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Marocco. Ecco le non-istruzioni per visitarlo, e amarlo

MarrakechL’immaginario di un Paese è personalissimo e l’influenza delle opinioni altrui (già le proprie sono un problema) o, peggio ancora, di una guida turistica che vi racconta tutto ancor prima di arrivare al check-in, lascia il tempo di viaggio che trova. Provate a tuffarvi nella medina di Marrakech senza guida e guidati solo dal vostro intuito: potete giocare agli esploratori anche in una città ormai preda del turismo di massa. Il labirinto di vicoli è meno pericoloso dei corridoi della nostra metro, vi assicuro, e la gioia di scoprire da soli atmosfere magiche varcando piccole porte senza insegna, toglie il fiato dalla sorpresa. Individuare il quartiere ebraico attraverso le decorazioni alle porte, vagare senza meta tra gli artigiani fermi al medioevo per scelta (ci tengono a precisarlo), comprare un huile d’argan originale sperando che lo sia (sorvolando sul percorso dei semi ingoiati dalla capra che attraversano gli intestini prima dell’espulsione e della trasformazione in quel prodotto miracoloso), tuffarsi per un tè nei caffè letterari di corti segrete o nelle botteghe di antiquari con ambientazioni da urlo berbero.

Se volete saperne di più, chiedete. A chi? Ogni marocchino si fa guida in cambio di una manciata di dirham, e se chiedete troppo ve lo ritrovate al traino per tutta la città. L’unico rischio è che vi faccia percorrere una retta a zig zag per spillarvi qualche dinaro in più. Lo spauracchio che vi instilla è di perdervi come Arianna, ma il vostro filo si chiama GPS e uno smartphone ce l’ha anche il turista del last minute.  Che dire degli abitanti, dei monumenti, della cucina? Niente, appunto. Andateci e scoprite tutto voi. Di seguito solo un paio di chicche pratiche.

Dove dormire?
Lo storico hotel La Mamounia è perfetto per chi ha un animo zombie: il restyling tutto marmi e oscurità l’ha reso tombale, vi sembrerà di riposare in un lussuoso mausoleo anziché nella vostra cappella di famiglia.
Il must è il Palais Rouhl. La sensazione di salvezza nel varcare il portoncino del caravanserraglio si trasforma all’interno in estasi dannunziana, tra colonnati palladiani, arredi francesi e appartamenti etnochic.
Kitch a dirsi, a vedersi armonia pura. Le camere si affacciano a piene vetrate sulla piscina, si passa dall’esibizione condivisa all’intimità grazie al tendaggio, ovviamente telecomandato. Non mancano le romantiche camere-tenda nel parco, con drappeggi, kilim e camino, peraltro sprecate senza il partner ideale. E per farvi sentire a casa, niente ristorante ma tavoli apparecchiati dove desiderate, sale da bagno e scacchiera in biblioteca compresi.

Un lusso più sobrio lo trovate all’Amanjena, ville spaziose con piscina privata, tradizionali fuori, high tech dentro. Una tech talmente high che dopo ore di briefing riuscirete anche a regolare la doccia senza ustionarvi. E per non rischiare il corto circuito, lasciate fare al personale e godetevi le 18 buche del golf annesso. Tutt’altra faccenda e charme i riad, di cui la Maison Arabe e la Villa des Orangers sono tra i più affascinanti: caldo e accogliente il primo, elegante e raffinato il secondo.  Ma riad vuol dire anche piccoli alberghi d’atmosfera nascosti nei vicoli della medina, spesso gestiti da europei, francesi e italiani in testa. Poche camere molto curate nei dettagli, terrazza sui tetti. A volte affittabili interamente per una marocchinata insieme agli amici del cuore. Chi al ritorno volesse stupire con la cena etnica, non si perda il corso di cucina. I più pretenziosi godranno nella splendida struttura della Maison Arabe, con tanto di video personale e traduttore, i più rustici saranno rimorchiati a casa della guida di turno per un invito a cena con delitto se non ti lasci fare anche l’henné dalla nonna.

Finite le visite, guidate o meno, godute o meno, arriva il momento più bello: l’hammam. Un massaggio seguito dal tè alla menta sulla terrazza panoramica, le palme e la palmeraie di sfondo. Rigorosamente al calar del sole. E qui, solo qui, metto in gioco tutta la mia opinione personale.

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di on 2 marzo 2015. Filed under Intraprendente on the road. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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