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Io non sono una specie protetta. Requiem per le quote rosa

donneEsistono donne che “in quanto donne” si impegnano a tutelare la specie secondo loro non protetta, e poi esistono persone di qualunque sesso o genere che si impegnano a sfruttare le opportunità offerte dal mercato della formazione e del lavoro. Che l’essere maschio o femmina non corrisponda per forza al sesso biologico di appartenenza è evidente, basti pensare a una Thatcher che ha scardinato la secolare tradizione britannica maschile imponendosi senza quote rosa, senza appoggi e senza ammiccamenti femminili, anzi, più maschio lei di tanti. Ma sono esempi estremi, da noi lasciano il tempo che non trovano nemmeno tra i politici uomini, tutti femminucce con abbondante malizia orientale nel raccontarcele meglio dei bugiardini e con molti effetti collaterali. Una donna con le palle li stenderebbe come birilli al bowling, ma Montecitorio e Madama non fanno un Westminster e gli efficienti devono starsene alla larga. Ci rimarrà sempre il dubbio se la politichessa incapace sia da ricondurre a una quota rosa pallido o a un cervello annacquato.

Ecco a cosa non servono le quote: a stabilire un’abilità personale a prescindere dagli organi riproduttivi. Negli ultimi anni le università sfornano più donne che uomini, come mai nel mondo del lavoro le proporzioni si invertono in campo dirigenziale? Le statistiche suggeriscono due conclusioni: un mercato del lavoro maschilista oppure una diversa attitudine delle femmine, che a fronte di una stessa formazione sceglierebbero altre strade, spesso conciliabili con la famiglia e i figli (si può forse avere tutto?). Oppure una miscela di entrambi, in mezzo tutte le 50 sfumature di rosa shocking. Se la pista battuta dalle donne “in quanto tali” è la prima, non andranno molto lontano ma vicino all’evidenza: i tribunali, gli ospedali, le scuole, gli studi professionali pullulano di donne, avvocatesse, dottoresse, professoresse, più o meno belle, più o meno abili (come del resto gli uomini), di certo molto determinate perché la concorrenza è tosta, specie quella tra femmine. Le donne solidali tra loro? Per una disoccupazione comune forse, ma per un’occupazione individuale vale l’arena: vinca la migliore. Tutto il mondo del lavoro è paese, la concorrenza inizia a scuola e si finisce in un posto di lavoro qualsiasi a sgomitare tra individui di ogni “genere”. Nella società occidentale meritocratica l’unica discriminazione è rappresentata da incapacità e impreparazione per l’occupazione cui si aspira. Le quote di genere generano mediocrazia e sono offensive per le donne in primis e per la società tutta, le cui conseguenze si ripercuotono anche sulle fasce più deboli e sulla qualità dei servizi. Per le donne “in quanto tali”, invece, va bene tutto, sono già contente (o scontente) di essere donne, e solo quando si accorgeranno di avere anche un cervello tout court da sfruttare la smetteranno di incolpare la collettività per ogni débâcle personale.

C’è poi questa anacronistica nenia passatista ripetuta da tutte le generazioni non ancora “sistemate”, giovani, donne e disoccupati in genere: una volta era più facile, oggi mancano le opportunità, se espatrio mi mancano i cannelloni di mammà, colpa della crisi ecc, come se nel dopoguerra i nostri nonni saltassero da un Erasmus all’altro e le donne non fossero associate ai confetti rosa anziché alle famose quote. Dalla solidarietà ipocrita delle donne perimetrate in cliché inconcludenti riesce a smarcarsi colei che si ricorda di essere donna solo davanti allo specchio. Neuroni, volontà e attributi fanno il resto.

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di on 12 aprile 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a Io non sono una specie protetta. Requiem per le quote rosa

  1. sergio Rispondi

    11 aprile 2015 at 11:08

    (knock on wood) she can do it ! → https://youtu.be/Z6KRtkysHmg

    • sergio Rispondi

      15 aprile 2015 at 10:55

      vota Monica !

  2. gl lombardi-cerri Rispondi

    13 aprile 2015 at 07:21

    Come al solito ai politici radical scic del destino delle donne non importa un fico secco come d’altra parte, di tutti gli altri problemi che cavalcano.
    In realtà , come accade troppo spesso in Italia , il problema non è rivalutare le donne nei confronti degli uomini, ma aprire la strada , diversamente chiusa, a quelle donne incapaci, che non farebbero strada neanche se fossero uomini.

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