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Sporchi yankee e sporco mercato. La stampa di destra pare La Pravda

giornaleMisteri della stampa. Apri Il Giornale e leggi che gli americani stanno lanciando contro Putin una propaganda in stile Pravda. Poi vai avanti nell’articolo e realizzi che stai leggendo la Pravda. Perché probabilmente su nessun quotidiano, se non sulla Pravda, nemmeno quella di oggi, ma quella dei tempi di Lenin e Stalin, si leggono elogi al presidente russo come il fatto che abbia “modernizzato e rilanciato San Pietroburgo quando era vice-sindaco” (chi scrive non se ne accorse proprio: Pietroburgo, povera e cadente, era considerata la “Cenerentola russa” quando Mosca era in rilancio), “amministrato il patrimonio immobiliare del Cremlino” (??), “guidato l’intelligence russa” (anche il Kgb, quando era contro di noi), “nominato premier ed eletto presidente per ben tre volte” (certo: che fine hanno fatto i suoi rivali? Khodorkovskij, tanto per dirne uno…). Il tutto per smentire una notizia che è, sì, molto probabilmente propaganda: l’insinuazione di un think tank americano che Putin sia affetto da sindrome di Asperger, una malattia neurologica. Ma per smentirla, serviva fare un elenco delle presunte glorie di un autocrate russo?

Apri Libero, lo stesso giorno, e scopri che Carlo Panella, un giornalista di esteri di primissimo piano, scrive un articolo titolato “Mosca ci aiuta contro l’Isis. La Nato vuol farle la guerra”. Ma siamo sicuri che lo abbia scritto Panella? A leggere dal suo articolo: no. Panella fa un’analisi del conflitto in Ucraina e delle reazioni della Nato. Alla questione Isis dedica solo due righe verso la fine del suo pezzo, limitandosi a dire che Mosca sarebbe disposta a partecipare alla lotta contro i finanziamenti agli jihadisti, come è anche nel suo interesse. L’analisi di Panella è certamente di parte, mette persino in dubbio che l’Ucraina sia stata aggredita dalla Russia (e gli “omini verdi” da dove arrivavano? Da Marte?), ma comunque non è sbilanciata al punto da suggerire che la Russia sia il nostro vero nostro alleato nella guerra agli jihadisti. Anche perché lo stesso Panella, che conosce benissimo il terrorismo iraniano e filo-iraniano sin dal 1979, sa che proprio la Russia, giusto ieri, ha bloccato col suo veto una risoluzione Onu contro Hezbollahche la Russia finanzia. E sul terrorismo islamico è molto difficile fare dei distinguo morali o strategici: Hezbollah non è meno terrorista, né meno ostile dell’Isis. Ma quel titolo sparato, allora? Ne dobbiamo dedurre che sia quella la linea che deve passare, il messaggio che il lettore dovrebbe cogliere.

Apri Libero (ancora) e scopri che l’amore per la Russia di Putin corrisponde ad un odio altrettanto viscerale per l’America. Non solo l’America di Obama (che è il più antiamericano dei presidenti), ma proprio quella promotrice della libertà individuale e di impresa. In un’intervista ad Alain De Benoist, dal titolo significativo “Noi rischiamo di morire americani”, il guru della “nuova destra”, spara a zero contro il Ttip, il progetto di trattato di libero scambio euro-americano. E cosa ci sarebbe di sbagliato in un trattato di libero scambio? Il De Benoist individua due “minacce”. La prima: prevarrebbero gli standard americani, che sono più liberi dei nostri. Perché, evidentemente, a noi fa bene il protezionismo, la dettatura delle dimensioni di cozze e la curvatura delle banane… non sia mai che arrivino questi americani a lasciar libertà agli imprenditori! La seconda minaccia del Ttip, secondo il filosofo francese, è il fatto che grazie ad esso un imprenditore possa far causa contro uno Stato che ostacola la sua attività. Sarà veramente così? Magari! Sarebbe finalmente la volta buona che tanti imprenditori vessati, tassati, sfruttati dagli Stati possano ottenere giustizia. C’è un giudice a Washington! Ma per il De Benoist è proprio questo aspetto ad essere “pericoloso”, perché “scomparirebbe” la sovranità degli Stati, che per lui hanno diritti, contrariamente agli individui che, evidentemente, devono obbedire e basta. Il compa… (pardon!) il conservatore De Benoist teme il Ttip soprattutto perché, non capendo che il mercato libero permette la competizione fra privati (anche italiani e francesi possono vincere, perché no?), lo concepisce come una sorta di “Nato economica”, che permetterebbe agli Usa di “mantenere la loro egemonia” e poi finirebbe per “allontanare l’Europa dalla Russia”, che evidentemente è nostra amica. E quindi ci risiamo…

Che impressione si ricava dalla lettura della stampa di destra? Solo in questa giornata apprendiamo che gli Usa sono cattivi e fanno disinformazione, Putin è buono, è un bravo amministratore e ci protegge dall’Isis. E soprattutto protegge lo Stato dai pericoli del neoliberismo. Ah, non è la Pravda?

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di on 6 febbraio 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

27 commenti a Sporchi yankee e sporco mercato. La stampa di destra pare La Pravda

  1. Alvaro Rispondi

    6 febbraio 2015 at 17:39

    Caro Stefano Magni,
    non vorrei che Putin fosse diventato uno dei “proprietari” sia de Il Giornale che di Libero, Lei che ne pensa?
    Oppure, vista l’amicizia che regna fra Putin e Berlusconi e vista la crisi che attanaglia entrambi, Il Giornale cerca disperatamente di indorare una fine, forse, che potrebbe non essere indolore, non crede?
    E, tanto per dirne un’altra, da fonti attendibili posso dire con certezza che Putin quando era al KGB non era considerato una cima ne dagli uni ne dagli altri, quindi……………
    Alvaro.

    • Talita Rispondi

      7 febbraio 2015 at 15:47

      Mi interessano le “fonti attendibili”.
      Quali sono esattamente?

      • Alvaro Rispondi

        7 febbraio 2015 at 18:47

        Cara Talita,
        sai bene che non mento mai quindi ti dico fidati.
        Alvaro.

        • Talita Rispondi

          8 febbraio 2015 at 15:05

          A parte che c’è sempre una prima volta (quasi in tutto) e che io mi fido solo di me stessa, che è tanto mistero?
          L’apparenza è di uno che sa e non vuole condividere ciò che sa.

          Se sei in contatto con il Kgb oppure con un russo che ha misurato attentamente la “cima”, che problema c’è a informarmi in merito?

          Oppure… ehm… è una russa, e allora non puoi dirlo tranquillamente per questioni familiari?

          • Alvaro

            9 febbraio 2015 at 06:20

            Cara Talita,
            peccato che per me ormai il tempo delle russe sia passato, al mio paesello diversi anni fa ci sono stati per qualche mese circa 2.000/2.500 russi, e russe, in attesa e figurati che successe, ma non e’ passato invece il tempo delle “iussei”.
            E allora mentre ero negli USA ho conosciuto persone, e non le ultime arrivate, che lavorano nel campo giusto e con loro, e piu’ di una volta e da più di una ho sentito dire chiaramente: e pensare che, e in tutti e due i campi, l’attuale zar della Russia non era considerato una granché anzi.
            Di nomi chiaramente non se ne parla, ma ripeto fidati.
            Alvaro.
            P.S. Io di te, anche se sono normalmente un malfidato, mi fiderei.

        • Talita Rispondi

          9 febbraio 2015 at 15:42

          Scusa, Alvaro,
          ma allora è solo una questione di lessico.
          Quelle fonti sono attendibili per te.

          Ogni “relata refero” ha bisogno di documentazione per essere attendibile, perché talora i giudizi vengono appioppati a vanvera, oppure dipendono da un dente variamente avvelenato.

          Io sono convintamente agnostica, per cui mettiamola così:
          può darsi che Putin fosse considerato una schiappa. Può anche darsi che fosse considerato Mister-Kgb.
          Non ho elementi probanti a riguardo, quindi sospendo il giudizio.

          L’unico FATTO certo è che Putin è “l’attuale zar della Russia”, come tu dici.

  2. Alvaro Rispondi

    6 febbraio 2015 at 17:44

    Chiedo scusa e aggiungo: fanno bene i cittadini americani ad ODIARE e non cordialmente i francesi e il filosofo fenomeno dimostra chiaramente che hanno ragione.
    Alvaro.
    P.S. Oggi parlando con uno dei miei figli gli ho raccontato la storia delle vongole, ancora si sentono le sue risate.

    • Julien de Brissac 57 Rispondi

      7 febbraio 2015 at 21:26

      E dunque apprendo che i cittadini americani ci odiano e non cordialmente ….. Quelle connerie!!!

      • Alvaro Rispondi

        8 febbraio 2015 at 04:04

        Le “connerie” le dirai tu.
        E per tua conoscenza aggiungo: e neppure poco.
        Alvaro.
        P.S. Cuginetto dei miei stivali impara l’educazione.

        • Julien de Brissac 57 Rispondi

          8 febbraio 2015 at 15:43

          Io non sono il tuo cuginetto,maca. E porta le prove provate che duecento milioni di americani ci odiano, come scrivi. Cordiali Saluti,

          • Alvaro

            8 febbraio 2015 at 19:06

            Caro cuginetto,
            e tu porta le prove che gli americani NON odiano i francesi.
            E per dirla proprio tutta sai che penso: che poiche’ tu sei abituato a raccontare “fregnacce” pensi che anche gli altri lo facciano e allora chiedi le prove.
            Mi fai semplicemente, sorridere.
            Alvaro.

    • Talita Rispondi

      8 febbraio 2015 at 15:23

      Lo dico anche per Julien, che si è alquanto risentito…

      “Cordialmente” significa “di tutto cuore; dal profondo del cuore”, ossia con la massima intensità possibile.
      Quindi se gli americani odiano NON cordialmente, significa che non sono poi tanto convinti nel loro odio.
      Bruttissima parola, comunque.

      • Julien de Brissac 57 Rispondi

        8 febbraio 2015 at 17:00

        Cara Talita,
        per quanto immutate nei tuoi confronti stima e ammirazione per la qualità dei tuoi scritti temo, ahimè, che tu ti stia arrampicando sugli specchi ….. Francese si, bamba no (come mi piace questa espressione milanese). Comunque sarà Alvaro, bontà sua, spiegare con quale parte anatomica ci odiano ‘ Non cordialmente’, gli americani. Un caro saluto da un mangiarane doc.

        • Talita Rispondi

          9 febbraio 2015 at 14:11

          Caro Julien,
          non mi arrampico mai sugli specchi, perché detesto ogni genere di stridore.
          Sia in senso letterale sia in senso metaforico.

          Non ho affatto inteso ammorbidire l’espressione di Alvaro (che peraltro ha il diritto di esprimersi come vuole):
          ho solo spiegato il significato di “cordialmente”.
          Che c’entra nulla con gli specchi.

          • Julien de Brissac 57

            10 febbraio 2015 at 10:52

            Cara Talita,

            se al mio cuginetto Alvaro il fregnacciaro è consentito di esprimersi come vuole bon, non vedo perchè anche io non possa fare altrettanto. Ho solo posto una domanda, alfine ….. Con immutata stima
            JdB

        • Talita Rispondi

          10 febbraio 2015 at 15:25

          Caro Julien,
          non ho alcun problema a stimarti anch’io
          MA
          “temo, ahimè, che tu ti stia arrampicando sugli specchi …..”
          NON è una domanda.

          È un’affermazione.

  3. Lorenzo Rispondi

    6 febbraio 2015 at 18:53

    Stefano, ti chi scrive ha questa sindrome, ma ti assicuro che anche nonostante ce l’abbia non sia proprio pazzo da legare. Detto questo, io non credo Putin ce l’abbia, ma non importa, non è una giustificazione, perché è pur sempre un pazzo e un cretino, e io stesso non sono mai andato d’accordo con altri con l’Asperger.

  4. Leon Rispondi

    6 febbraio 2015 at 20:35

    Vero, ma non è una novità, purtroppo.
    L’antiamericanismo della destra europea è di vecchia data; e purtroppo (e mi dispiace moltissimo dirlo) anche l’avversione verso gli Stati Uniti, e il libero scambio, da parte della stragrande maggioranza dei cattolici (almeno gli italiani); a cominciare dal vescovo di Roma, che, a volte, pare che non sia ancora uscito dall’orbita del Peronismo.

  5. Luca Rispondi

    7 febbraio 2015 at 01:28

    La più bella di De Benoist era che a suo parere uno dei danni del TTIP sarebbe che gli Stati perderebbero “la possibilità di controllare i vincoli economici” e quindi di imporre i tanto deleteri dazi doganali che determinano PER LEGGE (e non in base al mercato) chi possa fare o meno concorrenza ai prodotti locali. D’altro canto sul fatto che il TTIp eliminasse i dazi protezionisti anticoncorrenziali era solo un fattore secondario per De Benoist, questo per dire che la destra sociale europea concepisce il mercato solo se diretto dal centralismo burocratico statale o europeo e non invece dalla scelte dei consumatori

  6. maboba Rispondi

    7 febbraio 2015 at 11:19

    Faccio un po’ di controcanto. Non è che per attaccare Putin ad ogni costo, ci si debba dimenticare di alcuni fatti come quello che in Ucraina l’attuale contingenza è nata con la cacciata di un governo legittimamente eletto tramite una sollevazione di piazza e che la Crimea era ed è sempre stata “russa” per storia, cultura e popolazione. Vorrei vedere se, che so’, in Portorico avessero deciso di entrare in un’alleanza militare contraria agli USA (vedi l’esempio di Cuba), cosa sarebbe successo. Vorrei che si mantenesse un po’ più di spirito critico su questo attacco all’autoritarismo di Putin, messo lì per giustificare questa nuova guerra fredda presso l’opinione pubblica mondiale. Mi risulta che in Cina non siano molto più liberali, né lo siano L’Arabia Saudita o il Qatar che fra l’altro sono i veri finanziatori dell’Islam radicale. Eppure “siamo” alleati di questa gente, mentre si rischia di giocare alla guerra con la Russia, ripeto partendo da un colpo di mano antigovernativo, un vero “golpe”, fatto contro la Russia. Quanto contano interessi di bottega e insofferenze personali (Obama), come sta succedendo anche con Netanyahu, ammantandoli come lotta per la libertà contro l’autoritarismo?. Sono e sono sempre stato filoamericano, anche nei tempi cupi degli anni settanta, ma questo non mi esime dal giudicare negativamente le azioni dell’attuale amministrazione. Dire questo non significa necessariamente schierarsi a tutti i costi, né tantomeno essere contro la “libertà”, come sembra sottintendere l’articolista: riconoscere che gli Usa ci hanno salvato dal diventare nazisti e poi comunisti e che “forse” sono il principale baluardo militare contro l’islamismo (di fronte alla solita ignavia ed impotenza europee), anche se con qualche dubbio ed incertezza di troppo, debba significare giocoforza che tutto quello che fanno vada sempre e comunque nella direzione giusta (e la Libia?). Non mi pare questo il caso.

    • Lorenzo Rispondi

      7 febbraio 2015 at 15:13

      I portoricani avevano un gruppo terrorista filo cubano se non lo sapevi, che negli anni settanta uccise alcune persone con attentati dinamitardi.Si chiamava FALN (Fuerzas Armada de Liberacion National).

  7. sergio Rispondi

    7 febbraio 2015 at 13:19

    La prova provata che la Russia è una continua minaccia per noi tutti :
    ‘ entro la sera di domenica si preannuncia l’arrivo di aria gelida
    direttamente dalle steppe russe (il temibile Generale Burian) ‘

  8. Arch Rispondi

    7 febbraio 2015 at 18:22

    Condivido solo la seconda parte di questo articolo.
    Putin sulla Ucraina non ha tutti i torti. Il governo in carica era legittimo e democraticamente eletto, è stato rivoltato con una operazione finanziata e organizzata da Obama. Hanno messo un governo fantoccio che ha preso subito misure contro i cittadini russi dell’Ucraina. Costoro si sono ribellati e quando sono iniziate le ostilità era ampiamente prevedibile che la Russia difendesse i “suoi” cittadini della Crimea, l’avrebbe fatto qualsiasi altro Stato. Bisogna rispettare i sentimenti della popolazione. E’ stata scatenata una guerra civile con migliaia di morti per colpa di quella iniziativa contro il legittimo presidente ucraino, che ha portato anche a delle reciproche sanzioni economiche e protezionistiche che ci stanno danneggiando.
    …Hezbollah è una organizzazione terroristica, non c’è dubbio. E’ altrettanto vero che Hezbollah (sciiti) combatte contro lo Stato Islamico.

    Tutto il resto dell’articolo sull’accordo commerciale con gli USA lo condivido.

    • Lorenzo Rispondi

      7 febbraio 2015 at 20:40

      Gli ambientalisti pagati da putin? Da quando un governo fantoccio si elegge con elezioni? E quello che c’era prima non era anche lui un governo fantoccio? No, perché non era al servizio dei cattivoni della Nato.

  9. Alessandro Bertoldi Rispondi

    9 febbraio 2015 at 15:10

    Il problema caro collega è che la nuova Unione sovietica, in quanto la Russia è uno dei Paesi più capitalisti al mondo, è quella europea che controlla qualsiasi mercato d’economia reale. Il presidente Obama sta soltanto sbagliando tutti, come abbiamo detto più volte, cercando di costruire un nemico che non esiste più e scordandosi che ne frattempo il nemico vero avanza e si chiama terrorismo. La Russia è un nostro alleato quanto gli Stati uniti e negarlo è follia.

  10. Matteo Rispondi

    14 febbraio 2015 at 17:04

    Articolo interessante.

    Condivisibile anche (almeno da parte mia).

  11. quasiscrive Rispondi

    11 maggio 2016 at 13:47

    Gli argomenti di De Benoist sono deformati ad usum opinionis.
    La sua contrarietà nasce da due fattori oggettivi:

    1) Abbattimento barriere non tariffarie, cioè delle regole di qualità dei prodotti. Sia quelle assurde, come il diametro delle banane, che quelle serie, come, per fare un esempio fra tanti, la salubrità dei metodi di coltivazione delle olive per farvi l’olio. Cioè, i consumatori saranno destinati a poter scegliere solo in base al prezzo perdendo ogni garanzia sulla sicurezza alimentare. Sarà solo la buona coscienza del produttore o la fortuna a evitargli il rischio di prendere il cancro.

    2) Il porre la grande impresa – non certo il piccolo imprenditore – allo stesso livello gerarchico dello Stato in caso di controversia di fronte a un giudice. La cosa è pericolosa perché dà alla prima il potere di ottenere un risarcimento basato sulla non avvenuta violazione delle norme di fronte a una corte di tre giudici: uno nominato dallo Stato in cui si è verificato il fatto, un altro dall’impresa (cedendo di fatto a questa potere esecutivo pubblico, mai successo prima nella storia); e l’ultimo nominato dai due precedenti. Detta in soldoni, se io faccio causa alla tale multinazionale perché secondo me mio figlio si è ammalato di tumore per colpa degli OGM, la multinazionale non sarà processabile in via esclusiva dallo Stato di cui sono cittadino ma da una corte internazionale, che con ogni probabilità avrà sede a Brussels e forse anche a Washington. È evidente che il risultato sarà molto diverso per le ragioni di cui al punto 1, senza considerare l’enorme aggravio di costi per il semplice cittadino che anziché a Roma, Firenze o altra città del suo Paese, deve seguire la cosa a migliaia di chilometri di distanza.

    Saluti,

    Q.

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