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Tunisi e quegli stivali sul terreno

S’aggiunge Tunisi alla lista, che più che altro è un cahier de doléance sulle mancanze dell’Occidente. Sidney, Parigi, Copenaghen, il Belgio. Tutti i crocifissi e i decapitati e perseguitati nell’inferno del Califfato, che ormai ci guarda dall’altra sponda del Mediterraneo. E ora Tunisi. Puntavano al Parlamento, i tre jihadisti di oggi, puntavano l’arteria della democrazia rappresentativa e liberale, per spaventarci ancora di più, aggiungere terrore a terrore, negarci nella nostra stessa esistenza. Poi hanno ripiegato sul vicino museo del Bardo, almeno ventidue turisti sono morti, quattro sono italiani, gli altri portati in salvo dalle forze speciali che hanno ucciso due attentatori e arrestato il terzo. Di fronte alle teste di cuoio, di fronte alla perizia militare e tecnologica, i jihadisti scompaiono, l’abbiamo visto altre volte, non sono niente, il loro terrore si trasforma in impotenza. Questo, allora, dovrebbe dirci qualcosa, qualcosa oltre il caos odierno di Tunisi, qualcosa su come possiamo combattere, e salvarci.

Stivali sul terreno. Questa, è l’essenza del messaggio. Stivali occidentali, preparati, equipaggiati, scelti tra i migliori dei migliori, e l’Isis sparirebbe. Non lo diciamo noi, lo dicono disperatamente ogni giorno i generali del Pentagono all’amministrazione più riluttante che l’America abbia avuto dopo Carter, e forse anche prima. Lo dicono la logica militare e un’analisi non passata al setaccio del terrore delle forze in campo. I miliziani dell’Isis sono belve efferate, cruente, scenografiche nella loro barbarie. Ma non hanno la minima struttura per affrontare credibilmente un esercito moderno e avanzato che si ponga di fronte a loro, con gli stivali piantati sul terreno. Non a caso, si guardano bene dall’innescare escalation belliche con Israele, che pure a rigor di jihad dovrebbe essere nemico privilegiato. Lo dice persino la cronaca, con l’immediato arretramento dell’iniziativa dell’Isis innescato dalla partecipazione all’offensiva irachena di reparti combattenti iraniani. Ci sarebbe da felicitarsi, se non fosse per quella fastidiosa postilla, ricordata recentemente al Congresso Usa dal Netanyahu splendido vincitore odierno, secondo cui gli ayatollah non sono alleati dell’Occidente, sono concorrenti sciiti rispetto all’Isis sunnita nel monopolio della jihad planetaria.

Stivali occidentali (qui, come sempre quando si tratta di passare dalle petizioni di principio all’azione, è sinonimo di americani) ci sono, intendiamoci. Addestratori, consiglieri militari, anche reparti speciali che sotto copertura la guerra all’Isis la fanno eccome. In ogni caso, molti più stivali americani che stivali russi, i quali non ci sono proprio, a dispetto delle boiate dei giornali italioti su Putin grande nemico del terrorismo (ma su questo ha già detto e spero dirà ulteriormente sulle nostre pagine l’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata). Quel che manca, però, è una disposizione complessiva all’altezza della guerra in corso, che non è in nostro potere negare. Quel che manca, ed è una mancanza che ci espone ogni giorno a una nuova Tunisi, è la percezione instillata ai sicari dell’Isis che presto avranno stivali sul terreno non battibili, né terrorizzabili. Quel che manca, forse, è un Bush alla Casa Bianca. Guardacaso…

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di on 18 marzo 2015. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

26 commenti a Tunisi e quegli stivali sul terreno

  1. adriano Rispondi

    18 marzo 2015 at 17:32

    Quello che manca è quello che non ci può essere.L’individuazione del nemico.Eliminare l’Isis va bene ma non risolve il problema.Lo si rimanda.Rimaniamo però agli interventi possibili.Luttwak,che è antipatico ma ne capisce,dice che occorrono 200.000 uomini.Chi li mette per fare una guerra vera e non per la solita finzione di peacekeeping?Supponiamo si trovino e si cominci.Come si risolve la questione della guerriglia urbana?Se non si ha la decisione della guerra totale si devono accettare centinaia e forse migliaia di morti.Il nostro paese,che ripudia la guerra,quanti ne può tollerare?A me non va bene mandare a morire dei miei cittadini se ci sono mezzi alternativi per evitarlo o limitarlo.Se si parte dal principio che non si possono usare qualcuno deve dirmi chi fa la scelta dei combattenti e con quali criteri perchè di raccomandati ce ne sono già abbastanza per altri motivi.Se quelli tradizionali sono tollerabili ,quando si tratta della vita è un altro discorso.

  2. Talita Rispondi

    18 marzo 2015 at 18:42

    Caro Giovanni,
    figurati se non sono d’accordo sugli stivali sul terreno!
    Ma, se stivali devono essere, occorrerebbe accettare e promuovere una coalizione internazionale, senza arricciare il naso su questo e su quello.

    Mi spiego e premetto che questo sarà il mio ultimo intervento su Putin, perché mi stanco a dover rilevare omissioni di non poco conto, che preferirei non ci fossero, e perché non m’interessa difendere Putin.
    Però m’interessano i FATTI.

    Tu dici:
    “stivali russi, i quali non ci sono proprio, a dispetto delle boiate dei giornali italioti su Putin grande nemico del terrorismo”,
    ma vediamo il perché obiettivo dell’assenza di stivali russi.

    Lo scorso febbraio, Vitali Ciurkin, rappresentante russo all’Onu –
    boia anche l’Onu che consente una rappresentanza alla Russia? –
    parlò di una loro possibile partecipazione a un’eventuale coalizione internazionale contro la Libia islamica, e non solo:
    garantì un blocco navale per ostacolare rifornimenti e armi ai terroristi.

    Inutile sottolineare che un blocco navale sarebbe una manna anche per l’Italia, che continua a essere invasa da clandestini.
    Ciurkin disse anche:
    “Se la Russia ha potuto partecipare alle operazioni al largo delle coste somale, perché non potrebbe fare lo stesso nel Mediterraneo?».

    Appunto, perché?!
    Perché ci fu il no immediato della Gran Bretagna.
    E perché?
    Perché ci SAREBBE il RISCHIO che la Russia destabilizzi i Paesi del Baltico.
    Ossia, di fronte alla realtà conclamata dell’Isis, si continua a cincischiare su rischi eventuali.

    Ma andiamo anche a vedere che cosa c’è di REALE sotto il cincischiamento: altro che rischio di destabilizzazione!
    La Russia può davvero effettuare efficaci blocchi navali, perché ha una quantità di navi più che sufficienti allo scopo
    MA
    la paura dei salvatori-internazionali-a-parole è che Putin si espanda dal Mar Nero al Mediterraneo e – magari aiutando pure economicamente la Grecia – possa disporre anche dei porti greci e ciprioti.
    Ed ecco l’ostilità di Obamino, della Gran Bretagna e dell’ineffabile Unione europea!
    Altro che l’Ucraina!

    Ne aggiungiamo un’altra?
    La Russia ha un vastissimo territorio che si affaccia su vari Paesi islamici, dalla Siria e Iran fino al Pakistan.
    Riusciamo a immaginare quanti vantaggi potrebbe offrire, se effettivamente le fosse consentito di partecipare a una coalizione internazionale?
    Aeroporti, campi di rifornimento, corridoi di transito e chi più ne ha più ne metta.

    Ecco, diciamolo a Obamino, per quanto gli resta della sua tristissima presidenza.
    Io su Putin finisco qui, sempre augurandomi obiettività in tutte le argomentazioni.

    • Giovanni Sallusti Rispondi

      18 marzo 2015 at 18:56

      Augurandomi altrettanta obiettività: è interesse dell’Occidente contenere Putin. Sì alleanza vera per combattere davvero il terrorismo, no cessioni a palesi trucchi dell’ex colonnello del Kgb per allargare il suo “spazio vitale” (concetto già caro a un altro figuro della storia, e non era un democratico) Saluti, a presto

      • Talita Rispondi

        18 marzo 2015 at 19:07

        Ok, proseguiamo con l’obiettività…
        Definisci “alleanza VERA”.
        Chi sarebbe il giudice di questa “verità”?
        Ti ricordo che i Romani, quando erano alla canna del gas, accettavano ed eleggevano un dictator.
        A termine, ma pur sempre dittatore.

        “PALESI trucchi”:
        palesi per chi?

        Ultima domanda:
        al momento, è più urgente contenere Putin (acc… questa è davvero l’ultima volta che lo nomino, giurin-giuretta!) oppure l’Isis?

      • Sergio Andreani Rispondi

        20 marzo 2015 at 04:55

        Il riferimento allo “spazio vitale” è un concetto caro a molte persone in Israele.

        Preconizzano l’ Israele biblico , dal Nilo all’ Eufrate.

        E’ questo il suo riferimento storico, immagino.

        • Talita Rispondi

          20 marzo 2015 at 16:33

          Caro Andreani,
          se ti riferisci a quello che ho scritto io, sorry, ma non ho capito il tuo commento.
          Se volessi essere più chiaro, te ne sarei grata.

          Al momento posso solo dire che lo spazio vitale – ampiamente inteso – è un’esigenza universale, al di là della Bibbia.
          Cfr. anche la prossemica, che ci insegna tanto.

    • Alvaro Rispondi

      20 marzo 2015 at 07:14

      Cara Talita,
      avere bisogno di Putin nel Mediterraneo vorrebbe dire che, secondo te, Italia, Francia e Spagna, per citare solo i paesi mediterranei, se solo lo volessero non sarebbero in grado di effettuare blocchi navali veri o ho capito male?
      E perche’ blocchi navali?
      Non sarebbe piu’ facile distruggere i quattro, cinque, o quanti ne sono in verita’ barconi prima di farli partire?
      L’ho gia’ scritto e lo ripeto volentieri: il “bulletto” putin, ero pronto a usare l’atomica, e’ praticamente alla canna del gas economicamente e cerca di risollevare le sue sorti militarmente, Crimea, Ucraina e, indovina un po?
      Espansione nel Mediterraneo, semplice a dirsi ma credo, e mi auguro, difficile a farsi.
      E se proprio debbo dire tutto il mio pensiero, nonostante l’amore per gli USA, in questo momento fuori dal Mediterraneo anche gli Yankee.
      Se l’Europa vuol crescere come Unione di Stati, e non come succede sempre, ognuno se fa l’affaracci suoi e chi se ne frega degli altri, deve iniziare a risolvere i suoi problemi da sola.
      Dopo la nascita e l’adolescenza adesso e’ giunto il momento per l’Europa di dimostrare di essere diventata un uomo e con gli attributi.
      Speranza vana? Quasi sicuramente si ma la speranza si dice sia l’ultima a morire.
      Alvaro.
      P.S. E l’Italia di questa Europa visto che una volta il Mediterraneo era “mare nostrum” deve avere un ruolo primario.

      • Talita Rispondi

        20 marzo 2015 at 16:20

        Caro Alvaro,
        quale parte di “Mi spiego e premetto che questo sarà il mio ultimo intervento su Putin” ti è incomprensibile?

        E dire che dovrebbe esserti chiara la mia propensione a parlare solo di FATTI:
        non di ipotesi, più o meno dettate da simpatia o antipatia.
        A Italia, Francia e Spagna non passa nemmeno nell’anticamera del cervello di effettuare blocchi navali. Anzi l’Italia spende miliardi per “Mare nostrum”:
        vediamo di non rotolarci nelle bubbole, eh?!

        Poi la bomba atomica! Verba volant, caro Alvaro.
        E repetita annoiant.
        A mio parere, trattasi di orripilazione animale: i peli si drizzano per apparire più grossi.

        In una coalizione – se coalizione deve essere – si ha bisogno di tutti quanti vogliano partecipare.
        E per i blocchi navali tutto dipende da quanti natanti idonei si hanno a disposizione.
        Per esempio, Obamino li usa nel Pacifico, per “circondare” la Cina: bontà sua!
        Per il resto che tu dici, ho un solo commento da fare: i sogni son desideri.

        “In questo momento fuori dal Mediterraneo anche gli Yankee”??? 😆
        Hai perfettamente ragione!
        Lasciamo il Mediterraneo agli scafisti!
        E con questo ho davvero detto tutto: per me basta così.
        Anzi, pure avanza.

        • Talita Rispondi

          20 marzo 2015 at 16:24

          P.S.
          Ho dimenticato di ri-dire che i blocchi navali a suo tempo proposti erano per impedire rifornimenti alla Libia dell’Isis.
          I barconi sarebbero stati una conseguenza virtuosa.

    • Francesco_P Rispondi

      22 marzo 2015 at 01:21

      Gentilissima Talita (18 marzo 2015 at 18:42),
      le rispondo con ritardo e mi scuso per questo.
      Non si può fare affidamento su Putin e sulla Russia. Noi. occidentali dovremmo avere il coraggio di fare senza la Russia per evitare di creare nuove situazioni critiche, forse peggiori. Non possiamo neppure agire da soli senza alleanze con i governi militar-democratici come quello Egiziano o con democrazie incompiute come quello Tunisino, come non possiamo fare a meno dei referenti locali in Libia ed in Iraq. Agire militarmente è complesso e si rischiano di fare disastri politici, perdendo la pace dopo aver vinto la guerra.
      La questione va analizzata da un punto di vista geostrategico perché non si possono distinguere le vicende di Iraq, Siria e Libia; si tratta di un unico movimento che sta ripercorrendo l’espansione dei maomettani del VII e VIII secolo. Allora i seguaci di Maometto seguirono un percorso di espansione che attraversò l’intero Nord Africa e portò alla conquista della Sicilia e della Spagna. Oggi i seguaci di Al Bagdadi interpretano in modo moderno il percorso della sanguinosa conquista territoriale fondata sul genocidio e sottomissione.
      Tornando alla visione geostrategica, non c’è dubbio che il movimento dei califfati costituisca un pericolo per tutti, compresi non solo i Russi, ma anche gli stessi governi e popolazioni arabe e nordafricane.
      E’ qui, però che entra in gioco l’Iran che non nasconde la sua volontà di diventare la superpotenza regionale del Golfo e che ha intravisto nella debolezza USA e nella inettitudine di Obama la chiave per fare proprio l’Iraq. I pasdaran stanno operando in Iraq a fianco delle truppe irachene e crescendo l’influenza persiana sull’intera popolazione sciita. In Siria è una guerra di religione in cui le parti fanno a gara a chi commette le più grandi efferatezze. In Siria è riduttivo dividere il teatro fra sostenitori di Assad e nemici di Assad; pertanto non è possibile creare alleanze stabili. L’Iran gode in Siria di un vantaggio strategico non indifferente grazie ai suoi rapporti di autorevolezza e di cooperazione criminale-militare con le varie tribù sciite oltre che con Assad. Dispone anche del fedele esercito degli Hezbollah, di cui diverse migliaia di combattenti sono stati rischierati dal Libano in Siria.
      Il maggiore pericolo del non intervento occidentale è rappresentato proprio dalla espansione dell’Iran fino ai confini di Israele.
      La Russia è il più grande supporter del regime degli Ayatollah e di Assad.
      La Russia si è posta in una posizione conflittuale con l’Occidente perché non si è accontentata di fare propria la Crimea. Non solo ha sostenuto, e sostiene tuttora, l’aggressione all’Ucraina, ma ha anche lanciato iniziative di destabilizzazione nei confronti dei Paesi Baltici, che sono Europa a tutti gli effetti. La Russia ha svolto manovre militari ai confini della Norvegia e della Svezia con l’intendo di raccogliere elementi dettagliati sui sistemi di difesa aerea. L’Occidente ha risposto con sanzioni che puniscono la Russia più di quanto ci costino (e non ci costano poco). Inoltre la Russia è preoccupata di mantenere la propria base logistica navale di Tartus in Siria e di espandere le attività della propria flotta nel Mediterraneo. In questo momento l’appoggio Russo potrebbe non solo condizionare l’evoluzione della situazione in M.O. in senso sfavorevole all’Occidente, ma soprattutto creare handicap di lunga durata alla nostra libertà nel Mediterraneo.
      In Occidente manca una guida forte in politica estera. Non lo è l’America condizionata da Obama e Kerry oltre che da 4 anni di negligenza della Clinton come segretario di Stato. Lo è ancor di meno l’Europa che è priva di una visione geostrategica di lungo periodo ed agisce in modo strabico grazie al fatto che ha tre politiche estere: quella tedesca, quella francese e quella britannica, ma non ha una politica estera comune. Tant’è che gli europei del nord non capiscono la pericolosità di quello che sta avvenendo sulle coste del mediterraneo, mentre nei paesi del sud Europa spesso non si comprende la serietà di quello che sta avvenendo in Ucraina e nell’estremo nord.

      • Talita Rispondi

        22 marzo 2015 at 15:27

        Caro Francesco,
        ogni “visione” – che sia strategica o meno – nasce da due opposte convinzioni (sempre personali), che in soldoni definisco:

        a)
        risolviamo prima – e nel migliore dei modi – i problemi più urgenti e poi si vedrà
        (cfr. anche tutti i manuali di counterinsurgency che sono stati elaborati fin qui);

        b)
        prendiamo il binocolo e guardiamo lontano:
        che cosa ci potrebbe capitare tra un mese, un anno, un decennio…?
        (Mentre si lascia che intanto succeda il peggio).

        Personalmente sono portata all’ “hinc et nunc”, e appartengo alla scuola di pensiero per cui il rischio è una strada obbligata per l’opportunità, intesa come utilità vantaggiosa.
        Almeno nell’immediato.

        Il tuo post è fondato sulla b); la mia opinione, invece, sulla a).
        Ma nessuno di noi due può prevedere il futuro, purtroppo.

        • Francesco_P Rispondi

          23 marzo 2015 at 00:00

          Gentilissima Talita (22 marzo 2015 at 15:27),
          abbiamo entrambi ragione, perché non si può sperare di risolvere i problemi immediati creandone di più grandi nel futuro. La storia – anche quella recente – ce lo insegna. Non si può neppure inciampare nel presente mentre si guarda lontano.
          Non sono forse molti problemi che stanno emergendo oggi in M.O. frutto di una frettolosa semplificazione della situazione interna e delle relazioni internazionali?
          Vi sono poi dei pericoli che sono attuali, ma che si presenteranno ancora in futuro: il jihadismo è uno di questi. Anche sconfiggendo il califfato, lo spirito della distruzione sanguinaria in nome di Allah non sparirà e si ripresenterà periodicamente. Si ripresenterà anche se alla sconfitta militare dovesse succedere una buona gestione della semi-pace che ne potrebbe seguire e si trovassero dei generali sufficientemente ambiziosi e illuminati per governare con il giusto nerbo e la giusta lungimiranza quelle regioni tribali e tumultuose non pronte per la democrazia. Purtroppo, non vedo al momento un nuovo Al Sisi per la Libia, per l’Iraq, ecc.
          E’ molto difficile che una sola persona possa traguardare con equilibrio il presente e quello che verrà dopo. Più persone che discutono e ragionano con orizzonti temporali diversi possono, invece, trovare il modo migliore per affrontare il futuro immediato senza compromettere quello a medio e lungo periodo.
          P.S.
          Lo stesso non capita solo in politica estera o nelle guerre civili. Capita anche nelle scelte di ogni giorno degli Stati, delle imprese e delle famiglie, fino alle piccole scelte individuali. Pensi solo a quante scelte passate che guardavano al ritorno immediato stanno oggi gravando sul bilancio dello Stato. Pensi all’uscita di scena di molte aziende perché non hanno mai guardato lontano, finendo per offrire prodotti obsoleti e non più appetibili. Ma anche quanti fallimenti per non aver considerato le difficoltà del presente.
          Si ricorda quando c’erano ancora soldi in giro e se lavoravi (sì, c’era anche il lavoro) potevi anche risparmiare. Spendere i soldi per una vacanza od un effimero piacere del momento, oppure risparmiare per qualcosa di utile, per un hobby, per la vecchiaia. In realtà non c’è mai una ricetta giusta perché è sbagliato dilapidare il frutto della fatica come è sbagliato non cavarsi mai una piccola soddisfazione.
          C’è un filo conduttore unico che lega il grande mondo della politica e della storia con il piccolo mondo individuale: la necessità di traguardare orizzonti temporali diversi e trovare un equilibrio che per definizione sarà sempre imperfetto. In ogni caso prima o dopo avremo sempre dei rimpianti. C’est la vie!

          • Talita

            23 marzo 2015 at 14:36

            Caro Francesco,
            tu dici che abbiamo entrambi ragione.
            Io ripeto che nessuno di noi due può “aver ragione” sul futuro.

            Dal passato possiamo sì imparare molto – nel senso di evitare di commettere nuovamente errori già riconosciuti come tali – ma, a mio parere, dobbiamo soprattutto imparare che la medaglia ha sempre due facce.

            Personalmente, intendo sempre guardarle tutte e due.
            Ma ciò non significa che io abbia una qualsiasi ragione:
            ho solo scelto un metodo.

  3. Maurizio Rispondi

    19 marzo 2015 at 14:18

    Penso che Obama adesso ,ma proprio adesso,debba chiamare il premier israeliano ,faccia gli auguri e capisca che la sbandata fortissima a destra e’ colpa della sua miopia politica in medio oriente e del bisogno degli israeliani di sentirsi più protetti visto l’isolamento determinato dal suo essere musulmano che capo americano.

  4. Albert Nextein Rispondi

    19 marzo 2015 at 23:30

    E’ difficilissimo rimediare agli errori fatti da una politica invadente e quasi-imperialista.
    Io lascerei del tutto il Medioriente al suo destino.
    Istituirei dei controlli di frontiera ferrei e norme di ingresso in europa assolutamente restrittive.
    Ogni paese aderente all’unione europea libero di attuare questa politica di stretto controllo immigratorio e di dissuasione con ogni mezzo.
    Esercito, marina, aviazione a difesa e controllo di tutte le frontiere.
    Stretta politica di non ingerenza in affari politici altrui, e che si arrangino.
    Arrivano i russi e i cinesi?
    Bene , che se la godano loro l’amicizia e la vicinanza, nonché l’immigrazione mediorientali.
    Che ci nuotino loro in quel verminaio.

    E tutti coloro che, musulmani o meno , sono da noi perché lasciati entrare a ingrossare le fila dei disadattati e degli emarginati, in orecchio.
    Alla prima cazzata , anche minima, via!
    Fuori dai confini.
    Altro che balle.

  5. Sergio Andreani Rispondi

    20 marzo 2015 at 04:52

    Grande Sallusti !!!!

    E che concetti nuovi che esprime.

    Guerra ! Guerra ! Guerra !

    Ma perchè , in questi ultimi decenni , noi Occidentali dell’ accidente , che cosa abbiamo fatto se non Guerre in Medio Oriente.

    Nel 2001 l’ Afghanistan , nel 2003 l’Iraq per la seconda volta dopo i bombardamenti del 1991 , la Libia nel 2011 e le Primavere arabe organizzate dai servizi americani , l’ aggressione schifosa alla Siria ed il finanziamento dei terroristi che ora vorrebbe combattere.

    Questo tralasciando almeno 150 di porcate pregresse come l’ intervento a Suez del 1956 per impedire all’ Egitto di riprendersi il canale con l’ aiuto della grande democrazia israeliane oppure lo spodestamento di Mossadeq in Iran percè nazionalizzava i pozzi petroliferi.

    E lei chiede che si facciano Guerre perchè l’ Occidente sarebbe latitante ???

    Ma si faccia una dormita , per il bene dell’ umanità.

    Ci mandi i suoi parenti a combattere.

    Le Guerre hanno solo portato ad aggravare la situazione preesistente , grazie a quel genio di Obama e di quelli come lei.

    • Alvaro Rispondi

      20 marzo 2015 at 11:43

      Una domanda al solito genio pacifista: tutti i morti “ammazzati” dell’ultimo periodo da parte delle molteplici associazioni volontarie e “benefiche” islamiche come vanno considerati?
      Morti sul lavoro, morti per incidenti stradali, morti per malattie varie ed eventuali o morti per terrorismo?
      Grazie.
      Alvaro.
      P.S. Gradirei anche una sua eventuale soluzione del problema ma non quella di: mettete i fiori nei vostri cannoni.

      • Sergio Andreani Rispondi

        20 marzo 2015 at 12:59

        Se vai a rompere le scatole in un Paese che non è il tuo , come gli Europei e Statunitensi hanno fatto per decenni , non è strano che qualcuno possa rompersi le palle e decida di spararti addosso.

        Il Sindaco di Londra qualche anno fa disse : ” Io sono inglese ma , se avessi subito tutto quello che hanno subito gli arabi negli ultimi due secoli , diventerei subito un terrorista. ”

        Spero di aver risposto alla sua domanda.

        • Alvaro Rispondi

          20 marzo 2015 at 13:38

          E no, caro, che non hai risposto, non hai detto nulla su quale soluzione del problema tu adotteresti.
          Ma io sono paziente e rimango in attesa.
          Alvaro.

          • Sergio Andreani

            21 marzo 2015 at 06:37

            Se tu hai difficoltà a capire è un problema tuo.

            La soluzione è non invadere i Paesi arabi.

            E concentrarsi sui controlli alle frontiere.

            Chiaro il concetto ?

        • maboba Rispondi

          22 marzo 2015 at 12:53

          Se questo è la maniera di argomentare, guardando al passato, alle “colpe” di questo o quello nel corso dei secoli, allora gli arabi che sottomisero tutto il Mo e il N Africa, allora più o meno cristiani, a fil di spada si meritano non solo quel che ha detto il sinistro sindaco, ma altri e ben maggiori disgrazie. A proposito, come la mettiamo col genocidio di un milione di cristiani armeni? Siamo autorizzati allora “moralmente” a far fuori la Turchia islamica?

  6. Alvaro Rispondi

    21 marzo 2015 at 15:00

    Caro Sergio Andreani,
    Lei non e’ altro che il solito “cafone” che purtroppo si incontra ormai piuttosto spesso nei blog e fra i commentatori di giornali on line.
    Il problema non e’ mio e’ SUO ma credo che lei non sia in grado ne di capirlo ne, tanto meno, di risolverlo.
    Alvaro.

    • Sergio Andreani Rispondi

      22 marzo 2015 at 18:29

      Senti , ciccio : non è che tu solamente puoi sfottere il prossimo chiamandolo “genio pacifista” ed io devo stare ad ascoltare.

      Quindi fai meno il permaloso e rispondi alle domande , anche perchè io non ho offeso nessuno.

  7. Bikini Rispondi

    21 marzo 2015 at 15:32

    Quindi… ognuno a casa sua?
    A condizione di reciprocità, naturalmente.
    Mmmmmmm, interessante.
    Domani, anzi no… domani è domenica, lunedì mi vado a comprare una pistola (casomai lo stato non facesse il suo dovere di “controllo alle frontiere”).
    Buona fortuna a tutti

    • Sergio Andreani Rispondi

      22 marzo 2015 at 18:26

      Devo ridere ?

  8. Bikini Rispondi

    21 marzo 2015 at 15:41

    Nel caso non si fosse capito… la mia era una risposta a Andreani.
    Saluti (e ancora buona fortuna a tutti)

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