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Sfogo di napoletano contro Napoli

Un uomo a Secondigliano ha ucciso i famigliari e poi si è messo a sparare all'impazzata per strada (4 morti). In quei quartieri, oggetto delle utopie sghembe delle archistar, non c'è né Stato né società civile, e si oscilla dal rivendicazionismo lamentoso al puro nichilismo. Finché non si imparerà a scommettere su se stessi...

VeleNon saremo certo noi, che crediamo nella libertà e responsabilità individuali, a cadere nei facili sociologismi. Il tragico evento di Napoli, ove un infermiere incensurato, per un futile motivo, ha ucciso prima i familiari in casa e poi ha colpito vari passanti estranei, sparando all’impazzata in strada, è sicuramente opera di un folle, ovvero di un uomo normale preso all’improvviso da raptus omicida. Eppure, al gesto sconsiderato si legano nell’immaginario considerazioni non effimere. Secondigliano è un quartiere che ha dato sempre molta fiducia ai partiti di sinistra: un quartiere rosso, di povera gente destinata a barcamenarsi fra mille difficoltà. Ma la Secondigliano operaia e sottoproletaria non esiste più. Distrutta e saccheggiata dalla sinistra stessa, dai dirigenti a cui aveva dato fiducia. Oggi sbarcare il lunario a Secondigliano è sempre più difficile anche perché col tempo è diventata preda di scorribande camorristiche, di delinquenza di strada, di immigrazione intensa e non controllata che crea una quotidiana lotta fra poveri di cui una nazione seria dovrebbe vergognarsi.

A Secondigliano non c’è lo Stato: le forze dell’ordine sono colluse o intimidite. Ma non c’è nemmeno società civile, ma individui isolati e tutti potenzialmente folli. La sinistra ha cominciato il saccheggio negli anni Settanta, Secondigliano fu oggetto delle utopie urbanistiche di radical chic e intellettuali organici, e anche di politici che si definivano artisti come, ad esempio, il primo sindaco comunista della città, Maurizio Valenzi, amico di Napolitano: antifascista, resistente, pittore di pessimi quadri osannati dalla critica compiacente. E poi, ancora, la sinistra coi suoi architetti “vicini a popolo” che fecero dono al quartiere di complessi architettonici che si volevano all’avanguardia ma che non tennero minimamente in conto le esigenze di chi vi sarebbe andato ad abitare. Perfetti ad esaltare solo la loro vanità. Sono le famigerate “vele” di Secondigliano, formicai non umani ma subumani, ove chi vi vive, spesso spogliato del suo territorio natio e sedotto da un “alloggio popolare”, è stato come deportato. Oggi l’atteggiamento verso lo Stato oscilla dal rivendicazionismo tradizionale che invoca sovvenzioni e sistemazioni sempre più difficili, ma a cui la sinistra ha abituato con la sua cattiva pedagogia, al nichilismo puro e senza senso di cui il fattaccio di ieri può considerarsi un epifenomeno. “Je so’ pazzo“, cantava il primo Pino Daniele, quello non ancora politicizzato. E aggiungeva: “e lo Stato non mi deve condannare”. Qualcuno ancora vive nell’idea dell’arrivo di un demiurgo, del “salvatore”. Si aggrappa alle promesse che presto generano illusioni, come i casi eclatanti di Bassolino e Pisapia stanno da ultimo a dimostrare. Le disillusioni sono sempre più rapide. Con tutte le conseguenze, facilmente immaginabili, del caso.

Domani, altra simbologia non da poco conto, era prevista una visita in pompa magna di Renzi a Napoli. Si sarebbero ascoltate le solite promesse, questa volta ancora più mirabolanti. E si sarebbe assistito, alla maniera dei vecchi democristiani, allo strappo di nastri di inaugurazioni fasulle di opere incompiute come la nuova linea metropolitana. Al popolo mai una parola di verità. Mai un appello a cambiare mentalità e a fidarsi solo di se stessi, non di uno Stato corrotto e immorale. Gli spari di Secondigliano dovrebbero essere per il nostro leader, se fosse più serio, forieri di oscuri presagi. E comunque gli hanno rovinato la festa. “Je so’ pazzo” e , per favore, “nun c’è scassate o’ cazzo”.

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di on 18 maggio 2015. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a Sfogo di napoletano contro Napoli

  1. Lorenzo Rispondi

    16 maggio 2015 at 09:38

    Quante Secondigliano,pur più presentabili abbiamo,soprattutto in un meridione dalla storia e cultura forte, dove e’ l’abdicazione dello Stato a vantaggio di criminali più o meno organizzati.Quante aree non sono sotto il controllo di questi delinquenti .Gli unici redditi possibili e ricercatissimi sono da impiegati di stato,comunali,regionali e relativi.L’impresa,la grande impresa,che viveva prima del’Unita,unità che non è mai esistita,mai vivrebbero in quelle geografie senza infrastrutture e logistica.E allora?Si continuerà a delinquere o a vivere di sostegno statale finché si può.Non c’è speranza è non solo da quelle parti e l’emigrazione per chi vuol vivere e’ in forte ripresa.Ma ,Prof. Ocone ,non importa a nessuno.

    • Emilia Rispondi

      16 maggio 2015 at 14:31

      Bravo Lorenzo!

  2. Albert Nextein Rispondi

    16 maggio 2015 at 09:55

    I napoletani ancora non hanno toccato il fondo.
    Quando ci arriveranno forse apriranno gli occhi, e forse proveranno a risalire buttando a mare stato, governo, amministrazioni pubbliche e potere in senso lato.
    In ogni caso la regione campania, come tutte le altre, dovrebbe arrangiarsi da sola in ogni ambito.
    Il tempo delle sovvenzioni, dei conti pagati da uno stato pusher devono finire.
    In quel momento , senza padre-padrino-padrone, i napoletani inizieranno a risalire, perché si dovranno arrangiare.

  3. Francesco_P Rispondi

    16 maggio 2015 at 15:56

    L’episodio è emblematico perché tipico delle favelas e dell’umanità stressata, impoverita, degradata e succube della criminalità.
    Ai tempi dei Borbone Napoli era una città ben amministrata, tant’è che oggi molti napoletani rimpiangono ancora la vecchia dinastia. Fuori dal circondario di Napoli, invece lo Stato non esisteva, tant’è che bastarono mille sciagurati e una congiuntura internazionale favorevole per far collassare l’intero Regno delle Due Sicilie.
    Cosa successe dopo? Lo sappiamo tutti: i Savoia non sapevano che fare di un territorio sconosciuto che erano impreparati a integrare sotto il loro dominio e neppure a colonizzare, come si usava a quei tempi con le conquiste territoriali. Napoli, da città colta, divenne come il resto del meridione: territorio alla mercé di funzionari pubblici tanto arroganti quanto inconcludenti e di bande criminali.
    L’assenza dello Stato è un fenomeno che accompagna l’Italia meridionale fin da prima dell’unificazione. E’ stato ingigantito dalla debolezza risorgimentale e dalla mancanza di visione del futuro che caratterizza l’Italia da oltre un secolo e mezzo.
    La cosa terribile è che oggi anche il Nord si sta “meridionalizzando” con la corruzione, il lassismo, l’approssimazione e la mancanza di ogni progetto.
    Grazie alla debolezza dello Stato, alla spesa pubblica non finalizzata ed al meridionalismo, anziché far crescere il Sud, si sta uccidendo il Nord.
    Bisogna reagire prima di diventare subumanità!

  4. Chris Rispondi

    16 maggio 2015 at 17:35

    Non stupitevi se qualcuno canti “Vesuvio lavali tutti!”

    • Francesco_P Rispondi

      17 maggio 2015 at 03:59

      Quelli che invocano la purificazione vulcanica dicono una grande sciocchezza. Non solo perché non si augura una brutta fine a nessuno.
      Purtroppo il problema delle eruzioni del Vesuvio e dei campi Flegrei è attuale. Non che stiano per eruttare nel breve termine, ma quelli che sembrano tempi lunghi per la vita di un uomo sono in realtà molto brevi dal punto di vista urbanistico (una città vive secoli) e un solo istante dal punto di vista geologico.
      La situazione è resa più seria:
      1) dalla caratteristica esplosiva dei due vulcani, alimentati, come dimostrato dai recenti studi, da un’unica riserva di magma di oltre 1.000 Km cubi a circa 8 km di profondità che occupa gran parte della provincia di Napoli e del Golfo antistante;
      2) dalla natura esplosiva delle eruzioni;
      3) dai brevi tempi di preavviso dall’inizio della crisi sismica all’eruzione.
      Che cosa significherebbe un’eruzione?
      Gli scenari possibili sono molteplici dipendendo da quale dei due vulcani erutterà per primo, dalla violenza dell’eruzione e, nel caso dei campi Flegrei anche:
      a) dal luogo in cui si aprirà il prossimo centro eruttivo;
      b) dal fatto che un eventuale collasso calderico che interessasse il Golfo di Napoli (già accaduto in un passato piuttosto recente geologicamente parlando) provocherebbe uno tsunami con effetti distruttivi in tutto il Tirreno.
      Ci sarebbero dei morti, da alcune decine di migliaia a diverse centinaia di migliaia, in funzione dei vari scenari e, soprattutto, ci sarebbero profughi senza casa e senza lavoro (da 100.000 + nell’ipotesi migliore a un paio di milioni).
      L’economia della provincia di Napoli finirebbe con il collassare trascinando con se anche quelle delle altre provincie Campane. Il PIL nazionale diminuirebbe di colpo da un 2% nell’ipotesi più favorevole, fino a un 4-6% in funzione della energia dell’evento.
      Gli appetiti peggiori dei boss dell’assistenzialismo si scatenerebbero su una massa immensa di senza tetto e senza lavoro, con le conseguenze che possiamo immaginare tutti. Ci troveremmo anche invasi da centinaia di migliaia di profughi che non possono certo tornare in una zona devastata dai flussi piroclastici e dalla caduta di ceneri vulcaniche.
      Quelli che invocano il fuoco purificatore non si rendono conto di tutto ciò.
      Ma non si rendono conto di tutto ciò neppure i politici, i burocrati, gli intrallazzatori e i vari malavitosi, pronti a chiedere soldi per il degrado di Napoli, ma capaci solo di aggravare i problemi della Città. Questa gentaglia sta creando le basi per un disastro annunciato con conseguenze pesantissime che vanno ben oltre Napoli e la sua provincia. Questa gentaglia la pongo su un piano inferiore persino a chi canta sciocchezze.

  5. Lisa Rispondi

    18 maggio 2015 at 01:37

    E vi pare che i meridionali non lo sappiano? Quando in questo quotidiano si parla di meridione non si fanno mai un mea culpa. Io vorrei vivere in una Regione progredita, ma una Regione senza Stato non potrà mai risollevarsi. Mi vergogno che in Sicilia ci siano novemila forestali, ma li ho voluti io? O la classe dirigente? Cosa può fare la popolazione? Abbiamo solo la possibilità di votare e qui siamo stati governati da tutti, sinistra, destra, centro, gialli, verdi e pois… e nulla cambia. Che dobbiamo fare? Prendere i forconi e ammazzare tutti? E che dire della Lega che si è battuta per boicottare la costruzione del ponte? Quello sì avrebbe contribuito a una ripresa del sud. Le colpe di un meridione arretrato non è dei meridionali, è dello stato centralizzato… e non ditemi che la Sicilia è a statuto speciale, perché ogni volta che ha tentato di usare questo vantaggio, gli è stato negato, come il discorso sulle accise…. lasciamo perdere va…

  6. Emilia Rispondi

    7 luglio 2015 at 11:36

    Come ricorda Francesco i mali di Napoli e del Sud hanno origini lontane. I napoletani e i meridionali non hanno armi per combattere. Il voto è manipolato e il sistema Stato che non funziona più. Hai voglia a mettere dentro i delinquenti se il giorno dopo escono dal carcere. Se uno ha la voglia di passare un mese in Calabria si rende conto che lì, in quel luogo, è tutto colluso. Si sa che lì c’è un’evasione fiscale enorme, ma nessuno dice che un commerciante oltre a pagare il pizzo al capozona deve regalare merce al sistema Stato.
    I LUOGHI COMUNI distorcono la realtà. A Napoli non si fa la raccolta differenziata perché le “lobby” lo “impediscono”. Invece in tanti comuni campani la raccolta differenziata arriva all’80%.
    Signori, vi dico una cosa: Napoli è così ricca di tesori che potrebbe da sola risollevare le sorti di tutto il Meridione. Il problema è lo Stato centrale e i comitati d’affari regionali.
    Smantelliamo questa stortura e tutto potrà essere recuperato.
    A proposito di vele di Secondigliano: all’epoca un grande urbanista napoletano sostenne che doveva essere abbattuto tutto il tessuto urbanistico dei Quartieri Spagnoli e ricostruito con edifici a misura d’uomo. Invece la classe dirigente ne andò a costruire un altro a Secondigliano. Ma si sa, quell’urbanista non era allineato politicamente.
    In ultimo: Sapete qual è la regione Italiana che detiene il record percentuale di baby pensioni? provate a indovinare. Un indizio: non è una Regione del Sud.
    Ho sperato per anni in una secessione del Nord cosicché indebolita Roma anche il Sud avrebbe potuto staccarsi, ma tant’è.
    Noi non vogliamo assistenza ma Lavoro e basta!

    Chris, vai a farti fottere!

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