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CONTRO GIAFAR

Si è convertito, ha persino cambiato nome, e ieri sul Fatto ci ha consegnato una lenzuolata retorica a favore della moschea a Milano. Ignorando sempre la domanda fondamentale: l'Islam è o no sempre anche un Islam politico, che mira al rovesciamento della democrazia liberale? Lasciate Buttafuoco ai suoi giochi sofistici...

ButtafuocoDico subito che non appartengo alla vasta e varia genìa degli ammiratori multipartisan di Pietrangelo Buttafuoco. Non mi convincono le sue tesi, ma soprattutto non mi piace il suo stile di scrittura retorico-barocco-allusivo, così lontano dalla limpidezza di parola e pensiero a cui mi sento vicino. Faccio fatica, sarà pure per mio innato pregiudizio o minorità, a leggerlo: mi indispongo. Fatti miei, certo, e inessenziali per giunta, ma qui li esplicito per essere intellettualmente onesto. Per dire che, se critico il suo intervento di ieri su il Fatto a favore della erigenda moschea milanese, presentato come una “lettera aperta a Salvini” e a poco precisamente indicati “centrodestri”, lo faccio in punto di logica mettendo da parte ogni personale e pur presente idiosincrasia.

Tanta retorica sguinzagliata nell’articolo, ad uso delle anime politically correct, di destra e sinistra, nasconde un vuoto di pensiero: non è certo ascoltando suore e cittadini, o elevando mistiche riflessioni all’Altissimo, che si può avere un giudizio ponderato e politicamente efficace sulla politica che le nostre società occidentali debbono assumere verso l’Islam. E quindi anche, in particolare, sulla opportunità o meno di alzare nel cielo delle nostre città minareti e moschee senza controllo o contropartite. Né tantomeno può considerarsi segno di maturità e serietà di pensiero accostare le vittime innocenti della seconda guerra mondiale (guarda un po’!, proprio quelle morte per mano alleata!) alle masse un domani adunantesi per “sottomettersi” ai voleri di un Dio tanto, troppo lontano dagli uomini. Dico subito a scanso di equivoci che non mi considero un conservatore e che, quindi, non pongo al centro del mio discorso la triade Dio, Padre, Famiglia, a cui fa cenno Buttafuoco.

Il centro di ogni centro è per me, appunto, è l’Individuo, o meglio ancora l’uomo, che, in quanto tale, voglio proteggere e tutelare nella sua concreta e empirica libertà, cioè nella sua più intima essenza. La quale è senza dubbio libertà di pensare, esprimersi, agire, muoversi e crearsi il proprio percorso di vita. E, quindi, anche di avere un culto o una religione, qualsiasi essa sia, O anche essere agnostico o ateo. Ma, con un preciso limite, con la precisa consapevolezza che la sua regola di vita è sua e solo sua e non può essere imposta agli altri: né con forza né con la dissimulazione. La domanda quindi da porsi in faccende del genere, se si vuole essere seri e coerenti, è se l’Islam non sia per caso ancora oggi e sempre Islam politico, se non si proponga di usare le possibilità che la democrazia offre a tutti, e quindi anche ai musulmani, come meri strumenti provvisori per abolire poi permanentemente la democrazia stessa una volta che i rapporti di forza saranno (come in parte lo sono già) mutati. È sempre il paradosso popperiano della libertà che fa capolino, e che deve essere la bussola di ogni uomo libero: “in una democrazia – scrive l’autore della Società aperta e i suoi nemici – l’integrale protezione delle minoranze non deve estendersi a coloro che violano la legge e specialmente a coloro che incitano gli altri al rovesciamento violento della democrazia“. Ecco, è da qui che dovrebbe partire ogni seria politica. Ponendosi queste domande scomode prima di agire. Non assecondando facili entusiasmi o buonismi, né accusando di razzismo o xenofobia chi vuole solo portare il discorso al livello del ragionamento sottraendolo ai sofismi facili e di successo. Quanto a Salvini non scomodiamolo troppo: in gioco è qui soprattutto il Nostro destino.

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di on 7 maggio 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

12 commenti a CONTRO GIAFAR

  1. adriano Rispondi

    6 maggio 2015 at 10:03

    Concordo totalmente e sottoscrivo.Il valore da cui partire è la libertà.Chi la nega dovrebbe restare fuori.Coloro che sono contrari sono portatori insani di un retropensiero autoritario.Non mi piace chi ha simpatie per una destra che non c’è più .Quando si ricordano i caduti della seconda guerra mondiale,prima degli alleati,si dovrebbe parlare di coloro che la hanno voluta,programmata ed esaltata, non pensare a loro con nostalgia.

  2. Francesco_P Rispondi

    6 maggio 2015 at 10:59

    Al povero Buttafuoco ha dato di volta il cervello. Non lo giudico perché porto rispetto per la malattia mentale.
    Quelli che fanno veramente schifo sono coloro che gli danno credito pur di propagandare e inculcare nelle menti deboli il pensiero suicida del “politically correct”.

  3. Don Riccardo Sanvito Rispondi

    6 maggio 2015 at 14:46

    Grazie professore.
    Sottoscrivo

  4. gastone Rispondi

    6 maggio 2015 at 15:12

    UN’ ALTRO COLLABORAZIONISTA !

  5. Mister Libertarian Rispondi

    6 maggio 2015 at 15:44

    Chi si converte all’islam ha per forza qualche rotella fuori posto.

  6. Michele Albo Rispondi

    6 maggio 2015 at 16:32

    Come si può non essere d’accordo con Ocone.
    Si si vuole perdere anche la libertà di pensiero, come anche Buttafuoco, sembrava, difendeva, basta convertirsi all’islam.

  7. Filippo Rispondi

    6 maggio 2015 at 18:04

    Prof.Ocone Lei e’ sempre illuminante ma credo che stavolta non si sia colto il dire del Butafuoco nella sua essenza.Buttafuoco e’ colmo di uno humor tutto siciliano e poco comprensibile magari a chi non è abituato .Gli arabi hanno vissuto ed esportato molto del loro esistere in Sicilia dove rimane quantomeno la grande confusione tipica della casbah, ed in questo suo confonderci vi e’ sempre e comunque la speranza che le tortuosità e le pericolosità’ dell’islam possano essere risolte.Pero’,caro Ocone, se “iddu” vuole esser chiamato Giafar chiamiamolo Giafar a noi cosa cambia.

  8. Albert Nextein Rispondi

    6 maggio 2015 at 19:05

    Jafar……kree !
    Da Stargate.
    Questo è il solo Jafar di cui so e intendo sapere qualcosa.

    • Albert Nextein Rispondi

      6 maggio 2015 at 19:07

      Sarebbe Jaffa e non Jafar, ma mi prendo una licenza poetica.

  9. massimo Rispondi

    6 maggio 2015 at 19:23

    Ecco un altro paladino dell’individuo, cioè dell’Anticristo liberale e massonico che punta il dito contro l’Islam. Questi che scimmiottano atteggiamenti crociati in ritardo di mille anni sono i veri reazionari. Questi liberali, che a grattarli vengono fuori perfetti giacobini, sono i veri nemici di Cristo e della nostra civiltà. ..che hanno ridotto all’alternativa tra un supermercato e un centro sociale. W Buttafuoco!

  10. Lisa Rispondi

    6 maggio 2015 at 21:53

    Grandissimo Ocone. Poco tempo fa anche l’Elefantino ha criticato le scelte di Giafar, benché in modo molto più pacato, nel tentativo di non offendere la “sensibilità” religiosa del suo amico. Secondo me sbagliando. Comunque lasciai questo commento al suo articolo. Ci sta anche qui. 😀

    “Non ho uno stile forbito come quello di Ferrara, né ho la presunzione di esprimere dei concetti con tale profondità. Sono una siciliana che ha vissuto in due mondi diversi, benché nella medesima regione. Palermo, un’immensa città impregnata di tradizioni borboniche, non da meno da riminiscenze islamiche, ha ereditato i cattivi costumi dei dominatori. Dall’uso spropositato e ipocrita dell’ospitalità al fine di apparire e non con l’intento di sincero convivio; case splendenti, manicaretti e sproloqui di vite altrui. Fuori, per le strade, la Casba, con l’immondizia gettata dalle finestre. Senza contare la boria e la noia mortale dell’élite palermitana. Catania è rozza e noncurante, ma genuina, sincera, allegra. Qui le dominazioni non hanno lasciato il segno, siamo cristiani, ma soprattutto siamo greci e romani, siamo pagani. Ciò comporta che siamo menefreghisti, la vita è una sola e ce la godiamo. Buttafuoco sceglie di ribattezzarsi con la strada degli spacciatori palermitani, quella Via Giafar dove la delinquenza è la norma, come delinquente è la sua conversione per quella che non è una religione, bensì un progetto politico imperialista. Indubbiamente lui ama la sua terra ma commette un grave errore pensando che la Sicilia vide i lustri sotto l’islam. I musulmani erano dominatori al pari di tutti gli altri, forse anche peggiori; la dhimmitudine era la legge coranica. Se lustri ci furono, non erano recepiti dal popolo siciliano, ma dal dominatore. Avrei capito se si fosse ispirato ai normanni, loro sì che sollecitarono la cultura dell’isola. Ciò che mi irrita, a ogni modo, è il volersi ispirare ai dominatori, come se fossimo delle larve umane, incapaci di autodeterminarci. Ed è questo vittimismo il morbo della Sicilia, una malattia che ci rende incapaci, parassiti. L’impedimento a una riscossa del popolo siciliano è la sua autocommiserazione. Comprendo anche la frustrazione per il nichilismo e il relativismo dilagante, un malessere sentito da molti. Eppure Giafar, invece di trovare una soluzione all’interno della nostra società (sono gli intellettuali a fare le battaglie culturali), denunciando la perdita di identità che è alla base del relativismo e del nichilismo, preferisce abbandonare la nave che affonda, come il peggior Schettino, per approdare sulle coste nemiche, fraternizzando con coloro che vogliono fare a pezzi la nostra storia millenaria e dare il colpo di grazia, magari abbattendo i ricordi della nostra cultura: dal David al Colosseo, dagli Uffizi al Vaticano, da ‘u Liotru (l’elefantino di Catania) al Palazzo dei Normanni a Palermo, dalla valle dei templi di Agrigento al teatro greco-romano di Siracusa e Taormina. Parla della tradizione e preferisce quella altrui, tradendo la sua stessa terra, tradendo le donne che pagherebbero il prezzo più alto, tradendo anche sé stesso. Sarebbe stato meglio che Giafar rimanesse Pierangelo Buttafuoco, un uomo coltissimo con l’arte della penna, ma ciò non significa di spiccata intelligenza.
    Lisa Piccolo”

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