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Salvini vuole un centrodestra alla Tsipras

Il segretario leghista vuole svuotare Forza Italia e giocarsela con Renzi. L'agenda l'ha spiegata sul Foglio: no liberalizzazioni, sì nazionalizzazioni di grandi imprese, ritorno alla vecchia liretta da stampare a tonnellate per alimentare la spesa pubblica...

Salvini TsiprasScegliendo l’“altro Matteo”, Silvio Berlusconi ha virtualmente sciolto Forza Italia. Qui c’è poco da discutere: il Patto del Nazareno, comunque lo si giudichi, teneva in gioco Berlusconi come anti-Renzi – virtuale, potenziale: ma pur sempre punto di riferimento del polo alternativo al centrosinistra. Alleandosi con Salvini, Berlusconi diventa invece l’ultimo dei tanti leader del centrodestra accorsi a riconoscere la primazia conquistata sul campo dal Carroccio.

È possibile (e secondo me probabile) che Berlusconi cambi di nuovo linea, ma il messaggio in ogni caso è partito, forte e chiaro, non ai dirigenti senza nerbo di un partito alla deriva, ma ai milioni di elettori che non si rassegnano a morire renziani: è Salvini il cavallo su cui puntare, è lui il vincitore delle primarie mai convocate. A Salvini, del resto, del Cav. importa poco e nulla. Non è Bossi: vuole diventare Renzi. Vuole cioè svuotare il serbatoio elettorale del fu PdL delegittimandone sistematicamente la leadership storica, rottamandone il personale politico, irridendone i riti e le consuetudini. Non per caso ha già drasticamente delimitato l’accordo con Berlusconi, offrendone l’interpretazione autentica: a Forza Italia, ora che ha rotto con Renzi, sarà graziosamente concesso di fare da portatore d’acqua ai candidati leghisti. La forza di Salvini sta infatti nella sua splendida solitudine. Non è il federatore delle macerie di una stagione gloriosa, ma la ruspa che le rimuove. Per questo non farà accordi organici e duraturi con nessuno, se non con gli elettori frastornati e in libera uscita da Forza Italia (come anche dal Movimento 5 stelle). Raccontando il viaggio di Salvini a Palermo, i media si sono scioccamente concentrati sulle contestazioni di un manipolo di gruppettari, bucando la notizia: in sala, ad ascoltare il leader leghista, c’era tutto il centrodestra siciliano. Il punto è che la Lega, dopo aver difeso per vent’anni i valori e l’autonomia del Nord, s’è accorta che c’è qualcuno più a nord di Ponte di Legno – i tedeschi e in generale l’Europa – e che la condizione di meridionale, tutto sommato, può essere assai più vantaggiosa. Lamentarsi contro chi è efficiente e pretende efficienza è elettoralmente più remunerativo che difendere l’efficienza e battersi contro la spesa pubblica. Che diventa invece, nel nuovo vangelo salviniano, la panacea per tutti i problemi del Belpaese. Altro che meno tasse e meno Stato: lo Stato-nazione è la nuova trincea leghista, nel duplice senso di “sangue e suolo” e di mucca da mungere.

L’assistenzialismo fino a ieri rimproverato a Roma e ai meridionali diventa, con un linguaggio più simile a quello di Landini che di Bossi, la chiave della rinascita nazionale. Tutto il programma del nuovo Carroccio è iperstatalista: contro la riforma del mercato del lavoro, contro le liberalizzazioni e addirittura a favore della “nazionalizzazione di imprese strategiche”, e naturalmente contro l’euro, e dunque a favore della cara vecchia liretta stampata a tonnellate per finanziare la spesa pubblica (la flat tax, ricordata anche oggi da Salvini in una lettera al Foglio che illustra un programma economico degno di Tsipras, è semplicemente inapplicabile in assenza di un abbattimento radicale della spesa pubblica). È quella parte di ceto medio e medio-basso spinto dalla recessione sull’orlo della povertà che costituisce il cuore del blocco sociale neo-leghista: statali col contratto bloccato, commercianti e artigiani andati falliti, proletariato urbano, disoccupati e cassintegrati non più giovani. Tutti costoro chiedono aiuto, protezione, sicurezza – e cioè il ripristino o l’acquisizione di quel sistema di garanzie e protezioni che ha scassato per sempre i conti dello Stato. Un bel problema per il centrodestra, e ancor più per l’Italia.

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di on 11 febbraio 2015. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a Salvini vuole un centrodestra alla Tsipras

  1. Guglielmo il Taciturno Rispondi

    11 febbraio 2015 at 18:37

    Dopo vent’anni di disastri compiuti fraudolentemente in nome di una sedicente “rivoluzione liberale”, cui non ha mai veramente pensato e che non ha mai voluto – nei suoi anni di governo ha fatto esattamente tutto l’opposto di quello che avrebbe fatto un liberale – il signor Berlusconi sta sparando gli ultimi micidiali fuochi d’artificio. Se il Tappo di Arcore non salta per aria e non sparisce senza ulteriori indugi e definitivamente dalla circolazione politica e mediatica, sarà impossibile pensare a una nuova e più confacente guida politica per milioni d’italiani dell’area di centro-destra.

  2. Federico Rispondi

    11 febbraio 2015 at 22:13

    A credersi eterni in politica si rischiano guai.Difficile catalogare le fesserie che stanno portando il centrodestra,di cui il paese avrebbe una gran bisogno,al lumicino.Berlusca non si sposterà di un centimetro e sarà un guaio irrisolvibile per una classe dirigente davvero politica e preparata che potrebbe arrivare.Se continua così peraltro continueranno a massacrarlo anche se a quella età le sbarre non gliele faranno vedere mai.Mi chiedo con uomini importanti,,colti,liberali veri che potrebbero aiutare davvero perché va a farsi fregare da gente che in fondo lo disprezza e lo usa.

  3. sergio Rispondi

    12 febbraio 2015 at 10:12

    Più che un’ Alba D’ orata sarà un’ Alba da Trota

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