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Cara Confindustria, le vere sanzioni le impone la Russia

putin embargo

Lo chiede Berlusconi, lo ribadisce Lisa Ferrarini, vicepresidente di Confindustria: via le sanzioni alla Russia, o sarà un disastro. Lo ha dichiarato lo scorso autunno e lo ripete anche oggi, nella sua lunga intervista rilasciata a Il Giornale. Via le sanzioni alla Russia. Abbiamo perso 3 miliardi (cifra fornita dalla Ferrarini e da Putin) e rischiamo di perdere un mercato cruciale. Via le sanzioni alla Russia. I turisti russi che spendevano moltissimo, non vengono più in Italia. Via le sanzioni alla Russia…

Ma ci siamo mai chiesto quali sono le sanzioni contro la Russia? L’Unione Europea, di conseguenza anche l’Italia, impone misure restrittive sui visti e il congelamento dei beni di 150 persone fisiche e 37 entità russe. Si tratta di persone ed entità che hanno contribuito direttamente all’annessione militare della Crimea alla Russia, all’appropriazione indebita dei fondi statali ucraini e alla successiva guerra nel Donbass. A queste si aggiungono misure restrittive per chi commercia con la Crimea, annessa illegalmente alla Russia. Fra queste misure troviamo: divieto di relazioni economiche con la Crimea e con la città autonoma di Sebastopoli (base militare russa), divieto di importazione dei beni, divieto degli investimenti e della prestazione di servizi turistici sempre e solo in Crimea. Non nel resto della Russia e nemmeno nel resto dell’Ucraina. Ci sono poi le sanzioni economiche che riguardano direttamente la Russia, ma fra queste troviamo solo misure restrittive su esportazione di armamenti, di tecnologia dual use (civile, ma potenzialmente militare) e altre tecnologie militarmente sensibili. Per quanto riguarda le sanzioni finanziarie, sono applicate a cinque banche statali russe e sei compagnie statali (di cui tre della difesa e tre energetiche).

Avete letto, in questo elenco, di sanzioni che impongono divieti di esportazioni di moda italiana? O di prodotti agricoli e alimentari italiani? O altre che vietano ai turisti russi di venire a fare il bagno in Italia questa estate? No? Chiaro: non ci sono. Le sanzioni imposte dall’Ue alla Russia, quelle di cui parla sempre Salvini, quelle contro cui Berlusconi ha promosso una mozione parlamentare, non toccano neppure con un dito l’interscambio commerciale fra Italia e Russia, ma riguardano singole persone, istituzioni e aziende ritenute responsabili della crisi ucraina. Punto.

E allora, contro chi si protesta? Lo dice la stessa Ferrarini, nella sua intervista: «Per ritorsione, la Russia ha chiuso la porta in faccia all’ortofrutta, carni lavorate, calzature, moda, lusso». Chiaro, no? Le sanzioni che ci danneggiano sono quelle russe. Non quelle europee. La Ferrarini è dunque pregata di protestare presso il governo russo. Il putiniano medio è abituato a vedere il mondo con gli occhi del Cremlino e dunque sarà portato a considerare come automatica la “ritorsione” russa. Non la è affatto. Non c’è alcun automatismo, quando si decide un embargo anti-europeo. Si tratta di decisioni politiche, ragionate, e applicate per danneggiare i nostri interessi. Quindi, volete protestare contro le sanzioni che danneggiano veramente l’Italia? Protestate con Mosca, non con Bruxelles.

Di che perdita stiamo parlando, poi? Perché, se è vero che le aziende italiane hanno perso terreno nel mercato russo, complessivamente le esportazioni italiane sono aumentate, quest’anno. A far da traino è stata soprattutto la svalutazione dell’euro (contestabile, per altro): l’Istat rileva un aumento delle esportazioni italiane in aree extra-euro del +4,8% nell’ultimo trimestre. Nel marzo scorso, la crescita tendenziale delle esportazioni (+9,2%) era trainata dalle vendite verso aree extra-euro (+13,2%). Nel 2014, quando gli effetti della svalutazione dell’euro non c’erano ancora, la tendenza era un aumento delle esportazioni nell’area euro (+3,8%), mentre verso il resto del mondo abbiamo venduto all’incirca come l’anno prima (-0,1%). Cosa significano questi dati Istat? Che possiamo fare a meno della Russia. Può vietarci la vendita di quel che vuole, sarebbe doveroso da parte nostra prendercela con il governo russo (invece di dar la colpa alle sanzioni Ue), ma nonostante tutto, gli altri mercati trainano comunque le nostre esportazioni, come se la crisi russa non esistesse.

Il problema economico delle sanzioni alla Russia, dunque, non esiste. C’è, semmai, un problema politico. Perché nel braccio di ferro fra Ue e Russia, l’Italia (come sempre, nella sua storia) vuole stare nel mezzo a mediare. Ma è un problema politico, comunque. E ideologico. Non parliamo di “affari”, però, perché quelli non c’entrano.

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di on 13 giugno 2015. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

6 commenti a Cara Confindustria, le vere sanzioni le impone la Russia

  1. adriano Rispondi

    13 giugno 2015 at 12:53

    Geniale.Ciascuno giudichi quale è la causa e quale è l’effetto.Le sanzioni alla Russia mi hanno fatto rileggere il libro “I 900 giorni.L’assedio di Leningrado.”Pensare di influire sui russi facendo loro “bu” è comico.Intanto con le nostre brillanti operazioni loro si accordano con Pechino.Oltre alla causa e all’effetto gli illustri strateghi dovrebbero pensare a chi ha bisogno di chi e se è meglio il gas naturale o quello da terremoto,forse,controllato.

    • Vera Rispondi

      14 giugno 2015 at 20:53

      Grazie Adriano per le belle parole e interesse verso Russia, io sono russa infatti e mi fa piacere che leggi libri del genere! Solo che forse non hai capito ma in questo caso il “bu” è la Russia stessa che si sta facendo. Sanzioni del mondo riguardano le cose militari e certi oligarchi responsabili per annessione e guerra. Sanzioni davvero cattive contro il suo stesso popolo sta facendo il nostro governo :(
      Non sai la vergogna che sta succedendo la da noi, non solo economicamente ma moralmente, spiritualmente.. E’ un peccato dire cose cosi sul paese che amo cosi tanto, ma è per questo che vorrei che si cura da malattia di putinismo

  2. Lorenzo Rispondi

    13 giugno 2015 at 13:29

    Solo un esportatore stupido può credere nella stabilità di rapporti con paesi amministrati da despoti,o da perenne condizioni di polizia.Prima o poi accade qualcosa come atteggiamenti tipici da non democrazia o colmi di illiberalità per altri che devono subire, e le condizioni commerciali cambiano.Il despota rimane despota e non vi è’ nulla di diverso se non negli occhi dell’amico in affari.Il despota non ha ,ne può avere amici,rischia troppo.Ricordate la guerra del golfo quando Saddam,poi impiccato,invase il Kuwait il tutto giustificato ,oltre dai conflitti con gli Usa,dal passato’ che ,a sua giustificazione,vedeva uniche identità etniche perché ottomani.lL’ONU agi’ e nel 91 americani e contingenti di coalizioni penetrarono l’Irak ,poi la storia la conosciamo.Qui la questione e’ molto dissimile?Forse nelle dimensioni e nella prepotenza.

  3. Albert Nextein Rispondi

    13 giugno 2015 at 13:31

    Non mi piace Putin, e non me ne fido.
    Il suo passato nel kgb è piuttosto eloquente.

    Ma se non ci fosse , occorrerebbe inventarlo.
    Tanto per far sapere ad america e europa che non possono impunemente attuare politiche estere intrusive senza pagare dazio.
    La Nato andrebbe sciolta, non serve più.
    L’Onu andrebbe molto limitato, tanto serve a poco o nulla.
    Il mondo dovrebbe esser basato su rispetto reciproco tra popoli e tra nazioni, lasciando massima libertà alla gente di intraprendere e di scambiare merci e prodotti.
    Tramite la democrazia diretta i cittadini incidono in prima persona sullo scheletro legislativo e amministrativo.
    Ed anche sulla politica estera ed immigratoria.

    Obama non mi piace, Putin non mi piace.
    L’unione europea e i suoi capetti non mi piacciono.
    Non faccio classifiche, perché sono imperialisti entrambi i primi due, ed esecutori decadenti il terzo.
    Ma di certo l’america ha molta più consuetudine ed esperienza nel settore.
    E con la storia della sicurezza nazionale sta diventando il fu paese delle libertà, e il motore dell’ingerenza negli affari politici altrui.
    Coi bei risultati che vediamo in giro per il mondo.

  4. feli Rispondi

    13 giugno 2015 at 19:17

    d’accordissimo con Albert Nextein!

  5. aquilone Rispondi

    16 giugno 2015 at 22:30

    Pensa invece quando tra russia e cina si sarà terminata la costruzione del gasdotto, la cui inaugurazione si prevede per il 2017. E se a quel tempo la russia decidesse, come ritorsione alle sanzioni, no di bloccare l’ortofrutta, ma di bloccarci il gas?

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