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Fate presto

Sotto la mimetica indossata per la fuga in Afghanistan, è rimasto ben poco del guerriero invincibile post-Europee. Certo, occorre trovare un candidato unico con le primarie e un accordo sui punti basilari (meno tasse, meno spesa pubblica, meno burocrazia). Insomma, occorre che il centrodestra si svegli...

RenziSotto la mimetica c’è già rimasto ben poco del guerriero invincibile, e questo non è solo un wishful thinkng. Certo,bisognerebbe fare presto. Se l’opposizione a Renzi si trova un candidato spendibile e unico attraverso un sistema stra-imperfetto ma ormai familiare agli elettori, quale quello delle primarie; se l’opposizione a Renzi si trova un accordo su banali e basilari punti di programma, ovvero meno tasse, meno spesa pubblica, meno burocrazia, e non solo come slogan elettorale, ovvero grande fermezza con la troika su misure di austerità inique e altrettanto inique regole di immigrazione e lotta ai clandestini, allora il progetto di egemonia renziana finisce in breve tempo e si ridimensionano o almeno si riconducono a effetto fisiologico le spinte antisistema oggi prepotenti. Prenderò ad esempio le dichiarazioni della bestia nera dei liberali colti ma irrimediabilmente minoritari. «Berlusconi i voti li ha ancora. I numeri sa leggerli come li so leggere io. La porta per Forza Italia è spalancata, ma non vogliamo mezze misure. E siamo all’opposizione a Renzi, quindi nessun accordo con chi governa con lui. Nessun accordo con Alfano, si deve dimettere perché non fa e non sa fare il ministro dell’Interno.Chi sfida Renzi non lo si stabilisce nelle ville ma lo decideranno gli italiani». Ebbene si, parole di Matteo Salvini, già sottoscritte dal ribelle Raffaele Fitto. Forse alla candidatura rivoge un pensierino più Fitto di Salvini, per strano che possa sembrare, forse il sistema Veneto di Luca Zaia dovrebbe suggerire un pensierino a noi, e, non solo per boutade, anche a un Cav rinsavito da cerchio magico e delirio di vita politica eterna.

Spiace apprendere che le elezioni regionali siano state fonte di noia per giornali di intellò come il Foglio, evidentemente spiazzati dall’urto di due milioni e passa di voti persi dal royal baby. Spiace perché al contrario le recenti elezioni continuano a fornire ragioni di riflessione concreta, mista a qualche ilarità, su un grande bluff semiscoperto e sulle occasioni che non andrebbero mancate. Pensate allo scontro furibondo con minacce di scissione in Ncd di Alfano, che ha preso in tutto tre consiglieri; ascoltate le dichiarazioni delle sconfitte Moretti in Veneto, che spiega di aver subito i contraccolpi del gudizio sul governo, laddove Luca Zaia l’ha asfaltata, e della Paita, in Liguria, che ha trovato la grande chiave di spiegazione che tutti zittisce, ovvero che in quella regione non amano le donne. Sono gli alleati al governo di Renzi, sono le sue candidate.

Ma sono esilaranti anche certe analisi di commentatori che su PittiBullo invincibile ci avevano fatto una costruzione quotidiana e affezionata della versione nostrana del “nuovo che avanza”,e ora si arrampicano su arzigogoli improbabili che nell’ordine sono: 5Stelle in realtà non va avanti ed è il solito bluff, peccato che oggi con la nuova legge elettorale sarebbero il secondo partito del Paese, quello che va al ballottaggio, pur senza un leader e nemmeno un programma; la Lega in Puglia e ad Agrigento è andata male, peccato che abbia ottenuto risultati strabilianti in regioni rosse come la Toscana, si sia mangiata ovunque Forza Italia e anche il ritorno del Cav, in Veneto abbia disinvoltamente scavalcato la diaspora di Tosi, in Liguria sia stata, con tanto di candidato che elegantemente cede il passo, autrice della vittoria di Toti assai più del boicottaggio di Renzi a opera del cinese Cofferati, il tutto a opera di un leader che starà pure in tv quasi quanto il premier/segretario, ma con un coro di odio e vituperio che manco PolPot.

La sottovalutazione radical chic e il fastidio politically snob verso Matteo Salvini sono insopportabili, tutta gente che dimentica che c’è il suffragio universale, bellezza, così come c’è l’astensione diffusa, e che basta una visita a un campo rom, un 4stelle pieno di clandestini, basta la vita quotidiana in un quartiere di periferia urbana, a farsi piacere il Salvini e le sue felpe, altro che le brioches di Marie Antoinette. Contestarlo sullo statalismo si dovrebbe, non sullo stile alla king kong. Questo furbissimo bestione della politica sembra costituire un affronto personale per raffinati esegeti che pure si sono genuflessi alle cene eleganti del Cav o alle foto col colbacco di pelo nella dacia di Putin, che non hanno fatto un frizzo alle prepotenze golpiste di Giorgio Napolitano, che oggi si eccitano all’esibizione infame di Renzi che gioca alla playstation con Orfini durante lo spoglio dei voti che gli sta assegnando una bella mazzata, e continuano a sdilinquirsi in coro su quanto il capo della propaganda del premier sia un vero genio. Non so se sia da attribuire al vero genio la trasferta del lunedì in Afganistan e in mimetica, che poi la mimetica non mi scandalizza, facendo parte del dress code di molti leader in molte nazioni. S’è messo la divisa, è andato banalmente a parlare di pace a soldati che sono in guerra, ha perpetuato l’eterna bugia dell’articolo 11 della Costituzione, e amen. Il punto è un altro, è che a tre giorni dal voto il premier/segretario non abbia ritenuto di dire una doverosa parola di commento sul voto medesimo. Pure, ci aveva saturato di presenza ed esibizioni tv, di interviste ai giornaloni; pure, se la minoranza del suo partito avesse applicato la formula Pastorino in Liguria anche ad altre regioni, lo avrebbe ammazzato, pure, hanno vinto due cacicchi spregiudicati e suoi avversari come De Luca ed Emiliano, e per tenere a galla il primo si sta aprendo una gara di contorsionismo legale e giuridico che vede in prima fila anche lo zar dell’anticorruzione, a dimostrazione definitiva che la legge Severino fu confezionata da Napolitano e dal Pd per estromettere il Cav.

Pure, il teorema di un partito riformista che abbandona la sinistra novecentesca e allarga il proprio consenso al di fuori del recinto storico, insomma il Partito della Nazione, è ridimensionato proprio come il progetto pervicace di una legge elettorale costruita su misura del 40 per cento che fu alle europee del 2014. Non c’è da rimpiangere le due perdite: l’Italicum è peggio del Porcellum e del Mattarellum, ed era solo una ostentazione di muscoli, per tacer della finta riforma del Senato; il partito democratico è pieno ancora di gufi e rosiconi affezionati a coop Cgil e marxismo, il partito democratico fa riformine a metà anche quando vorrebbe farle vere, perché nessuno dal crollo dell’Unione Sovietica ha mai davvero fatto i conti col passato, e la Leopolda non è certo stata la Bad Godesberg dei socialdemocratici tedeschi. Pure, ed è l’ultima notazione per oggi, tra foto a sorriso tirato con De Luca, Paita e Moretti, assenza in Puglia, playstation e mimetica, il tutto rivelatosi inutile, va rivisto il mito del grande comunicatore che piaceva tanto anche al Cav. Ma bisognerebbe fare presto.

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di on 4 giugno 2015. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

10 commenti a Fate presto

  1. maboba Rispondi

    4 giugno 2015 at 08:51

    Articolo da condividere nel suo complesso. Da sottolineare con forza l’argomento Cantone. Che il fustigatore della moralità per eccellenza si affretti e si ingegni per difendere il candidato PD è uno scandalo che purtroppo solo qui viene denunciato. A conferma del vecchio detto (italiano non a caso) che con gli amici le leggi si interpretano, con i nemici si applicano. Siamo ancora un paese non liberale, prendiamone atto. Le cagnare ed azioni contro i comizi di Salvini sono atti di squadrismo vero e proprio, ma siccome a farle sono i degni rappresentanti della cosiddetta sinistra (vien da ridere), allora questo non si denuncia, non dà scandalo, né tantomeno si attuano misure giudiziarie adeguate, bensì si dà la colpa allo stesso Salvini ed i giornali si accodano.
    Purtroppo nel Cdx manca un leader (Salvini ancora non lo è) e soprattutto mancano ( o meglio esistono, ma non vengono sostenute ed adottate) proposte serie e circostanziate contro spesa e debito pubblici, perché in fondo finora anche lì si è stati più statalisti che liberali.

  2. Albert Nextein Rispondi

    4 giugno 2015 at 08:56

    Un liberalismo libertario sarebbe la soluzione, fondata su uno stato minimo e tutte le competenze ed iniziative al settore privato con tasse ridotte al lumicino.
    Io non vedo formazioni politiche in grado di far presto su queste basi.
    Non c’è un futuro di benessere e libertà in vista.
    C’è lo sfascio.
    Attendo che inizi lo spettacolo.

  3. adriano Rispondi

    4 giugno 2015 at 10:21

    In Austria in questi giorni si raccoglieranno le firme per uscire dalla UE.Ne servono 100.000,il tempo è poco,staremo a vedere.Lassù la costituzione prevede meccanismi di democrazia diretta,beati loro.Lei,come altri qui,recita l’elenco solito “meno tasse,meno spesa pubblica,meno burocrazia”,evitando ,comealtri qui,di dire come si fa.Sì,perchè aggiungere che ci vuole “grande fermezza con la troika su misure di austerità inique e altrettanto inique regole di immigrazione e lotta ai clandestini” rinnova il malinteso di un equivoco.Quelle misure “noi” le abbiamo accettate e approvate.A chi chiediamo di cambiarle?A noi stessi?L’unica cosa da cambiare è una unione che non funziona e non può funzionare perchè quella politica appartiene al mondo dei sogni.Prima se ne esce meglio è ma lei non ne parla e quindi,tanto per restare nella burocrazia da abolire,il suo silenzio diventa un assenso.Anche questa ricorrente questione delle primarie per la scelta del leader comincia a stancare.Un leader per fare che?Quello detto prima che non si può ?Occorre riprendersi la sovranità,denunciare i trattati che non corrispondono ai nostri interessi e fare da sè.Se non subito almeno come prospettiva di lavoro.In attesa del partito repubblicano le elezioni si avvicinano e il tempo passa.Se si votasse domani l’unica prospettiva per vincere è un accordo lega cinque stelle.Non è fantapolitica,si può fare anche se non è facile ma pensare di vincerle con un partito che non c’è non mi pare lo sia di più.

  4. Emilia Rispondi

    4 giugno 2015 at 14:05

    FATE PRESTO……
    mi ricorda una brutta pagina di Storia Italica.
    Per il leader proponete qualcosa anche voi giornalisti, ma che non siano i soliti nomi.

  5. Lorenzo Rispondi

    4 giugno 2015 at 15:53

    Cronaca verità come sempre quella del”ottima Maglie.Vorrei solo,per esasperazione affermare che siamo il primo paese comunista,termine dialetticamente improprio ed abusato,d’Europa, e andiamo verso i campionati del mondo.A proposito Napolitano gioca ancora?Forse dovremo cominciare a sognare un partito laburista devastante abbattuto da una lady di ferro che ahimè non vediamo ne vedremo.?il giorno in cui qualcuno ci dicesse che taglierà del 15 percento la spesa pubblica andremo tutti in ginocchio ad Alberobello che li fanno delle granite stupende.

  6. Luciano Frontani Rispondi

    4 giugno 2015 at 19:13

    Premetto che sento la mancanza di M.G.Maglie su “Libero”, in quanto giornalista al di fuori degli ideologismi. Poi condivido la sua notazione sulla natura del PD, partito ancora ancorato ai vecchi schemi dei DS. Ha ragione M.G. a pungolare l’alternativa liberale ad organizzarsi per fronteggiare Renzi alle forse non lontane elezioni politiche.

  7. Arcangelo Rispondi

    5 giugno 2015 at 06:15

    Ma che primarie, se prima votavano Rom e cinesi adesso voteranno anche quelli di colore, è tutta una tarantella all’italiana.

  8. Arcangelo Rispondi

    5 giugno 2015 at 06:47

    Non capisco perché l’italiano vuole soffrire, siamo proprio nati per essere sottoposti a chi è inferiore a noi, sul l’immigrazione a me sembra un puntiglio della sinistra che vuole far soffrire gli italiani, non vedo perché non si bloccano le partenze, il capo del governo di Tobruk riconosciuto dai governi internazionale, ci ha messi in guardia dal Isis, ha chiesto di essere aiutati per impedire le partenze di queste persone che non tutti fuggono dalla guerra e che non si conosce chi sono veramente, questo è grave che il nostro governo non agisce come l’Australia,gli inglesi,francesi, e spagnoli, oltre agli Stati europei che non accettano immigrati in casa loro, e tra queste anche la Polonia che sino ad ieri ci ha invaso con la loro miseria, ed oltretutto ci ha potato via molte aziende, col miraggio delle poche tasse, anche la, le nostre ambasciate sono stupide lasciando campo libero alle biondine polacche che lavorano presso questi uffici, che convincono gli imprenditori a stare in Polonia, il resto lo conosciamo come siamo fatti quanto di mezzo ci sono donne accattivanti. Adesso che la Polonia si è risoluta con soldi europei, ha dimenticato da dove viene, si perché ha ricostruito tutta la Polonia anche con i nostri soldi, quasi tutte le donne polacche hanno lavorato in Italia, non hanno speso un centesimo, dormire e mangiare gratis, senza contare i regali,adesso fanno i patrioti rifiutandosi di aiutarci, questa è l’Italia, aiutiamo tutto il mondo ma ci trattano sempre da ultimi,nonostante nella storia siamo stati i primi, l’italiano, deve ridiventare patriota se non vuole fare la fine del nulla, anche gli immigrati sono patrioti,e nessuno ti permette di offendere la loro terra,i loro genitori gli lo hanno insegnato,da noi no,è questo è il vero nostro danno,altrimenti nessun ministro dell’interno potrebbe fare quello a cui ci sottopone adesso, non ho capito ancora se questi sono italiani o meno, e non mi vengano a dire che sono brave persone, si è visto in questi giorni quanti delinquenti hanno arrestati, ma quanti fanno vinta di non vederli. Viva l’Italia.

  9. Padano Rispondi

    5 giugno 2015 at 10:40

    Il CDX non può trovare un leader, per il solo motivo che Nord e Sud hanno interessi ormai del tutto inconciliabili.

    Negoziamo la ripartizione del debito pubblico e dividiamoci.

  10. Cesare Rispondi

    6 giugno 2015 at 11:14

    Per Arcangelo, io su facebook ho creato un gruppo che si chiama proprio “I PATRIOTI” è rivolto a tutti quelli che si sentono veramente patrioti, che difendono l’Italia in tutte le occasioni, ma sono ben pochi quelli che si sono iscritti. Questo gruppo non è rivolto secondo il partito, ma secondo la volontà di difendere la Patria.

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