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Se la Scuola non è Buona, la colpa è dei sindacati

buona scuola

Il prossimo 5 maggio gli insegnanti e gli studenti sciopereranno per protestare contro la Buona Scuola, ossia la riforma governativa. I motivi sono diversi: il comitato degli studenti afferma che essa è un modello autoritario, che riconferma le tradizionali disuguaglianze anziché eliminarle; i sindacati sostanzialmente contestano l’assunzione degli insegnanti precari per decreto in quanto richiede tempi parlamentari lunghi per essere approvato e quindi non consentirà l’entrata in ruolo dei precari per il prossimo settembre; e levano gli scudi contro i superpoteri conferiti ai dirigenti scolastici relativamente alla loro funzione di stabilire i docenti meritevoli e di assumere direttamente i medesimi, prerogative che ledono le norme costituzionali.

Più in là si spinge Francesco Scrima, segretario generale della Cisl Scuola che critica il governo di aver messo mano “a questioni senza averne conoscenza e competenza”. E aggiunge “Non si cambia il sistema scolastico senza chi ci lavora, o peggio contro chi ci lavora”. Ora, premesso che in un Paese serio ognuno fa il suo mestiere, cioè i politici quello di governare e i sindacati quello di difendere i lavoratori di riferimento, sono proprio i soggetti suddetti i responsabili storici di aver distorto da tempo le norme costituzionali, le quali prescrivono che nella pubblica amministrazione si accede tramite concorso – cioè l’accertamento delle competenze professionali – e non per mezzo di leggi speciali (i corsi abilitanti) in vigore sin dagli anni ’70 del secolo scorso, di fatto legittimando così l’immissione in ruolo tramite il doppio binario: i concorsi e i corsi abilitanti.

In verità, i sindacati non difendono la costituzionalità delle assunzioni perché hanno contribuito a svuotarla di contenuto, d’accordo con i governi della Prima e della Seconda Repubblica via via succedutisi, bensì poiché non sono stati consultati in qualità di competenti (sic!). Più fondata è la loro contestazione per quanto riguarda il potere discrezionale attribuito dalla riforma ai dirigenti scolastici sulla valutazione degli insegnanti (ma su questo punto è lecito attendersi delle novità in quanto, in seguito alle numerose proteste, il governo pare stia per introdurre criteri di maggiore collegialità, estesa al consiglio d’istituto, per cui i capi d’istituto saranno affiancati da una squadra di tre professori, scelti dal collegio dei docenti). Più concretamente, invece, il limite della riforma del governo e dell’ottica dei sindacati consiste nel fatto che entrambi hanno a cuore la condizione dei lavoratori scolastici, cioè i 100.701 prof. da stabilizzare dal primo settembre, senza affrontare i veri problemi didattici della scuola italiana, costituiti dalla qualità dell’insegnamento, cioè di superare il divario tra il sapere teorico e le esigenze del mondo del lavoro (come avviene in Germania).

In questo senso, la valutazione del merito dei docenti potrebbe segnare un passo in avanti rispetto all’attuale sistema secondo il quale la loro carriera progredisce solo in base all’anzianità, però va articolata secondo parametri che accertino la loro competenza reale , come avviene nelle rilevazioni degli altri paesi dell’Ocse, non già demandando il compito al dirigente scolastico, esteso magari al consiglio di istituto, come vuole il governo italiano. Se la riforma conservasse i connotati odierni sarebbe controproducente perché non affronta correttamente l’argomento, e lo sciopero non apporterebbe alcun contributo utile, anche se il ministro della Pubblica Istruzione Giannini ritiene che la Buona Scuola ha dei “principi rivoluzionari dal punto di vista culturale, del metodo e della governance delle scuole”. Si tratta di temi decisivi per il futuro delle giovani generazioni, sui quali sarebbe auspicabile un dibattito più ampio, magari con un occhio rivolto al sistema scolastico dei Paesi più avanzati.

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di on 5 maggio 2015. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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