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Ma l’America tornerà

In una densissima intervista Dick Cheney, vice di Bush e mente dei repubblicani, stronca Obama: «Si è ritirato precipitosamente dall'Iraq, non vuole capire che siamo in guerra, è molto peggio di Carter». Mentre le Tunisi continuano, noi iniziamo il conto alla rovescia per le presidenziali del 2016...

usa«Ci preoccupavamo, dopo l’11 settembre, solo dell’Afghanistan, ora il pericolo spazia dal Mali alla Nigeria in Africa occidentale, attraversa il Nord Africa, percorre il Medio Oriente, sta in Indonesia, è pieno di rifugi sicuri per salafiti, terroristi, per tutte le declinazioni possibili di Al Qaeda. È una situazione di pericolo estremo, la minaccia cresce rapidamente e la nostra capacità di affrontarla diminuisce altrettanto rapidamente. Guardo Barack Obama e vedo il peggior presidente della mia vita, e non è poco. Ho sempre criticato Jimmy Carter, ma è niente paragonato con Obama e con il danno che sta facendo alla nazione,è una tragedia, un’autentica tragedia, e pagheremo un cavolo di prezzo altissimo solo per tirarci fuori dalla palude della sua presidenza».

Mi sono imbattuta in una gagliarda intervista a Dick Cheney, il vice di Bush junior tanto amato dai repubblicani quanto detestato dalla sinistra mondiale. Dato per morto o demente per tutti gli otto anni dell’incarico, si è fatto un trapianto di cuore, sta bene, vive in Virginia, legge, scrive e sta con i nipoti.  L’11 settembre, il presidente nel bunker, tenne in piedi l’America stravolta e ferita, fu sempre autorevole e ascoltato, un duro senza tentennamenti. L’intervista di James Rosen, caporedattore di Fox news, è di quelle sterminate che da noi nessuno si prende più la briga di fare, ed è pubblicata, strano ma vero, da Playboy. Con George Bush, che chiama “43”, si conferma grande sintonia, ma il vecchio repubblicano che Putin, “prodotto del Kgb”, piacesse assai meno del suo presidente, lo dice solo ora, poi precisa che loro due sapevano come tenerlo al posto suo, a freno e in buoni rapporti.

La critica feroce che Cheney rivolge a Obama non è abituale nel galateo della politica americana, diciamo che rompe una regola non scritta, è segno di grande preoccupazione e di una campagna elettorale che sarà più aspra del solito. Letta in queste ore, lo schiaffo di Tunisi fresco sulla faccia, lo squallore delle reazioni flebili dei leader europei, mediocri e tremebondi, impreparati a tutto, dispiegato su giornali e tv, sintesi perfetta l’inutile prima intervista del presidente Mattarella, non rassicura sul che fare, al contrario. Ma è almeno la verità. Obama non farà niente di niente, tranne che usare il potere di veto per combattere la maggioranza repubblicana al Congresso e fare accordi pericolosissimi con l‘Iran. Un presidente repubblicano che, se un Dio ci aiuta, prenderà il suo posto alla fine del 2016, avrà il compito titanico di affrontare la piovra che ci sta aggredendo e penetrando. Un presidente repubblicano dovrà fare qualcosa, per gli Stati Uniti e per noi, e l’imbelle Europa ricomincerà le proteste, le contestazioni, le citazioni dello stramaledetto articolo 11, gli sproloqui sull’accoglienza, ma almeno qualcuno ci darà una mano. Per ora non resta che l’amara condivisione delle parole di Dick Cheney.

«Come Obama ha distrutto quel che avevamo conquistato?Da dove comincio? Ha fatto un errore enorme ritirandosi precipitosamente dall’Iraq, si è rifiutato di lasciare qualsiasi forza sul campo, di negoziare un accordo con gli iracheni; ora paghiamo il prezzo. Ora deve ritornarci, lo stesso tizio che si fece la campagna elettorale raccontando che riportava i ragazzi a casa e lasciava l’Iraq,ora deve rimandare le truppe in Iraq. Ha fatto un errore enorme facendo quel giro di scuse, quando è andato al Cairo nell’estate del 2009 a dire che gli Stati Uniti avevano reagito esageratamente agli eventi dell’11 settembre. Non ci arriva proprio a capire che siamo in guerra, nel senso di guerra al terrorismo. Ha provato sempre a trattarla come un problema di polizia. Ha fatto un danno enorme all’esercito in termini di morale, finanziamento, budget, una vera devastazione. Il modo in cui Obama agisce pregiudica le capacità dei futuri presidenti di affrontare future crisi. Ci vorrà un sacco di tempo per ricostruire la forza militare e sono convinto che per due o tre volte almeno ci sarà da affrontare una grande crisi senza averne la capacità militare. Stiamo limitando le possibilità di scelta e azione dei presidenti futuri. Non ho mai visto tanta gente che conosco da un quarto di secolo, leader stranieri, specialmente del Medio Oriente, che siano così terribilmente spaventati arrabbiati e frustrati. Chiedono che cosa sia successo agli Stati Uniti. C’è la convinzione diffusa che non possono più contare su di noi,che la nostra parola non vale più niente».

«Quando Obama disse a tutti di essere pronto far qualcosa in Siria e all’ultimo momento non ne fece niente, un importante leader mediorientale è venuto da me, era la primavera scorsa, e mi ha sorpreso perché è sempre stato un uomo sicuro di sé e autorevole, ma stavolta mi ha detto “Voi credete che non si paghi un prezzo politico a sostenere gli Stati Uniti, ma sbagliate: in questi giorni il punto è se sia o no utile politicamente rispetto al nostro popolo essere amici degli Usa”. IlObama generale El-Sisi, nuovo presidente egiziano, è andato a Mosca, non è venuto negli Stati Uniti, non perché gli piacciano i russi ma perché il prezzo politico che avrebbe pagato in Egitto venendo negli Stati Uniti e facendosi fotografare con Obama, sarebbe stato alto, un vero danno. I nostri amici non si fidano più di noi, i nostri avversari non ci temono più. Abbiamo creato un grande vuoto in quella parte del mondo, e Isis ci si è mossa alla grande, così ora abbiamo un califfato in Siria e in Iraq. Potrei andare avanti per ore».

Andare avanti per ore è quel che facciamo in questi giorni, osservando stragi annunciate, aspettando improbabili piani dell’improbabile Mogherini, burocrate dell’Europa che non c’è. Sono tutti degli Obamini, se lui è un incapace figuratevi loro.I capi di Stato e di governo che hanno fatto la guerra sbagliata a Gheddafi non ritengono di dire una sola parola di autocritica ora che la Libia è una base dei terroristi che arrivano ovunque,anche in Italia sghignazzando sul nostro mito dell’accoglienza. I capi di Stato e di governo che hanno inneggiato alla primavera araba, con tutte le cazzate sui popoli che si autodeterminano e va bene così anche se sono i Fratelli Musulmani a dominare la piazza, non muovono un dito per aiutare la Tunisia che si sforza di restare laica, arricciano il naso sul generale egiziano che ha fatto fuori la Fratellanza, ignorano l’allarme del moderato re del Marocco che ha proibito il velo a scuola e al lavoro mentre l’Europa lo subisce e perfino lo accoglie. Pochi giorni fa quel bullo del premier italiano invitava a non drammatizzare, che sarà mai la Libia, oggi il neo presidente della Repubblica esce dal silenzio per dire banalità del tipo “non ci faremo intimidire”. No? E come faremo, che cosa faremo? Giusto il conto alla rovescia fino al primo martedì di novembre del 2016.

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di on 23 marzo 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

17 commenti a Ma l’America tornerà

  1. adriano Rispondi

    20 marzo 2015 at 14:06

    Come diceva qualcuno ” sono in accordo a metà col mister”.Nella prima guerra del golfo mi chiedevo perchè Bush padre si fosse fermato e lo consideravo un errore.Aveva ragione e fu invece un errore eliminare Saddam da parte di Bush figlio.Stessa cosa per Libia e Siria ma mentre per la prima si parla di sbaglio citando l’eliminazione di Gheddafi ,per la seconda l’errore sarebbe non aver eliminato Assad.Non credo sia così.L’Isis in Iraq e in Siria oggi c’è non perchè gli americani si sono ritirati ma perchè ci sono andati.Non confondiamo le cause con gli effetti.Per il resto il giudizio su Obama è naturalmente condivisibile ma gli errori non sono cominciati con lui.Lui ne ha aggiunto altri,creando problemi che speriamo siano risolvibili.

  2. ultima spiaggia Rispondi

    20 marzo 2015 at 15:04

    Quando un tumore non viene estirpato subito, è fisiologico che degeneri in metastasi e porti alla morte.
    La nostra “civiltà” è malata fino al midollo.
    Per la scuola all’italiana il patriottismo ha una nuova connotazione etica: l'”autoerotismo” (da: il Giornale.it 20/3/2015)
    Il nostro destino è segnato.

  3. Frank77 Rispondi

    20 marzo 2015 at 15:45

    Articolo ridicolo che ben evidenzia lo stato miserando del giornalismo italiota che spaccia la propaganda per la realtà dei fatti.
    La Maglie farebbe bene ad informarsi sulla legislazione che ha la Francia in materia di velo e come abbia fermato i terroristi.

    • cristiano Rispondi

      21 marzo 2015 at 19:27

      si si,80.000 agenti per 4 stronzetti che hanno ammazzato in pieno centro di parigi,con armi da guerra.Grandi fenomeni i francesi,come fenomeno è lei Sig.FRANK77.

  4. Francesco_P Rispondi

    20 marzo 2015 at 17:30

    L’amministrazione Bush ha commesso grossi errori in Iraq favorendo l’ascesa al potere di un leader sciita, filo iraniano, inefficiente e corrotto come Al Maliki. Ha colpe per aver nominato Bremer amministratore della Autorità Provvisoria della Coalizione, inadatto a svolgere un lavoro di mediazione in una situazione fragile e dominata dal sistema tribale. L’amministrazione di Bush ha sciolto troppo precipitosamente l’esercito e l’amministrazione pubblica di Saddam, escludendo di fatto i sunniti dalla gestione del Paese e cacciandoli nelle braccia degli estremisti.
    Questo non cancella il fatto che Obama sia riuscito a fare molto peggio, distruggendo tutti i sacrifici costati agli USA per l’occupazione dell’Iraq.
    Ora l’espansionismo iraniano rischia di arrivare alle porte di Israele se, come si sta facendo per combattere il califfato, si lascia troppo spazio ai pasdaran. Grazie ad Obama, che ha abbandonato l’Iraq a se stesso, si sta di fatto creando un pericolo ancora peggiore dell’ISIS: l’occupazione “de facto” dell’Iraq da parte dell’Iran e l’alleanza Iran-Assad.

  5. Matteo Rispondi

    20 marzo 2015 at 18:17

    La Commissione Chilcot, in Inghilterra, ha scoperto gli altarini.

    Il governo Blair prima della guerra fu informato da tutti e 27 gli avvocati del Foreign Office che la guerra era illegale e oggi è sotto inchiesta.
    Ovvero che un attacco armato contro l’Iraq sarebbe equivalso ad un crimine di aggressione, con un’identica implicazione criminale per l’alleato statunitense.

    George W. Bush ha sabotato la soluzione diplomatica, Saddam pronto ad accettare l’esilio, con la complicità di Blair, Berlusconi e Gheddafi.
    La primavera araba poteva essere indirizzata politicamente (come è successo in Europa dopo la seconda guerra mondiale), ma è servita solo a silenziare il colonnello (linciato), dopo aver impiccato in fretta e furia il dittatore iracheno.

    Obama ha fatto fuori Bill Laden (in modo altrettanto “pulito”), approvato i droni e parato il posteriore a Bush junior (figlio di papà in tutti i sensi), come Cameron sta facendo con Blair (sotto inchiesta e privato della giarrettiera dalla corona britannica) ritardando la pubblicazione del rapporto.

    Mettete sul piatto della bilancia anche questo e avrete un’idea d’insieme meno limitata delle fonti coi para occhi qui citate.

  6. Matteo Rispondi

    20 marzo 2015 at 18:24

    “Bin” Laden

  7. Matteo Rispondi

    20 marzo 2015 at 18:45

    Ai fanatici della guerra contro la polizia internazionale, faccio presente che meglio sarebbe, per tutti, limitarci a usare la forza per far rispettare un diritto comune.

  8. Albert Nextein Rispondi

    21 marzo 2015 at 10:36

    Non vedo il vantaggio di rincorrere gli errori fatti, commettendone di ulteriori.
    Di questo passo si arriva all’uso delle bombe atomiche per sanare zone del pianeta.

    Io vedo molto meglio una politica di stretta non ingerenza in affari politici altrui.
    E lasciare i rapporti limitati a scambi economici.
    Beninteso, in tal caso il controllo alle frontiere diventa più che stringente, la dissuasione per gli immigranti clandestini prevede ogni mezzo, l’allontanamento di quelli che sono già entrati e delinquono diventa immediato e spiccio.
    In sostanza una non ingerenza reciproca.
    Tutta quella brava gente che scappa da altri paesi e continenti, o entra ufficialmente se richiesta e dopo attenta scelta , altrimenti viene lasciata fuori anche con la forza.
    Chi è dentro o si comporta come si deve e rispetta le tradizioni locali o senza delinquere o altrimenti viene sbattuto fuori senza complimenti, famiglie al seguito comprese.

    E’ molto semplice, pratico, utile.
    Ma soprattutto è diventato una necessità, specie dopo oltre 30 anni di libero accesso a torme di clandestini di cui, in larga parte si può con vantaggio fare a meno.

    • Jacopo Luca Bricalli Rispondi

      22 marzo 2015 at 18:04

      Parole da scolpire nel marmo. A imperitura memoria.

  9. Chris Rispondi

    21 marzo 2015 at 12:36

    Dick Cheney ha la mascella d’acciaio.

  10. cristiano Rispondi

    21 marzo 2015 at 18:41

    se andiamo avanti cosi,da buoni figliocci dell’America del politicamente corretto saremo schiacciati come vermiciattoli da chi se ne fotte altamente dell’onestà intellettuale,della correttezza a tutti i costi e del rispetto delle “culture” a noi estranee.Grazie alle vostre leggi vi invaderemo…questo pensano i nostri “amici”.

    • Matteo Rispondi

      21 marzo 2015 at 23:23

      Se preferisci le loro, accomodati…

  11. Luca Rispondi

    22 marzo 2015 at 07:00

    QUANTO SIAMO COGLIONI! COSTRETTI DA OBAMA AD APPLICARE SANZIONI ECONOMICHE ALLA RUSSIA MENTRE GLI USA AUMENTATO L’EXPORT VERSO LA RUSSIA!
    Secondo i dati de ‘Il Sole 24 Ore’ le sanzioni economiche hanno influito sull’export italiano, generando una perdita di 1,2 miliardi di euro, di cui un 5% nel settore alimentare. Più consistente il calo della Germania che ha visto crollare il suo export verso Mosca dell’8% rispetto all’anno precedente.
    EUROPA – La scelta della Merkel e di Hollande di voler trovare un’intesa con Putin sulla crisi ucraina non è solo un messaggio politico chiaro per dimostrare una volta per tutte agli Stati Uniti d’America, ma non solo, che l’Europa sta provando a diventare un’entità politica di senso compiuto ma anche una mossa strategica per riattivare le relazioni economiche tra la Russia e i paesi del Vecchio Continente.
    CRISI UCRAINA – Intanto, il diplomatico cinese ed emissario di Pechino in Belgio, Qu Xing, ha dichiarato all’agenzia d’informazione Xinhua che “l’Occidente deve finirla con questa mentalità da gioco a somma zero nei confronti della sicurezza internazionale e venire incontro alle esigenze della Russia nella crisi ucraina”. Dall’inizio della crisi ucraina, in un clima di nuova guerra fredda con l’occidente, la Russia ottiene sempre più spesso il sostegno dei Paesi Brics, in particolar modo con la Cina, con cui ha stretto un rapporto commerciale sul gas, attivo dal 2018 al 2048, per un valore di 400 miliardi di euro.

  12. pafred Rispondi

    22 marzo 2015 at 11:50

    Prima ancora che Obama fosse eletto ho avuto l’ impressione che non fosse la persona più adatta per fare il Presidente degli Stati Uniti. Vedendo però tutto l’entusiasmo che scatenava sui giornali italiani scrissi a dei miei parenti in USA per sapere cosa ne pensassero di Lui. Ne ricevetti una risposta ancor più entusiasta. Vedere che poi appena eletto gli fu conferito il nobel per la pace e sapendo che solitamente tale premio viene dato per cose fatte e non da fare ne rimasi ancor più sconcertato. Ora, quasi giunti al termine del suo mandato, ho avuto conferma delle mie perplessità. Mi viene una osservazione da fare: sia Obama che Renzi sono stati eletti sulla fiducia delle loro promesse ed entrambi le hanno parzialmente deluse. Anzi ora che ci penso, Renzi neppure è stato eletto!

  13. pafred Rispondi

    22 marzo 2015 at 11:50

    Prima ancora che Obama fosse eletto ho avuto l’ impressione che non fosse la persona più adatta per fare il Presidente degli Stati Uniti. Vedendo però tutto l’entusiasmo che scatenava sui giornali italiani scrissi a dei miei parenti in USA per sapere cosa ne pensassero di Lui. Ne ricevetti una risposta ancor più entusiasta. Vedere che poi appena eletto gli fu conferito il nobel per la pace e sapendo che solitamente tale premio viene dato per cose fatte e non da fare ne rimasi ancor più sconcertato. Ora, quasi giunti al termine del suo mandato, ho avuto conferma delle mie perplessità. Mi viene una osservazione da fare: sia Obama che Renzi sono stati eletti sulla fiducia delle loro promesse ed entrambi le hanno parzialmente deluse. Anzi ora che ci penso, Renzi neppure è stato eletto!

    • Matteo Rispondi

      22 marzo 2015 at 14:54

      Se vuoi che il capo del governo venga eletto (e rieletto o meno in base ai risultati ottenuti alla guida solo dell’esecutivo) direttamente dal popolo e non dal Parlamento (che fa e disfa governi che fanno e disfano leggi, senza che l’uno riesca a discuterle e gli altri a farle funzionare), allora va cambiata prima la forma di Governo.

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