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Due cose al Foglio sui (veri) conservatori

Informativa riservata per il Foglio del nuovo corso, in gesto d’omaggio al Foglio che fu. Conservatori e riformisti non è solo il nome scelto da Fitto e compagni, in uscita per istinto di conservazione da quel che resta del Cav. Si chiama così, ECR, european conservative reformist, il terzo gruppo politico europeo, a capo del quale c’è naturalmente il partito conservatore inglese di David Cameron. Sarà un nome appropriato? Chi può dirlo, certo per chi sia in grado di conoscere e riconoscere nella storia e nella politica il significato del termine conservatore, si tratta di precisazione superflua e perfino fastidiosa; certo un pregiudizio allignante un po’ in tutto il mondo e in tutte le lingue, straripante nell’Italietta della Resistenza perenne, dà al termine conservatore una valenza micidialmente ed erroneamente negativa, quasi che conservatore coincida con reazionario. Di qui la necessità del trucchetto, di quel riformisti aggiunto a tranquillizzare i potenziali elettori, in una capriola linguistica. Mandatelo giù questo brutto aggettivo, segue quello rassicurante: le riforme si faranno. Speriamo che le riforme promesse siano simili a quelle che i conservatori hanno sempre mantenuto, da Winston Churchill a Margaret Thatcher, da Ronald Reagan a David Cameron, per tacere di Giovanni Gentile, autore dell’unica riforma decente della scuola italiana.

Il punto è che dovendo scegliersi il nome di una nuova formazione politica, ed essendo purtroppo almeno momentaneamente e proditoriamente occupato dal Cav in confusa ritirata il termine ideale “partito repubblicano”, Raffaele Fitto, Daniele Capezzone e gli altri hanno deciso per la traduzione del nome europeo, anche perché proprio ai conservatori inglesi ed europei avevano rivolto attenzione e richiesta di iscrizione. Per Fitto, pupillo di vecchia scuola Dc in salsa pugliese, è un grande salto di qualità perché lo/li impegna, come hanno diffusamente scritto e spiegato, a un programma liberale e liberista, che privilegia l’iniziativa privata e la riduzione delle tasse, attacca la spesa pubblica e la burocrazia. Difende da invasori i confini della nazione. È un buon inizio per coagulare intorno a sé un movimento di opposizione al dominio del Partito unico renziano. Il nome porta fortuna, visti i risultati straordinari ottenuti da Cameron nelle elezioni politiche, con la maggioranza assoluta. E Cameron è uno che le pensioni le fa prendere agli inglesi quando ne hanno bisogno, che i soldi delle tasse addirittura li restituisce in una economia che va come un treno, altro che la Germania, e che ha dai tempi della grande Maggie, quella di “I want my money back”, ridateci i nostri soldi, in gran dispetto l’Europa dell’austerità.

Al Foglio nuovo corso però devono essere così inzuppati d’acqua d’Arno, così preoccupati che qualche iniziativa politica turbi il percorso trionfale di Matteo Renzi, che si agitano piuttosto scompostamente a ogni stormir di fronde, a ogni iniziativa che interrompa la loro armonia nazarena, essendo perciò consentito solo il bluff innocuo del vecchio Cav. Sul nome di conservatori riformisti hanno imbastito una pantomima tra un lettore che provoca opportunamente e un direttore che risponde così platealmente e appassionatamente che neanche la sventurata monaca di Monza, fingendo una telefonata tra Fitto e Capezzone in cui i due compari si studiano un nome come si fa per una truffa. Peccato che sia una truffa che risale al 2009 e sia registrata a Strasburgo e Bruxelles.

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di on 22 maggio 2015. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a Due cose al Foglio sui (veri) conservatori

  1. peter46 Rispondi

    22 maggio 2015 at 17:17

    Egr.Maglie…bene tutto compreso il mai ‘immancabile’ accostamento fra Cameron e i ‘grandi'(?)Inglesi del tempo che fu,ma…usciti dal ‘liberismo’,’conservatorismo’ e ‘riformismo’…
    Cameron post elezioni:
    “”Renderò il Regno Unito,per gl’immigrati,un luogo ‘meno attraente’ per venire a lavorare in nero””
    che tradotto in Italiano,sembra abbia il significato di:
    “”Cameron intende rendere ‘reato penale’ per le aziende britanniche il reclutamento di lavoratori all’estero senza che vi sia stata ‘prima’un’offerta di lavoro a dipendenti del Regno unito””.
    (Come riporta articolo di ieri l’altro de ‘il giornale’)
    Ed ancora:
    “”Per evitare che i clandestini in attesa di procedimento d’espulsione possano far perdere le loro tracce…saranno dotati di ‘localizzatore satellitare’ per far saper alla polizia il luogo dove si trova l’irregolare per ‘rispedirlo’ a casa sua””
    Sicuro che Fitto e …Capezzone,abbiano ‘compreso’ gli ‘orientamenti’ del loro nuovo ‘punto di riferimento’ ideale?
    Perchè crearsi(Fitto)un posto dove accasarsi,in Europa,dopo l’uscita dal ppe,passi…’liberarsi’ dal ‘cappio’ berlusconiano,passi,ed eccome se non ‘condivisibile’…ma hanno compreso ‘i nostri’ che neanche Salvini è ‘quasi mai’ arrivato agli ‘intendimenti’ espressi da Cameron?Forse solo il ‘secondo’ Bossi ci era arrivato.
    E se con Salvini,per ora la ‘distanza’ non sembra ‘colmabile’ figuriamoci…grazie a Dio,non è più democristiano,allora.

  2. Liutprando Rispondi

    23 maggio 2015 at 11:00

    Dalla vicenda si trae la sensazione che la politica sia un mercato delle vacche senza vacche ed i quattro imbonitori si rigirino tra i quarti spolpati per poter continuare ad imbonire e tirare a campare allegramente.
    Come potrà Fitto (bravo ragazzo) essere credibile come conservatore liberale?
    Pensereste a Passera, Tosi, Berlusconi come liberali credibili?
    Naaa …

    “A da passà a nuttata”.

  3. Alberto Rispondi

    23 maggio 2015 at 12:32

    Gentile Maglie lei ci porta sempre a concretezze.Certo non ci troviamo di fronte a storie di pensatori alla Hayek ,ma certo qualche piccolo passo lo si comincia a vedere .E tutto quanto è segno di resistenza ad un debordante è vergognoso statalismo da rapina e’ bene.Aggiungere una visione europea che non capiamo bene dal fare dei personaggi sarebbe bene.

  4. adriano Rispondi

    24 maggio 2015 at 14:05

    Chi copia prende zero.Se mancano le idee per il nome,figuriamoci per le cose da fare.Vedo che si elenca il solito assortimento di banalità,iniziativa privata,riduzione delle tasse,attacco alla spesa pubblica e alla burocrazia senza,naturalmente,cenno alcuno sul come farle.Solito minestrone che può servire ,forse,ad aprire una nuova piccola bottega.Per l’ipermercato serve altro.Suggerisco il “partito dei cittadini” mettendo al primo posto l’impegno all’introduzione in dosi massicce della democrazia diretta al grido di battaglia”la sovranità appartiene al popolo”.Punto.

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