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Le pensioni sono a posto. Le paghiamo noi

Dopo la sentenza della Consulta, Renzi sta studiando il modo di reperire i 17 miliardi per i pensionati. Prima ha pensato di non ridare i soldi ai più ricchi (perché?), poi ha avuto la genialata: aumentare le tasse. Per tutti, naturalmente

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Avevamo temuto la sua deriva di odio sociale contro i ricchi, testimoniata dalla volontà di non rimborsare le pensioni oltre i 3000 euro mensili. Poi avevamo temuto la sua rivalsa anagrafica contro i più vecchi, dimostrata dalla sua intenzione di temporeggiare, per non restituire soldi a chi è ormai improduttivo. Ma non avevamo considerato la sua vocazione tassaiola, capace di trovare l’escamotage per ripianare il buco-pensioni nel modo più facile e subdolo: aumentando le imposte.

Matteo Renzi deve essersi trovato davanti a un bell’inghippo, quando la Corte Costituzionale – con la sentenza dello scorso 30 aprile – ha stabilito che le pensioni degli ultimi tre anni e mezzo andavano indicizzate, ossia adeguate al mutato costo della vita. In soldoni, ciò comportava la necessità di reperire al più presto 17 miliardi (17!) da destinare ai pensionati, che continuavano, loro malgrado, a percepire gli stessi soldi del 2011. Per coprire una falla simile, non bastavano certo i danari del tanto sbandierato tesoretto da 1,6 miliardi. No, ne servivano altri 15 e mezzo.

E allora, come diavolo fare?, si è chiesto Renzi. Prima ha pensato di scaglionare la restituzione dei soldi in base alla fascia di reddito. Cioè per i pensionati che percepiscono meno di 2000 euro lordi al mese, restituzione completa; per quelli che ne prendono fino a 2500, restituzione parziale al 75%; per quelli che arrivano a 3000, il 50%; oltre, chissenefrega, tanto sono troppo ricchi e possono farne a meno, si è detto il premier (è un po’ la stessa logica progressiva adottata col bonus da 80 euro o col bonus bebè, da cui vengono esclusi i redditi alti, quasi che il benessere economico sia una colpa da espiare).

E vabbè. Poi però Renzi deve essersi reso conto che anche queste acrobazie su numeri e fasce di reddito, per non fare incazzare troppo i pensionati, da un lato (che non produrranno lavoro e ricchezza, ma sono pur sempre elettori) e per non fare incazzare troppo la Corte Costituzionale e l’Unione europea, dall’altro (che chiedevano a gran voce di sanare il buco), non bastavano a colmare la falla enorme. Ci voleva perciò un’ulteriore strategia, una manovrina supplementare.

Uno potrebbe pensare che fosse la legittima idea di tagliare, anzi di sforbiciare la spesa pubblica, ormai cresciuta in modo peloso . E magari di ripartire dal lavoro (purtroppo non molto fruttuoso) del commissario alla spending review Cottarelli, ampliandone di molto il raggio di azione, come giustamente suggerito da Corrado Passera.

E invece no, sarebbe stato troppo intelligente. La genialata di Renzi per dare il contentino ai pensionati e non superare il tetto del 3% deficit-Pil imposto dall’Ue, è un provvedimento del tutto nuovo e originale, mai sperimentato nella Prima e Seconda Repubblica, figuriamoci in questo abbozzo di Terza, a partire da Monti: aumentare le tasse. Stando a quanto anticipa Affaritaliani, per restituire ai pensionati parte del maltolto (si tratta sempre di una percentuale residuale, circa 4-5 miliardi a fronte di 17), il premier vorrebbe incrementare le imposte sui tabacchi, sul gioco d’azzardo, sui bolli e perfino sulle accise della benzina. Pensate a un pensionato che ha il vizio del fumo, la passione di scommettere, l’abitudine di inviare lettere e cartoline e di usare l’auto nel suo tempo libero: ecco sarebbe costretto a subire un rincaro su molti aspetti della sua vita, e quindi a contrarre le spese o a rinunciare a buona parte di esse.

E, badate bene, si tratta magari dello stesso pensionato a cui Renzi ha promesso di restituire i soldi al più presto. Perché con una mano il premier restituisce e con l’altra riprende. Sempre che il pensionato non abbia un reddito mensile superiore ai 3000 euro: in quel caso, infatti, sarebbe solo tenuto a versare soldi per gli aumenti previsti.

Renzi si era presentato come lo scopritore dell’Eldorado, il rabdomante del tesoretto. Poi si era rivelato un Robin Hood, che provava a non restituire ai ricchi per dare ai poveri. Infine si è mostrato come lo Sceriffo di Nottingham: spietatamente, riscuote gabelle sia a ricchi che poveri, per dare i soldi a quell’avido e stupido sovrano chiamato Erario di Stato.

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di on 12 maggio 2015. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

10 commenti a Le pensioni sono a posto. Le paghiamo noi

  1. adriano Rispondi

    12 maggio 2015 at 17:25

    Mi permetto di ribadire il concetto.Quando il mandato non lo prevede,chi è delegato a governare non può decidere da sè.In questa,come in altre questioni controverse,ogni partito elabori una proposta dettagliata,ciascuno la spiega agli elettori,si vota , si sceglie e quello si fa.A decidere deve essere il condominio,non l’amministratore.

  2. Augusto Rispondi

    12 maggio 2015 at 19:22

    Ecco dove siamo, quando Monti fu richiamato in servizio dopo esser diventato senatore a vita non sia sa per quali meriti,cominciarono i guai seri.Persone ,detti tecnici,incapaci di coltivare tagli con intelligenza politico sociale ,gente pericolosissima.I guasti li cominciamo a leggere in grassetto oggi.I liberatori comunisti del comunista da cui Renzi discende sono un guaio ben peggiore di quello per cui erano statei chiamati.Questo soggetto invasivo e chiacchierone non parla mai della spesa pubblica che arriverà a limiti da Grecia prestissimo.Forse nel redento Passerà vi è qualche passaggio politico economico da perseguire a salvazione di questo paese.

  3. Francesco Rispondi

    12 maggio 2015 at 22:24

    Un bel guaio per questo governo.E’ sempre complesso limitare o elidere i diritti acquisiti.Siamo in uno stato di diritto e la sentenza della Corte non evoca il diritto rubato ma lo impone.Ogni pensionato deve avere e subito quanto loro defraudato dalla legge Fornero.Non vi è molto da discutere o decretare .Renzi,quello bravo,tagli la spesa pubblica da qualche parte e provveda.

  4. gl lombardi-cerri Rispondi

    13 maggio 2015 at 06:46

    Chi ci governa e sfrutta, non ha la più pallida idea di come si gestisce un complesso e di come si migliora l’organizzazione del medesimo.
    L’unica cosa che sa fare ( ed è la cosa che anche un asino saprebbe fare ) è aumentare le tasse.
    E allora sino a quando si andrà avanti così ?
    Sino a quando il popolo darà inizio alla fase del “dopo brioches”.

  5. sergio Rispondi

    13 maggio 2015 at 10:15

    niente manovra correttiva, si farà come al solito l’ inchino

    • sergio Rispondi

      13 maggio 2015 at 12:17

      e oggi, con ‘u pilu in crescita, fatelo voi (sull’Isola del Giglio) l’inchino

  6. Giorgio Rispondi

    13 maggio 2015 at 10:52

    Non ci sono ne mandati, ne governo, ora siamo sotto dittatura Komunista!

  7. Francesco_P Rispondi

    13 maggio 2015 at 12:27

    La sentenza della Corte Costituzionale non può che essere rispettata anche se cozza con la realtà dei conti pubblici. La sentenza non può neppure essere additata come una forzatura o un dispetto: infatti, c’è in gioco la credibilità dello Stato che ha fatto promesse che non è in grado di mantenere.
    Vengono al pettine i nodi di un sistema previdenziale in cui i governi che si sono succeduti per decenni hanno fatto promesse senza accertarsi dell’equilibrio dei conti e della sostenibilità futura al solo scopo di ottenere consenso clientelare.
    Chi paga sono le imprese, che creano il lavoro, e i lavoratori che devono ancora ricevere la pensione. Non si possono pretendere tagli alla spesa pubblica da parte dei governi di sinistra ne tantomeno da quelli “tecnici ispirati da Bruxelles”: infatti sotto il governo Monti, dati alla mano, la spesa pubblica e il debito pubblico sono cresciuti cospicuamente.

  8. aquilone Rispondi

    15 maggio 2015 at 19:28

    Dunque si erano tolti dei soldi a chi ne aveva diritto per dare poi, sotto forma di aumento salariale, 80 euro ad una determinata categoria di stipendiati: con ciò, quello che si è risparmiato togliendolo ai pensionati, è stato letteralmente bruciato. Siamo governati da un genio, che adesso inventerà nuove tasse. Paese giunto ormai al punto di non ritorno. Speriamo che i tanti immigrati che facciamo entrare, (tutti giovani,pasciuti e forti) facciano loro la rivoluzione. Noi siamo troppo assuefatti

  9. paolo Rispondi

    31 maggio 2015 at 09:44

    Se non si manda a via quel dittatore quaqquaraqqua di renzi presto ci troveremo nella m—a …è ora di prendere bastoni e forconi.

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