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Ritrattone di Ted Cruz. L’assalto del Tea Party alla Casa Bianca

Ted CruzÈ ufficiale ed è una buona notizia: Ted Cruz correrà alle presidenziali del 2016. Lo ha annunciato lui stesso questa mattina dalla sua pagina Twitter («I’m running for President and I hope to earn your support!», “mi candido a presidente e spero di guadagnarmi il tuo sostegno”) con un video dai toni ultra-patriottici, con tutto l’armamentario di immagini che identifica l’America: dai campi di grano ai grattacieli, dalle chiese al baseball fino al Golden Gate. Un tripudio di bambini che giocano (ché l’America ha ancora il più alto tasso demografico dell’Occidente), auto che viaggiano, persone che lavorano. Quella per le primarie presidenziali del 2016 si prospetta sempre più una sfida a quattro: Jeb Bush, Ted Cruz, Rand Paul e Scott Walker con i primi due probabilmente favoriti. Già perché essi rappresentano le due anime più consistenti dello schieramento repubblicano: l'”apparato”, intransigente nella politica estera ma più moderato in ambito economico, aperto anche all’intervento statale almeno nei casi limite, e la destra più vicina ai Tea Party, ugualmente intransigente in entrambi i settori. Fosse fra i due sarebbe un testa a testa molto interessante, che ci farebbe tirare un bel sospiro nel caso in cui vincesse l’uno o l’altro.

Nondimeno, tutto sommato, Cruz potrebbe essere il candidato migliore di tutti per il dopo Obama. Uno che – oltre a farla finita con l’eccessivo attendismo in politica estera – riporterebbe gli Usa verso il modello fieramente liberista di Reagan. Texano doc, Cruz ha studiato l’olimpo del pensiero liberista fin dalla tenera età: ad appena tredici anni faceva già parte della Free Market Education Foundation che, sotto la guida del professor Rolland Storey, insegnava le dottrine di economisti e filosofi quali Milton Friedman, Friedrich von Hayek, Frédéric Bastiat e Ludwig von Mises. Fra i “dieci pilastri della saggezza economica” diffusi in quella scuola, Cruz fu colpito in particolare dal numero 2: «Lo Stato non è mai una sorgente di beni. Tutto ciò che ti dà, deve avertelo prima preso».

I risultati di quella formazione si vedono eccome nella sua azione politica. Dando un’occhiata alla sua pagina personale del Senato degli Stati Uniti, alla voce economia (qui), si può notare come l’interesse di Cruz sia tutto rivolto verso il taglio delle tasse invece che sull’aumento dei sussidi. Non solo: rivendica di aver sempre votato contro il deficit di bilancio. E come non ricordare il suo storico filibustering (ostruzionismo) del settembre 2013, il secondo più lungo della storia americana, in cui Cruz ha parlato per 21 ore 19 minuti contro il finanziamento della riforma sanitaria di Obama, contribuendo a ritardarne l’approvazione fino al successivo shutdown che ha costretto i democratici a rivedere parte delle proprie intenzioni.

Ma il senatore non pensa solo all’economia. In un recente convegno coi premi Nobel per la Pace Elie Wiesel and Rabbi Shmuley Boteach, Cruz ha dichiarato: «Quel che conta è cosa facciamo per opporci al più grande pericolo per la sicurezza nazionale di Israele e degli Stati Uniti. […] L’Iran sta costruendo centrifughe per arricchire l’uranio, continuando sviluppare il suo progetto per il missile balistico intercontinentale e noi per tre anni non abbiamo fatto altro che perdere tempo con inutili negoziati, mettendo così in pericolo la nostra sicurezza e quella di Israele».

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di on 23 marzo 2015. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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