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Perché quello con l’Iran è un cattivo accordo

Il Council on Foreign Relations (CFR), autorevolissimo Tink Tank democratico vicino alla Amministrazione Obama, è da anni convinto fautore di un’intesa tra Washington e Teheran. Al punto di ospitare, sulla sua rivista, Foreign Affairs, insieme a inviti per accordi anche “al ribasso” sul programma nucleare iraniano, persino articoli in sostegno di una “realpolitik“che consenta all’Iran di dotarsi dell’arma atomica. Il riconoscimento che l’Iran possa essere una “potenza militarmente nucleare” sarebbe, secondo questa teoria più volte promossa sulle pagine di Foreign Affairs, un fattore di equilibrio in un contesto regionale dove esiste già un’altra potenza nucleare, sia pur non dichiarata, come Israele. Ha perciò destato non poca sorpresa la dettagliata analisi svolta ieri dai maggiori specialisti del CFR sull’Accordo Quadro stipulato a Losanna, che dovrà essere integrato da molti altri e importanti contenuti non solo tecnici, ma anche politici, entro il 30 giugno prossimo.

In sintesi gli specialisti del CFR dicono che:

– in positivo, l’accordo contiene più sostanza di quanto molti si aspettassero, dato che limita la produzione di uranio arricchito e di plutonio utilizzabili per la bomba atomica e prevede ispezioni periodiche e “intrusive”;

– si ravvisano tuttavia numerose e importanti fragilità strutturali, incompatibili con un efficace regime di non proliferazione nucleare;

– la prima riguarda la “diluizione”, anziché la “rimozione” del rischio costituito dalla “break out capacity“: soglia sulla quale basta un solo giro di chiave per armare un certo numero di missili nucleari. Viene diminuito il numero di centrifughe per arricchire l’uranio; ma ne resta comunque un numero ben superiore a quello che aveva motivato nel 2006 l’avvio delle sanzioni. Il definitivo riconoscimento delle “cascate” di arricchimento nell’ordine di diverse migliaia di centrifughe rappresenta una significativa affermazione per Teheran: anzitutto politicamente, perché diventa irreversibile il principio che l’Iran ha diritto di produrre uranio arricchito in misura ampiamente superiore alle sue esigenze di uso pacifico dell’energia nucleare. Per cosa farne, l’accordo non lo spiega. Inoltre il riconoscimento internazionale di vaste capacità di arricchimento al 3,6% fornisce dal punto di vista tecnico all’Iran la possibilità di “riprocessare” ulteriormente, con le stesse centrifughe e in tempi brevissimi l’uranio arricchito per portarlo al “weapon grade” (attorno al 90%), cioè alla percentuale di arricchimento idonea alla fabbricazione della bomba;

– una seconda criticità rilevata dagli esperti del CFR riguarda la brevità dei tempi guadagnati con l’Accordo di Losanna, nella “militarizzazione” del programma nucleare iraniano. Soltanto dieci mesi. Si è negoziato dodici anni per diluire la “break out capacity” dagli attuali 60 giorni, ed appare davvero inquietante che i negoziatori 5+1 abbiano voluto ammettere solo ora che all’Iran mancavano solo 60 giorni alla bomba, a 365 giorni. Ma i 305 giorni “guadagnati” lo saranno realmente solo se non vi sarà mai alcuna sorpresa da parte iraniana;

-la terza grave fragilità dell’accordo riguarda infatti le ispezioni. Nessun sito nucleare “ufficialmente dichiarato” da Teheran ne potrà essere escluso. Ma le ispezioni potranno avvenire esclusivamente previo “formale consenso” del Governo iraniano, e non potranno riguardare siti diversi da quelli indicati nell’accordo. Ora, tutta la storia delle ispezioni Onu dovrebbe insegnare che si tratta di materia che diventa altamente conflittuale ogni volta che il Paese ispezionato abbia interesse a condizionare il proprio consenso. Ciò è puntualmente avvenuto in Iraq e in Corea del Nord (DPRK), con i risultati disastrosi che conosciamo: in Iraq perché furono proprio le difficoltà ispettive a dar corpo al bluff di Saddam sulle armi proibite, motivando così l’attacco militare; in DPRK perché è bastato un tratto di penna a Kim per denunciare il Trattato di non Proliferazione Nucleare (NPT), chiudere le ispezioni, e effettuare il primo test nucleare, dopo vent’anni di negoziati, accordi e aiuti economici. Le ispezioni dovrebbero invece essere incondizionate e avvenire a prescindere dal consenso dell’ispezionato – ce la immaginiamo la Guardia di finanza che chiede il permesso di ispezionare un’azienda? – come avviene anche a livello internazionale in una miriade di attività, dall’antiterrorismo, al riciclaggio di capitali, al traffico di droga e altro. La minaccia nucleare consente approcci ispettivi più “soft” di tali altri contesti? C’è poi una considerazione ulteriore, specifica all’Iran. Nel 2003, nel 2006 e ancora nel 2009 e nel 2014 l’Iran ha costruito siti, prodotto centrifughe, messo a punto vettori e inneschi atomici, acquisito tecnologie “proliferanti” occultando molto abilmente il tutto; evitando accuratamente dichiarazioni e notifiche alle quali il Paese era obbligato da Trattati e Risoluzioni dell’Onu. Le ammissioni iraniane sono costantemente avvenute solo ed esclusivamente dopo che l’intelligence occidentale ha smascherato le attività clandestine. Clamoroso il caso della scoperta nel 2009 del sito ultrabunkerizzato di Fordow capace di ospitare decine di migliaia di centrifughe; e quella ancor più recente, pochi mesi fa, della messa a punto di centrifughe di ultimissima generazione, sempre senza informarne previamente l’AIEA come si sarebbe dovuto;

Continua a pagina due

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di on 4 aprile 2015. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a Perché quello con l’Iran è un cattivo accordo

  1. maboba Rispondi

    5 aprile 2015 at 11:35

    la sensazione è che Obama e la sua amministrazione siano strategicamente filoislamici, antioccidentali-antiisraeliani, nel solco indicato da Edward Said.

  2. Maurizio Rispondi

    5 aprile 2015 at 11:55

    Dobbiamo ad Obama quanto fedelmente descritto dall’ottimo Terzi.Siamo nelle peste.Quegli impianti andrebbero distrutti o smantellati.Speriamo nel prossimo Presidente Americano,se saremo ancora in tempo e se Israele non sarà in qualche modo intervenuta prima.

  3. Sergio Andreani Rispondi

    6 aprile 2015 at 08:46

    Vedo che ai servetti sciocchi di Israele questo accordo brucia al c..o.

    Vuol dire che è un ottimo accordo.

    Ogni tanto provate a preoccuparvi dei 150 ordigni nucleari israeliani puntati anche contro i Paesi europei e proccupatevi del fatto che il dito sul pulsante lo abbia un psicopatico come Benjamin Netanhyau.

    Il cui psiciatra si è suicidato nel 2010 per disperazione.

    • Sergio Andreani Rispondi

      6 aprile 2015 at 08:47

      …psichiatra.

      • FEMINE Rispondi

        7 aprile 2015 at 11:00

        E’ chiaro che, invece, il Suo “psiciatra” e/o pischiatra, è vivo e vegeto e dà a Lei, illustre commentatore dalle inossidabili ideologie, gli adeguati e riconoscibili consigli. Stia sereno, dunque, l’odio verso Israele, ovvero verso gli ebrei “vivi” alimenta le sue giornate una dopo l’altra…

  4. adriano Rispondi

    6 aprile 2015 at 13:16

    E’ un accordo che aiuta la soluzione finale,quando l’arma andrà nelle mani di chi non la cerca per possederla ma per usarla.A quel punto scorreranno i titoli di coda e sarà la fine.

    • Sergio Andreani Rispondi

      7 aprile 2015 at 07:23

      Ti riferisci ad Israele , immagino.

      Loro sono alleati stretti degli USA , gli unici ad averla adoperata per piegare il Giappone.Che aveva soldati ben più validi dei tanto glorificati marines.

  5. Paolo Freddi Rispondi

    7 aprile 2015 at 11:20

    Quando Obama era ancora un candidato alla presidenza mi colpì la sua capacità di essere un grande comunicatore. Come tutti i grandi comunicatori, vedi anche Renzi in Italia adesso, ti promettono mari e monti, ma poi riescono a produrre pianure o al massimo qualche collinetta.
    Essendo ormai anziano e conoscendo questa verità ormai da tempo chiesi a dei miei parenti residenti negli Stati Uniti un loro parere sul nostro e ne ricevetti una risposta entusiasta. Considerando poi che fu insignito del Nobel per la pace, prima ancora di aver fatto qualcosa di importante capii di trovarmi di fronte a una solenne ubriacatura di entusiasmo per un uomo che sta portandoci, e lo vediamo ora, sempre più verso una guerra. Speriamo che il prossimo presidente riesca a rimediare.

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