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La grande balla dell’islamofobia

In suo nome sono stati inquisiti Oriana Fallaci e Michel Houellebecq. È il meccanismo perverso per cui le vere vittime, come i redattori di Charlie, diventano colpevoli. Per scansare l'accusa, interi quartieri di metropoli europee si sono consegnati a una sharia di fatto. Quando usciremo dall'ipnosi?

IslamofobiaPubblichiamo un estratto di Tagliagole, Jihad corporation di Francesco Borgonovo (Bompiani, pagg. 684, 15 euro). L’autore, caporedattore di Libero e autore de La Gabbia, effettua un’ampia ricognizione sul fenomeno del terrorismo islamico e in particolare dell’Isis, analizzando tra l’altro le abilità propagandistiche dell’esercito del Califfo, capace di attirare aspiranti jihadisti da tutto il mondo. 

“L’islamofobia aiuta a rafforzare lo Stato islamico”, ha dichiarato durante un intervento nella sede del parlamento europeo a Strasburgo re Abd Allah II di Giordania. A sua altezza verrebbe da rispondere, con il massimo rispetto ovviamente, che le cose non stanno così. Piuttosto, ad aiutare lo Stato islamico è chi continua a sostenere che l’islamofobia non solo esiste, ma è pure in aumento. In tutti i documenti propagandistici diffusi sul web, i tagliagole dell’Isis insistono sul fatto che i musulmani nel mondo vengono perseguitati. In Black Flags from Rome – in cui si promette, fra le altre cose, l’invasione dell’Italia – compare un capitolo abbastanza corposo dove si spiega come l’Europa sia sprofondata in una “età oscura” e come, per far sfogare la popolazione esasperata dalla crisi, si organizzino campagne discriminatorie nei confronti dei musulmani.

In nome dell’islamofobia sono stati portati in tribunale anni fa Oriana Fallaci e Michel Houellebecq, colpevoli soltanto di avere espresso le loro opinioni. Di islamofobia sono stati accusati i redattori di Charlie Hebdo. Da vittime di una strage assurda sono diventati colpevoli. Il giornale satirico è diventato, appunto, il simbolo dell’islamofobia occidentale. Peccato che si tratti di una menzogna. Che cosa sia la cosiddetta “islamofobia” lo spiega bene lo storico Walter Laqueur in un saggio intitolato Gli ultimi giorni dell’Europa, che si presenta come “epitaffio per un vecchio continente”, tanto per restare in tema di morti viventi. Come ricostruisce bene lo studioso, il termine islamofobia “cominciò a essere usato correntemente nel 1998 dopo la pubblicazione di un rapporto del Runnymede Trust, una fondazione inglese che ha la missione di combattere la discriminazione razziale e di mantenere buone relazioni fra le minoranze etniche. Il gruppo di lavoro che affrontò il problema della paura e dell’odio per l’islam e i musulmani era guidato dal professor Gordon Conway, biologo, vicerettore dell’Università del Sussex e poi presidente della Rockefeller Foundation”.

L’idea è che esisterebbe, in Occidente, un odio diffuso nei confronti dei musulmani, che sarebbero discriminati in virtù della loro appartenenza religiosa. Da questo presupposto deriva un’ulteriore convinzione, pericolosissima. Ovvero che, sentendendosi sotto pressione e odiati nei Paesi in cui vivono, i musulmani siano spinti a radicalizzarsi. Questo presupposto è alla base del romanzo Il fondamentalista riluttante di Mohsin Hamid, da cui è stato tratto il film omonimo di Mira Nair. Il protagonista, Changez, di origini pakistane, si laurea a Princeton e, grazie alle sue indubbie capacità professionali, trova un impiego in una società prestigiosa di analisi finanziarie. Ma ecco che interviene l’islamofobia: dopo l’11 settembre, il giovane sente nei suoi confronti una crescente diffidenza da parte dei colleghi e, più in generale, da parte degli americani. Non potendone più di sopportare i pregiudizi, torna in patria e diviene un professore universitario. Non solo: si radicalizza, come se le pressioni subite da parte degli occidentali ne avessero provocato l’esplosione. Il pensiero che permea il romanzo di Hamid è lo stesso che il re di Giordania ha sintetizzato nel suo intervento al parlamento europeo. L’islamofobia diventa così una scusa per giustificare i radicali e gli estremisti. È per via delle stupidaggini che si raccontano a proposito dell’“odio per i musulmani” che, come ho raccontato in precedenza, c’è persino chi ha la faccia tosta di giustificare un macellaio come Jihadi John, come ha fatto Asim Qureshi della fondazione britannica Cage.

Grazie al discorso sull’islamofobia, si sposta l’attenzione dalle vere vittime – per esempio i giornalisti e i vignettisti di Charlie Hebdo massacrati senza pietà o gli ostaggi sgozzati – e la si concentra su vittime presunte, arrivando perfino a giustificare un assassino seriale. Grazie al discorso sull’islamofobia, inoltre, si autorizzano associazioni musulmane più o meno radicali a Catturadire le cose più atroci. Per evitare di passare per islamofobi, governi come quello inglese o quello francese (che pure, storicamente, si è sempre mostrato incredibilmente tollerante e inclusivo nei confronti degli islamici) hanno appaltato interi quartieri, lasciandoli nella mani dei predicatori estremisti o favorendo di fatto l’instaurazione della shari’a nel cuore di metropoli come Londra. Che la questione dell’islamofobia sia una montatura a uso e consumo degli estremisti (o semplicemente di chi vuole imporre la propria cultura senza rispetto) lo dimostra il semplice buon senso. La vicenda del processo a Houellebecq, che ho già citato, è chiarissima. L’islamofobia, tanto per cominciare, non è razzismo. Perché se davvero ci fosse un odio diffuso nei confronti degli islamici, allora ne sarebbero vittime tutti i convertiti, che abbiano o meno la barba e che indossino o meno palandrane. Se esiste un atteggiamento di timore, semmai, è nei confronti degli arabi o di quei musulmani che, in virtù del loro aspetto, possono venire inquadrati come radicali. Ammesso che questo timore esista e sia diffuso, si tratta comunque di un sentimento che poggia su presupposti per lo meno comprensibili.

Lo spiega bene Laqueur: “Se in anni recenti c’è stata in Europa una ostilità nei confronti dei musulmani, essa non è stata in risposta alla loro religione, ma al fatto che per lo più gli attentati terroristici sono stati compiuti da musulmani: ‘terrorofobia’ sarebbe un termine più esatto. Se quelli che sono stati coinvolti in atti di terrorismo fossero stati eschimesi, l’orrore e la paura sarebbero stati diretti a loro, anche se la maggioranza degli eschimesi non fosse stata coinvolta. È naturalmente sleale generalizzare a un intero gruppo etnico la condanna meritata da pochi, ma probabilmente ciò è inevitabile, specialmente se una porzione significativa del gruppo non prende chiaramente le distanze dagli ‘attivisti’ né si esprime contro la violenza, ma al contrario sostiene o almeno dichiara comprensione per i terroristi”. Ed è difficile negare che quest’ultimo sia stato l’atteggiamento tenuto da una larga fetta del mondo musulmano (islamici che vivono in Europa e America compresi). “Nel 2006”, scrive ancora Laqueur, “una ricerca del Pew Research Center ha concluso che in Paesi prevalentemente musulmani gli abitanti sono molto più critici degli occidentali di quanto accada in senso opposto in Occidente, e che lo stesso vale, anche se in misura minore, per le comunità musulmane in Europa: in altre parole, c’è molto più una fobia antioccidentale che una islamofobia”.

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di on 22 giugno 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

6 commenti a La grande balla dell’islamofobia

  1. Albert Nextein Rispondi

    20 giugno 2015 at 13:12

    Stacey Dooley.
    Consiglio di vedere il report che ha fatto sull’islamismo a Luton in Inghilterra.
    Si trova su youtube .
    La Dooley è una giornalista i cui report, che spaziano su tanti argomenti, dovrebbero esser trasmessi (dovutamente doppiati o sottotitolati) anche su quei cessi delle tv italiane.
    Da noi ci sono solo mezze calzette.
    La Dooley è una dura, molto brava.

    Naturalmente per chi conosce l’inglese bene.

  2. sergio Rispondi

    20 giugno 2015 at 14:23

    Italy’s next → https://youtu.be/psZBaJU_Cvo

  3. Jan Rispondi

    20 giugno 2015 at 16:05

    Io sono assolutamente e senza alcun problema islamofobo.

  4. aquilone Rispondi

    20 giugno 2015 at 16:30

    Che cosa sia la cosiddetta “islamofobia” lo spiega bene lo storico Walter Laqueur in un saggio intitolato Gli ultimi giorni dell’Europa, che si presenta come “epitaffio per un vecchio continente”

    Questo pensiero e il fatto che l’africa, il medio oriente e parte dell’asia di religione (toh!) islamica si stia riversando in europa con la scusa delle guerre o dei disagi economici, mi fa ritenere che tra meno di vent’anni il progetto d’invasione paventato dalla Fallaci sarà realizzato Gli europei benestanti (come spesso accade quando si capirà che è giunta l’ora del “si salvi chi può”) lasceranno l’europa. Resteranno i poveracci e coloro che avranno favorito questa invasione, che, almeno per un po’, finalmente potranno governare con insindacabile buonismo fianco a fianco con i capi cabila. Poi toccherà anhe a loro di far le valigie. In quanto al Vaticano non so davvero che fine farà, ma in qualche modo riuscirà a sopravvivere anche se dovrà fare a meno degli agi e privilegi di cui gode oggi. O forse no, chissà, i prelati e financo il Papa, potrebbero essere tutti sgozzati … nel nome dell’islam. Tra vent’anni

  5. Alfredo Rispondi

    20 giugno 2015 at 20:14

    Bravo Borgonovo se un po’ tutti avessimo la spina dorsale da lei mostrata in questo scrivere forse non leggeremmo ancora di islamofobia ma neppure di assassini liberi di assassinare.

  6. cristiano Rispondi

    20 giugno 2015 at 21:37

    mai sopportato gli islamici ,retrogradi e completamente inadatti a vivere in occidente,assurdamente discriminanti verso le donne e chi non è come loro.è una questione di vedute e di stili di vita….come dice la presidenta Boldry:”i migranti sono portatori di uno stile di vita che sarà anche il nostro stile di vita…”No ,cara Boldry,io aborro lo stile di vita di certa gente e non me ne vergogno ,anzi!

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