Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Fuori tempo massimo

L'ultima del Cav si chiama «Partito Repubblicano». Una genialata di marketing, che ha un piccolo problema. Il Gop è plurale e contendibile per definizione, vive di primarie, interessi contrapposti e mobilitazione del consenso. Il contrario di quel che è stato Forza Italia in questi 20 anni

Berlusconi se ne aL’ultima novità si chiama Partito Repubblicano. L’uomo è un genio, lo abbiamo sempre detto e lo ribadiamo alieni da qualunque ironia. Del resto, uno che dal contenitore di Publitalia originò il contenuto di un partito (impresa a tutt’oggi insuperata e incompresa dai soloni bipartisan) non ha limiti, quanto a agilità del pensiero e duttilità commerciale. E allora la carta che Berlusconi butta sul tavolo per imporre un dibattito post-Regionali prima della débâcle delle Regionali oggi si chiama Partito Repubblicano.

«Siamo ancora qui e faremo un partito come il partito repubblicano americano: il partito dei moderati». La correttezza politologica è discutibile, il grande Gop di Reagan e dei Bush e di Nixon (sì, l’uomo del Watergate è stato un presidente fondamentale e sottovalutatissimo) è molto di più del “partito dei moderati”, di una grottesca Balena Bianca in salsa yankee, tiene dentro gli istinti libertari estremi e l’élite del capitalismo sano a stelle e strisce e la variegata tradizione neocon e molto altro ancora, ma poco importa. Quella del Cavaliere è una grande mossa di marketing, detto con rispetto allo stesso tempo sacro e profano della parola. Ed è proprio su questo terreno, cruciale in politica come da insegnamento berlusconiano, che infine non funziona. Non funziona perché il signore di Arcore ha sbaragliato molti nemici nella sua avventura pubblica ventennale (prima di essere sbaragliato a sua volta da Renzi, questo è chiaro no?) ma non può nulla nemmeno lui, contro il Tempo. Il suo personale, e quello della politica. Nessuna vendita che nega il venditore è credibile. Il Partito Repubblicano, come modello teorico e prassi politica, è un partito multiforme e contendibile per definizione. Vive della battaglia interna continua delle primarie e dei caucus (quando non è in corso, è in fase di preparazione, ed è ancora più ribollente), contempla una perenne mobilitazione del consenso, un trasparente e inarrestabile scontro di interessi lobbistici parziali che vanno poi, grazie a una sorta di “mano invisibile” tutta anglosassone e speculare alla vita vera di un mercato vero, a comporre una visione comune dell’America. Il contrario perfetto, l’opposto esatto di quello che è stato e di quello che è Forza Italia. Il Partito Repubblicano parla con credibile vocazione maggioritaria al suo popolo (anch’esso sempre cangiante) perché è intrinsecamente plurale, e dunque liberale nella sua natura più profonda, non nei suoi auspici mediatici. La punta di diamante dell’establishment repubblicano, Jeb Bush, dovrà vedersela in primarie tutt’altro che scontate con giovanotti agguerriti e credibili vincitori alternativi, come Marco Rubio o Ted Cruz o Rand Paul o Scott Walker.

Vuole questo, ha mai voluto questo, il Cavaliere? Ha mai messo a rischio la sua leadership in una lotta potenzialmente mortale, ha mai contemplato la possibilità che qualcuno compiesse il parricidio, perché l’alternativa sarebbe stata una bonaria autocrazia salottiera e dal sapore vagamente putiniano? Con tutta l’evidenza degli ultimi vent’anni: no. È credibile lo voglia ora? Con tutta la logica non scritta del marketing politico: no. Partito Repubblicano è lo stratagemma che ha trovato per provare a vederci ancora una volta la propria sopravvivenza, quindi a ritardare ancora la nascita di qualcosa come il Partito Repubblicano. Tutti quelli che non sono fatalmente attratti dalla brutta morte nella Salò berlusconiana, devono riscippargli la metafora, devono togliergli il terreno della vendita da sotto i piedi, devono dirlo chiaramente. Un Partito Repubblicano battezzato nella sala riunioni di Arcore è fuori tempo massimo, è inverosimile al massimo grado, sarebbe conservazione pura. Tempus fugit.

Condividi questo articolo!

di on 23 aprile 2015. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

10 commenti a Fuori tempo massimo

  1. Marco Beltrame Rispondi

    23 aprile 2015 at 16:41

    Il Partito Repubblicano e’ infatti una sorta di DC USA, ma non nei termini elogiativi che Lei fa. Sono anni che non tiene dentro “il capitalismo sano a stelle e strisce” (come i democratici del resto), ed e’ anche covo di moralismi insopportabili.
    La scelta di Berlusconi e’ infelice, ma non certo per quello che dice Lei. DI certo Fitto non e’ la soluzione, Direttore…

  2. Milton Rispondi

    23 aprile 2015 at 16:54

    Caro Direttore, concordo totalmente.

    Qualora avesse un contatto con B. gli comunichi di smetterla di contare sui “moderati”. Questi sono già passati tutti alla corte di Renzi.
    Rimangono i “delusi”, gli “incazzati” ed i “rivoluzionari liberali” che sicuramente di B. non si fidano più.

  3. adriano Rispondi

    23 aprile 2015 at 17:55

    Sulla “genialità” del sig. Berlusconi da qualche tempo ho dei dubbi ma non importa.Il “partito dei moderati” esiste già ed è quello del sig. Renzi.Forse quando parla di unirli tutti intende una coalizione con lui,sperando in una scissione che non ci sarà.Il “marketing” non basta più.Coloro che gli avevano dato fiducia,nonostante tutto,vedevano la speranza di trasferire l’efficienza dell’imprenditore nella politica.La fiducia è stata rinnovata più volte ma adesso è finita e non tornerà più.Purtroppo non riesce a rassegnarsi e fantastica rivincite che esistono solo nella sua fantasia.Ci penseranno quindi “tutti quelli che non sono fatalmente attratti” a farglielo capire alle prossime elezioni ,dopo le quali per curare le ferite penso non basteranno solo i cerotti.

  4. Albert Nextein Rispondi

    23 aprile 2015 at 19:16

    F.Italia è un verminaio da annullare.
    Se poi il Berlusca è affascinato dal partito repubblicano, allora io gli consiglio di andare a trovare uno strano repubblicano americano, tale Ron Paul.
    Poco repubblicano e molto libertario.
    Ma, come è scritto, il moderatismo , uno dei cancri politici italiani, è fuori tempo massimo.
    Il moderato , attualmente, non è altro che un coglione illuso e autolesionista.
    Il libertarismo è altra cosa.
    Ma si sa, l’italia è un posto dove il massimo impegno culturale viene profuso nei commenti sportivi.

    Buon default a tutti.

  5. Filippo Rispondi

    23 aprile 2015 at 19:17

    Il capo di Salò non sa più cosa inventare ma è bravo a spararne.E’ davvero tardi ,milioni di persone si sono fidate ed hanno concesso un tempo enorme,un tempo di speranza liberale ma non ha coinciso con i tempi di un impreparato alla politica .Invero molto confuso da una magistratura politicante è pericolosa ma soprattutto da uomini di cui si circonda che nulla hanno a che vedere con il merito se non sentire da vicino i profumi che egli utilizza.Ma questa sparata del partito repubblicano,lui che mai ha avuto un partito o e’ stato in partito vero,che gliel’abbia suggerita la Rossi dopo una seduta fiume con la Pascale telefonando all’ostico renziano Verdini?

  6. SILVANO Rispondi

    23 aprile 2015 at 20:55

    Se un Milionario,non è un GENIO,sarebbe da ridere.

  7. alessioXL Rispondi

    24 aprile 2015 at 13:59

    Illustrissimo Direttore , approfitto di questo suo bellissimo articolo, per ringraziarla e complimentarmi.
    I veri liberali si comportano come ha fatto Lei.
    Non censurano perchè sono lontani anni luce dal quel famoso anno 1559 citato da me l’altro giorno.
    Già l’ho scritto tempo fa, ma lo voglio ribadire ancora una volta:
    Il Dott.Giovanni Sallusti, giornalista liberale di centro destra, è l’unico capace di fare una critica costruttiva e spietata nei confronti della destra populista e di Berlusconi senza avere paura.
    Da parte mia, ha credito illimitato e stima solo per questo….
    Queste sue parole sono da conservare e fare proprie:

    “Partito Repubblicano è lo stratagemma che ha trovato per provare a vederci ancora una volta la propria sopravvivenza, quindi a ritardare ancora la nascita di qualcosa come il Partito Repubblicano. Tutti quelli che non sono fatalmente attratti dalla brutta morte nella Salò berlusconiana, devono riscippargli la metafora, devono togliergli il terreno della vendita da sotto i piedi, devono dirlo chiaramente. Un Partito Repubblicano battezzato nella sala riunioni di Arcore è fuori tempo massimo, è inverosimile al massimo grado, sarebbe conservazione pura. Tempus fugit.”
    Inutile dire che sono pienamente daccordo con Lei.
    Ah dimenticavo una battuta… non c’entra nulla con questo commento ma la voglio scrivere prima che la dimentichi:

    Ho scoperto che una gallina… sostituisce TREC..CANI.
    Saluti.

  8. step Rispondi

    24 aprile 2015 at 14:26

    Se Berlusconi lancia l’idea e poi lascia ad altri va anche bene, magari preparando il terreno, non ci vedrei nulla di male: in questo caso il Berlusca ridurrebbe un po’ il debito che ha con i libertari traditi (o per meglio dire, presi in giro).

    Ma al di là delle etichette, gli scopi a cui mirare sono due. Il primo, nettamente più importante, è quello di ridurre la violenza dello Stato: le tasse sugli immobili raddoppiate e il bollo annuale sui risparmi, tanto per dirne due, gridano vendetta, e in questo senso occorre trovare politici agguerriti che non vadano tanto per il sottile, che guardino cioè ai fatti e istighino finanche alla disobbedienza fiscale. Il secondo scopo, meno importante a ben vedere, è quello di ricostituire l’alternanza, anche se a breve sarà dura se Renzi seguisse la strada del Partito della Nazione. Quindi una sorta di Partito Repubblicano che competa con un PD (non “della Nazione”) va bene, ma dovrebbero restarne fuori i vari statalisti variamente camuffati, altrimenti sarà inutile dare vita a un partito del genere. Quello che scrive l’articolista sarà senz’altro vero, ma io accetterei anche un partito senza primarie pur di vedere gente che lotta contro lo Stato; la violenza dello Stato è la prima emergenza, e se il decisionismo può servire per non annacquare il programma me ne frego anche della democrazia interna. L’importante è che l’elettore repubblicano, oltre a un teocon “compassionevole” in materia economica e magari fanatico dell’interventismo umanitario, possa scegliere anche un Ron Paul libertario e isolazionista…

  9. ivana Rispondi

    24 aprile 2015 at 18:04

    Io ho sempre votato Berlusconi e quindi non voglio essere severa e critica come sta facendo il Direttore in questo momento.Sono disposta ancora a dare fiducia a Berlusconi. L’importante è avere una linea politica chiara che coinvolga tutta la destra in modo da sconfiggere Renzi.Mi auguro di non rimanere delusa e spero che tanti altri elettori di centrodestra la pensino come me.

  10. Giorgio Rispondi

    21 ottobre 2015 at 11:40

    I liberali in Italia non prendono più del 2% dal secondo dopoguerra. E cosi ed e inutile pensare che cambierà: provate a proporre seriamente una ricetta liberale dopo il Po e vedrete quanti voti si prendono. E anche sopra, ben pochi.
    I motivi sono tanti ma hanno molto a che fare con l’abitudine tutta italica di vivere al di sopra dei propri mezzi, lavorando il meno possibile, a spese degli altri. I nostri politici l’hanno presto capito, e, a partire da Gronchi, Fanfani e Dossetti, di questo ci cibiamo. E se non ci si ascolta si vota contro.
    Renzi e solo l’ultimo in ordine temporale ad assecondare i nostri vizi.

    Quanto a Berlusconi 3 pensieri:

    1)L’unica cosa buona sarebbe aiutare la formazione di un centrodestra rinnovato. Serve ancora perché senno ci becchiamo Fitto, Salvini o Tosi. Il che rivaluterebbe Renzi e dannerebbe alla sconfitta per 20 anni minimo. Oggi leggevo di De Bortoli liberale di sinistra sul Foglio, detto da un ex della giunta Albertini. Il partito della Nazione e più vicino di quanto si temesse.
    2)Se le elezioni del 2006 fossero state vinte, forse la storia sarebbe stata diversa. Ma furono perse per 24000 voti e le conseguenze furono nefaste, con l’elezione di Napolitano e la sistematica rimozione di quel poco che si era fatto.
    3) Non dimentichiamoci di Follini (quello del “cambio di passo” un giorno si e l’altro pure), e di Fini e del fido Bocchino. Al netto delle notti di Arcore.
    Come disse Urbani: la rivoluzione liberale non la fai con Fini, Casini e Bossi.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *