isola del Giglio,di Capraia e financo l’Isola d’Elba?Se anche lei vuol contribuire a ‘delucidarci'(confermarci)sulla fine(dove)di quel restante 99,2%….perchè queste ultime ‘Previsioni di Spesa’,che seguono i precedenti 100 miliardi di euro ‘parlati'(non destinati)da Berlusconi,’riparlati'(non destinati)da Prodi,’ri-riparlati’e decurtati a 30 miliardi di euro(e non destinati)da Berlusconi-Tremonti-Miccichè….e ‘finiti’ ai 2,5 miliardi di euro quasi tutti destinati alla Sicilia,rimarranno ‘parlati’o al massimo verrà costruita qualche ‘mulattiera’prima di qualche prossima elezione…Ma c’è un problema ‘infrastrutturale’al c/sud,o no?Oltre al resto,s’intende.
    NB:i migranti sbarcano a sud non per invaderci ma per ringraziare i ‘Mezzogiorni’ per la rinuncia alla ‘propria priorità infrastrutturale’nei riguardi della loro:la SA-RC ancora è da completare e lo sarà fra qualche anno e ‘proprio’per celebrare l’80° compleanno(1937)dell’inaugurazione della Via Balbia,1.822 Km della litoranea che collega Tunisia-Libia-Egitto voluti dal Duce in persona dopo la rinuncia ‘solidale’delle popolazioni ‘mezzogiorne’ verso le più ‘povere’ etnie africane.
    Diamine dopo 80 anni gli/ci tocca almeno,oltre che il completamento della stessa,una qualche mulattiera da 4,5 miliardi di ‘collegamento’,o no?E che,infine,i 4,5 miliardi previsti non sono altro che circa 70km di Tav a prezzo Nord:anzi meno dato che a sud non possono essere km rettilinei e senza gallerie.

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