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La grande ritirata del Cav

Vende parte di Mediaset e tratta per il Milan. Dismettendo l'impero toglie un'arma (usata anche da Renzi) ai suoi detrattori ma si garantisce pure una via di fuga dalla politica, lasciando dietro sé un centrodestra defunto. Urge alternativa, nuova, a Forza Italia

Berlusconi se ne aChe sia una multinazionale, un cinese, un russo o un magnate di nazionalità ancora da definirsi, il dato è uno: Silvio Berlusconi sta cercando di vendere il Milan. Che la cosa vada in porto è tutt’altro che detto ma le trattative sono più che aperte. L’ultima vuole che un gruppo thailandese avrebbe messo sul tavolo 1 miliardo di euro per rilevare il Diavolo. L’acquisizione avverrebbe in tre anni, partendo con una quota del 30% per iniziare (300 miliardi di euro). Mediaset è stata in parte lasciata: Fininvest ha ceduto il 7,79% della società per 377,2 milioni. Che il Cavaliere negli anni abbia investito all’estero non è un mistero e nella cosa neppure Travaglio è riuscito a trovare da ridire. Insomma, Silvio sta smobilitando l’impero. Un pezzo alla volta, lasciando quanto serve ai propri figli, sta mutando di forma e man mano di nazionalità alle proprie attività. E se gli auguriamo che in veste di imprenditore riesca a smobilitare tutto quel che crede alle condizioni migliori possibili, il guaio resta politico e se vogliamo dirla tutta non solo.

Matteo Renzi a poche ore dalla rottura del Nazareno (tutt’altro che definitiva, probabilmente) ha messo mano al Milleproroghe, stangando le frequenze berlusconiane, tal e quale ai suoi predecessori. Ha dimostrato che per regolare i conti parlamentari non avrà remore nel colpire le aziende. Silvio dismette e dismettendo toglie un’arma ai suoi detrattori. Ché se è vero che il conflitto di interessi ha campeggiato sulle prime pagine dei giornali per anni, s’è fatto meno caso a come le imprese siano state la più grande arma dei nemici del proprietario di Forza Italia.

Un’operazione che ha dei rischi per il Paese: D’Alema disse una grande verità quando sottolineò che Mediaset dà lavoro e paga le tasse, mica poco, per inciso. Le cose non vanno benissimo, Mondadori non ha conti rosei, questo l’accomuna alla maggior parte delle imprese europee. Il punto è che la gestione berlusconiana ha sempre garantito che quelle fossero imprese incapaci di succhiare denaro pubblico (a differenza di quelle di De Benedetti & friends) e soprattutto di garantire impieghi, migliaia di impieghi. Il cambio di rotta, l’ingresso di nuovi soci, anche se per ora minoritari, potrebbe cambiare le cose.

L’altro aspetto della faccenda è che questo potrebbe sì rendere più libero il Cav. di tornare a fare politica vera, opposizione reale all’ascesa renziana. Oppure (ipotesi più verosimile) permettergli l’addio definitivo alle scene: impero messo in sicurezza, nessuna ulteriore ragione di lottare. La corazzata imprenditorial-forzista è sempre stato il termometro della salute anche politica dei berlusconiani. La parabola, è evidente, è discendente. Antonio Martino a Libero: «Il Cav? Non ha fiducia in se stesso e ha intorno persone da poco, a parte Dudù». Non c’è altro da aggiungere se non che l’esigenza di una nuova realtà nel centrodestra italiano è tangibile. L’opposizione all’egemonia renziana (leggasi pure democristiana) è irrinunciabile. Forza Italia è difficile, se non impossibile, da rianimare. Raffaele Fitto tenta di smuovere l’immobilismo improduttivo e viene isolato. Bisogna superare un’era superata dai tempi. E lo dice chi a quell’era riconosce moltissimo, ma quanto il tempo è finito urge crearne uno nuovo. Per non morire. Il Paese e le imprese non possono più attendere.

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di on 14 febbraio 2015. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

12 commenti a La grande ritirata del Cav

  1. Francesco Rispondi

    14 febbraio 2015 at 16:50

    Tutto è più chiaro,gli intendimenti del Cav. e dei sui diventa leggibile.Deve alleggerirsi trasferendo in altri luoghi ricchezza o associarsi a grandi magnati per accumulare una forza di resistenza ad una politica nemica delle aziende e contro di lui in modo massivo.Forza Italia ha bisogno d’altro ed altri uomini .Chissa’ se venderà pezzo a pezzo quel che ne è rimasto.

  2. Matteo Rispondi

    14 febbraio 2015 at 19:15

    Quando Berlusconi cesserà di essere, uso le parole di Federica Dato, “proprietario di Forza Italia” , allora sarà anche libero di fare politica.

  3. Francesco_P Rispondi

    14 febbraio 2015 at 20:03

    Se Berlusconi cede a investitori stranieri quote delle sue società, fa solo bene perché in questo modo le difende e ne favorisce l’internazionalizzazione che oggi rappresenta un punto debole per il gruppo.
    Diversa la questione di Forza Italia 2.0.
    A differenza del Berlusconi imprenditore, il Berlusconi politico è stato strategicamente perdente cercando il compromesso con il mondo dei democristiani e dei vecchi ex PSI. Lo hanno esaurito finanziariamente, lo hanno tradito, lo hanno paralizzato impedendogli di fare quello che avrebbe voluto e potuto. Quelli che sono saliti sul carro di Berlusconi sono tutta gente che consuma soldi per tradire chi li paga e non sono diversi dal PD dei furbetti catto-comunisti.
    Capisco Berlusconi che chiude baracca e burattini, lo capisco di meno quando non accelera sulla fine del malato terminale.
    Il nuovo che nasce deve essere TOTALMENTE NUOVO per non essere inquinato dagli uomini della attuale politica. Cercare qualche scorciatoia per raccogliere voti tramite l’inclusione di reduci della politica “lasciati a piedi” dall’eutanasia di FI 2.0, significa assumere tossine paralizzanti.

  4. Albert Nextein Rispondi

    15 febbraio 2015 at 11:09

    Ha 5 figli.
    Prepara la sua uscita dalla vita.
    Fa ordine.
    Alla politica non può dare più alcun che.
    L’onda liberale non esiste.
    Nel suo partito di ometti esistono ex- di ogni genere privi della scintilla liberale.
    Parolai da 4 soldi e basta.
    Gente che non conosce la differenza tra libertà e democrazia.

    Berlusca ha anche nipoti.
    Si dedichi a loro.

  5. Mario Rispondi

    15 febbraio 2015 at 12:31

    La capacità di leadership presuppone anche quando uscire dal mercato politico ed intelligenza vuole che l’o si faccia quando sei al massimo della forza e dell’immagine prima che decadenza arrivi.Oggi Berlusca vuole scappare da tutto e dall’Italia ma è tardi.Lasci ai Martino ed ai Fitto uno spazio dirigenziale e le cose ,anche per lui,andranno meglio.Non occorre molta intelligenza in fondo…..

  6. adriano Rispondi

    15 febbraio 2015 at 17:46

    Non può tornare a fare politica perchè ha dimostrato di non essere un politico.Le scelte ,sbagliate,fatte non consentono di ripristinare le necessarie condizioni di credibilità.La “nuova realtà del centro destra” deve nascere dal programma e dalla strategia delle idee.Se non c’è un leader si può provare con un triumvirato,Tosi,Meloni e Fitto.Per le cose da fare,se ciò che si legge sull’Intraprendente rappresenta un indizio,per quanto mi riguarda si parte male.Mi sembra di capire che si condivida la posizione attuale dell’Italia in Europa e nell’euro.A me non va bene e già questo basta per salutare.Preferisco Salvini e Aquilini,che fanno pure rima.

  7. Alvaro Rispondi

    15 febbraio 2015 at 17:57

    Ho letto alcuni minuti fa l’intervista di Perna ad Antonio Martino e la mia convinzione sulla necessita’ del ritiro di Berlusconi dalla vita politica si e’ fatta ancora più forte.
    Deve lasciare la politica perché per proteggere le aziende di famiglia, e quindi anche le sue, sta facendo del male al centro destra italiano e quindi ai cittadini italiani che non credono in “fonzarelli”.
    Deve lasciare la politica perché delle promesse liberali del 94 non ne e’ rimasta in piedi praticamente nessuna.
    Deve lasciare la politica perché un giorno si e uno no, con il suo voler usare carota e bastone, e’ in contrasto con praticamente tutta Forza italia meno che i partecipanti al cerchio magico e/o ai suoi fedelissimi.
    Deve lasciare perché e’ ormai troppo ricattabile da parte di “fumo di Londra” e della sua armata Brancaleone.
    Insomma, deve lasciare perché non e’ più credibile come dovrebbe essere un “leader” perché, parole di Antonio Martino: chi e’ incerto sulla linea da seguire non e’ più un “leader”.
    Rimarremo senza un “leader”, come d’altronde già oggi, ma non importa, se si dice che: morto un Papa se ne fa un altro, perché non si può pensare e dire, morto un “leader” se ne può fare un’altro?
    Alvaro.
    P.S. Chiaramente e’ superfluo dire che oggi come oggi e’ necessario andare a votare, e votare anche “pinco palla” ma Renzi e il PD, MAI.

    • Talita Rispondi

      15 febbraio 2015 at 21:45

      Sono davvero contenta che FINALMENTE Perna sia riuscito a pubblicare la sua intervista ad Antonio Martino.

      Infatti non ho ancora smesso di rabbrividire sulla causa che determinò l’abbandono del magnifico giornalista, che ad agosto dell’anno scorso lasciò il “Giornale” e approdò a “Libero”.
      Proprio perché Sallusti-quell’altro NON gli aveva pubblicato un’intervista a Martino, che peraltro era stata precedentemente concordata.

      Allora Perna scrisse:
      ___________
      “Questione di stile. Neanche Montanelli mi censurò mai. L’unica volta che lo fece, per un mio ritratto di Andrea Manzella, se ne pentì al punto che mi riscrisse un suo articolo su Menichella, per mostrarmi come secondo lui andavano trattati i grand commis: in punta di penna, altrimenti – mi disse – l’Italia non avrebbe neanche uno scheletro cui appoggiarsi”.

      Ovviamente oggi Montanelli non parlerebbe più di “scheletro”, ma di ossari.
      Plurimi

  8. alessioXL Rispondi

    16 febbraio 2015 at 09:13

    I nodi prima o poi vengono tutti al pettine ….
    Godo a sentire certi commenti….
    E’ proprio una grande disfatta…un grande… immenso dolore…
    “delle promesse liberali del 94 non è rimasta in piedi praticamente nessuna”
    Queste dichiarazioni sono manna dal cielo per me …
    aiutano ad iniziare bene la giornata….sono la cronaca del più grande fallimento della destra polulista e arraffona..
    21 anni buttati al vento…
    Ahahahahahaha!!!!!!
    Questa è musica per le mie orecchie, questo è vero godimento mentale…
    Il leader non c’è più….non c’è più..non c’è più …
    ..però…bisogna andare a votare lo stesso…
    Fai canditare la tua amica demagoga…Cip
    Ahahahahahahaha!!!!!!
    Allora ci sarà veramente da ridere…
    Ahahahahaahahaha!!!!

  9. alessioXL Rispondi

    16 febbraio 2015 at 09:27

    X Ciop
    Ciop se ne sei capace devi spiegare a Cip questo termine che ho usato:
    “canditare” inteso come la frutta secca e rinseccolita…”
    Cip che è megalomane probabilmente avrà capito un’altra cosa …
    Ahahaha!!!!
    Ha pensato alla cadrega..
    Ahahahahaha!!!!!
    Deve imparare ancora ad addrizzare bene i bastoncini..

  10. giovanni Rispondi

    16 febbraio 2015 at 12:01

    Esiste una sola scelta: o Renzi o il califfato ormai alle porte di casa.

  11. scempio Rispondi

    17 febbraio 2015 at 20:29

    Deve lasciare come da ordini.

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