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La Big Society di Cameron è il motore della ripresa. Copiare?

David CameronAnni orsono, in Italia, si è provato a lanciare il federalismo sui binari della Comunità, sulla scia del “più potere ai territori, più potere ai cittadini”, sulle ali dell’entusiasmo per i “localismi”. Nonostante le belle parole, come spesso avviene nel nostro teatrino, tutto è rimasto folclore. Tant’è vero che abbiamo dato vita ad un federalismo “monco”, che solo di facciata conferisce autonomia, ma nella pratica è una marionetta i cui fili sono tirati dallo Stato. Insomma, un federalismo solidale, e non competitivo, in cui l’autonomia è decisa e graduata dallo Stato. Nel Regno Unito, invece, non si è fatta propaganda. Non si è fatto folclore. Si è valorizzata davvero la Comunità, posta al centro del progetto culturale della Big Society ideata dal premier, David Cameron. È con due speech, quello di Shipley, ma soprattutto di Liverpool del 2010, che Cameron lancia la sua rivoluzione culturale. Badate bene, una rivoluzione culturale. Un cambio di passo strategico per la Gran Bretagna.

Tutto prende le mosse da un obiettivo: quello di passare da un’economia fondata sul debito e sui prestiti ad una radicata sui risparmi e sugli investimenti. Si prende atto , con realismo, che la prima è un’economia “insostenibile, instabile, ingiusta”. Solo un’economia fondata e plasmata sui bisogni della Comunità può permettere quello scatto. E tutto questo necessita di un Piano, di un Disegno, di un Progetto. Cameron ne è consapevole: “ Non ho illusioni. Raggiungere l’obiettivo sarà difficile. Niente accade per caso. Ma grazie a un Progetto”. Il pragmatismo del premier è immerso nella consapevolezza che si tratta di una trasformazione culturale: “ Puoi chiamarla liberalismo. Puoi chiamarla trasferimento di poteri. Oppure libertà. O responsabilità. Io la chiamo Big Society. La Big Society è un cambiamento culturale enorme… Dove le persone, nella vita di tutti i giorni, nelle loro case, nei loro quartieri, nei loro posti di lavoro, non devono sempre rivolgersi agli ufficiali, alle autorità locali, o al governo centrale per risolvere i loro problemi… Ma, al contrario, sentirsi liberi e forti abbastanza per sostenersi a vicenda e sostenere le proprie comunità”.

È un cambio di marcia che parte dal basso, con i gesti “normali” di ciascuno destinati a diventare parte di un progetto straordinario di rinascita: “ Sto parlando di persone che danno vita a nuovi centri scolastici. Di imprese che aiutano i cittadini ad essere preparati per il mondo del lavoro. Associazioni di volontariato che danno il loro forte contributo a riabilitare i delinquenti”. Una valorizzazione della Comunità decisa a scrostare il centralismo di uno Stato burocratico e inefficace, che negli anni ha fatto danni : “Per anni, c’è stata la convinzione e la certezza nel cuore del Governo che l’unico modo per migliorare le cose nella società fosse quello di gestire dal centro, da Westminster. Ma questo non ha funzionato. Dobbiamo cambiare il Governo e il modo di governare”. E in questi anni l’azione di Cameron è andata in tre direzioni: anzitutto, la decentralizzazione, la spinta del potere verso le comunità, i quartieri e gli individui. Contestualmente, la trasparenza: “Se vogliamo che le persone giochino un ruolo sempre più importante nella Comunità, dobbiamo necessariamente renderli informati”. Da ultimo, ma non meno importante, è il trasferimento di risorse. E qui è importante il metodo, perché si tratta di un trasferimento graduato per risultati : “Crediamo sia importante pagare i servizi pubblici in base ai risultati. Perché questo conferisce un valore in più al denaro e stimola l’innovazione”. Il simbolo più potente della Big Society, quello che rimarrà per generazioni di inglesi, è rappresentato dalle pensioni. Sì, avete capito bene. Perché se da noi è considerato un tema prettamente elettorale, Ian Duncan Smith, ministro inglese del lavoro e delle pensioni, lo considera il baricentro emotivo e culturale per il rilancio di un Paese e delle future generazioni. Se la Comunità è al centro, infatti, deve essere altresì al centro la potenzialità di tutti i suoi membri, in particolare di quelli con più esperienza e competenza.

Big societyPer questo, il Ministro ha abrogato la legge che obbligava i dipendenti pubblici ad andare in pensione a 65 anni. Anche qui scrostando un pregiudizio del vecchio sistema, che mandava un messaggio irragionevole e tutto a carico delle nuove generazioni: “ La Gran Bretagna aveva imboccato una cultura del “Vivi ora, pagherai dopo”. Invitando le persone a non risparmiare e diffondendo la convinzione che non servisse lavorare di più. Così facendo, il conto era a carico delle future generazioni”. Ecco invece la novità : “ Non dobbiamo mai dimenticare l’esperienza e la saggezza che i veterani apportano al lavoro. In questo modo abbiamo reso sostenibile il futuro delle pensioni inglesi”. La grande consapevolezza culturale è che, “Se nella vita lavorativa è il posto di lavoro a darci la tanto sudata indipendenza, una volta finito quel periodo è solo una pensione adeguata a darci dignità, così avendo l’opportunità di vivere la vita a pieno”. Ma la vera innovazione culturale e civile è il nesso forte e chiaro che il Ministro disegna fra la tutela delle pensioni e la tutela di un’intera Comunità: “ Per noi investire nelle pensioni non significa soltanto incrementare le entrate, ma risponde a due fondamentali princìpi: premiare coloro che hanno lavorato duramente e da sempre pagano le tasse, nonché proteggere coloro che, per situazioni personali e anagrafiche, non possono più migliorare le proprie condizioni di vita mediante il lavoro”. E investire nelle pensioni vuol dire anche tutelare il futuro delle nuove generazioni: “ Quando decidiamo di investire in pensioni, non sono soltanto le passate generazioni a beneficiarne, ma anche e soprattutto le famiglie e le Comunità. Vogliamo rendere le pensioni qualcosa di cui ogni nipote inglese possa andar fiero”.

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di on 9 marzo 2015. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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