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Occidente è libertà di parola. Sempre

Sì DieudonnéIndagato lunedì scorso, il comico Dieudonné è stato arrestato ieri mattina e poi rilasciato in serata dopo essere stato rinviato a giudizio per “apologia di terrorismo”. Domenica sera, di ritorno dalla marcia repubblicana, aveva pubbicato su Facebook un post che è utile riportare per intero: “Après cette marche historique, que dis-je… Légendaire! Instant magique égal su Big Bang qui créa l’Univers!… ou dans una moindre mésure (plus locale) comparable au couronnement de Vercingétorix, je rentre enfin chez moi. Sachez che ce soir, en ce que me concerne, je me sens Charlie Coulibaly” (“Dopo questa marcia storica, che dico… leggendaria!, magico istante paragonabile al big bang che creò l’universo!… o, in misura minore (più locale) paragonabile all’incoronazione di Vergingetorige, rientro infine a casa. Sappiate che questa sera, per quanto mi riguarda, mi sento Charlie Coulibaly”).

Je me sens Charlie Coulibaly” – un pastiche che fonde il nome della rivista satirica con quello di Amedy Coulibaly, l’autore della strage nel supermarket kosher – è dunque un reato penale gravissimo. Non uno sberleffo, non un’imperdonabile caduta di gusto, non un’oscenità e neppure un gioco di parole, ma un reato appena introdotto nella nuova legge antiterrorismo dello scorso 13 novembre che prevede 5 anni di carcere e 75.000 euro di multa, che salgono a 7 anni e 100.000 euro in caso di diffusione via internet.

Lunedì scorso un uomo di 34 anni, che aveva esaltato i fratelli Kouachi mentre veniva arrestato in stato di ubriachezza dopo un incidente, è stato condannato dai giudici di Valenciennes a quattro anni di galera. Un ventenne si è preso sei mesi a Orléans per aver urlato “Viva il kalashnikov!” ad alcuni agenti in un centro commerciale. E a Tolosa un altro ragazzo è stato condannato a 10 mesi per aver detto ai controllori che l’avevano sorpreso in tram senza biglietto che “i fratelli Kouachi sono solo l’inizio”.

Il ministro della Giustizia francese ha reso noto che sono stati avviati 54 provvedimenti giudiziari per “apologia del terrorismo” dopo l’attentato a Charlie Hebdo (altri 11 riguardano volantini e commenti anti-Islam). Il Consiglio dei ministri ha calorosamente invitato i magistrati di Francia a dar prova di “reattività” e “fermezza”. Infine Manuel Valls, all’uscita dall’udienza solenne di apertura dell’anno giudiziario della Corte di Cassazione, ha spiegato che “il razzismo, l’antisemitismo, il negazionismo e l’apologia di terrorismo non sono opinioni, sono reati”, aggiungendo che bisogna essere “implacabili” non solo contro il terrorismo, ma anche contro “la parola che uccide, la parola di odio”.

La marcia repubblicana di domenica può dunque considerarsi archiviata: la libertà di espressione è sacra se ci riguarda, ma diventa un reato se praticata da coloro che dichiarano – dichiarano, non pianificano – di tagliarci la gola. La primavera di libertà celebrata nei boulevards parigini si è rapidamente scolorita nell’autunno della repressione, dell’ipocrisia e della violenza incontrollata dello Stato. E siccome la libertà è l’unica differenza fra noi e loro, se la libertà viene limitata, in qualsiasi modo e per qualsiasi ragione, noi abbiamo perso. Punto. L’Occidente “liberale” predica la libertà, e qualche volta va in guerra nel suo nome, ma pullula di leggi, di costumi e di pratiche illiberali, cui ricorre arbitrariamente e secondo la temperatura emotiva del momento. Nel nostro codice penale sopravvivono felici tutte le norme fasciste sul “vilipendio” – un concetto che evidentemente non esiste – accanto alle nuove, imperscrutabili leggi sull’“odio razziale” e ad una normativa sulla stampa che viola sistematicamente l’articolo 21 della Costituzione. La Francia, che pure è la patria europea dei diritti dell’individuo, riesce a fare persino peggio.

Il punto è molto semplice, ed è da sempre lo stesso: una cosa sono le parole, un’altra le azioni. Le parole devono sempre essere libere e pubbliche, perché senza libertà di espressione non esiste libertà di pensiero. La mia opinione ha senso soltanto se posso esprimerla (e se è un errore o una sciocchezza, osservava John Stuart Mill, la confutazione pubblica è il solo modo per sradicarla). Non può esserci un’autorità superiore che decide che cosa si può dire e che cosa non si può dire, per la semplice ragione che non esiste un’opinione condivisa su chi possa decidere per tutti. Le maggioranze formano i governi, non determinano i pensieri né delimitano le parole per esprimerli.

Charlie  FranciaPensare che ci sia un nesso fra le parole di un cattivo maestro e le azioni di un criminale significa negare il diritto di ciascuno a decidere con la propria testa. Il concetto di “apologia di terrorismo” (o di fascismo, per restare in Italia, o di qualsiasi altra cosa) presuppone che l’uomo sia un eterno bambino, incosciente e manipolabile, da guidare per mano. Ma Kant ci ha detto che siamo diventati maggiorenni, e che ciascuno è in grado di decidere da solo. Dunque se io oggi dico “ammazzateli tutti” pronuncio una frase, se invece Tizio domani li ammazza compie un reato di cui è unico responsabile, perché è stato lui a decidere dopo aver ascoltato la mia e mille altre frasi.

La libertà di espressione è indivisibile: non esistono reati d’opinione. Non sono reati l’antisemitismo, la xenofobia, il razzismo, il negazionismo, l’apologia di fascismo, il vilipendio della bandiera o del Capo dello Stato e qualsiasi altra manifestazione di un pensiero o di un’opinone. La grande battaglia della tolleranza contro l’arbitrio e la servitù è cominciata con Locke: ed è utile ricordare come il padre del pensiero liberale escludesse dalla sfera della tolleranza i cattolici e gli atei, in quanto intrinsecamente intolleranti. Oggi c’è chi impiega lo stesso argomento contro gli islamici: ma proprio l’esempio illustre di Locke dovrebbe insegnarci come ogni confine sia, oltreché sbagliato in sé, anche aleatorio e infine ridicolo. Chiunque ha il diritto di dire ciò che crede e vuole dire, sempre: l’Occidente è questa cosa qua, non altro.

Leggi la risposta di Giovanni Sallusti

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di on 14 gennaio 2015. Filed under Senza categoria. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a Occidente è libertà di parola. Sempre

  1. Talita Rispondi

    15 gennaio 2015 at 10:01

    Non è vero che “una cosa sono le parole, un’altra le azioni”.

    Le parole spingono all’azione, altrimenti non ricorderemmo Tirteo, tra gli altri.
    E non sarà certamente con argomenti speciosi – il libero arbitrio?! 😆 – che si cancelleranno tutti i giovani cretinetti che si convertono all’Islam e partono alla ventura.

    Più una domanda a Rondolino:
    come mai quelli della sua parte politica (o almeno credo; ignoro se lui sia ancora lì) si danno tanto da fare ad ammorbare i giovani, cominciando – toh! – dai bambini delle scuole elementari? Con le parole, tante parole.
    Ci sarà un motivo, secondo Rondolino?

    Nella fattispecie, io non mi appellerei al “reato di opinione” ma al REATO DI IDIOZIA, che reputo talmente grave da meritare l’ergastolo.
    Quindi mi spiace che il signore ridanciano in effigie sia stato rilasciato,
    e ancora di più mi spiace questo articolo di Rondolino, che
    – spero limitatamente a una notte in cui ha dormito male e si è svegliato peggio –
    ha fatto mostra di sofismi fastidiosi.
    E anche pericolosi, se messi in pratica.

  2. Stefano Morellini Rispondi

    15 gennaio 2015 at 10:06

    Quindi, seguendo il suo ragionamento,se un Imam inneggia alla sharia e fa apologia della ideologia dell’ Isis , esprime solo un opinione e non compie nessun reato. Caso mai a compiere il reato sarebbe solo chi , convinto da queste opinioni , aderisce con i fatti all’Isis…..

  3. Talita Rispondi

    15 gennaio 2015 at 10:14

    P.S.
    Il pazzoide che sfasciò la faccia di Berlusconi con la statuetta del Duomo, lo fece perché Berlusconi gli aveva pestato il callo preferito oppure per le tante PAROLE-PARPLE-PAROLE pronunciate e scritte contro B in migliaia di articoli e articolesse?

    Per esempio e in ordine alfabetico:
    ________
    bandito, buffone, corruttore, criminale, delinquente, diavolo, dittatore, Dracula, eversore, fascista, Hitler, ipocrita, ladro, mafioso, nano, nazista, Nerone, Noriega, paraculo, pedofilo, piduista, puttaniere, SATANA, talebano, tiranno, Vanna Marchi, Videla.

    Parole di un gran campione come Antonio Di Pietro, al quale il demente di cui sopra era ben affezionato.
    E tra l’altro, chi non vorrebbe sfasciare il grugno a un bandito, buffone, corruttore….?!

  4. yona Rispondi

    15 gennaio 2015 at 10:30

    “Chiunque ha il diritto di dire ciò che crede e vuole dire, sempre: l’Occidente è questa cosa qua, non altro”…è l occidente di quelli che si fanno tagliare la gola..l ‘istigazione alla violenza è una cosa diversa dall espressione di un idea controcorrente…qui ci si vergogna della propria identita’ e si uniforma tutti e tutto ad essere uguali e cosi’ facendo si rinuncia all idea liberale dell europa..e questa rinuncia è fatta esclusivamente perche’ siamo comodi, e ora liberi..tra qualche anno non saremo ne comodi ne liberi se non rimarchiamo certi confini

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