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Laudato sia il mercato

Siamo tutti figli tuoi, Signore, e non ci siamo vergognati di perseguire l'interesse privato. Così, abbiamo fatto quello di tutti: abbiamo ridotto la povertà, aumentato l'aspettativa di vita, creato e scambiato ricchezza. Tu, però, fa che i successori di Pietro non siano mai succubi dei luoghi comuni. Ogni accenno a Papa Francesco...

Dio DenaroLodato tu sia, mio signore, per non averci abbandonato su questa terra, dopo che siamo stati cacciati dal paradiso terrestre: dopo che, mangiando all’albero della conoscenza, abbiamo conosciuto le fonti del male oltre a quelle del bene. D’altronde, come potevamo esserlo se, pur nella perdizione, ci hai detto che avremmo conservato la tua impronta, che siamo fatti a tua “immagine e somiglianza“. E non ci hai abbandonato perché, senza che lo sapessimo, senza che subito lo capissimo, inseguendo il nostro bene, e solo il nostro, grazie al tuo intervento provvidenziale, abbiamo fatto anche il bene di tutti. Il tuo figlio ci ha detto: “Andate e moltiplicatevi!”. Lo abbiamo fatto così tanto che oggi siamo sette miliardi di anime su questo globo. E, nonostante questo numero abnorme, siamo riusciti persino a trovare risorse a sufficienza per far vivere dignitosamente la maggior parte di noi. Col tempo, ci siamo così perfezionati da ridurre a percentuali basse la povertà nel mondo, come ci dicono gli indici ufficiali che tutti ignorano, o fingono di ignorare, e non si sa perché. Siamo in tanti e siamo sempre meno poveri, è un miracolo! Ed è altrettanto miracoloso che non moriamo più quasi sempre alla nascita come avveniva un tempo, che abbiamo un’aspettativa di vita in altri tempi nemmeno immaginabile, che ci siamo così bene organizzati da aver migliorato dappertutto la nostra salute.

Abbiamo fatto tutto questo a discapito della “casa comune“? Il contrario: mai come oggi l’inquinamento è così ridotto e controllato. Solo due secoli fa le nostre più belle città, a cominciare da Parigi, erano, non solo piene di mendicanti, ma maleodoranti, senza fogne, cloache a cielo aperto, con bacilli e virus che ci aggredivano e che non sapevamo nemmeno combattere. Eravamo più sobri e più felici, un tempo? Neanche per sogno: vivevamo, quelli che fra noi riuscivano a sopravvivere, nel rimorso di non poter aiutare chi non ce la faceva. Non c’era in giro tanta ricchezza come oggi. Il progresso ha agito come una “mano invisibile” ai nostri occhi, ma non certo ai tuoi onnipotenti. Noi facevamo i nostri interessi, ma insieme facevamo quelli di tutti.

D’altronde, se siamo tutti tuoi figli, unici e irripetibili nella nostra singolarità, perché avremmo dovuto vergognarci o castrare una parte di noi e non perseguire l’interesse privato? Ama te stesso e così potrai poi amare in concreto anche gli altri: è questo che ci hai fatto capire. Certo, ci abbiamo messo un po’ di tempo: per secoli e secoli ci siamo inflitti tante punizioni e abbiamo assegnato all’autorità pubblica, che a un certo momento abbiamo chiamato Stato, il compito di educarci, castrarci, controllarci e indirizzarci. Ma non era quello che tu volevi: ci avevi dato il dono del libero arbitrio, e quindi ci avevi reso tutti responsabili in prima persona. Poi, da quando abbiamo cominciato a fare da noi, da quando ci siamo ispirati a una dottrina che recepiva tanti tuoi insegnamenti e che abbiamo chiamato liberalismo, le cose son di colpo cambiate. E oggi siamo quel che siamo.

Ma tu ci insegni a essere sempre umili, a non dimenticare che siamo esseri fallibili. Vediamo il progresso, certo, ma i più accorti fra noi sanno che nessun processo è ineluttabile, che il male dei tempi passati può sempre ritornare. C’è ancora tanto da fare per migliorare noi stessi e la nostra “casa comune”, ma liberaci dalla tentazione delle facili soluzioni, non farci ripercorrere vie sbagliate. Non farci ammaliare dalle sirene di una presunta “decrescita felice“, che ci renderebbe tutti infelici. Non farci cercare una “diversa economia” e una “diversa via allo sviluppo“: chimere che, se realizzate, ci porterebbero solo miseria e ci affiderebbero nelle mani di tiranni. Soprattutto fa che i successori di Pietro sappiano stare nel mondo senza essere succubi dei miti e dei luoghi comuni del proprio tempo, che insegnino a farci vedere le cose con più spirito critico e più concretezza morale.

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di on 19 giugno 2015. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a Laudato sia il mercato

  1. Francesco Rispondi

    18 giugno 2015 at 17:30

    Gran bel pezzo giornalistico,come da tempo non vediamo neanche sui” giornaloni”.Prof. Ocone lei da speranza di vita ed intelligenza su questa terra oltreche per uomini condizionati da futuri incerti e deita’ tirate dalla giacca ora da questi ora da quelli con narrazioni di biblicita’ probabili ora esemplari ora sansionatorie.Viva il mercato con la liberalità e la preparazione che ci da quotidianamente misura di noi stessi e di quanto pesiamo in valore ed in quella che lei a giusta ragione definisce concretezza ….che, mi perdoni, non può ne deve e esser solo morale ma anche concretamente misurabile.Ancora grazie per la bella lettura proposta.

  2. Milton Rispondi

    18 giugno 2015 at 17:31

    E speriamo che Papa Francesco abbia l’umiltà di riconsiderare le baggianate che sta scrivendo nell’ultima Enciclica e che purtroppo spesso propugna come verità rivelate.

    Pur da cattolico mi viene il dubbio che lo Spirito Santo si sia scocciato di Francesco e si sia messo in ferie.

  3. Ernesto Rispondi

    18 giugno 2015 at 17:55

    “Pur da cattolico mi viene il dubbio che lo Spirito Santo si sia scocciato di Francesco e si sia messo in ferie.” La informo che lo Spirito Santo sceglie il Papa rigorosamente dopo che il precedente è morto. Non lo dico io fortunatamente, ma il diritto canonico. A me pare che Benedetto XVI, compatibilmente con l’età, stia benino. Quindi, ho due dubbi: chi ha scelto Jorge Maria Bergoglio è uno. Il secondo me lo tengo per me.

  4. sergio Rispondi

    18 giugno 2015 at 22:26

    s’i fosse papa, allor serei giocondo,
    ché tutti cristiani imbrigarei

  5. Pierluigi Rispondi

    18 giugno 2015 at 22:38

    I miei omplimenti. Mi permetterei di far notare al Papa che per poter distribuire la ric
    Chezza questa va prodotta

  6. Jolbi Rispondi

    19 giugno 2015 at 08:54

    Bell’articolo!!!

  7. adriano Rispondi

    19 giugno 2015 at 12:04

    Quello che dice il papa lo ascoltano coloro che credono nella transustanziazione,gli altri no.Il problema è quindi il numero di persone disposte a pensare che con la stessa logica si possano risolvere i problemi reali.

    • lucia Rispondi

      19 giugno 2015 at 16:35

      No,Adriano.Coloro che credono alla transustanziazione ascoltano il papa e tremano.Il problema è che il papa ha adottato la stessa logica di quelli che alla transustanziazione non credono ma credono al papa.E sono in grande numero.

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