Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Ricicciano Pierfurby

Il nome più digeribile dal nuovo asse Berlusconi-Alfano-Renzi sul Quirinale potrebbe essere quello di Casini. È l'ultimo erede del doroteismo democristiano: corrente immobile e ipertatticista, responsabile della meridionalizzazione della Dc e dell'assistenzialismo statalista

cavL’esperienza ce lo ha insegnato: i primi nomi che emergono dal dibattito e dalle trattative politiche per la votazione del presidente della Repubblica sono fatti per essere bruciati. E così rapidamente archiviati. Come quello di Giuliano Amato, di cui abbiamo già parlato su questo giornale. Forse per accreditarsi nella corsa al Quirinale, ha appena mandato in libreria un volume collettaneo sulle istituzioni repubblicane come se fosse una sua monografia. Almeno, questa è la sensazione che si ricava dall’ingannevole copertina. I collaboratori del volume sono scelti col manuale Cencelli, quasi che il “dottor sottile” chiedesse a loro il viatico per salire al Colle, visto che un ponderoso saggio porta la firma di Giulio Napolitano, figlio dell’ormai ex presidente della Repubblica e ordinario di diritto Amministrativo.

Talvolta si farebbe bene a non mettere sul piatto certi nomi. Sarebbe opportuno, perché a tutto c’è un limite. Ma il suo, quello di Pierferdinando Casini, negli ultimi giorni ha fatto capolino nelle cronache giornalistiche tra i quirinabili. E Pierferdi rischia di rivelarsi il candidato più digeribile per il Bar, l’asse Berlusconi-Alfano-Renzi, tardiva e sbiadita replica del Caf (Craxi-Andreotti-Forlani) della prima Repubblica. Il suo sito personale ci dice solo che è parlamentare dal 1983 (trentadue anni!) e che dal 2001 al 2006 è stato presidente della Camera dei Deputati. Per il resto, nulla. Ma noi ci ricordiamo bene il voto contrario in sede di approvazione della legge 42 del 2009, quella sul federalismo fiscale. “Noi votiamo in modo convinto contro questo spot”, disse allora Casini. “Non possiamo dividerci in quest’Aula tra federalisti e antifederalisti”, la vera divisione è “tra chi vuole fare le riforme serie e chi si accontenta di uno spot confezionato sulle esigenze politiche della Lega”. Riforme serie? Casini riformatore? Ma va là!

Nel 1959 Pierferdi aveva appena quattro anni, portava i calzoni corti, giocava con il trenino e con le macchinine. Una sera, all’inizio del mese di marzo, alcuni esponenti democristiani (Antonio Segni, Mariano Rumor, Paolo Emilio Taviani, Emilio Colombo, Remo Gaspari, Aldo Moro: mancavano all’appello solo Flaminio Piccoli e Arnaldo Forlani, che si sarebbero aggiunti in seguito) salirono il colle del Gianicolo. Sempre di colle si tratta. Chiesero ospitalità alle suore del convento di Santa Dorotea e, in seno alla Democrazia Cristiana, fondarono la corrente dei dorotei. Amintore Fanfani era allora capo del Governo, ministro degli Esteri e Segretario della Dc: una concentrazione di potere inaccettabile. La nascita dei dorotei ne provocò la caduta dalla segreteria del partito, alla cui guida venne sostituito da Moro, teorico del dialogo con la sinistra. Il problema era infatti rappresentato dall’apertura della maggioranza di governo al Partito socialista. Posti nel mezzo, tra una destra democristiana dalle modeste dimensioni e una sinistra cattolica che raccoglieva crescenti adesioni, i dorotei intendevano farsi interpreti dei modelli culturali e dell’orientamento ideologico radicato nel corpo sociale moderato (il ceto medio anticomunista), cercando di tradurlo in concreta azione politica. Prima con Moro, poi con Rumor, infine con Piccoli, ressero la segreteria della Dc per tutti gli anni Sessanta, quando ottennero anche la Presidenza della Repubblica con Segni nel 1962. E furono protagonisti di un’apertura a sinistra che avrebbe portato, l’anno dopo, al primo governo di centro-sinistra guidato dallo stesso Moro. Il doroteismo fu il prodotto soprattutto della meridionalizzazione della Democrazia cristiana. A partire dal 1952, infatti, il peso del Mezzogiorno nell’ambito degli equilibri interni al partito raggiunse circa il 55 per cento. Ciò indusse la Dc a penetrare in profondità l’organizzazione sociale e le istituzioni meridionali, accaparrandosi una significativa fetta di potere. L’obiettivo era quello di trasformare l’atteggiamento dell’opinione pubblica meridionale nei confronti dello Stato: non più un nemico – com’era stato percepito dall’Unità al fascismo, basta leggere qualche pagina di don Sturzo – ma un alleato. Gli aiuti – riforma agraria, cassa del mezzogiorno, assistenzialismo, interventi straordinari – avrebbero garantito la conservazione degli assetti politici e sociali consolidati, grazie al consenso dei ceti tradizionali e dei nuovi elettori, conquistato promuovendo capillarmente l’intervento pubblico per intercettare il consenso. Sino alla scomparsa della Dc, i dorotei avranno sempre un peso significativo all’interno del partito e accenderanno dei rapporti politici molto stretti con il Partito socialista, costruendo un dialogo privilegiato con Bettino Craxi, legato ad Arnaldo Forlani eAlfano - Renzi - Berlusconi Antonio Gava, cui si aggiunse poi anche Giulio Andreotti. Dopo un’apparente eclissi all’inizio degli anni Ottanta (quando la guida del partito venne affidata a De Mita), torneranno alla ribalta con il Caf, l’accordo tra Craxi, Andreotti e Forlani, rispettivamente segretario del Psi, capo del Governo e segretario della Dc.

I dorotei ebbero lunga vita e rappresentarono l’essenza più intima del potere democristiano. S’ispirarono a un metodo di fare politica non sempre limpido e cristallino, rigoroso e corretto, caratterizzato dalla sistematica, progressiva e inarrestabile occupazione delle istituzioni e dalla gestione del potere secondo il più immobile pragmatismo; tecnica che poggiava sul compromesso e sulla mediazione, finalizzati alla conservazione del potere, smorzando gli slanci innovatori, le riforme e i cambiamenti. L’essenza, insomma, della pessima gestione del potere politico da parte della “balena bianca”. Gestione fondata ― a spese della collettività ― sullo sperpero del pubblico denaro, sul clientelismo e sulla corruzione, sull’idea di una pubblica amministrazione intesa quale prerogativa esclusiva dei potentati democristiani, che ricorrevano a tutti i mezzi pur di conservare intatto il loro consenso a ogni tornata elettorale.

Pierferdi Casini fu il braccio destro di Arnaldo Forlani, presidente del Consiglio nel 1983 e Segretario del partito dall’89 al 92, ineguagliato protagonista delle vicende democristiane degli anni Ottanta, quando la finanza pubblica cominciò a peggiorare in modo drammatico e incontrollato e il debito superò il 100 per cento nel suo rapporto con il Pil. Di quel colosso di dottrina e di pensiero, autentico “gigante” della politica, da tutti ricordato con la bava alla bocca davanti a Di Pietro nell’aula del tribunale di Milano dove si celebrava il processo di Tangentopoli, Casini fu il portaborse e il portavoce. Questa è la cultura politica di Pierferdi. Se salisse al Colle più alto sarebbe davvero un’onta per la più alta magistratura della Repubblica e anche per il Paese. La crisi economica e sociale esige scelte autorevoli, non mezze calzette che hanno già incassato sin troppo dalla politica – fors’anche per le parentele (Pierferdi è sposato con Azzurra Caltagirone, figlia di Francesco Gaetano, il potente imprenditore romano) – e hanno avuto l’opportunità di dimostrare le loro (in)capacità. Ogni tanto fa bene ricordare il tempo che fu. Che ci rivela profonde verità.

Condividi questo articolo!

di on 21 gennaio 2015. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

16 commenti a Ricicciano Pierfurby

  1. ultima spiaggia Rispondi

    21 gennaio 2015 at 10:44

    Il personaggio forse no, ma il cognome mi sembra appropriato alla situazione attuale italiana.
    Casini, bordelli, case di tolleranza, lupanari, ecc., sono il nostro futuro.

  2. Albert Nextein Rispondi

    21 gennaio 2015 at 10:48

    Molto meglio Rocco Siffredi.

  3. alessioXL Rispondi

    21 gennaio 2015 at 11:26

    Casini piace molto ad Alvaro e Talita.
    Per anni lo hanno votato nel segreto dell’urna.
    Del resto faceva parte del loro schieramento politico di centro-destra.
    Adesso finalmente stanno coronando il loro sogno.
    Il nulla che diventa Presidente della Repubblica.
    Mancava solo questa all’Italia per toccare il fondo.
    A me Casini non piace, ma meglio lui di altri due esseri inutili e dannosi per la sinistra quali: Violante o la Finocchiaro.
    Mi dispiace solo per il mio amico Veltroni. la sua candidatura purtroppo toglie visibilità al leader Renzi.

    • Talita Rispondi

      21 gennaio 2015 at 15:34

      Ma la vuoi finire XL?!
      Capisco che io ti abbia fatto una grande impressione, ma ho una notizia flash per te.

      Le femminucce sono dotate dalla natura di un intuito eccezionale, perché devono eternare la specie.
      Quindi puntano solo ed esclusivamente al MASCHIO ALFA.

      Capirai anche tu che sei escluso in partenza.
      Unitamente a Casini.
      Al quale, secondo me, tu chiederesti perfino l’autografo :(

      Dimostrazione pratica: il tuo “amico Veltroni”… AH…AH…AH…
      Tu sei meglio di Zelig.

    • Alvaro Rispondi

      22 gennaio 2015 at 12:17

      Mi dispiace solo per il mio “amico” Veltroni.
      Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei, quindi una “nullità”.
      Veltroni chi, quello soprannominato “wuolter” l’africano?
      Veltroni chi, quello che paga l’attico a New York alla pargoletta Martina ennesima “radical chic”, con i cubo degli altri, che su facebook qualche tempo fa scrisse: vediamo se qualcuno si dimette, prima che mi venga la gastrite, ah, ah e ancora ah.
      Veltroni chi, quello che una volta disse: non sono mai stato “comunista” salvo poi essere iscritto al vecchio, morto, e sepolto PCI fin da quando aveva i pantaloni corti?
      E quante cose si potrebbero scrivere su quello che era considerato “la controparte italiana di Obama” quello che ah, ah e ancosa ah.
      Quindi e per finire: uno che si definisce amico di Veltroni cosa puo’ essere se non il solito…………..
      Alvaro.
      P.S. Il 10 e lode te lo sei dato da solo dopo ………….

  4. sergio Rispondi

    21 gennaio 2015 at 11:49

    nomen omen

  5. Francesco_P Rispondi

    21 gennaio 2015 at 12:04

    Non oso pensare i commenti sul nome, proprio adatto all’Italia. Appena i francesi e i tedeschi avranno una traduzione del nome Casini saremo subissati dagli euro-sfottò…
    Ci sono anche personaggi peggiori, ma questi li possiamo lasciare alla sinistra.
    Il vero problema è che il presidente della Repubblica non lo eleggono più i partiti, ma le correnti. Così diventa difficile proporre un nome più o meno degno, si bruciano candidati e si creano le condizioni per un nuovo stallo inconcludente. Dovremo forse chiamare al Colle per la terza volta l’appena dimesso Napolitano?
    La putrefazione della politica è una vera gioia per i sostenitori della “lentocrazia” e per i burocrati che si arrogano il diritto di vessare i cittadini a loro piacimento. In questo modo si finisce addirittura per far sembrare l’oscenità del Patto del Nazareno come il male minore.
    – – – – – – – – – – – –
    Tristissima condizione quella degli abitanti della penisola. Prima che i musulmani o i loro servi vietino la Commedia:

    Pur Virgilio si trasse a lei, pregando
    che ne mostrasse la miglior salita;
    e quella non rispuose al suo dimando,
    ma di nostro paese e de la vita
    ci ‘nchiese; e ‘l dolce duca incominciava
    «Mantua…», e l’ombra, tutta in sé romita,
    surse ver’ lui del loco ove pria stava,
    dicendo: «O Mantoano, io son Sordello
    de la tua terra!»; e l’un l’altro abbracciava.
    Ahi serva Italia, di dolore ostello,
    nave sanza nocchiere in gran tempesta,
    non donna di province, ma bordello!
    Purgatorio Canto VI

  6. Talita Rispondi

    21 gennaio 2015 at 15:41

    “un’onta per la più alta magistratura della Repubblica”???
    Cioè?!
    Ci si riferisce a “Mani pulite”, però mai lavate?

    Detto così, mi sembra quasi un lato positivo.

    • Stefano Bruno Galli Rispondi

      22 gennaio 2015 at 00:52

      Guardi che “magistratura” vuol dire carica pubblica, cioe’ – nella mia frase – il massimo ruolo istituzionale dello Stato. SBG

      • Talita Rispondi

        22 gennaio 2015 at 14:43

        Ok ho guardato, caro SBG,
        ma lei è un po’ troppo ANTICO.

        Solo in un passato remoto la parola “magistratura” ebbe l’accezione di “carica pubblica da ottenere mediante elezione”.
        Oggi invece indica il potere giudiziario.

        Non sono io a non aver capito immediatamente:
        è lei che non si è spiegato.
        Le anticaglie lessicali forse fanno fico, ma quasi mai fanno centro.

  7. adriano Rispondi

    21 gennaio 2015 at 17:54

    Speriamo che non accada.Sarebbe il tracollo definitivo delle funzioni intestinali.Fra i nomi del tempo che fu che lei cita c’è il padre di un politico dimenticato che a me non dispiacerebbe.Avrebbe le caratteristiche di non appartenere a nessuna parrocchia e di poter dare garanzia di imparzialità.Nessuno lo nomina e quindi lo faccio io non fosse altro per ringraziarlo del poco di buono che ha fatto secoli fa in materia referendaria.Mario Segni.

  8. Spencer60 Rispondi

    21 gennaio 2015 at 18:34

    siamo alle solite …gira gira sono sempre gli stessi. Abbiamo bisogno di una persona (uomo o donna)che rappresenti con dignità il popolo onesto italiano. Nella vecchia nomenclatura politica non ce ne sono. Il Presidente,soprattutto in questo momento storico, va scelto nella società civile, laboriosa, sana ed onesta ….mai più un politico!!!!

  9. Marco Rispondi

    21 gennaio 2015 at 20:13

    ecco. Qui si critica spesso il Cav. Non sempre a torto, ma molte volte cercando, come si dice, i peli nelle uova. Chi c’era ai tempi in cui il “Pentapartitol” bromurizzava i centri vitali del Paese facendo esattamente quello che Renzi e Salvini (e gli pseudo econominsti cialtroni che reggono loro bordone), vorrebbero fare ancora oggi: spendere, tassare e, soprattutto, stampare, dovrebbe ricordarsi che, se quella fogna non esiste più ed al suo posto non sono saliti i cretini rossi ancora storditi dal crollo dell’89, il merito è del Berlusca. Quest’ultimo fu non solo il muro contro cui sbatté la storia dell’assurdo comunista. Ma anche la gioiosa sfankulata del ceto medio italiano ad un immobilismo pluridecennale del quale si diceva ad ogni piè sospinto che avrebbe dovuto essere riformato, ma che non lo veniva mai. Esattamente come oggi. Ricordiamocelo quando facciamo gli schizzinosi con gli accordi tra il boyscout e l’arcoriano.

  10. alessioXL Rispondi

    22 gennaio 2015 at 09:04

    Talita
    attacchi la mia sessualità e fai una figura barbina perchè purtroppo per te non sai e non vivi a Roma e non puoi godere di tanta qualità e quantità.
    Siccome sono una persona discreta, te lo dico a bassa voce : sono da 10 e lode.
    Invece, per quanto riguarda il mio post non hai risposto.
    Hai o non hai votato per il centro destra in questi ultimi anni dove c’era anche Casini?
    Non capisco perchè ti vergogni a dire che ti piace come Presidente della Repubblica.
    Sei rimasta delusa dai tuoi politici di riferimento?
    Ammettilo invece di fare tutte queste tarantelle.

    • Talita Rispondi

      22 gennaio 2015 at 14:55

      Alessio XL,
      ripeto: vuoi farla finita?!?

      Non perdere tempo qui.
      Va’ a comprarti un dizionario – va bene anche uno tascabile – e cerca il significato della parola “sessualità”.
      Mi sono riferita al tuo cervellino-ino-ino (almeno così sembra qui), non al tuo apparato genitale.

      E piantale con le cavolate.
      Piuttosto rivolgiti al tuo amico Veltroni 😆

  11. sergio Rispondi

    24 gennaio 2015 at 11:48

    ultime dal Quirimercato, ricicciano pure Francesco Rutelli
    ( che strano periodo di cicciobellismo imperante )

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *