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Guardiamo in faccia i nemici uccisi

La testata tunisina "Business News" ha avuto il coraggio di mostrare i corpi dei due terroristi del Bardo. Noi, a differenza delle testate italiane, facciamo lo stesso, per svelare il volto del Male e indicare la fine cui è destinato chi colpisce democrazia e vite umane

Attentatori tunisini uccisi

Il Male va guardato in faccia. Bisognerebbe fare un tributo a Business News, unica testata che ha avuto il coraggio di pubblicare le foto dei due terroristi tunisini appena uccisi. L’immagine è di forte impatto: Hatem Khachnaoui e Yassine Laabidi – questi i nomi degli assalitori del museo del Bardo di Tunisi, uccisi ieri – giacciono riversi in una pozza di sangue, con la testa reclinata e le armi ancora vicine ai loro corpi. Nessuna testata italiana però ha avuto la stessa arditezza di pubblicarle. Una deriva cauta, prudente, politicamente corretta, che si inserisce nella scelta di Sky e Rai News di non mandare più in onda i video e le immagini delle decapitazioni degli ostaggi da parte dei miliziani dell’Isis. Basta scene truculente, basta fotogrammi con uomini sgozzati e lame sguainate; ripuliamo le tv e il mondo dell’informazione dal voyeurismo attratto dall’orrore. Questa la logica di fondo.

A furia di oscurare e occultare, a furia di filtrare ed edulcorare, tuttavia, finiamo non solo per avere un’informazione più incompleta e parziale, ma anche per non conoscere i volti e i metodi del nemico che dobbiamo combattere. Questa riflessione si impone tanto più urgente quando a essere immortalata non è la vittima del Terrore, ma il suo artefice, l’assassino che poi è diventato a sua volta martire della sua follia omicida. Come nel caso dei due terroristi tunisini. Allora si impone, a noi giornalisti, la responsabilità di rendere noto e pubblico il volto del crimine: e non già perché avrebbe una funzione apotropaica, di allontanamento dal Male, in una sorta di catarsi tragica; ma anche e tanto più perché dobbiamo rendere evidente ai terroristi qual è la fine che sono destinati a fare, qualora avessero intenzione di attentare alla vita altrui e alla democrazia di un Paese civile: sono destinati a essere uccisi, a essere eliminati.

E qui, si badi bene, non c’è alcun compiacimento morboso nel mostrare la faccia del carnefice, né un’esultanza macabra che vuole infierire sul suo cadavere. C’è soltanto l’urgenza di affrontare la realtà, anche se drammatica; e far conoscere chi e come ci minaccia, per poterlo poi contrastare e depotenziare, al fine di renderlo meno invisibile, e così meno inquietante. C’è bisogno di ridare luce a ciò che vorrebbe restare mascherato nelle tenebre, o dietro le bandiere nere dell’Isis. Dobbiamo tornare, noi operatori dell’informazione, a essere riflettori del reale, che illuminano le zone d’ombra e così possono permettere una riflessione sul male che vi si annida.

La scelta, d’altronde, è pienamente coerente con quanto hanno fatto le testate inglesi nel caso di Jihadi John, lo sgozzatore britannico dell’Isis. Hanno mostrato al mondo non solo le foto di Mohammed Emwazi quando era uno studente universitario, qualche anno fa, ma anche di quando era un bambino della scuola elementare. Lo hanno colto così nella sua innocenza passata e poi nel suo stile di vita occidentale, con tanto di cappello da baseball e pizzetto. Allo stesso modo dei due terroristi tunisini, che hanno colpito l’Occidente, e i suoi turisti, indossando tuttavia abiti occidentali: jeans e sneakers ai piedi. Bisogna rendere evidenti queste contraddizioni per capire il terreno sul quale attecchisce la predicazione del terrorismo islamico: sono proprio i figli della globalizzazione occidentale, che in passato hanno beneficiato di essa, usandola come modello e occasione di studi, a scagliarsi contro di essa, in una sorta di parricidio rituale. Compito doloroso di chi ne viene colpito è allora esibire la crudeltà di questi figliastri, per far sapere che la vendetta del “padre” può essere ancora più tremenda.

 

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di on 19 marzo 2015. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

5 commenti a Guardiamo in faccia i nemici uccisi

  1. Liutprando Rispondi

    19 marzo 2015 at 16:54

    Condivido.

  2. Giorgio Rispondi

    19 marzo 2015 at 16:56

    Bravissimi nessuna titubanza con questa bestie, ripagarli con la loro moneta,gli dobbiamo mettere accanto al volto la testa del Maiale!

  3. Paola Rispondi

    19 marzo 2015 at 18:43

    Sono assolutamente d’accordo con Veneziani e l’Intraprendente : la veritá dell’immagine é una potente forza contro la negazione, frutto della paura o di altri ,spesso inconfessabili o ignorati interessi . Carla

  4. Maurizio Rispondi

    19 marzo 2015 at 22:03

    È bene mostrare le atrocità di questi assassini .Tutti devono vedere e farsi carico di denunciare qualunque soggetto dia segni di apprezzamento a questa sottocultura di morte.Siamo in guerra e quindi andrebbero attuate misure di guerra: chiusura immediata di porti ,blocco di arrivi via mare,chiusura immediata di moschee o circoli culturali islamici,allontanamento immediato di coloro che professano chiacchiere o filosofie di accettazione verso questi ignoranti assassini.Nel frattempo vediamo quanti altri concederemo ne uccidano con le garanzie che questi sinistri regalano a questi terroristi.

  5. cristiano Rispondi

    19 marzo 2015 at 22:03

    nessuna pietà per assassini senza dignità.occhio per occhio….

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