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Non ci serve un centrodestra alla Tsipras

Per vent'anni, Berlusconi si è affidato a Tremonti, che ora sul Corriere scrive tranquillamente di stare con Syriza. Chi si candida a nuovo, come Salvini, vuole tornare all'inflazione, alle nazionalizzazioni e alla liretta. Tutti chiedono più Stato. Eppure, un'Italia che vuole meno tasse e meno spesa c'è, è ora che la politica ne sia all'altezza...

Legge elettorale oggi in aulaCaro Intraprendente, ti dirò che mi girano parecchio le scatole. Non ho alcuna intenzione di incrociare le spade coi nuovi guru economico-finanziari dell’attuale destra italiana. Rispetto tutti i professori in cattedra e i loro neoseguaci, che ne citano i post sui blog come sure del Corano. Bannando e cliccando sui social chiunque dissenta. Facciano pure. Son troppo vecchio come osservatore della politica italiana, per non sapere che l’odore dei voti accarezzati di pancia fa girare la testa anche a chi per anni non ha parlato come un muezzin dal minareto. Ma una cosa la dico comunque. Una destra italiana che la pensasse in economia e finanza più keynesianamente dei più sgangherati ultrakeynesiani, è un aborto politico e un nonsense del pensiero.

Per vent’anni, Berlusconi si è affidato a chi oggi scrive sul Corriere che sta con Tsipras. Antiglobalista, perché è la globalizzazione che è entrata in Europa e non viceversa. Anti finanza e banche, figuriamoci, quando dal Tesoro non ebbe nulla da eccepire alle sfrenate follie della fondazione Montepaschi in MPS. E chi se ne frega se i signori greci devono 40 miliardi all’Italia, hanno avuto già due salvataggi e un abbattimento del 60% del valore del loro debito. E se difendono come santo diritto quello di andare in pensione in media 6 anni prima dei tedeschi, con pensioni tedesche, e un Pil pro capite meno della metà. Sono delle vittime, per carità. Dei feroci tedeschi, che dopo essersi tirati su le maniche a inizio anni Duemila, cambiando welfare, mercato del lavoro, spesa e tasse dacché stavano in ginocchio, hanno il torto di pensare che anche gli altri ci guadagnerebbero a farlo. Questa è la destra che abbiamo alle spalle, che ci ha preso per i fondelli per 20 anni promettendo riforme fiscali a due sole aliquote, al 23 e 33%, quando invece ha fatto correre spesa pubblica corrente e debito pubblico. Chiacchierando di federalismo e facendo il contrario.

E quella nuova? Non solo la pensa come la vecchia. Vuole tornare a stampare moneta e all’inflazione, pensa a nazionalizzazioni dall’agricoltura all’industria, e perché no anche delle banche. Vuole tornare ai vincoli amministrativi sui capitali e sulle banche: quel meraviglioso mix che ai tempi della liretta obbligò l’Italia ad andare col cappello in mano a Washington e Berlino per mendicare prestiti miliardari nel 1974, 1975, 1977, 1983 e via cantando… Quel mix meraviglioso che, dopo il divorzio tra Bankitalia e Tesoro, e il venire meno dell’istituto centrale e delle banche pubbliche come acquirenti obbligati del debito pubblico italiano, cementò fino al disastro del 1992-93 il grande blocco sociale di milioni di italiani che s’illudevano dei rendimenti a doppia cifra nominale dei Bot, dimenticando che l’inflazione egualmente a doppia cifra rendeva quella rendita un lasciapassare a vantaggio del solo Stato, cioè dei partiti che impennavano la spesa pubblica allegra fino a un massimo del 58% del PIL, a metà anni ‘90.

C’è qualcuno a destra che rabbrividisca all’idea che il debito pubbico italiano sia stato superiore al 60% del PIL per 11 anni su 150 anni di unità italiana, e sopra il 100% per 56 anni? E che mentre nel 1970 ancor in Italia era inferiore alla media Ocse, al 37% del PIL, nel 1995 aveva raggiunto quota 124,3% a fronte del 70% medio dei paesi avanzati? Oppure si sono tutti convertiti all’idea che il debito pubblico tanto non va ripagato, anzi basta concentrarlo nelle mani di famiglie e banche italiane ed ecco che diventa la ricchezza di una nazione? Pronti a fargli una bella sfoltita che ci esponga meno ai mercati, se hai visto mai non bastassero svalutazione e inflazione della neolira agognata a recuperare come ragioni di scambio internazionali quel che da 25 anni perdiamo in termini di produttività comparata?

tremonti inquietoChi le ha messe le basi, per i 55 miliardi di gettito fiscale in più mentre l’Italia perdeva 9 punti di Pil, se non la vecchia destra insieme alla sinistra? Chi si è inventato le tasse ad aziendam, come la Robin Tax? Chi ha costruito un finto federalismo che consente a Comuni e Regioni più che di compensare i tagli ai trasferimenti da Roma, attraverso le sovraliquote locali su Iperf e Irap, e moltiplicando del 150% il gettito patrimoniale sugli immobili in soli 4 anni?

Mi direte: sbagli, la Lega vuole la flat tax. Lo so bene, e siccome ne scrivo da oltre 20 anni, plaudo. Ma ho imparato nel tempo tre cose. Primo: l’aliquota di convergenza per rendere neutrale il prelievo su tutti i tipi di reddito va fissata a una soglia sufficientemente coerente a quella proposta per la no tax area: proporre la prima bassissima e la seconda altissima è una fesseria. Secondo: mai dimenticarsi che milioni di italiani si avvantaggiano diversamente di centinaia di detrazioni e deduzioni concesse dalla politica a questa e quella lobby, sono le cosiddette tax expenditures, e siccome nella flat tax sparirebbero, bisogna sapere che quei milioni di italiani diventano avversari da convincere. Terzo e anzi primissimo: dopo i vent’anni che abbiamo alle spalle, non esiste ALCUNA credibilità se non a patto di indicare con precisione assoluta i tagli alla spesa pubblica tali da rendere sostenibile senza deficit aggiuntivo nel medio termine una pressione fiscale che programmaticamente in 5 anni DEVE scendere sotto il 40% del Pil.

Io i tagli non li vedo. Non vedo battaglie contro i millle dirigenti illegittimi delle agenzie tributarie. Non vedo una destra che si straccia le vesti, contro le patrimioniali italiane che hanno già sommato il 2,5% del PIL nel 2014 riunendo mattone, risparmio, dividendi e transazioni finanziarie. Vedo solo statalismo becero in nome di “aiutiamo gli italiani”. E difesa di lobby contro la concorrenza, a fini elettorali. E la difesa a oltranza delle 12 mila municipalizzate e società regionali. Nemmeno contro i 100mila precari da assumere nella scuola, la destra ha detto nulla di serio. Vedo una destra italiana uguale a Podemos e a Syrizia, e sul reddito di cittadinanza scimmiottante il M5S. Non vedo perché gli italiani non dovrebbero preferire gli originali all’imitazione. E tutto questo mentre il voto amministrativo mostra che un’Italia che vuole meno spesa e meno tasse continua naturalmente a esserci, a cominciare dal Nord. Se la destra pensa di vincere solo sull’immigrazione, auguri. Può anche essere che abbia ragione, non faccio lezione a nessuno. Ma personalmente non cambio idea: un pezzo almeno davvero liberale e liberista, mercatista e filo concorrenza, libero da ogni continuità col ventennio alle spalle, alla destra italiana attuale e futura serve eccome. Gli statalisti iperdeficisti e iperdebitisti andranno anche per la maggiore. Ma ci sarà sempre a sinistra qualcuno che li batte, perché è storicamente mestiere suo.

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di on 21 giugno 2015. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

16 commenti a Non ci serve un centrodestra alla Tsipras

  1. Francesco Rispondi

    19 giugno 2015 at 08:55

    Analisi spietata e dovuta .Si, gran parte dei problemi di oggi li ha profitti il ventennio di chiacchiere televisive berlusconiano-tremontiano.Quasi nulla in cambio di una spesa pubblica drammaticamente in crescita e non sostenuta da politiche strutturali.Oggi non esiste un centro destra se non un Salvini scelto da Renzi come avversario per restare lì all’infinito.Un paradosso con un paese tendente al centro centrodestra governato da sinistrorsi statalisti con opposizioni inesistenti se non per le chiacchiere ormai a credibilità zero.

    • Cesare Rispondi

      22 giugno 2015 at 12:01

      Berlusconi non è stato 20 anni al governo, ma 9 anni gli altri 11 sono di pertinenza della sinistra. Imformati prima di dire castronerie!

  2. Liutprando Rispondi

    19 giugno 2015 at 09:34

    Ecco, bravo Giannino. Glielo dica anche lei che se il buon ed inadatto Salvini non può essere il leader della destra, non lo saranno mai neanche i poveri Fitto, Passera, Tosi e compagna cantante.

    Chi può se ne vada dall’Italia, impari cosa fanno i Paesi migliori (quelli con PIL ben oltre lo zero e virgola), aspetti che questa nazione di merda vada a fare in culo e poi torni indietro a calpestare ciò che rimane, affinché la polvere delle macerie non ammorbino l’aria e cominci a ricostruire nuove nazioni dove le parole destra e sinistra non vengano mai più collegate alla politica.

  3. Dario Rispondi

    19 giugno 2015 at 09:43

    Grandissimo Oscar!

  4. Stefano Rispondi

    19 giugno 2015 at 10:45

    Gentile Oscar Giannino,

    condivido ogni parola del suo articolo, tranne un’affermazione. Non serve un centrodestra che abbia una corrente liberale, serve un centrodestra liberale, liberista e filo concorrenza. Una formazione politica intera. Se non si forma entro un certo lasso di tempo, prendiamo esempio dalla Germania, dove esiste una formazione politica liberale per definizione. Gli italiani non sono, in genere dei liberali, hanno bisogno del cane da guardia. Avere la libertà significa prendersi la responsabilità delle proprie azioni. Non stupiamoci dunque se il cosiddetto centrodestra propone ricette alla Tsipras, piuttosto riuniamoci in un’unica formazione che federi liberal-conservatori e liberal-democratici. Altrimenti noi saremo sempre qui a criticare il centrodestra (a volte più del centrosinistra), senza praticamente contare nulla sulla scena politica nazionale. Come ha detto lei esiste un’Italia che vuole meno tasse e meno spesa. Un’Italia che vuole il libero mercato. Bisogna solo darle un partito.

    • dante calzolari Rispondi

      20 giugno 2015 at 00:08

      Perfetto Stefano. Pensavo che i Repubblicani fosse natoper questo ma non succede niente. Ma il tea party può potrebbe essere il punto di incontro. Meno tasse meno stato più federalsmo. Per come la vedo io.

  5. adriano Rispondi

    19 giugno 2015 at 12:26

    Non capisco il collegamento fra tutti questi bellissimi ragionamenti e la pretesa di avere una moneta che non corrisponde alla nostra realtà economica.Il brillante elenco degli errori passati presenti e futuri serve solo a dimostrare che non esiste in questo paese una classe dirigente degna di questo nome e ,se si è convinti di questo in assoluto,tanto vale chiudere bottega e risparmiare il fiato.Sostenere la moneta unica e la perdita progressiva di sovranità serve gli interessi di non si sa chi,non i nostri.A me non interessa un paese che può accedere al mercato dei capitali perchè in cambio accetta di diventare il campo profughi d’Europa.Preferisco tentare di fare da me.Centro destra.Quale?Tempo fa ipotizzavo una alleanza,per battere il partito di Renzi,fra Lega e Cinque stelle.Oggi qualcuno ne parla apertamente e non sulle base delle chiacchiere ma sulla convergenza dei programmi.Dispiace di constatare che chi parla della cecità altrui non si accorga della sua miopia,mentre crescono movimenti alternativi che saranno anche peggio del peggio ma che promettono di non rassegnarsi a chi di rassegnarsi non ne ha intenzione.

    • Filippo83 Rispondi

      19 giugno 2015 at 15:34

      E quale sarebbe la nostra reltà economica? Le PMI del Lombardo-Veneto? La Borsa e le grandi aziende di Milano? I masi e gli alberghi del Tirolo italiano? Le grandi aziende decotte dalla crisi post-industriale di Piemonte e Liguria? Il mix di Coop rosse ed aziende delle regioni rosse? Roma capitale amministrativa ma (quasi) totalmente improduttiva? Il Sud assistito (dai politici ai comuni cittadini purché “amici”) ovvero tenuto in povertà (quelli che non partecipano alla spartizione della torta)?
      Non esiste una moneta unica nemmeno per l’Italia, ed io la “mia” sovranità non voglio più cederla nemmeno a Roma…

  6. step Rispondi

    19 giugno 2015 at 15:09

    Nel merito (economico) concordo con Oscar Giannino, siamo tutti d’accordo, sappiamo che il centro-destra italiano è una sorta di centro-sinistra mascherato. Soltanto una precisazione. Giannino, con il suo Fermare il Declino, non contribuì a fare chiarezza: nonostante le giuste proposte quel partito non ebbe mai il coraggio di fare una scelta di campo, non disse mai “siamo noi il vero centro-destra”, non si usò neanche la parola “liberale” (e si finì con Tabacci, contribuendo alla risicata vittoria della sinistra). Per cui ora Giannino non è che sia molto legittimato a parlare di centro-destra: l’opportuna analisi economica non deve condurre al pragmatismo viscerale, altrimenti ci si dimentica che siamo pur sempre in politica, dove sarebbe d’uopo ragionare in un’ottica bipolare, se non addirittura bipartitica.

    Non sto dicendo che il bravo Oscar Giannino abbia la presunzione di dare lezioni di tattica politica, ma consiglio a lui di limitarsi all’analisi economica, il dato sostanziale e nominale “area di centro-destra” (soprattutto in antitesi alla sinistra) è meglio che si lasci perdere…

  7. Ernesto Rispondi

    19 giugno 2015 at 15:37

    • Giu Dan Rispondi

      20 giugno 2015 at 14:12

      Concordo

  8. Luigi Rispondi

    20 giugno 2015 at 14:06

    Aveva ragione l’Avvocato:
    “Per far cose di destra, in Italia, serve la sinistra”

  9. Alberto Clavarino Rispondi

    20 giugno 2015 at 23:24

    L’analisi è’ giusta, come sempre avviene a Oscar.
    Il problema politico e’ che quelli come Oscar dovrebbero a mio avviso schierarsi apertamente con il centrodestra, qualunque sia l’ammontare gigantesco dei suoi difetti attuali e passati.
    Perché la sinistra e’ ontologicamente statalista ed il suo elettorato lo è’ e lo sarà , mentre il centrodestra e’ stupidamente statalista by accident, per colpa di personaggi che prima o poi spariranno. Ma la gente che vota, e che non vota più , centrodestra, vorrebbe certamente le stesse cose che auspica Oscar.
    Sperare in un terzo polo e’ stato ed è totalmente illusorio. Già e’ inutile il terzo polo pentastellato. Addirittura averne un quarto non sta in piedi.

  10. xxxxxxxxx Rispondi

    22 giugno 2015 at 12:46

    0,6gianninoo:”la Grecia è passata dal 130 al 330%” 00:38 http://kappadipicche.com/2015/01/30/trecientopeccento/

    http://goofynomics.blogspot.it/2015/02/giannino-e-le-sue-spalle.html

    pubblicate o censurate di nuovo? grazie

  11. Riccardo Pozzi Rispondi

    22 giugno 2015 at 12:49

    Oscar for president!

  12. Giorgio Rispondi

    6 luglio 2015 at 07:37

    Giannino, sono sconcertato: D’Alema afferma che il 90% dei prestiti dati alla Grecia non sono arrivati a quel popolo, ma sono tornati alle banche tedesche . Ma e’ vero?

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