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È tornato il MinCulPop e lo guida Poletti

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E il MinCulPop divenne MinLavPol, cioè Ministero del Lavoro di Poletti. Come il vecchio organo della propaganda fascista, anche il ministro Giuliano Poletti sta studiando misure per mettere il bavaglio a notizie scomode e far passare solo informazioni che compiacciano il “regime” del ducetto Renzi.

Ultimamente infatti l’Istat – pure nato durante l’epoca fascista, ma evidentemente più libero di altri organi – ha diffuso dati che hanno messo un po’ in crisi la retorica del Paese che riparte e della #voltabuona di ispirazione renziana. E soprattutto ha reso pubblici numeri che vanno in controtendenza rispetto a quelli rivelati da un altro istituto, l’Inps, guidato dal fedele piddino renziano Tito Boeri. Se l’Istat ha fatto sapere che a marzo il tasso di disoccupazione è aumentato di 0,2 punti arrivando al 13% e che la disoccupazione giovanile è schizzata oltre il 43%, l’Inps ha dimostrato invece che i contratti stabili nel primo trimestre 2015 sono aumentati del 24% e che i posti fissi, rispetto al primo trimestre dell’anno precedente, sono cresciuti di oltre 91mila unità. Ora, di solito, delle due l’una. O la disoccupazione cresce o l’occupazione aumenta. Difficile tenere insieme dati così contrastanti.

E allora, qual è stata l’ideona del ministro Poletti? «Costruire una comunicazione coordinata e condivisa che metta insieme i dati in possesso dei vari istituti». In sintesi, ciò significherà passare al vaglio le informazioni dell’Istat e verificare se sono compatibili con la propaganda ufficiale; e poi, eventualmente, perché no, sbianchettare i dati scomodi, omettere i numeri allarmanti e spostare qualche virgola per edulcorare la realtà e far tornare i conti. Il ministro, d’altronde, è un maestro in questo: dopo la pubblicazione della foto che lo ritraeva a cena con Salvatore Buzzi, boss di Mafia Capitale, ci mancava poco che negasse che quello nella foto non era lui, ma un suo sosia, e magari sostituisse il suo faccione con quello di un’altra persona, un po’ come si faceva nella dittatura del Grande Fratello di Orwell (in cui le foto scomode venivano “ritoccate”, e non nel senso di Photoshop). L’Istat sembra subito essersi adeguata alle direttive del ministro della Propaganda, alias del Lavoro, Poletti: oggi ha fatto sapere che per la prima volta da inizio del 2011 l’Italia è fuori dalla recessione grazie a un aumento del Pil dello 0,3%. Pare che le veline governative funzionino, insomma…

Questa vocazione renziano-polettiana esprime fondamentalmente due tendenze. La prima è la volontà, tipica di un regime totalitario, di creare un passato diverso da quello che è stato realmente. Se il primo trimestre del 2015 è andato maluccio quanto a occupazione, basta cambiare i dati e utilizzare solo quelli che paiono dimostrare il contrario, per far sembrare roseo un quadro fosco.

La seconda tendenza è la convinzione tutta renziana che la rappresentazione conti molto più della realtà. Non importa cioè se realmente il Paese si stia riprendendo, se realmente i giovani stiano trovando lavoro; ciò che conta è l’immagine del Paese, il messaggio che si dà, la speranza che si accende.

Si vive così in un’eterna finzione che, per esistere, va da sé, ha bisogno di una perpetua manipolazione.

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di on 13 maggio 2015. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a È tornato il MinCulPop e lo guida Poletti

  1. Dietro le quinte Rispondi

    13 maggio 2015 at 21:48

    Per capire che siamo di fronte ad una deriva fascista, dobbiamo per forza aspettare di vedere vestito di nero il presidente del consiglio?

  2. Francesco Rispondi

    14 maggio 2015 at 10:39

    Una comunicazione coordinata e costruita .Beh e’ normale che in stazioni a idealità totalitarie che si ammantano di socialdemocrazia questo e’ normalissimo e dovuto al sistema di controllo delle vite degli altri.Certo la libertà e’ un bel problema per questi bei personaggi…….E se facesse del paese una bella e grande cooperativa con tessera d’iscrizione per tutti?

  3. sergio Rispondi

    14 maggio 2015 at 12:13

    siete i soliti gufi e cornacchie menagramo → https://youtu.be/uzTgweWIxr8

    • sergio Rispondi

      14 maggio 2015 at 12:21

      (da notare il vescovone all’incirca metà video)

  4. sergio Rispondi

    14 maggio 2015 at 12:30

    pare che, il Debito Pubblico italiano sìa salito a 2.184 miliardi di Euro, rispetto ai 2.169 miliardi di fine Febbraio … ma sono dicerìe dei soliti disfattisti

  5. Epulo Rispondi

    14 maggio 2015 at 15:24

    l’altra settimana le cronache ci descrivevano un Renzi alquanto corrucciato per i dati Istat. Probabilmente all’Istat, per evitare di essere messi in mezzo alla strada, o confinati a casa della Boldrina, hanno pensato di produrre dati più in linea con l’Augusto pensiero del Principe. Ah maledetta realtà

  6. Pier Giorgio Rispondi

    15 maggio 2015 at 14:00

    Chi afferma che in Italia è in atto una deriva fascista non ha mai vissuto realmente nel Belpaese. La verità è che non c’è mai stata una deriva democratica da più di un secolo…

  7. Arcangelo Rispondi

    17 maggio 2015 at 09:21

    In questo caso è il popolo tutto a scendere in strada, non c’è nessuno accordo per i barconi , stanno perdendo solo tempo per fare arrivare tutta l’Africa in casa nostra, chi si permetterà di votare la sinistra? Se vuole salvare l’Italia, la famiglia e la nostra cultura si deve stare lontano dai traditori della nostra gente, mi domando quando il popolo si arrabbierà veramente senza fare chiacchiere e dichiarare senza che nessuno li ascolta la propria miseria, in quelle orecchie della politica si ascolta solo gli africani, abbiamo poco tempo per farci sentire che l’Italia è stanca di essere presa per stupida.

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