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Perché contro l’Isis l’intelligence non basta. E l’esercito…

Attentatori tunisini uccisiIl recente attacco terroristico di Tunisi ha risvegliato i timori dei Paesi del Mediterraneo. Siamo vulnerabili e non ce ne accorgiamo. Le attività di intelligence non bastano e la guerra in Iraq l’ha insegnato: serve attuare strategie di counterinsurgency (controguerriglia).

L’Italia è stata capace di sconfiggere la mafia e il terrorismo al suo interno; anche sulla scorta del bagaglio di conoscenze e saperi formatosi in quegli anni, l’intelligence nostrana è tra le più capaci ed apprezzate al mondo. Questo è il messaggio che spesso riecheggia tra le stanze governative quando si parla di lotta al terrorismo. Ma questa analisi difetta di due elementi.

Il primo è relativo all’effettiva vittoria dello Stato italiano su queste due forme anti-statuali e para-statuali. Da una parte Giancarlo Caselli ha voluto spiegare in un libro Perché l’Italia ha sconfitto il terrorismo ma non la mafia. Dall’altra c’è chi, forse cavalcando l’onda dell’ottimismo renziano, ci dice che abbiamo sconfitto anche la mafia. Ma delle due, una. Relativamente al caso Buzzi a Roma si può davvero parlare di mafia? Non credo: penso, invece, sia più appropriato parlare di sistema di corruzione. E la soluzione liberale è sempre la medesima: meno Stato, meno opportunità di spendere in maniera delinquenziale i soldi pubblici.

Il secondo non viene nemmeno ventilato: è l’utilizzo delle forze armate parallelamente all’operato dei servizi segreti. E proprio qui sta la differenza nella lotta contro le organizzazioni di tipo mafioso e quelle terroristiche. Le prime agiscono su un territorio ben noto, in contrasto con lo Stato pur occupandosi spesso di servizi di cui quest’ultimo difetta. Le seconde, invece, hanno dato origine a quelle che nella scienza della politica vengono definite guerre asimmetriche, in cui il combattente più debole mette in atto strategie belliche, sfruttando mezzi non convenzionali e attaccando luoghi simbolo dell’avversario, che lo portino a riequilibrare la situazione. Dal celebre mito di Davide contro Golia, fino all’11 settembre e a Charlie Hebdo.

Un suggerimento arriva dall’esperienza irachena post-Saddam. Il Generale David Petraeus, che aveva studiato i libri dell’esperto militare francese David Galula, decise di approcciare con la tecnica della counterinsurgency la popolazione irachena, una popolazione che usciva da una lunga e sanguinosa dittatura e che rischiava un sempre più forte contagio qaidista. Sebbene con l’amministrazione Obama e gli scandali seguenti Petraeus e la sua dottrina siano andati man mano perdendo d’interesse, i risultati positivi riportati dal Generale sono sotto gli occhi di tutti. Altro non è che una conferma l’ascesa dell’ISIS seguita all’abbandono della contro-guerriglia americana. La teoria non prevede nulla di eccezionale: eliminazione degli avversari e protezione alla popolazione per ottenere consenso piuttosto che controllo dei territori. Così agendo in Nord Africa e Medioriente necessiteremmo di un esercito organizzato e capace, un esercito che tuttora manca alle singole nazioni europee e di conseguenza mancherebbe all’Unione. Al singolo militare non bastano le capacità militari: servono anche quelle sociali, culturali, diplomatiche ed economiche. All’intera organizzazione servono guide politiche e militari capaci di riconoscere il pericolo, la minaccia, l’avversario. Perché quest’ultimo è estremamente imprevedibile e capace di diffondere il suo credo, troppo spesso facendo leva su fondamenti religiosi.

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di on 25 marzo 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Perché contro l’Isis l’intelligence non basta. E l’esercito…

  1. ultima spiaggia Rispondi

    25 marzo 2015 at 21:00

    L’Italia ha sconfitto la mafia?
    Diciamo piuttosto che un “potere” ha il sopravvento sull’altro.
    Secondo Paolo Borsellino: «Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo».
    Ha vinto la “casta”. Ma ha perso il Paese.
    Siamo una terra di conquista.

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