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Bobo vuol morire grillino

Maroni, eletto sulla promessa liberale e antistatalista del 75% di tasse in Lombardia, ora dà sponda alla demagogia grillina del "reddito di cittadinanza". L'apoteosi della cultura egualitarista che mira a istituire una società di mantenuti, il nemico per eccellenza della Lega delle origini...

legaDopo un lungo silenzio, il governatore lombardo Roberto Maroni è tornato sulla scena lanciando una proposta che già fa molto discutere. Il presidente leghista, che pure era stato eletto dopo una campagna elettorale che l’aveva visto agitare la bandiera della difesa del reddito dei lombardi (che a suo parere avrebbero dovuto vedere speso sul proprio territorio almeno il 75% della tassazione), prova però a tornare protagonista con una proposta che – come egli stesso ha ammesso – è direttamente ispirata da un disegno di legge regionale del Movimento Cinquestelle in tema di reddito di cittadinanza. Maroni intende infatti usare i 220 milioni di euro del Fondo sociale europeo destinati “alla lotta alla povertà” per erogare aiuti ai gruppi più bisognosi. La scelta non sembra azzeccata: per più di una ragione.

Innanzitutto non si capisce per quale motivo Maroni debba premiare la demagogia dei grillini, prendendo sul serio la loro idea che sia possibile garantire a chiunque una dignitosa situazione economica: che si lavori oppure no. La proposta che ognuno possa disporre di entrate quale che sia l’economia (in generale) e quale che sia il comportamento dei singoli (in particolare) interpreta una sensibilità diffusa, ma è proprio questa cultura egualitarista e volta a legittimare il parassitismo che andrebbe combattuta.

Per giunta è chiaro che la povertà si combatte offrendo opportunità, e non già distribuendo denaro. Se Maroni vuole aiutare i lombardi usi quei soldi e tagli pure varie voci del bilancio, in modo da ridurre la pressione fiscale regionale. L’aiuto è in fin dei conti soltanto un pesce, mentre un contenimento dell’oppressione è un modo per insegnare a pescare. Oltre a ciò, qualora si introducesse un meccanismo di questo tipo si finirebbe per creare una serie di aspettative destinate a dilatarsi sempre più. Quello spirito passivo e fatalista che la Lega delle origini addebitava costantemente nella cultura al Mezzogiorno, a questo punto potrebbe insediarsi stabilmente anche in quella che comunque resta l’area più produttiva d’Italia.

Non è con queste battaglie che Maroni migliorerà le aspettative dei più deboli. Al contrario, è favorendo tagli di spesa e riducendo la tassazione che si può aiutare una ripresa dell’economia. C’è poi bisogno che i lombardi, ricchi o meno ricchi, non vedano più sparire dalla loro regione quegli oltre 50 miliardi di euro che ogni anno finanziano altre aree e soprattutto il Sud. Su questi temi i leghisti appaiono molto silenziosi, anche in ragione della svolta “nazionale” e lepenista di Salvini, ma si tratta di un silenzio colpevole e irresponsabile. Invece che inseguire la sinistra sul suo terreno, Maroni farebbe allora bene a recuperare almeno un po’ dello spirito liberale e antistatalista con cui la Lega, all’inizio degli anni Novanta, aveva saputo riscuotere tante simpatie.

Contro quanto sto affermando, qualcuno potrebbe sostenere che, in termini contabili, non c’è una grande differenza tra tagliare le imposte ed erogare aiuti. In entrambi i casi lo Stato si trova ad avere meno risorse e i privati di più. Il ragionamento però non funziona, dato che se – ad esempio – si riduce l’Iva o l’Irpef, quanti hanno prodotto ricchezza ne dispongono maggiormente. Quel taglio avvantaggia tutti coloro che pagano imposte dirette o indirette ed evita interventi di carattere discrezionale. In altre parole, quando si eliminano imposte si finisce per spingere a fare e lavorare, mentre quando si erogano aiuti si pongono le premesse per una società di mantenuti. Perfino Salvini, non molte ore dopo il comizio tenuto dinanzi ai neofascisti di Casa Pound, ha avuto parole molte critiche verso il progetto del presidente lombardo: «allo Stato elemosiniere, io preferisco lo Stato che abbassa le tasse e offre lavoro. Secondo me, è un messaggio culturalmente sbagliato. Non metto il becco nelle questioni della Regione Lombardia, ma questo non mi esime dall’avere le mie opinioni». Se confrontato con Maroni perfino l’attuale segretario della Lega può apparire più liberale, vuol dire davvero che la situazione lombarda è alquanto compromessa.

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di on 14 maggio 2015. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

14 commenti a Bobo vuol morire grillino

  1. zarathustra Rispondi

    13 maggio 2015 at 14:20

    Sinceramente questa volta non sono in disaccordo con voi.
    Trovo fantozzianamente pazzesco che si facciano fallire le aziende per tasse creando disoccupati e poi utilizzare quelle stesse tasse per sovvenzionarli per stare a casa.
    In piu’, e’ storicamente provato che l’assistenzialismo finisce sempre per beneficiare immigrati e ROM (vedi condizioni di applicazione patrimoniali reddituali e di prole)
    A difesa di Maroni c’e’ solo la prospettiva di utilizzare fondi europei che anche quest’anno verrebbero girati come sempre ad altri paesi; comunque presumo che sia una mossa strategica per avvicinare i 5 stelle in vista di ballottaggi antirenzi.

  2. morello Rispondi

    13 maggio 2015 at 15:07

    Non entro nel merito della proposta. Cio’ che assolutamente mi riesce incomprensibile è il suo fine politico . Maroni sa perfettamente che il reddito di cittadinanza è cocettualmente in antitesi con la politica della Lega e del Centrodestra in generale che si propongono di utilizzare le risorse per creare lavoro ,non per soccorrere i disagiati, e allora ? Qual’è l’obiettivo?

  3. adriano Rispondi

    13 maggio 2015 at 17:48

    Tutto giusto e corretto ma chi si trova senza reddito fino a quando non riesce a procurarselo non credo debba essere lasciato morire di fame.Per qualcuno c’è la cassa integrazione,per altri il sussidio di disoccupazione ma comunque un qualche meccanismo per aiutare i disperati bisogna prevederlo.Può darsi che Grillo cavalchi la demagogia di provvedimenti diseducativi,dannosi e irrealizzabili ma quando dice che il problema non è il lavoro ma il reddito non credo che abbia tutti i torti.Lo prova l’esercito di aspiranti ad un posto di infermiere in fila per la prova di concorso.La selezione e il merito vanno bene ma ai poveracci senza speranza non va bene lasciare solo la strada del suicidio.

    • Federico Rispondi

      13 maggio 2015 at 20:04

      infatti…su questo giornale ci sono solo discorsi beceri con posizioni ideologiche che non tengono conto minimamente delle problematiche odierne

      • Arcroyal Rispondi

        14 maggio 2015 at 00:06

        Secondo me qui di davvero becero c’è il tentativo di aprire ulteriori buchi nel bilancio statale che già di suo è più scasso dello scafo del Titanic. Qui di davvero becera c’è l’idea di affidare ad uno stato che per decenni ha distribuito pensioni di invalidità a chi invalido non era e che ha regalato l’accesso quasi gratuito alle università anche ai rampolli di famiglie ultrabenestanti, a questo carrozzone statale dissipatore da decenni della ricchezza dei suoi cittadini si dovrebbe affidare la distribuzione di un reddito di cittadinanza ai bisognosi.

        Immagino già cosa succederebbe in certe regioni del sud con un ulteriore aumento vertiginoso del lavoro nero e file chilometriche davanti all’INPS per invocare l’immediato pagamento dell’elemosina di stato. L’unico aspetto positivo dell’introduzione di questo reddito da paese dei balocchi sarebbe l’immediato allargamento dell’area degli evasori fiscali: voglio proprio vedere chi lavora 12-14 ore al giorno per mandare avanti un’officina o una piccola impresa che si sobbarca ulteriori tasse per consentire a nullafacenti di ogni risma di starsene al bar tutto il giorno. Sarebbe la rivolta fiscale dei taxpayers con definitivo tracollo di questa repubblica delle banane.

        Sarebbe invece una cosa seria e quanto mai opportuna chiedere l’abolizione della costosissima cassa integrazione e la sua sostituzione con un sussidio di disoccupazione. Parallelamente si dovrebbero creare degli uffici di collocamento a gestione mista pubblico e privato in modo che alla terza chiamata non risposta il disoccupato perderebbe il sussidio e tanti saluti. Ma per una riforma del genere ci vorrebbe tempo e tanto impegno da parte di imprese, sindacati e politici. Insomma sono robe che in Italia risultano più difficili della conquista di Marte.

  4. Stefano66 Rispondi

    13 maggio 2015 at 18:41

    Scusate, ma l’articolo è fuorviante e superficiale.
    Maroni ha chiarito molto bene quali sono i termini della sua proposta: usufruire dei fondi europei per il sostegno al lavoro (scopo principale), senza perdere l’opportunità di sostenere anche tutte quelle fasce di popolazione che al lavoro non riescono comunque ad avere accesso (pensionati, invalidi, madri con figli piccoli, etc.).
    Non si tratta del reddito di cittadinanza assurdo e universale che vuole Grillo, ma un sostegno mirato e significativo per chi è in difficoltà a prescindere dalla crisi economica.
    Se poi si vuole seminare zizzania o sputtanare ogni piè sospinto la Lega, basta dirlo…

  5. Corrado Rispondi

    13 maggio 2015 at 19:06

    Cari amici e carissimo Prof. Lottieri,
    scusate ma dov’è la novità, l’ impostazione dirigista e statalista della lega in generale , ma di Maroni in particolare è perfettamente coerente con i discorsi welfaristi che il Gov. della Lombardia faceva in campagna elettorale (sanità “pubblica”, modello nordeuropeo di welfare in ambito di governo(?!) dell’ economia lombarda, tipo aiuto alle imprese ecc. .Per quanto poi attiene al famoso, (allora in auge) 75%, cioè 9% in più dell’ attuale (e sai che sforzo!) si riferiva alle casse di Regione Lombardia, mica alle tasche, vuote per un verso e piene per un altro, sperèm, del Sciur Brambila.

    Appunatmento a tutti a cantu venerdì sera con Paglarini, Bassani ecc. Prof. Lottieri spero proprio possa partecipare anche Lei

    LA LOMBARDIA FRA SCHIAVITU’ E LIBERTA’.

    Quale futuro per la locomotiva d’Europa: autonomia, federalismo o indipendenza?

    CANTU’ – TEATRO COMUNALE SAN TEODORO

    14 MAGGIO 2015 ORE 20:45

    20:45 Introduce e presiede Giovanni Sallusti.

    21:00 Giacomo Consalez: Un sistema irriformabile di nome Italia

    21:15 Giancarlo Pagliarini: Per una Lombardia elvetica

    21:30 Marco Bassani: La fine della libertà politica ed economica dei lombardi

    21:45 Vittorio Feltri: La stoltezza politica dei lombardi

    22:15 Claudio Bizzozero: Il coraggio di ripensare il futuro

    22:30 interventi del pubblico

    MENTRE RENZI E SALVINI DAI PALAZZI DORATI DELLA POLITICA PARTITOCRATICA CI RACCONTANO LE LORO FAVOLE, NOI QUI NEL MONDO REALE GUARDIAMO AVANTI!

    con stima

    c

  6. Federico Rispondi

    13 maggio 2015 at 20:03

    i sussidi per i disoccupati ci sono in tutti i paesi occidentali tranne in italia e grecia..

  7. Francesco Rispondi

    13 maggio 2015 at 20:22

    Prof. Lottieri come sempre lei arriva e centra il punto.Il povero Maroni deve essere frastornato da migliaia di impegni che glia hanno fatto perdere la parola riconquistata con forza da Salvini.Grande stupidaggine per un liberale pensare all’uguaglianza attraverso aiuti di stato.Tutto va rinconquistato nelle capacità personali di cui siamo tutti dotati ,tranne forse gli aristocratici che vivono di ozio,.Incentivare e detassare le aziende ma di venti punti almeno è smobilitare in progresso burocrazie ,anche per non esserne servi e’ la battaglia per la sopravvivenza del paese,.E spostare quel denaro sulle attività nascenti o nasciture.Qualcuno prima di lui e Grillo lo ha fatto ed ha funzionato.Per favore non faccia il socialdemocratico del coso e non segua la follia populista del miliardario divertente.

  8. TABACCI SERGIO Rispondi

    14 maggio 2015 at 10:54

    Ciò che mi stupisce di questo articolo è il navigare per concetti astratti di fronte a situazioni molto chiare. Persone in età avanzata che non hanno un reddito dignitoso per poter vivere e che non possono essere certamente “riciclate” per attività lavorative; persone in età avanzata costrette a recarsi alle mense dei poveri per poter avere un pasto; persone in età avanzata che devono frugare tra le cassette alla fine dei mercati rionali. E per consentirgli di mangiare dignitosamente a casa propria bisogna fare la battaglia per ridurre la pressione fiscale? Ma non diciamo corbellerie. Leggendo l’articolo mi veniva in mente una canzone di Giorgio Gaber: “Un’idea”, un concetto un’idea fin che resta un’idea è soltanto un’astrazione; se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione”. La ascolti Lottieri chissà che invece delle belle teorie non riesca, per una volta, a toccare la realtà, quella brutta, con mano. Cordiali saluti

  9. Epulo Rispondi

    14 maggio 2015 at 11:38

    Se in una regione come la Lombardia, governata dalla coalizione di “centrodestra”, si arriva a partorire ste boiate del reddito di cittdinanza o consimili, allora è il caso di non nutrire più speranza per l’avvenire. E’ stato bello finché è durato.

  10. step Rispondi

    14 maggio 2015 at 14:14

    Pienamente d’accordo con Lottieri.

  11. gastone Rispondi

    15 maggio 2015 at 20:29

    io aspetterei la spiegazione di Maroni , prima di giudicare. In che modo , con quali fondi e a chi si rivolge . Se il suo è un progetto voglio sentirlo spiegato dalla sua viva voce e non da giornalisti di una parte o dell’altra. Ricordiamoci che Maroni è stato ministro del lavoro , forse alcune cose le conosce . La situazione lombarda compromessa? Mi pare esagerato.

  12. arcangelo Rispondi

    17 maggio 2015 at 21:15

    Ma quale reddito di cittadinanza,diventerà il reddito dei fannulloni,questa e demagogia,qui non siamo in Germania dove c’è lavoro, ti mandano l’avviso per tre volte e se rifiuti perdi i soldi e ti cacciano,qui nessuno ti chiama,il lavoro manca,e si rischia di creare gli eterni pensione,quasi tutti giovani.non credo che si può credere va queste assurde promesse.

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