Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Perché è ora di fare una Crociata

perseguitati_cristiani

Non possiamo restare indifferenti di fronte al grido di dolore dei cristiani perseguitati. Anche Papa Francesco, coerentemente con gli insegnamenti della Dottrina Sociale della Chiesa, invoca il principio della responsabilità a proteggere. Dunque sarebbe perfettamente legittimo intervenire militarmente per proteggere i cristiani, come ribadisce anche mons. Tomasi, nunzio apostolico presso l’Onu, a Ginevra. Anche sul piano legale, la responsabilità a proteggere è un principio riconosciuto dalle Nazioni Unite. Di fronte a grandi violazioni dei diritti umani è lecito un intervento militare di ingerenza umanitaria.

Eppure, mai come in questo periodo storico, l’ingerenza umanitaria è assente dall’agenda delle principali potenze militari che potrebbero (e dovrebbero) intervenire. Negli Usa, Barack Obama ha vinto le elezioni all’insegna dello slogan “via dall’Iraq”, ritirare le truppe da quella che lui, da senatore dell’Illinois, definiva war of choice, guerra per scelta, eufemismo per definirla “guerra inutile”. Dopo il ritiro delle truppe americane dall’Iraq, il Paese si è trasformato in un mattatoio, come era ampiamente prevedibile. E Obama non ha alcun desiderio di cambiare idea e rimandare le truppe là dove le ha ritirate. Fa già più di quanto vorrebbe, partecipando alle missioni aeree della coalizione anti-Isis, assieme a Gran Bretagna e Francia. Non ci si può ragionevolmente attendere altro.

Facciamoci una domanda: perché gli Usa si sono ritirati dall’Iraq? Perché hanno perso una battaglia? Non ne hanno persa nemmeno una, a ben vedere. Perché erano “dissanguati”, come i francesi dopo la campagna di Verdun (quella del 1916)? Sarebbe esagerato parlare di logoramento, dal momento che le perdite americane, in otto anni di intervento, ammontavano a circa 5000 morti, su un esercito di 1 milione di uomini. Perché hanno consumato tutte le loro risorse, sacrificando una generazione intera di americani? Le truppe in Iraq non hanno mai superato le 150mila unità, un corpo di spedizione abbastanza ridotto per un esercito che è stato modellato per poter combattere una guerra mondiale su tre fronti contemporaneamente.

Gli Usa si sono ritirati dall’Iraq e non intendono tornarci con un intervento di terra, perché l’opinione pubblica (non solo americana, ma mondiale) ha chiesto a gran voce il loro ritiro, sin dal primo anno di conflitto. La Francia, che ora pone il problema della persecuzione dei cristiani iracheni di fronte al Consiglio di Sicurezza, nel 2003 era in primissima linea ad opporsi all’intervento. La Gran Bretagna era intervenuta, al fianco degli Usa. Ma si è ritirata prima delle truppe americane, per gli stessi motivi. L’opinione pubblica, sia laica che cattolica, si oppone a interventi militari fuori area, perché non sono più socialmente accettabili. Ora chi chiede di agire, con gli “stivali sul terreno”, 12 anni fa, con rarissime eccezioni, esponeva la bandiera arcobaleno della Pace contro la guerra in Iraq. Nel senso comune, infatti, un’azione armata in un Paese economicamente arretrato è bollata come “colonialismo”. Nella cultura egemone di fine XX e inizio XXI Secolo, l’Occidente (oltre al neoliberismo) è il responsabile dei mali del Terzo Mondo. Eppure, una volta lasciato solo, il Paese del Terzo Mondo chiamato Iraq si rivela come una trappola mortale per i suoi cittadini, specialmente quelli di religione cristiana.

I pacifisti, adesso, hanno imparato la lezione? Neanche per sogno. Si sono trovati già l’alibi giusto per opporsi alle armi e avere sempre ragione: dicono (a partire dallo stesso Obama) che la persecuzione in corso in Iraq è colpa dell’intervento anglo-americano del 2003. Quindi andava bene Saddam Hussein? Qualcuno lo dice. Sotto Saddam Hussein i cristiani non erano perseguitati. Ma i curdi e gli sciiti sì. Uccidere i curdi con le armi chimiche, ammazzare 100mila sciiti in pochi mesi, era lecito, mentre perseguitare cristiani e yazidi richiede un’ingerenza umanitaria? Dobbiamo dedurre questo principio? Ma fateci il piacere!

Quante divisioni ha il Papa?, ci chiedevamo ieri su queste colonne. Ne avrebbe tante, messe a disposizione dai più potenti eserciti del mondo industrializzato. Il problema non è la mancanza di forze, ma la volontà di usarle. Ed è questa che manca. Per applicare nella pratica il principio di responsabilità a proteggere devi, prima di tutto, essere convinto di averne il diritto, di essere moralmente più integro rispetto ai massacratori di innocenti. Dovremmo ammettere la legittimità di una crociata in difesa dei diritti umani, non solo di quelli dei cristiani, ma di tutti i perseguitati. Ma se solo lo dici, cosa ti succede?

Condividi questo articolo!

[wpca_cookie_allow_code level="4"]
[/wpca_cookie_allow_code]
di on 8 aprile 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a Perché è ora di fare una Crociata

  1. Maurizio Rispondi

    8 aprile 2015 at 09:08

    Certo che noi siamo molto confusi ma tutti questi Dei per i quali si è sempre ammazzato parlando di amore e fratellanza forse lo sono altrettanto.Magari se infedeli e non ragionassero insieme ,se avessero studiato un po’ la cosa sarebbe meglio anziché proporsi in guerra come atto di fede .Ma perché la laicità pur nella dovuta liberalità de ve perdere a vantaggio di professioni di morte.

  2. Francesco_P Rispondi

    8 aprile 2015 at 10:24

    Nel M.O. si gioca una partita molto complessa in cui non esistono solo percorsi tortuosi, difficili e sanguinosi.

    C’è una guerra di religione fra sunniti per il predominio su quella fetta di mondo musulmano. Da Al Qaeda fino all’ISIS passando per i Fratelli Musulmani sono tutte espressioni del radicalismi islamico in lotta per rovesciare i governi locali e imporre la cieca violenza medievale della lettura settaria del Corano. I diversi gruppi espressione della cieca violenza jihadista sono in contrasto fra di loro per la supremazia, ma uniti contro i governi mediorientali, contro gli sciiti, gli iraniani e soprattutto contro i cristiani e l’occidente. Odiano anche tutti gli asiatici. Odiano tutte le atre religioni anche se la loro aspirazione primaria è quella di ripetere l’invasione dell’Europa del VII e VIII secolo attraverso le vie naturali, la Sicilia, la Spagna e anche ripetere l’invasione dei Balcani da parte dell’impero Ottomano. Lo affermano apertamente nella loro propaganda.

    I governi sunniti sono in lotta fra di loro, non si trovano d’accordo neppure sul come combattere i loro nemici interni. Infatti, se da un lato bombardano le truppe dei fanatici, dall’altro li finanziano nell’intento di danneggiare i Paesi vicini.

    Le divisioni settarie fra gli sciiti sono meno feroci, ma esistono e generano conflitti locali e tribali piuttosto violenti.

    L’Iran persegue la politica di diventare l’unica superpotenza regionale del Medio oriente e di estendere la propria supremazia dal Mediterraneo, tramite Iraq e Siria, fino all’Oceano Indiano, controllando tutte le risorse energetiche del Golfo. E’ un grande esportatore di terrorismo e di consiglieri politici e militari. E’ alleato del sunnita Pakistan, sempre al limite della guerra con l’India e grande sponsor del Talebani, sul programma nucleare militare. L’Iran è anche il alleato di Mosca che vuole non avere concorrenti per le forniture energetiche all’Europa che considera sua zona di influenza. L’Iran è profondamente anti-occidentale e violentemente anti-cristiano e anti-semita. Esistono tensioni fra l’Iran e altri Paesi a maggioranza sciita (es. Kuwait) o in cui convivono sciiti e sunniti senza grandi attriti (es. Oman, EAU, ecc.).

    L’unico collante in un’area in cui tutti odiano tutti e stringono alleanze per poi tradirle il più presto possibile è l’odio contro l’Occidente e contro il Cristianesimo e l’Ebraismo.

    E’ chiaro che le politiche delle mezze misure e della paura dell’occidente non portano da nessuna parte, anzi ci espongono a rischi enormi. L’abbandono dell’Iraq permette all’Iran di realizzare la sua penetrazione verso il mediterraneo. La crisi siriana e l’ISIS che minaccia le popolazione irachene hanno fatto da acceleratore. In Libia sta succedendo quello che tutti sappiamo e ovunque ci siano musulmani nel mondo sorgono conflitti violenti.

    Serve dunque reagire sia militarmente sia appoggiando quei regimi che hanno interesse a stroncare i fanatici. Nessuno di questi regimi è accettabile per i nostri standard, ma gli altri sono peggiori.

  3. Jacopo Luca Bricalli Rispondi

    8 aprile 2015 at 10:26

    Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam ?

    A me sta bene …… però vorrei far notare che al Governo noi abbiamo personaggi quali Renzi,Boldrini,Pinotti,Gentiloni, tanto per citarne alcuni.

    E migliaia di finto pacifisti corredati da matitine colorate, sguardi pii, Je suis Charlie ecc.ecc. pronti a riempire le piazze nel nome del politicamente corretto, correttamente ipocrita.

    Con politiconi di quel calibro corredati da cotanto parterre forse ci converrebbe trattare una dignitosa resa con i tagliagole tutti Corano e kalashnikov.

  4. Vaudano Rispondi

    20 gennaio 2016 at 12:46

    Gli USA si sono ritirati dall’Iraq quando si sono accorti di quanto gli costa questo assurdo modo di fare la guerra, basato sull’obiettivo di non subire perdite.

Rispondi a Jacopo Luca Bricalli Annulla risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *