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L’unica #buonascuola è quella libera

Le free schools sono gli istituti misti pubblico-privato, autonomi e meritocratici. In Inghilterra, America e Svezia sono il modello di riferimento: abbassano i costi per lo Stato e aumentato gli standard formativi. Altro che Renzi...

Free schoolGoverno che passa, riforma della scuola che trovi. E la conclusione è che in tanti anni di riforme siglate e mancate abbiamo raccolto innumerevoli manifestazioni di piazza, centinaia di studenti strumentalizzati dai baroni delle università (con la riforma Gelmini fu disarmante come gli studenti si fecero sfruttare dai peggior parassiti che questo Paese ha prodotto, e ne ha prodotti…), immobili letteralmente cadenti. Studenti morti o feriti perché gli è crollato in testa il soffitto e insegnati sempre più scarsi. Di un livello imbarazzante, capaci di sfornare solo analfabeti. Poi ci sono le eccezioni, quelli bravi, di insegnanti, frustrati da un sistema che sega loro le gambe. Miliardi a pioggia dall’Europa per progetti speciali che di speciale hanno solo la capacità di rubare e la scelta di non bocciare più. La teoria che dovessero sparire i voti, che discriminano e fanno venire i complessi, è poi aleggiata. Un buon metodo per sfornare disadatti, giusti giusti per fare diventare mantenuti di Stato.

Renzi ha deciso che la sua sarà la #buonascuola. Come sempre s’è scioperato. Qualcuno dice che “vuole cambiare tutto”, il presidente del Consiglio. E il guaio non è che voglia cambiare tutto ma che ancora una volta cambierà tutto perché tutto resti uguale: condizioni di lavoro pessime per la maggior parte dei docenti, stipendi iniqui rispetto al compito immane che è educare i figli d’Italia e formazione scadente per gli alunni, sempre più impreparati in generale, specie al mondo del lavoro. Ci sarebbe poi l’altra via, quella che l’Istituto Bruno Leoni scolpisce in uno studio che andrebbe distribuito in tutte le cassette delle lettere, specie quelle dei palazzi “riformatori”, e che mette a confronto tre modelli diversi di “free school”. Ovvero la scuola libera, ossia meritocratica.

La Svezia è noto per essere uno degli esempi del “modello nordico” di welfare state (molto Stato, tasse elevate, molti servizi). Nei primi anni Novanta il ministro dell’Educazione Per Unckel firmò una serie di “riforme che tendevano a rendere meno rigido il sistema scolastico svedese”, introdusse il sistema dei voucher, o buoni-scuola. Ed ecco arrivare anche le scuole libere, o friskolor: “istituti di educazione primaria, secondaria o mista, direttamente finanziati dallo Stato e indipendenti dai comuni, che in Svezia sono i tradizionali responsabili della gestione delle scuole. Chiunque può fondare una friskola: sia associazioni di insegnanti e genitori, sia istituti senza scopi di lucro, sia imprese”. Uno studio “compiuto sugli anni 2001-2009 ha mostrato che la spesa pubblica per alunno è aumentata più velocemente nelle scuole municipali, rispetto alle scuole libere”. E, per tirare le somme: vantaggi nella qualità dell’istruzione ma non solo: “Le friskolor hanno garantito maggiore flessibilità e libertà di scelta e migliori risultati finali, soprattutto nelle famiglie economicamente svantaggiate”.

Le friskolor in America si traducono nelle charter schools. “È stato verificato che gli Stati dotati di una legge” che garantisce autonomia di sviluppo delle scuole libere “sono testimoni dei più alti tassi di crescita nel numero di scuole indipendenti e di studenti ad esse iscritti”. Dal reclutamento dei docenti attraverso il curriculum, fino a una scelta didattica specialistica, le scuole libere negli Stati Uniti aumentano, non interferendo con i costi dello Stato han fatto alzare l’asticella “degli standard ottenuti dagli studenti americani” che, se ne hanno occasione, le scelgono. In Inghilterra le classi dirigenti nascevano negli istituti privati, le free schools sono riuscite a colmare le disparità d’educazione: “Questa innovazione ha incontrato il favore di una larga parte dei genitori e di molti insegnanti, tanto che, nei due terzi dei casi, tra i fondatori delle free schools sono compresi anche docenti. Lo status di scuola libera diversifica notevolmente l’offerta educativa a livello locale e aiuta a mantenere costi più bassi rispetto agli istituti tradizionali”.

Che si voglia guardare la cosa dal punto di vista dei singoli territori, che potrebbero rispondere meglio alle proprie esigenze, da quello della spending review o da quello qualitativo, il punto in Italia non è se cambiare la scuola ma come farlo. E la meritocrazia, quella sì, unita al desiderio di rispondere a una domanda, potrebbe essere una via. Che ancora non viene battuta.

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di on 5 maggio 2015. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a L’unica #buonascuola è quella libera

  1. vittorio Rispondi

    5 maggio 2015 at 16:58

    come sosteneva la Tatcher, non esistono soldi pubblici, ma solo soldi dei contribuenti e, sin dove possibile, va assicurata loro la libertà di scelta sul come e dove spendere i propri quattrini.
    creare il “buono scuola” è solo un atto di democrazia fiscale,pensiero purtroppo in antitesi con la vulgata comune statalista e parassitaria

  2. Filippo Rispondi

    5 maggio 2015 at 18:18

    La scuola e’ stata il grande parcheggio e la soluzione di vita per una smodata quantità di laureati che non sapevano come usare il loro titolo di studi ,anche se importante.Oggi il mondo cambia e questi cui per tempo era stato fatto balenare il ” tu fai poco ma in compenso ti diamo pochissimo”, un po’ come tutti gli statali,non possono stare al passo .I nostri studenti non sanno ,specie in meridione,cosa si l’impresa ,la libera professione,mondi l’ontanissimi dai nostri insegnanti.Seguire la Bruno Leoni e l’idea di scuola libera e’ vincente ma in uno stato statalista e comunistizzato e’ impossibile.Bisognerebbe mandare all’estero sin da giovani i ragazzi ,e chi può lo ha già .

  3. Liberalista Rispondi

    6 maggio 2015 at 00:14

    Conoscete l’unschooling e l’homeschooling?
    La frase del titolo dovrebbe essere riformulata in “l’unica istruzione libera è fuori dallo stato”. Saluti

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