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Orticaria cubana

Obama CastroSi sono visti. Si sono guardati. Si sono forse anche piaciuti. Si sono stretti la mano. Si stanno per incontrare. Forse è già scoccata la scintilla, forse c’è stato un bacio alla maniera di Honecker e Breznev. Panama, summit dell’Organizzazione degli Stati Americani. In questo scenario è avvenuto lo storico incontro tra i Presidenti USA Barack Obama e cubano Raul Castro. Dopo oltre cinquant’anni, dopo cioè il rovesciamento rivoluzionario di Fulgencio Batista ad opera del pluri-defunto Fidel ed Il Che, forti anche del sostegno di Madrepatria Russia, i due stati americani si stanno per riappacificare. Addirittura, c’è sul tavolo l’ipotesi della rimozione di Cuba dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo. Al lieto evento non è ovviamente mancata la benedizione europea e quella papale. Infatti, alla presenza dell’onnipresente ma olografica Mogherini, è arrivato anche il messaggio di Francesco. Dopo essersi tanto affaccendato a riavvicinare il governo democratico statunitense e la dittatura cubana, ha espresso in apertura del summit “vicinanza e incoraggiamento affinché il dialogo sincero porti ad una mutua collaborazione”.

La riapertura delle relazioni tra i due stati è stata celebrata da festeggiamenti nella maggior parte delle redazioni giornalistiche internazionali e nazionali. Grande commozione ricordando i milioni di cubani che hanno lasciato la loro patria dirigendosi verso gli USA. Poca è invece la memoria dimostrata da coloro che, pasteggiando e brindando, dimenticano le ragioni che hanno spinto i cubani a lasciare quelle terre: erano in fuga da una dittatura liberticida e hanno trovato un mondo libero e democratico. Qui il figlio di un immigrato cubano, Ted Cruz, sta per dar battaglia tra le fila repubblicane per la Casa Bianca, forse sfidando un pezzo da 90 come Jeb Bush con alle spalle cotanta famiglia. Un possibile nuovo episodio dell’eterna saga di Davide contro Golia.

Le relazioni furono interrotte nel 1961 ma ora è assai probabile che le sedi diplomatiche riapriranno i battenti. C’è da scommettere che negli studi dei diplomatici capeggerà, assieme a quelle di Fidel, Raul, Barack, la figura di Francesco, che ha colto l’occasione per un ennesimo monito populista alla «globalizzazione della solidarietà e fraternità invece della globalizzazione della discriminazione e l’indifferenza: non basta aspettare che i poveri raccolgano le briciole dai tavoli dei ricchi». Tante belle parole ma, come in Iran (qui l’eccellente analisi di Giulio Terzi di Sant’Agata), poche garanzie offerte in cambio agli Stati Uniti: sul tavolo pare manchino, infatti, il riconoscimento dei diritti civili e politici ai cubani, da anni oppressi da un regime dittatoriale nascosto, come al solito, dietro le bandiere del popolo, della solidarietà e del bene comune.

Che ad Obama, leader di un Paese democratico che ha fatto della libertà e della democrazia un valore da esportare nel mondo, non siano apparsi sintomi di orticaria o quantomeno venuto un forte prurito alle mani fa pensare.

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di on 11 aprile 2015. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Orticaria cubana

  1. adriano Rispondi

    12 aprile 2015 at 13:36

    Come sarebbe “poche garanzie”?Non va bene l’ottimismo immotivato.Di garanzie non ve ne sono,come per l’Iran.Al solito,come la storia insegna,le dittature blandite sorridono alla credulità democratica che fa finta di credere in un ravvedimento che non c’è.Il sig. Obama vuole passare alla storia e ci riuscirà ma per ragioni opposte a quelle che lui crede.Per il resto se si hanno relazioni con la Cina o l’Arabia Saudita non vedo il motivo di essere schizzinosi con Cuba ma una cosa sono le relazioni diplomatiche ,un’altra è il riconoscimento della legittimità di un regime.

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