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Sceneggiata napoletana

Berlusconi da domani sarà a Napoli a fare campagna elettorale con le donne partenopee (la Pascale, la Carfagna, la Mussolini). Questa corte dei miracoli anticipa la fine politica del Cav e il suo cambiamento antropologico: parlava ai ceti produttivi, mentre adesso "tira a campare"

Sceneggiata napoletanaCi stanno isso, ‘o tenore, il personaggio principale; issa, la prima donna, la compagna d’o tenore; ‘a nennilla, la bella figlia; e infine ‘a comica, cioè la figura più espressiva e passionale. Non manca nessun ingrediente, insomma, per una bella Sceneggiata napoletana. Il problema però è che i protagonisti non sono più Mario Merola, Titina De Filippo e le sorelle Nunzia e Nuccia Fumo; ma Silvio Berlusconi, Francesca Pascale, Mara Carfagna e Alessandra Mussolini. E poi in disparte, dietro le quinte, nel ruolo inedito della figliola prodiga, si muove pure Nunzia De Girolamo.

Lo spettacolo, che rievoca i fasti recenti della commedia dell’arte partenopea, andrà in scena nei prossimi tre giorni, durante i quali Berlusconi farà campagna elettorale in Campania (tra Napoli, Salerno e Caserta), accompagnato proprio dal trio di donne fedelissime: la compagna Pascale, la possibile futura delfina (leggi coordinatrice del partito) Mara Carfagna e la nipote del Duce Mussolini. Le scenette si annunciano molto gustose, tanto più che non più di cinque anni fa ci fu un battibecco niente male proprio tra ‘a nennilla e ‘a comica, ossia tra Mara e Alessandra, con quest’ultima che aveva accusato l’altra di flirtare (politicamente, s’intende) con l’allora nemico Italo Bocchino, e la prima che, in tutta risposta, aveva dato all’altra della vajassa (tecnicismo napoletano per indicare una donna sguaiata, volgare, abituata al pettegolezzo e alla chiassata). Poi però le acque si erano calmate tra le due, e adesso – secondo copione – le due co-protagoniste della sceneggiata vanno d’amore e d’accordo, almeno fino al prossimo atto della commedia.

Ma non sono esclusi colpi di scena – stavolta in chiave Cinepanettone, dal titolo Regionali a Napoli, versione politico-caciaresca dei Natali in India e dintorni, ché dopo tutto siamo sempre nella patria di De Laurentiis – con la De Girolamo che magari ritira fuori le unghie e ripete quanto detto un anno e mezzo fa della Pascale: «Fa tristezza, commenta il nulla»; e la Carfagna che a sua volta attacca la De Girolamo, venendone ricambiata, al grido reciproco di «traditrice!», come secondo un’indiscrezione di Dagospia di un paio d’anni fa, poi smentita categoricamente dalle interessate, Mara e Nunzia si fecero rispettivamente i complimenti. Anche quella volta le cose si erano sistemate, perché così voleva lo svolgimento narrativo della storia. Ma ve lo immaginate il quadretto: Alessandra contro Mara, Nunzia contro Francesca e Mara contro Nunzia. Ci sarebbe stato da divertirsi, a vedere lo spettacolo.

Ora, è chiaro, questo clima di apparente riconciliazione tra le donne partenopee del Cav potrà anche tornare buono per la Sceneggiata, ma potrebbe non bastare a scongiurare la fine politica di Berlusconi. La Campania è infatti, tra le Regioni in cui si vota, l’ultimo baluardo azzurro il cui governatore, cioè Caldoro, possa ancora lottare per la riconferma. Dovesse essere sconfitto dal rivale De Luca (che, per restare in tema di Sceneggiata, interpreta la figura del malamente, cioè dell’antagonsta), Berlusconi non solo rimarrebbe a zero quanto a Regioni guidate da un forzista, ma dovrebbe anche rottamare tutto il cerchio magico raccoltosi ultimamente attorno a lui per tenere le redini del partito. Sarebbe la fine della fine (visto che già lo spettacolo odierno di Forza Italia indica un clima da fine impero, il tempo della décadence, come dicevano i francesi).

Al di là delle ricadute politiche, questa sortita napoletana di Berlusconi, con tutto il suo codazzo di donne partenopee cui sono state date in mano, le chiavi del partito (una, la Pascale, definisce le liste dei candidati, l’altra rischia di diventarne coordinatrice, l’altra, la Mussolini, è capolista in Campania) indica un rovesciamento antropologico di quello che era la natura della Forza Italia delle origini: cioè un progetto che parlava al ceto produttivo, teneva in conto le istanze degli imprenditori e traduceva e provava a interpretare una mentalità basata sul lavoro, sull’autodeterminazione, sul mito del self-made man e non sul parassitismo, sull’assistenzialismo, sulla lagnanza perpetua, mali da cui parte della napoletanità è affetta. Ora invece, per ragioni di natura privata e chissà per quale calcolo politico (mandare tutto a ramengo?), il Cav si è napoletanizzato. Adottando anche lui la logica, tutta partenopea, del «tirare a campare». Certo, sempre meglio tirare a campare che tirare le cuoia, come diceva Andreotti. Ma qualcuno sostiene che prima vedi Napoli e poi muori (politicamente).

Fine della sceneggiata. E che cali il sipario.

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di on 22 maggio 2015. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

5 commenti a Sceneggiata napoletana

  1. Emlia Rispondi

    21 maggio 2015 at 19:23

    Stanno facendo di tutto per dare la Regione in mano ad un pagliaccio potentino, alias ” Vicienzo a funtana”

  2. Franco Rispondi

    21 maggio 2015 at 19:58

    Purtroppo ormai Berlusconi ha superato la portata della frutta e si sta alzando da tavola.

  3. Lorenzo Rispondi

    21 maggio 2015 at 21:46

    Veneziani lei fa un pezzo divertentissimo ed intelligente insieme dicendoci di disporre di una sorta di napoletanita’ e mi chiedo come mai non parli della universalità della pizza ,evidentemente la sceneggiata ,che in questo caso ha importanti riferiti a drammaturgia,la appassiona molto.Perdoni ma a me ricorda quando il buonanima di Gheddafi si presentò con uno squadrone di amazzoni ma non ricordo se fossero quattro o di più ed in che via di Milano abitassero.

  4. Vaudano Rispondi

    22 maggio 2015 at 10:28

    Padania Libera!

  5. sergio Rispondi

    23 maggio 2015 at 18:34

    non ci era puro ‘o cacciuttiéllo Dudù ?

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