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Sveglia centrodestra/2 – Come essere repubblicani, davvero

Se Silvio vuole creare un partito modellato sull'Elefantino, dovrebbe fare quattro cose: studiarsi l'originale, varare un programma anti-socialista, rimettere la famiglia al centro e prendere gli Usa (non la Russia di Putin) a modello. Altrimenti resterà un contenitore vuoto...

republican

Abbiamo sentito dire che Silvio Berlusconi vuole fare un partito sul modello di quello repubblicano americano? Abbiamo sentito bene? Ok, allora ci sentiamo di dargli quattro semplici consigli per una trasformazione completa.

Primo: caro Silvio Berlusconi, alle prossime elezioni statunitensi, che si terranno l’anno prossimo, mandi una delegazione di deputati e senatori di Forza Italia alla convention del Partito Repubblicano e non a quella del Partito Democratico. Non prenda esempio da Barack Obama (che lei ha indicato quale suo candidato ideale, appena tre anni fa), ma osservi a ascolti quel che diranno i candidati repubblicani. E quello che già stanno dicendo i candidati di punta in queste primarie: Rand Paul, Marco Rubio e Ted Cruz. Se vuole copiare, almeno si studi bene e frequenti l’originale.

Secondo: caro Silvio Berlusconi, il Grand Old Party è cambiato tante volte, da Lincoln ad oggi, ma è sempre stato un partito anti-socialista. Quindi, se vuole un programma repubblicano, non segua i consigli di un Renato “orgoglioso di essere socialista” Brunetta, nemmeno di un rinnovato Giulio “il mercatismo uccide” Tremonti. La pregherei di non leggere più i guru della scuola liberal di economia, che piacciono a Barack Obama, quali Krugman o Stieglitz. Vanno di moda, ma non sono dalla parte in cui lei vuole andare. Sono semplicemente l’opposto. Legga altri premi Nobel, piuttosto, come Friedman (Milton) e Hayek. Quando parla di Europa, per favore, non dica che la Bce non stampa abbastanza moneta, o che le istituzioni europee non danno abbastanza aiuti all’Italia. Queste cose, infatti, sono tipiche del programma democratico. Sono le critiche che l’amministrazione Obama (non certo un governo repubblicano) rivolge all’Europa. Se lei vuole seguire sul serio il programma repubblicano, dovrebbe semmai chiedere meno moneta in circolazione, meno aiuti europei, meno aiuti statali all’economia. Chieda più indipendenza dell’Italia dall’Europa e più indipendenza della società civile italiana dallo Stato italiano. L’economia, da questa parte della politica statunitense, la vogliamo libera dallo Stato e crediamo nella forza del self-help, non dell’aiuto statale (che con disprezzo chiamiamo food stamp, sussidio per il cibo).

Terzo: nell’elaborazione del programma, tenga la famiglia al centro. Nella grande democrazia americana, dove il cristianesimo conta ancora qualcosa, la famiglia è veramente al centro dell’educazione, del lavoro e dell’impresa. In America i repubblicani si oppongono veramente all’aborto e ci credono. I dissenzienti sono liberi di dissentire, ma difficilmente beccheranno un voto che è uno dall’elettorato repubblicano. I conservatori, soprattutto, sono veramente contro il matrimonio gay e ci credono. E non ci sono molti spazi per il Cecchi Paone di turno (che al di là dell’Oceano starebbe bene assieme all’ala sinistra del Partito Democratico). Ma so che qui in Italia è facile equivocare. In Italia chi “difende la famiglia” chiede sussidi per la famiglia. No, non li ascolti. Non stiamo parlando di una comunità naturale da aiutare, ma da liberare dallo Stato. O la famiglia o il governo, questa è la scelta che si deve compiere in ogni campo. Se si vuole veramente lasciare in pace la prima, si deve liberare l’istruzione pubblica dallo Stato e permettere ai genitori piena libera scelta su dove mandare a studiare i figli (anche a casa, se necessario). Si deve detassare la famiglia (e non solo) per permetterle il risparmio. Si deve liberare l’impresa, dalle tasse e dalle regole, per permettere ai figli di trovare lavoro, ai giovani brillanti di creare nuove aziende, ai padri di produrre ricchezza. Lasci perdere i suggerimenti fuori tempo massimo di chi, rimpiangendo o riecheggiando in buona fede il Duce, continua a chiedere “figli alla patria”. L’America ha un tasso di natalità doppio rispetto all’Italia, non certo grazie alle politiche di sostegno, ma perché un’economia libera e una filosofia di vita ottimista inducono a guardare a un futuro più roseo. Perché meno tasse permettono i risparmi necessari a far studiare e crescere bene più figli. Ed è l’America repubbicana che consente tutto questo. Quella che i progressisti liberal, denatalisti, sostanzialmente nichilisti, non sono ancora riusciti a piegare.

Quarto: se vuole veramente seguire i Repubblicani americani, prima di tutto prenda l’America come punto di riferimento. Contrariamente a Obama, tutti i candidati e presidenti recenti, da Reagan a Bush padre, da Bush figlio a McCain e Mitt Romney, sono tutti consapevoli dell’eccezione americana, la città che splende sopra la collina. Non è vuota retorica. Non è semplicemente patriottismo americano o professione di nazionalismo. Nossignore. E’ una constatazione oggettiva di un’eccezione storica: una nazione nata libera che, nella storia, ha avuto una funzione unica di liberatrice per tutti i popoli che ha difeso. Una nazione che, proprio grazie alla sua piena libertà (un concetto che provoca ancora le vertigini agli italiani) ha raggiunto il massimo grado di benessere, sviluppo tecnologico e umano. La stessa nazione che, in nome della libertà, ha distrutto i vecchi imperi, poi il fascismo e il nazismo, poi il comunismo ed ora tiene testa (praticamente da sola) all’islamismo e ai nuovi nazionalismi russo e cinese. Tutte cose per cui, in Italia e in Europa, è ancora odiata da molti nostalgici dei sistemi sconfitti. Se vuole essere repubblicano, signor Berlusconi, abbandoni senza indugio i suoi amici anti-americani, a partire dall’ex colonnello del Kgb che pure le è personalmente simpatico. E si unisca alla crociata americana per la libertà, l’unica per cui valga la pena di battersi.

Ps: Infine, un consiglio che non è un consiglio, ma una questione di metodo: faccia le primarie. E vinca il migliore, come fanno da un pezzo i repubblicani.
Pps: e lasci perdere animaliste, ecologiste, femministe, sostenitrici dell’ideologia gender e denataliste. Il bello di essere conservatore è proprio quello di essere immune a tutte le più nocive bolle ideologiche del momento, con la consapevolezza che fra pochi anni scoppieranno. Di belle ragazze, se è questo quel che le interessa, è pieno anche il mondo conservatore. Vada in America e constati. Non c’è bisogno di reclutarle dal mondo liberal.

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di on 8 maggio 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

9 commenti a Sveglia centrodestra/2 – Come essere repubblicani, davvero

  1. Francesco_P Rispondi

    8 maggio 2015 at 14:31

    Se volesse fare seriamente il GOP in Italia, temo che si salverebbe niente di Forza Italia 2.0.
    Per noi sarebbe solo un bene. Non sarebbe un male neppure per lui, perché si liberebbe una volta per tutte di quella corte dei miracoli dei suoi “fedelissimi traditori”.
    Purtroppo temo che non sarà così risoluto da sfasciare tutto per ripartire. Toccherà a qualcun altro ripartir da zero.

  2. adriano Rispondi

    8 maggio 2015 at 14:46

    Suggerimenti superflui.Ne basta uno.Si ritiri dalla vita politica.Meglio rivolgere le sue considerazioni al successore.Considerazioni che possono essere attraenti ma dimenticano che l’America ha il dollaro e può fare quello che vuole.Per ora.La ricetta per noi può prevedere anche gli ingredienti da lei indicati ma prima occorre la sovranità perduta e le condizioni per ottenerla.Se non si torna alla lira ,non ci si riappropria del debito e lo si gestisce come fa il Giappone ,tutti i nobel del mondo servono a niente.L’ “America come punto di riferimento” va bene,nel senso che,come fanno loro,dobbiamo agire secondo i nostri interessi.Gli USA avranno tutti i meriti storici che si vuole ma se sbagliano,sbagliano.E la politica estera americana ha combinato,negli ultimi anni,disastri difficili da gestire e impossibili da ignorare.Se qualcuno, come l’odiato Putin,ne ha fatti di meno,riconoscerlo non è peccato di lesa maestà,così come considerare la Russia una variabile nell’equazione da risolvere per la sopravvivenza.Escluderla a priori è un errore,fra i tanti che si fanno quando si preferiscono le ideologie al pragmatismo.

  3. Liutprando Rispondi

    8 maggio 2015 at 17:02

    Non ho nulla contro gli USA perché sono convinto che sia un paese in cui la democrazia abbia un senso che nel resto dell’Occidente non ha.
    Scrive Hoppe, economista di area liberale:
    Se gli stati Uniti [nella prima guerra mondiale] avessero seguito una politica estera di stretta osservanza non-interventista, è assai probabile che il conflitto europeo avrebbe avuto fine nel tardo 1916 o all’inizio del 1917, come risultato di diverse iniziative di pace condotte soprattutto dall’imperatore austriaco Carlo I. Inoltre la guerra si sarebbe conclusa con un compromesso di pace mutualmente accettabile, che avrebbe salvato la faccia a tutti, anziché con un vero e proprio diktat. Di conseguenza. l’Austria-Ungheria, la Germania e la Russia sarebbero rimaste monarchie tradizionali invece di essere ridotte a repubbliche democratiche di breve vita. Con al loro posto lo Zar di Russia e un Kaiser in Germania e in Austria, sarebbe stato pressoché impossibile per i bolscevichi andare al potere in Russia e, come azione alla crescente minaccia comunista nell’Europa occidentale, per i fascisti e i nazionalsocialisti fare lo stesso in Italia e in Germania.I milioni di vittime del comunismo, del nazionalsocialismo e della seconda guerra mondiale avrebbero potuto essere evitati.

    È probabile che, più che una stretta osservanza dei principi fondanti americani, si debba guardare al totale smantellamento degli Stati nazionali ed a un pesante ridimensionamento di quello europeo.
    Cosa che potrà accadere solo con il fallimento dei programmi dirigisti del vecchio continente.
    Sicché un Partito Repubblicano serve quanto quello “Democratico”. Soprattutto se confezionato attorno ai personaggi che hanno fatto del centrodestra italaiano quella schifezza che è.

    • Stefano Magni Rispondi

      9 maggio 2015 at 00:13

      Hoppe è un autore libertario che nulla ha a che vedere con i repubblicani. La sua critica è esterna al sistema politico statunitense contemporaneo, a cui non contribuisce neppure col suo voto.
      Quanto alla sua critica all’interventismo americano, a volte è pertinente, altre volte si fonda su mera propaganda anti-americana, con tesi storicamente insostenibili. La sua contestazione all’intervento nella Prima Guerra Mondiale non tiene conto di diversi fattori. Non tiene conto, ad esempio, delle condizioni che Gran Bretagna e Francia avrebbero imposto alla Germania: senza intervento mitigatore di Wilson sarebbero state addirittura più severe. E’ un classico errore quello di identificare nell’intervento degli Usa la causa della vittoria dell’Intesa: vinse prima che gli Usa potessero realmente influire sulle operazioni militari. La sua fiducia sulle “monarchie tradizionali”, almeno nel caso della Prima Guerra Mondiale, è molto mal riposta, così come esagerato è il suo ottimismo sulla loro tenuta nel dopoguerra. La Germania era una “monarchia tradizionale”, ma già dal 1916 aveva sposato il nazionalismo più radicale. La “monarchia tradizionale” russa, dopo il 1916 era del tutto insostenibile e sarebbe stata travolta comunque dalla rivoluzione (quella di febbraio, socialista e democratica, precedette l’intervento americano di due mesi, per altro). Trovo estremamente semplicistica l’idea che il nazismo sia sorto quale conseguenza della sconfitta nella Prima Guerra Mondiale: i germi c’erano già tutti nel 1914. E senza un intervento americano, senza l’idealismo di Wilson, senza il suo tentativo organico di dare un senso alle relazioni internazionali nel dopoguerra, lo scontro politico e ideologico dopo il bagno di sangue europeo, sarebbe stato addirittura più acceso e totale, fondato sulla pura vendetta di popolo. Insomma, non riconoscere il ruolo positivo degli Usa nel 1917-18 è tipico di certo nostalgismo europeo, di un mancato riconoscimento delle proprie responsabilità, di un malcelato senso di invidia (per aver ceduto lo scettro dell’egemonia agli Usa) che domina nelle nostre accademie e che Hoppe condivide, ma che storicamente non sta in piedi.

      • Liutprando Rispondi

        9 maggio 2015 at 11:51

        Infatti segnalo Hoppe senza relazione al Partito Repubblicano statunitense.
        Sta di fatto che per superare l’invidia europea per la perdita dell’egemonia in favore d’altri, è necessario uscire dagli schemi liberale/socialista e prendere atto che i problemi dell’Europa nascono principalmente dall’Europa e dalla struttura ereditata dalla rivoluzione francese che ha il suo punto d’appoggio sulla concezione dello Stato.

  4. Luca Beltrame Rispondi

    8 maggio 2015 at 17:45

    Ma perche’ il GOP sembra cosi’ accattivante? Al momento e’ tutt’altro che liberale, un gruppo di feroci ultraconservatori, ma soprattutto di un moralismo (di facciata, in stile Inghilterra vittoriana) tale che spegnerebbe ogni interesse liberale.

    • h Rispondi

      8 maggio 2015 at 18:53

      Il solito iettatore.

  5. alessandro Rispondi

    8 maggio 2015 at 18:57

    Sottoscrivo in pieno Dr.Magni.Speriamo la legga. Pero’ temo che il Sig. Silvio Berlusconi sia ostaggio di tutto quanto si dovrebbe liberare oltre che della veneranda eta’ che gli ofusca la parte liberale del cervello. Quindi l’unica alternativa rimane quella di indire una audizione nazionale per far emergere un nuovo leader, al momento inesistente.

  6. Albert Nextein Rispondi

    8 maggio 2015 at 22:01

    Berlusca è politicamente finito.

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