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Fitto: «Più Cameron, meno Merkel»

L'europarlamentare ci spiega il suo progetto politico: un centrodestra ispirato ai Tories britannici, che sia eurocritico e remi per la crescita, «tagliando spesa e tasse». In Italia, «lavoriamo con chi è interessato a una vera alternativa a Renzi». Sul berlusconismo «la valutazione è serena, ma è una stagione finita»

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Berlusconi aveva detto «Fitto è fuori», salvo poi aggiungere qualche giorno dopo «Io sono fuori dalla politica». Ma, a rigor di logica, se uno è “fuori dal fuori”, è ancora dentro. E infatti, l’ex ministro e governatore della Puglia, all’indomani dalla sua dichiarata scissione da Forza Italia, dalla sua uscita dal Ppe e dalla nascita della nuova associazione Conservatori e riformisti, si sente più che mai dentro la partita. Con una visione «serena» sul suo passato da forzista e uno sguardo propositivo sul suo futuro da ricostruttore del centrodestra; con un approccio politico insieme conservatore e liberale, in una sorta di sintesi lib-con; e con una proiezione a cerchi concentrici che parte della Puglia («dove giocheremo per vincere»), passa dall’Italia («basta patti del Nazareno: dobbiamo essere alternativi a Renzi») e arriva all’Europa («Non staremo né con la Merkel né con la Le Pen»).

Onorevole Fitto, qualche giorno fa lei ha dichiarato conclusa la sua esperienza in Forza Italia, parlandone come di un «capitolo chiuso». Cosa l’ha portata a questa presa di posizione definitiva?

«Per un anno e mezzo noi abbiamo posto a Berlusconi delle questioni politiche, relative alle riforme costituzionali, all’atteggiamento supino nei confronti di Renzi, alla necessità di evitare alcuni errori clamorosi nella linea del partito, ma non ci è stato dato né un luogo né un modo dove poterne discutere. L’esito di questo processo non poteva che essere una scelta drastica da parte nostra».

Ultimamente Berlusconi non è stato molto tenero nei suoi confronti. Ha parlato di «Fitto chi?», l’ha chiamata «politicante» e ha sentenziato: «Chi se ne va ci toglie un peso e non finisce mai bene». Oltreché dal partito, si sente deluso anche dall’uomo Berlusconi?

«Io non ho mai posto questioni personali, né ho mai replicato agli insulti e alle offese che ho ricevuto. Ho solo dichiarato la necessità di rilanciare e rigenerare il partito con contenuti e regole precise. A differenza di altri, le risse non mi sono mai interessate».

A livello di prospettive, il suo prossimo passo sarà la nascita di gruppi parlamentari autonomi in Parlamento o di un vero e proprio nuovo partito?

«I gruppi parlamentari saranno solo l’esito di un lungo percorso. Per il resto, non mi interessano operazioni di Palazzo, preferisco lanciare un progetto politico basato su punti programmatici».

Per intenderci, quali saranno i temi chiave della sua costruzione di un nuovo soggetto?

«Dovremmo prendere a modello le politiche realizzate in Gran Bretagna: taglio netto della spesa pubblica improduttiva, riduzione drastica delle tasse e sfondamento del tetto del 3%. Basta con la clausola di salvaguardia che, se violata, impone un aumento immediato delle imposte; semmai, noi preferiamo che, a ogni sforamento, si riduca ulteriormente la spesa. Intendiamo infatti parlare ad artigiani, commercianti, partite Iva e alla parte positiva della Pubblica amministrazione. E lo faremo non per insultare Renzi né tanto per sostenerlo, ma per proporci credibilmente come alternativi al suo governo».

Nella costruzione di questo progetto, ha già in mente chi potrebbero essere i partner? Tosi, Meloni, Passera…

«Non è una questione nominalistica, ma di esigenze. Dovrebbero esserci tutti quelli che intendono lavorare a un programma alternativo al centrosinistra e quelli che chiedono regole certe, ad esempio primarie, per selezionare la classe dirigente».

Questo vuol dire tener dentro anche Verdini e Salvini?

«Salvini dice delle cose condivisibili, altre un po’ meno. Quanto a Denis, non sta certo a noi dare patenti a chi voglia far parte di questo percorso. L’importante è avere una prospettiva chiara, ispirata al bene esclusivo del centrodestra».

Parlando di Europa, ci spiega la scelta strategica di lasciare la Merkel a favore di Cameron?

«Noi non vogliamo stare né con la Merkel né con la Le Pen, e quindi diciamo no sia all’austerity che ai tentativi di sfasciare l’Europa. Piuttosto ci collochiamo in una posizione eurocritica, che indica punti concreti e costruttivi sui quali lavorare: in primo luogo, la modifica di trattati illegittimi come quello sul fiscal compact, che strozza le economie, impedendo prospettive di crescita».

E su immigrazione e politica estera dell’Ue, quale sarà la posizione del Fitto conservator-riformista?

«Facendo parte di un centrodestra liberale, credo che non si possa che stare all’ombra di Londra, Washington e Gerusalemme: devono essere quelli i nostri punti di riferimento. Sull’immigrazione, sono a favore di blocchi navali, al fine di contenere i flussi di persone che rischiano di compromettere la nostra sicurezza interna, e di interventi mirati in Libia sotto l’egida dell’Onu».

Passando da Bruxelles a Bari, in Puglia in vista delle Regionali, lei ha dato vita alla lista «Oltre con Fitto». È il primo laboratorio di un centrodestra nazionale?

«Quella lista, in realtà, è nata dopo un regolamento dei conti da parte dei forzisti pugliesi. Noi, a quel punto, avevamo due alternative: appellarci a un giudice, rivendicando il diritto a utilizzare il simbolo di Forza Italia nelle nostre liste, o appellarci agli elettori con il nuovo simbolo. Abbiamo preferito la seconda strada».

I sondaggi al momento danno il candidato del Pd, Michele Emiliano, in grandissimo vantaggio sul candidato fittiano, Francesco Schittulli. Per voi sarebbe già un successo superare l’esponente berlusconiana Adriana Poli Bortone?

«No, noi giochiamo per vincere. E poi gli ultimi sondaggi, a livello nazionale e internazionale, non si sono dimostrati molto affidabili…».

Per chiudere. Sono passati esattamente vent’anni da quando, aderendo al Cdu, lei avviava il suo rapporto politico con Berlusconi. A distanza di un ventennio, qual è il suo giudizio sulla stagione politica del berlusconismo?

«Ho una valutazione serena: Berlusconi ha avuto il merito di aggregare gli elettori alternativi alla sinistra, ma ha anche commesso errori nella gestione di governo. Verso quell’esperienza non nutro rimpianti, rancori o intenti polemici. Ma bisogna avere il coraggio di dire che si tratta di una stagione conclusa e che è tempo di costruirne una nuova».

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di on 20 maggio 2015. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

7 commenti a Fitto: «Più Cameron, meno Merkel»

  1. Stefano Rispondi

    20 maggio 2015 at 19:48

    Facendo fuori i politici veri ,i liberali colti e veri a vantaggio di qualche lacchè Berlusconi si è’fatto fuori da solo.Alla fine restano lui ,quattro accoliti,Rossi e Pascale e forse Toti.Rimane haime’ il riserbo,quello si,per aver tanto sperato e forse amato,l’idea che un partito liberale potesse cambiare qualcosa ed oggi ,dopo vent’anni,siamo in un paese statalista da piangere e senza offesa per il comunismo ,l’ unico paese comunista vero in Europa.Quello contro il quale Berlusconi aveva avuto governi potentissimi per fare e pochissimo ha fatto.Il muoia Sansone in politica è storia da cretinismo.

  2. Don Riccardo Sanvito Rispondi

    20 maggio 2015 at 20:50

    Tutto condivisibile. Avanti così!

  3. adriano Rispondi

    21 maggio 2015 at 08:28

    Ragionamenti in parte accettabili,in parte un pò meno.Noi non possiamo fare come Cameron perchè lui ha la sterlina e noi l’euro.Continuare a dire di voler sfondare il 3% o comunque di non voler alzare le imposte preferendo i tagli,significa continuare ad illudersi parlando di niente perchè le regole ,che sono state accettate,restano quelle ed i tagli,quando si fanno,hanno tempi biblici mentre per l’economia reale serve l’immediato.”..trattati illegittimi come quello sul fiscal compact…”Cosa vuol dire?Sono trattati approvati a suo tempo da tutti.Il gioco delle tre carte non funziona con Berlino.”…blocchi navali…”.Belle parole che restano vuote se non si aggiunge di respingere al mittente immediatamente chi pretende di entrare non richiesto,come fa l’Australia.Per il resto può andare.Grosso modo.

    • Filippo83 Rispondi

      21 maggio 2015 at 17:39

      Cameron di tagli ne ha fatti eccome, e pure pesanti, negli ultimi 5 anni: è anche grazie ad essi che il Regno Unito cresce, permettendo di abbassare le tasse, non certo facendo solo spese a debito. Che però l’UK può permettersi ancora, noi no col 130% di debito/PIL…il QUANTO conta sempre!!! Noi non possiamo permetterci nemmeno un centesimo di debito in più, a meno di non svalutare brutalmente, cioè un taglio brutale e mascherato alla ricchezza dei singoli (non citatemi il Giappone, paese ipertecnologico ma anche economia stagnante da molti anni, e che comunque non ha tutti i problemi che ha l’Italia). Si ottimizzi il settore pubblico, si mandino a casa i dipendenti che risultino di troppo, si aboliscano incentivi settoriali e spese a pioggia, si taglino brutalmente le spese dirigiste ed assistenzialiste di certe amministrazioni locali (molte al Sud, ma il Nord non ne è esente), si tagli a Roma dove l’accentramento vuol dire più corruzione e più inefficienza, si implementi un vero federalismo (con piena autonomia fiscale), si rischino le rivolte sociali piuttosto che continuare a regalare soldi a pioggia ai falsi invalidi!
      Ritengo invece che l’avversione ai tagli e la preferenza per il debito siano frutto proprio dello statalismo, dell’assistenzialismo, dell’immobilismo, insomma proprio di tutto ciò che ha condannato l’Italia. E venendo Fitto proprio da quella cultura, dubito fortemente che le sue parole siano sincere: a meno che non sia un nuovo Don Sturzo, cioè un’illuminata e geniale eccezione nello sconfortante panorama politico italiano e soprattutto “duosiciliano”, cosa della quale dubito altrettanto.

  4. Jolbi Rispondi

    21 maggio 2015 at 08:39

    Non per guardare sempre indietro, ma è stata certamente una occasione perduta quella di Berlusconi di dare una svolta liberale al paese!!! Ma guardando avanti è dura ricominciare a sperare che un nuovo soggetto politico possa cambiare qualcosa…. Non vedo basi culturali solide, e poi se tiene aperte le porte a tipi come Verdini… Vi è certo poco da sperare!!! La delusione continua a imperare!!!

  5. Luca Rispondi

    21 maggio 2015 at 09:06

    Mah, si accusa Berlusconi di non aver creato alternative nel suo partito. Secondo me ha fatto di peggio: ha creato Fitto!

    • femine Rispondi

      21 maggio 2015 at 11:20

      Terribile ma, vero!

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