Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Viva l’Ucraina che accomuna nazismo e comunismo

Viva il Parlamento ucraino, a maggior ragione ora. Adesso che dà un gran scandalo di sé per un’ovvietà, per un atto fondato non dico nella Storia, non dico nella storiografia, ma persino in una nozione oscura e indistinta, diciamo inchiodata al sussidiario di quinta elementare, di cosa è stato il Novecento.

Ce lo stiamo dimenticando sempre più spesso, il terribile secolo breve, sfumano sempre di più i volti delle sue vittime e dei suoi carnefici, e non è un bel segnale, per la vitalità del nostro tessuto civile e intellettuale. Fieri anti-comunisti che finiscono in massa ai piedi di un ex colonnello del Kgb, un nostalgico dichiarato e attivissimo dell’impero sovietico, come Vladimir Putin. Grandi intellettuali ebrei che in nome della (sacrosanta) specificità del massacro della Shoah s’involvono in distinguo sui massacri altrui, come ha pure fatto Fiamma Nirenstein su Il Giornale. Analoghi stravolgimenti del senso, e delle categorie minime della nostra storia recente, che poi sezionate fino all’essenza sono due. La società aperta, che sul terreno politico e statuale ha il volto della democrazia liberale, e i suoi nemici, come avrebbe detto Karl Popper. Che poi è uno, sempre quello, è un mostro a cui tagli una testa e se ne rigenerano due, si chiama totalitarismo. Nazista, comunista, oggi spesso islamista. Ecco, allora, la giustezza elementare di quel che è successo in Ucraina: l’equiparazione per legge tra nazismo e comunismo, in quanto regimi «criminali e accusati di aver promosso una politica del terrore statale», il divieto della loro propaganda e dell’utilizzo nella dinamica democratica dei rispettivi simboli. Insomma, la certificazione stessa di quel che è stato il secolo breve, niente di più, niente di meno.

Attenzione, non aggiriamo l’ostacolo: da un punto di vista di pura dottrina liberale è assai discutibile, che simili analogie storico-morali, per quanto autoevidenti, o forse proprio per questo, vengano decretate per legge. Anzi, fossimo in una sala accademica diremmo no, non è così che si procede. Ma in Ucraina, oggi, di accademico non c’è nulla, per l’Ucraina oggi passa un tornante della Storia, con tutta la confusione, la vischiosità, il dolore, anche simbolico, del caso. E allora questo atto del Parlamento smette di essere pleonastico, diventa un’affermazione, appunto simbolica, potentissima, diventa quasi un appello alle coscienze sonnecchianti di noi europei occidentali, sdraiati nel benessere garantito dai fucili di un alleato a cui ci piace da matti sputare in faccia, quello che sta al di là dell’Atlantico. Il mostro politico e morale rappresentato dal Grande Orso russo dal 1917 al 1991, il gigante sovietico che ci aveva fagocitato e negato nella nostra esistenza autonoma, era uno dei volti della tragedia del Novecento, di quanto di peggio l’umanità abbia partorito nella sua imperfezione atavica, del totalitarismo. Secondo la celebre ricognizione di Hannah Arendt: di un sistema politico che si prefigge la cancellazione stessa dell’individualità, in nome di un’ideologia esclusiva e totalizzante, monopolio di un Partito che s’identifica e si fonde con lo Stato stesso, da perseguire con l’uso indiscriminato del terrore fisico sui corpi e della propaganda sulla psiche. Questo, dice oggi il Parlamento ucraino, ed ha perfettamente ragione, è un ritratto che si può applicare ugualmente al nazismo e al comunismo (ma davvero sembra di ribadire l’assodato, non fosse per la sorpresa manifestata dai giornali italiani), perché sono due fenomeni della stessa, orrenda “cosa in sé”, la negazione dell’umano, delle sue differenze, razziali e di classe, della sua ambiguità, della sua ricchezza. E questa tetra coincidenza ebbe anche la sua rappresentazione plastica, un patto di spartizione globale, il celeberrimo Ribbentrop-Molotov, quando Urss e Terzo Reich si offrirono di fatto mutuo sostegno nel primo scorcio della Seconda Guerra Mondiale. Come dice un comandante delle Ss a un prigioniero bolscevico in Vita e destino, l’affresco anti-totalitario definitivo del grande scrittore russo dissidente Vasilij Grossman: «quando ci guardiamo in faccia l’un l’altro, noi guardiamo uno specchio». Quello specchio è l’abisso sterminato del Novecento, rischia di essere anche il nostro abisso oggi, e forse nessuno lo sa meglio degli ucraini.

Condividi questo articolo!

[wpca_cookie_allow_code level="4"]
[/wpca_cookie_allow_code]
di on 10 aprile 2015. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

17 commenti a Viva l’Ucraina che accomuna nazismo e comunismo

  1. scettico Rispondi

    11 aprile 2015 at 09:24

    La redazione dell’Intraprendente deve scegliere da che parte stare.

    Se sta dalla parte degli Stati Uniti, deve riconoscere il principio dell’inviolabilità della Freedom Of Speech, inclusa la libertà di stampare, vendere e fare marketing di idee e opere odiose, come Mein Kampf, ad esempio.

    Le ideologie, per odiose che siano, non si combattono con le leggi del Parlamento in un paese che aspira a essere libero e democratico. L’atto del Parlamento ucraino è tipico di un regime totalitario o, quantomeno, autoritario.

    Non è solo questione di principio per un liberale che non sia solo un LINO (liberal in name only), ma anche questione di opportunità politica: con questa scelta, l’attuale governo ucraino ha dimostrato non solo di voler rinunciare a ogni prospettiva di riconciliazione nazionale e di riunificazione del paese, ma ha dato prova di mancanza totale di fiuto politico ed elementare istinto di sopravvivenza.

    Invece di fare riforme liberali per fare ripartire l’economia e finanziare la difesa, i parlamentari ucraini hanno fatto un regalo gigantesco a Putin e ai separatisti filorussi, risollevando le sorti dell’opposizione interna e dei separatisti nelle altre regioni del paese, finora compromesse dagli orrori della guerra civile.

    E’ una scelta che un sincero liberale filoamericano/filoisraeliano non può né capire né giustificare.

    E’ una scelta da perdenti, il riconoscimento del fallimento ideologico e morale del Secondo Maidan: il riconoscimento di aver perso la battaglia ideologica.

    Il ricorso alla forza delle armi del Codice Penale ucraino per combattere un’ideologia oramai fallita e indifendibile decreta l’inizio della fine di quel che rimaneva dell’unità nazionale ucraina.

    Prepariamoci a un’altra Siria alle porte.

    Francamente, non capisco la scelta della redazione dell’Intraprendente, apparentemente filoamericana e filoisraeliana.

    • Alfredo Rispondi

      11 aprile 2015 at 15:19

      Ci sono alcuni aspetti da considerare nel modo in cui i paesi ex sovietici si rapportano al proprio passato.
      La libertà di espressione non è assoluta, ma relativa al sentimento popolare in relazione a tematiche di interesse comune: in Italia è vietata l’apologia di fascismo, in Germania non è possibile negare la Shoah e, in un modo o nell’altro, tutti i paesi del mondo – anche i democratici Stati Uniti ed Israele – operano forme di censura per questioni tanto di sicurezza che per venire incontro al sentimento popolare di cui sopra. La libertà assoluta pone paradossi assoluti, come il coinciliare, ad esempio, la libertà di espressione con il diritto ad esprimersi di chi quella libertà la vorrebbe negare agli altri.
      Nello specifico, il sentimento popolare ucraino o, perlomeno, di quella parte della popolazione e del suo establishment che, in un modo o nell’altro, hanno deciso di chiudere definitivamente la porta all’autocrazia panslavista – è quello di una nazione giovanissima, incatenata ad un recente passato fittizio introdotto a forza dalla russificazione, dallo stalinismo e dal tentativo di cancellare l’identità nazionale attraverso ogni mezzo in nome della via sovietica al comunismo. L’Ucraina, condannando sia nazismo che comunismo compie una scelta difficile, ma indispensabile non tanto per “azzerare” il passato, quanto per prenderne le debite distanze, tanto dal vergognoso collaborazionismo con la Germania nazista, quanto dall’aver subito per decenni l’alter ego, con relativo genocidio (L'”holodomor”), deportazioni, sfruttamento e quant’altro. Ognuno censura i propri mostri.

    • ENZO Rispondi

      11 aprile 2015 at 19:35

      Caro SCETTICO. Inutile distorcere la verità! Lei parla più da turbato fondamentalista ebreo che da vero scettico. Le ideologie si combattono eccome con le leggi del Parlamento quando si tratta di ideologie dittatoriali, razziste, intolleranti e sanguinarie, contro l’uomo e la dignità umana. L’atto del Parlamento ucraino è un atto coraggioso che rende giustizia prima di tutto alle milioni di vittime del comunismo e del nazifascismo, vittime che – piaccia o no a lei – non appartengono soltanto a quelle dell’Olocausto antiebreo ma anche ad altri OLOCAUSTI che lei farebbe bene a conoscere e a studiare. In primis quello, guarda caso, degli Ucraini (7 milioni) solo sotto la dittatura staliniana, noto come Holodomor. Eppure lei dovrebbe gioire oggi e ringraziare quel Paese che ha fatto una scelta nobilissima che il mondo più civile finora non si era nemmeno sognato di fare: Israele compreso. E poi è un atto che ha reso giustizia alla Storia! E stia tranquillo: la tragedia della Shoah (giustamente, per carità) non gliela toccherà nessuno. Figuriamoci se saranno gli ucraini a farlo!

  2. Enrico Rispondi

    11 aprile 2015 at 10:06

    Caro Giovanni Sallusti, il problema è che ora nella democratica ed europeista Ucraina nessuno potrebbe contraddirti, a meno di non rischiare qualche anno di galera. Nella storia c’è già stato uno che tagliava la testa a quanti esprimevano (o sembravano esprimere) idee in contrasto con la purezza democratica delle sue: si chiamava Robespierre.

    • ENZO Rispondi

      11 aprile 2015 at 19:05

      Caro Enrico, chi ha vietato la libertà di pensiero sono stati e sono proprio i regimi comunisti e nazifascisti! Non volendo, ti sei pienamente contraddetto.

  3. federico Rispondi

    11 aprile 2015 at 10:44

    Un plauso a Giovanni Sallusti bellissimo articolo per come sono dette realmente le dinamiche nell’ articolo condivido senza ombra di dubbio

    • ENZO Rispondi

      11 aprile 2015 at 18:54

      Inutile infangare la verità, Sergio! Il sito RIGHT è un sito di propaganda nazifascista. Non a caso si chiama RIGHT, cioè DESTRA! Chi vuoi che abbocchi? devi sapere che la DESTRA in Ucraina alle ultime elezioni regolarissime del 2014 ha ottenuto nientepopodimeno che l’1,8% circa, quando in Italia si attesta sul 3%. Un saluto (non quello nazifascista, ovviamente).

  4. sergio Rispondi

    11 aprile 2015 at 10:54

    applausi anche per i lituani, anche loro in Europa! → https://youtu.be/xcl0NN8DgxA

    • Alfredo Rispondi

      11 aprile 2015 at 15:25

      Sensazionalismo da Youtube.
      La commemorazione dei legionari in Lituania è stata ufficialmente abolita dal 2000. Qualche decina di ex geriatrici nazisti che continua imperterrita a celebrare la Legione Lituana non è rappresentativa certo del popolo lituano.
      Che forse i nostalgici che si trovano ogni anno a Predappio a farsi i “selfie” sulla tomba di Mussolini dovrebbero essere presi come testimonianza del fascismo del popolo italiano?

    • ENZO Rispondi

      11 aprile 2015 at 19:00

      Meno male!

  5. adriano Rispondi

    11 aprile 2015 at 14:06

    Ha dimenticato il nostro fascismo.Morto,come le altre ideologie.Il suo discorso può avere valore storico,politico no.L’Ucraina faccia pure.Il comunismo in Russia non c’è più.Leningrado ha cambiato nome.Oggi ognuno agisce in funzione delle proprie convenienze e non vedo in questo grandi differenze strategiche fra l’America e la Russia ma solo chi riesce a farlo meglio.Il debito di riconoscenza verso gli USA non ha scadenza ma limiti sì perchè per il momento non sono in gioco scelte di campo irreversibili.Non mi piacciono le notizie odierne di uno scontro aereo sfiorato sul Baltico e se dovessi schierarmi sarei con l’occidente ma non mi piace neppure un sistema che obbliga un poveraccio alla questua dall’odioso Putin perchè il sistema della democratica Europa lo ha indotto alla disperazione.Lei mi pare che abbia troppe certezze acquisite.Meglio qualche dubbio in più.

  6. Paolo Rispondi

    11 aprile 2015 at 14:54

    …Non preoccupatevi per voi faremo come in Oklahoma…
    Hanno recentemente ripristinato la CAMERA A GAS.
    E gli antiUSAISRAELE eredi degli oppositori delle DEMOPLUTOCRAZIEGIUDAICOMASSONICHE non penderanno da una FORCA.
    Se ne andranno con una RISATA. ALL’AZOTO.

    • Aldo Rispondi

      11 aprile 2015 at 16:15

      La camera è stata utilizzata pochissimo in USA. I principali metodi erano l’impiccagione, poi sono passati alla sedia elettrica, e poi all’iniezione letale. Poi ci sono la fucilazione e la camera a gas, ma usati solo quando non si poteva fare l’iniezione letale. Comunque sempre meglio della del metodo hanged, drawn and quartered che c’era nella loro ex madrepatria, la Gran Bretagna.

      • sergio Rispondi

        12 aprile 2015 at 21:51

        anche il ‘nostro’ Mastro Titta usava decapitare i condannati (ceppo e scure per intenderci) ma non disdegnava impiccagioni e squartamenti

  7. ENZO Rispondi

    11 aprile 2015 at 18:56

    GRANDE ARTICOLO. Mi complimento con l’autore. Finalmente un raggio di verità.

Rispondi a Paolo Annulla risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *