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Fare come in Texas

Due terroristi islamici fanno irruzione a una mostra che raccoglie le vignette su Maometto a Dallas. Feriscono una persona, ma gli agenti li uccidono immediatamente. Perché erano preparati, perché la sicurezza e la libertà dei cittadini lì è un valore, perché lo è pure la manifestazione del pensiero...

usa2Texas, sobborghi di Dallas. Città dove l’anima americana è già stata ferita cinquant’anni fa, ma stavolta non è l’epica nera dell’omicidio-Kennedy, è la cronacaccia di due terroristi islamici sbandati (molti giornali il primo aggettivo lo omettono, facendo un torto anzitutto a loro stessi) che vedono una mostra-concorso allestita attorno alle vignette globali sul Profeta, e ci provano. Scendono dall’auto, imbracciano il fucile, un colpo per ferire un addetto alla sicurezza, e poco altro. Perché gli agenti americani, radunati in massa a Garland nei giorni scorsi visto il rischio autoevidente dell’evento (autoevidente quanto l’inaugurazione di Expo, per capirci) sparano subito, sparano per uccidere. E i due attentatori muoiono.

Ecco quanto dura un jihadista omicida in Texas. Una manciata di secondi. Non quarantottore, come i macellai di Charlie nella colta, civile, borghese Parigi. Non lascia dietro di sé una pila di cadaveri, ferisce la prima persona (e poteva essere un morto, dunque una perdita irrimediabile) ma poi viene travolto dal fuoco degli sniper. Che sono messi lì a fare il loro lavoro durissimo, sbertucciato e indispensabile. Difendere la vita dei cittadini, la loro integrità fisica, la loro libertà di manifestare il pensiero, qualunque pensiero per quanto sgradito a chiunque. Ovvero, la ragione storica e metafisica per cui esiste qualcosa come l’America, punta avanzata d’Occidente. Siete un Paese fondato sulla Colt, li liquidano tra il paternalistico e il professorale i salotti perbene dell’Europa perbene, passandosi i salatini e vergando appelli conto l‘islamofobia (ovvero contro un sentimento che attiene la coscienza personale, la paura dell’islam). Non capendo (meglio, fingendo ipocritamente di) che proprio la Colt è la garanzia della libertà, di quella di quei volgari bovari texani come della loro, un utilizzo saggio e giustificato della Colt, di una forza superiore contro la forza totalitaria, oggi come settant’anni fa, di fronte alle forze occupanti naziste come davanti alle schegge impazzite dell’islamismo violento.

C’è una mostra sulle vignette satiriche che riguardano Maometto, con annessa gara per decretare la migliore. Perplessità e polemiche pennivendole e comunità musulmane locali che si sollevano di fronte al sacrilegio, l’espressione del pensiero, anche nella sua veste satirica e non accomodante (che poi è l’unica che gli si addice), questo accade anche in America, accade anche in Texas, c’è Obama alla Casa Bianca e un certo vangelo liberal nelle piazze, e per inciso ha tutto il diritto di starci. Ma c’è anche l’evento organizzato dall’American Freedom Defense Initiative, e nessuno, nemmeno gli accomodantissimi liberal obamiani, mettono in dubbio che si debba tenere. Non solo, che si debba tenere in condizioni di sicurezza e di libertà piena, esercitata, non (solo) scolpita nella Costituzione, ma praticata per le strade (raffiguratevi le strade di Milano l’altro giorno, raffiguratevi il funerale della sicurezza e il sequestro della libertà che sono andati in scena). E allora a Garland convergono molte più forze di polizia del consueto, oltre alla quarantina di guardie private schierate dall’organizzazione, si studia un piano con immediate possibilità di evacuazione/messa in sicurezza dell’area, nelle foto si vedono anche soldati iperarmati, che è proprio quello che servirebbe nei padiglioni dell’Expo fino a ottobre. L’ossessione statunitense è come permettere la manifestazione del pensiero nella realtà, non come evitare di offendere qualcuno, magari comunità minoritarie ma ottimamente militarizzate nel dibattito. Libertà è anche libertà d’offesa, c’è il Bill of Rights da quelle parti e c’è la Colt a sua difesa, a loro non interessa altro, non hanno occidentali sensi di colpa da coccolare tra una tartina e l’altra, sono troppo impegnati a difendere occidentali in carne e ossa. Come dice Pamela Geller, presidente dell’American Freedom Defense Initiative e storica lottatrice per i diritti individuali contro il Terrore jihadista, «È una guerra contro la libertà d’espressione. Dobbiamo arrenderci a questi mostri? Gli americani non si lasceranno spaventare dall’intimidazione violenta degli islamisti». Una dichiarazione di principio che ricongiunge le cose con il loro nome, il contrario del bis-linguaggio dilagante in Europa (non è generico “terrorismo”, signorie e lorsignori, è esattamente “islamismo violento”), sublime nel suo felice semplicismo, tutta americana. Contro i mostri ci si attrezza, e quando questi attaccano si spara. Se siamo davvero tutti Charlie, dovremmo agire tutti come in Texas.

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di on 5 maggio 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

22 commenti a Fare come in Texas

  1. Maurizio Rispondi

    4 maggio 2015 at 17:21

    Direttore siamo convintissimi e non ci stancheremo mai di gridarlo che o si sospendono i cortei di tal fatta o,cosa ancor più semplice, si posizionano militari negli angoli più dubbi a fare ordine pubblico.Ecco i dubbi ce li leveremmo subito,nessuno si avvicinerebbe o muoverebbe qualcosa contro,il militare ha delle consegne e degli obblighi di difesa che i poliziotti non hanno e le prendono pure rischiando la pelle per quattro imbecilli.Se poi si sostituisce Alfano diamo un’anticipata alle questioni.Gli si mandi un Twitter .

  2. lucano Rispondi

    4 maggio 2015 at 18:35

    grande! concordo su tutto..

  3. cerberus Rispondi

    4 maggio 2015 at 22:27

    Il vizio d’origine in italia è la mentalità del “nessuno tocchi caino”
    Quel pensiero che parte dal presupposto che la polizia è cattiva,sempre, e il delinquente è una vittima della società.La mentalità bacata post-sessantottina ha minato profondamente il pensiero italiota e ora ci troviamo circondati da gente che giustifica sempre chi delinque e mette all’indice chi vuole giustizia per i torti subiti. Infatti hanno istituito una sala del parlamento a una persona che voleva spaccare la testa a un carabiniere…povera,poverissima Italia.

  4. Arcroyal Rispondi

    5 maggio 2015 at 01:59

    Sallusti, mi permetta una critica al suo pur ottimo articolo.

    Pare che L’altra sera a Garland ad accogliere i due maomettani alla ricerca di qualche vittima da sacrificare ad Allah clemente e misericordioso, non ci fosse alcuno sniper. Pare che ad estrarre la pistola e a regalare ai seguaci di Maometto il paradiso con le 72 vergini, sia stato un agente della stradale. Davanti a quella sala congressi nei pressi di Dallas i due tagliagole islamisti non hanno trovato nè i Navy Seals nè i Marines nè qualche unità tattica dell’FBI. Hanno trovato un qualcosa di molto più potente e temibile, e cioè il secondo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America, il diritto di ciascun cittadino americano ad armarsi. Qui da noi giornali, televisioni ed intellettuali di ogni ordine e grado fanno a gara a indicarlo come una trucida eredità del Far West destinata solo a produrre migliaia di vittime innocenti. Ci si dimentica sempre di dire che quell’articolo di poche righe ha garantito all’America quasi 250 anni di libertà, l’impossibilità pratica per una dittatura di schiacciarne la democrazia, l’impossibilità per qualsiasi Stato a trasformarsi in un leviatano distruttore delle libertà e delle ricchezze private anche solo attraverso una tassazione eccessiva.

    Quell’emendamento fa sì che in stati come il Texas dove vive l’America profonda, l’America che ai cattivi spara, fin da bambini si impara a conoscere le armi, ad usarle e a rispettarne le regole. A gennaio a Parigi oltre a 17 morti e 11 feriti si sono viste scene di poliziotti che pur armati imploravano pietà ai loro carnefici mentre loro colleghi ingranavano la retromarcia e scappavano via alla velocità della luce al primo apparire di un AK-47. A Parigi ci sono volute 48 ore e il dispiego di corpi speciali ed elicotteri per far fuori 3 beduini armati di mitragliatore. A Garland, Texas, sono bastati pochi secondi ed un vigile urbano.

    Intanto all’interno della sala congressi le potenziali vittime non correvano a nascondersi sotto i tavoli e non saltavano dalle finestre in cerca di scampo, ma cantavano ‘God bless America’ protetti da altri loro concittadini armati fino ai denti e pronti a fulminare i tagliagole islamici se solo si fossero affacciati alla porta. E lì sono rimasti per ore e ore fino a quando il capo della polizia gli ha comunicato che potevano tornare a casa. Il secondo emendamento ha creato una società di liberi e forti, e oggi possiamo tranquillamente concludere che quando un islamista col fucile incontra un texano con la pistola, l’islamista con il fucile è un uomo morto.

    Sì bisognerebbe fare come in Texas, ma non bastano il dispiego dell’esercito e più poteri e più fiducia alla polizia. Anzi secondo me non sono quello l’essenziale, quelli vengono dopo. Prima bisognerebbe adottare le leggi e la costituzione che hanno creato un paese straordinario, con gente straordinaria.

  5. gl lombardi-cerri Rispondi

    5 maggio 2015 at 06:31

    La paura costante di Roma e dintorni, non sono gli islamici, i rapinatori , i black block e quant’altro.
    La paura che , armando i cittadini……….

    • lucano Rispondi

      5 maggio 2015 at 19:31

      ancora co sta fissazione………….

  6. Sergio Andreani Rispondi

    5 maggio 2015 at 06:48

    Certo che è una bella Libertà….

    La Libertà di bestemmiare il Dio altrui….

    Come dicono a Roma : ” Son soddisfazioni….”

  7. Bikini Rispondi

    5 maggio 2015 at 10:32

    Al di là di ogni considerazione su quanto siano “fichi” gli americani, che possono sparare ai cattivi senza dover aspettare l’arrivo della polizia o delle forze speciali… a me sembra che l’evento organizzato (gara a premi sulla migliore vignetta-satira su Maometto) non fosse del tutto appropriato.
    Per carità, ognuno può e deve essere libero di poter manifestare il proprio pensiero… la libertà è sacra… in ogni sua forma!
    Però, francamente, un evento così particolare, in un momento così particolare… E’ un po’ come organizzare una cena del Rotary sulle banchine del porto di Pozzallo di Ragusa.
    A meno che non fosse una vera e propria “trappola per topi”.
    Nel qual caso: bel colpo.

  8. Arcroyal Rispondi

    5 maggio 2015 at 12:03

    Al Sig. Andreani che ieri si inventava fantasiose accuse contro gli ebrei e oggi è tutto risentito per le volgari offese dei cow-boys contro Allah clemente e misericordioso.

    Nella sala dei congressi di Garland che tra l’altro fa parte di una scuola, qualche settimana fa si era tenuto un evento della comunità mussulmana. L’altro giorno invece c’era la mostra delle vignette su Maometto e il Corano.

    Negli Stati Uniti anche i nazisti dell’Illinois hanno diritto a dire la loro ( a differenza per esempio dell’Italia dove in costituzione si vieta il partito fascista, e non si è più neppure in grado di difendere le vetrine dei negozi e le auto parcheggiate dalle scorribande di qualche teppistello annoiato…). Solo che quando i nazisti dell’Illinois o i comunisti del Massachusetts o gli islamisti dell’Arizona decidono di passare dalle parole ai fatti trovano sulla loro strada una nazione i cui cittadini hanno come unica religione condivisa la libertà, anche quella di possedere armi, anche quella di dire peste e corna delle religioni altrui, e non si limitano a mettersi su una maglietta con scritto su ‘Je suis Charlie’ quando qualcuno cerca di soffocarla, la libertà. No, in America gli sparano proprio.

    Negli Stati Uniti si insegna a scuola fin da piccoli che il rispetto è dovuto alle singole persone ( finchè se lo meritano ), non alle loro idee. Per queste ultime invece c’è il freedom of speech protetto dal Primo Emendamento della Costituzione, e difeso ogni giorno da milioni e milioni di fucili e pistole. Sono un paese strano, gli Stati Uniti. Non sono come noi che ci preoccupiamo di non offendere chi ha come viatico al paradiso il taglio delle nostre gole.

    • Sergio Andreani Rispondi

      5 maggio 2015 at 15:42

      Le accuse fantasiose saranno le sue : le mie sono sempre documentate.

      In USA è possibile insultare qualunque Dio, tranne quello degli Ebrei , ovviamente.

      Ed anche in Francia è così , dato che i farlocchi di Charlie Hebdo tempo fa licenziarono un vignettista che si era macchiato di tale empietà.

      E furono costretti a riassumerlo.

      Qui la documentazione :http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/11741605/Il-vignettista-che-deve-la-sua.html

      Buona giornata , Signor Fantasioso.

      • Alfonso Rispondi

        5 maggio 2015 at 16:07

        Lei è solo un cretino che credo di essere informato. Dopo questa ultima perla sul Dio degli ebrei è meglio andarsi a nascondere.

        • Sergio Andreani Rispondi

          6 maggio 2015 at 06:49

          Meno male che il suo commento è stato moderato…

          • Arcroyal

            6 maggio 2015 at 15:55

            Ho da poco scoperto l’Intraprendente ed una delle cose che più mi hanno felicemente sorpreso è il genere di moderazione. Ho notato che si cerca di intervenire il meno possibile e di evitare di trasformarsi in censori. E come mi sono rallegrato per i moderatori, fino a poco fa mi compiacevo pure della classe dei commentatori che a differenza di altri siti non fanno come gli iscritti all’Asilo Mariuccia che si mettono a piagnucolare perchè la maestra non caccia il compagno di giochi che gli ha fatto le boccacce. Poi è arrivato Lei, Andreani, e vabbè…il quadretto idilliaco è un pò andato a farsi benedire.

      • Arcroyal Rispondi

        6 maggio 2015 at 15:52

        Sì, sì, Signor Andreani. Lei è molto documentato. Con la sua narrazione dell’Israele razzista, delle targhe di colore diverso per arabi ed ebrei, del divieto per gli arabi di arruolarsi in Tsahal e dell’obbligo a dichiarare nella carta d’identità la propria fede religiosa, mi ha già regalato una suggestiva prova della sua competenza.

        Un breve accenno al vignettista francese Siné che ovviamente non è mai stato riassunto a Charlie Hebdo ( la sua precisione Andreani sta ormai diventando proverbiale….manco legge gli articoli che linka…a questo punto darLe della capra è farLe un complimento, qui abbiamo purtroppo a che fare con l’analfabetismo di ritorno…).

        Il problema secondo me non è tanto il licenziamento ma l’assunzione. Uno che nell’agosto del 1982 all’indomani di un attentato terroristico contro un ristorante kosher a Parigi con 6 morti e 22 feriti, va alla radio e dichiara orgoglioso di essere un antisemita e di augurarsi la morte di tutti gli ebrei tranne quelli che diano prova di adesione alla causa palestinese, ecco uno così io manco lo prenderei a pulire i cessi. Figuriamoci a disegnare vignette su un giornale. Comunque questo individuo dopo il licenziamento da Charlie Hebdo, dopo l’ennesima prova di squallido antisemitismo in cui si è ancora una volta rivelato figlio naturale di Vichy e del suo magico mondo, ha aperto un giornale tutto suo, Siné Hebdo, dove continuare a berciare contro Israele ed i suoi abitanti. Ed oggi raggiunta la rispettabile età di 86 anni senza aver subito manco mezzo attentato, manco una scampanellata al citofono nel cuore della notte, vive sereno e tranquillo nella Ville Lumière. Vorrei proprio sapere quanti disegnatori di vignette su Maometto e sull’Islam possono dire la stessa cosa.

  9. Sergio Andreani Rispondi

    6 maggio 2015 at 06:48

    Se io sono un cretino lei è un idiota.

    • Alfonso Rispondi

      6 maggio 2015 at 11:28

      Non credo proprio visto ciò che scrivi…

    • Arcroyal Rispondi

      6 maggio 2015 at 16:01

      Comunque è proprio un bel tipo Andreani.

      C’è un episodio di cronaca in cui tutti ne escono felici e contenti. Gli Stati Uniti che vedono un’altra splendida applicazione della Costituzione. Le forze di polizia americane che hanno dato prova della loro efficienza. I cittadini del Texas che hanno ancora una volta dimostrato di aver conservato lo spirito di Alamo. Infine i due attentatori che in questo momento – se è vero quanto comunicato dal loro Profeta – hanno iniziato a girarsi un filmino porno con loro nella parte di Rocco Siffredi, a deflorare vergini da qui all’eternità ( al massimo, a voler cercare il pelo nell’uovo, le vittime dell’intera vicenda, quelle che davvero ci hanno rimesso, sono proprio queste povere Urì condannate in saecula saeculorum ad aver a che fare con simili sfigati ).

      Ecco, in questo quadretto così gioioso e felice, arriva Lei, Signor Andreani, e si mette a rognare che i due tagliagole al momento della dipartita per il loro paradiso a luci rosse erano un pò alterati per il contenuto di certi disegni? Ma va là…se avesse un minimo di rispetto per questi martiri del Jihad dovrebbe essere felice per loro e per il loro pisello che oggi grazie ad Allah clemente e misericordioso è lunghissimo e durissimo!

      • Sergio Andreani Rispondi

        7 maggio 2015 at 07:41

        Io veramente non ho mai scritto che gli attentatori erano alterati per il contenuto di tali disegni.

        Questo lo scrive lei lavorando di fantasia e questo mi da modo di comprendere perchè sia tanto affine agli ebrei, la cui principale attitudine , da sempre , è quella di inventarsi fiabe a lieto fine che ha lei piacciono tanto.

        Infatti l’ organizzatrice di tale mostra blasfema , casualmente , è una ebrea.

        Non le viene in mente che potrebbe trattarsi di un magnifico trappolone, nel quale è caduto pure lei , nonostante la sua intelligenza ?

        La località dell’ attentato , Garland , è molto simile , casualmente , a quella di un famoso parco di divertimenti italiano.

        GARDALAND.

        • Sergio Andreani Rispondi

          7 maggio 2015 at 07:52

          Notizie su Pamela Geller :http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Chi-organizzatrice-del-concorso-sulle-vignette-di-Maometto-in-Texas-3bea7671-2176-44be-bc86-50b9d1184a49.html

          Sempre casualmente , la signora Geller porta lo stesso cognome di un truffatore ebreo molto noto in passato , Uri Geller , che per anni ha preso per il culo il mondo intero convincendo tutti di essere in grado di piegare i cucchiai con la sola forza del pensiero.

          Come vede gli ebrei hanno una particolare predisposizione per il racconto fiabesco, fin dai tempi della Bibbia,che ,ovviamente , hanno scritto loro.

          Gia a quei tempi infatti, la Lobby ebraica era molto forte nella Stampa dell’ Epoca.

          Uri Geller :https://www.youtube.com/watch?v=ycE863jRA9Q

          Uri Geller : http://it.wikipedia.org/wiki/Uri_Geller

          • Aldo

            11 maggio 2015 at 18:35

            Lei è molto ignorante “signor” Andreani.

        • Arcroyal Rispondi

          8 maggio 2015 at 19:00

          Ohibò, Andreani…ma questo giochino che per screditare una persona va a cercare qualche imbroglione/truffatore/criminale con lo stesso cognome e poi lo affianca al malcapitato/a, da dove sbuca fuori? Non è mica che è proprio a Gardaland dove va a trovare ispirazione? Ce la vedo tra lo Space Vertigo e il Black Hole mentre elabora il micidiale mix di buffonate e orrori che ci regala ogni giorno!

          Adesso sarei tentato come legge di contrappasso di fare lo stesso giochino con Lei e con il suo nickname, ma non vorrei scendere troppo in basso.

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