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Perché Tsipras non la farà finita con l’austerità

Sorpresa: nel suo libro "La mia sinistra" il vincitore delle elezioni greche difende il pareggio di bilancio. E spiega la sua strategia: un default concordato con la Troika, per poi tenere i conti in ordine ma senza tagliare la spesa. Come? Ma ovvio, alzando le tasse...

sinistra“Il pareggio di bilancio ha dichiarato l’incostituzionalità di Keynes”, disse nel 2012 a proposito della riforma dell’articolo 81 della Costituzione il già paladino della sinistra anti austerity e non ancora candidato grillino alla presidenza della Repubblica Stefano Rodotà. Ora l’incostituzionalità di John Maynard Keynes è sostenuta anche da Alexis Tsipras, l’anti rigorista che ha vinto le elezioni in Grecia: “Il pareggio di bilancio è un punto nodale della nostra strategia”, dice il leader di Syriza nel libro-intervista del giornalista greco Teodoro Andreadis Synghellakis intitolato La mia sinistra e di fresca uscita anche in Italia. Quella del rampante leader greco non è una frase dal sen fuggita, ma una convinzione radicata e ribadita più volte, come quando il giornalista chiede se in un suo eventuale governo intenda tornare alle politiche di spesa in deficit che hanno portato la Grecia al default: “Riuscire a tenere come punto fermo il pareggio di bilancio – si legge nelle anticipazioni pubblicate dall’Huffington Post – ci dà la possibilità di trattare da una posizione di forza”. Concetto espresso anche quando gli viene chiesto come pensa di affrontare la diffidenza dei mercati nei confronti di una Grecia targata Tsipras: “Sappiamo che i mercati non si batteranno certo a favore di un governo della sinistra. Ma la cosa non ci incute nessun tipo di timore. I mercati ti concedono prestiti a tassi tanto più alti, quanto più hai bisogno di soldi. La risposta a tutto ciò si trova nei bilanci in pareggio, così da limitare i bisogni di contrarre prestiti”. Mano a mano che il partito della sinistra estrema greca si avvicina alla prova di governo, dunque, compaiono toni più moderati di un tempo. Al punto di sostenere che  saranno proprio i conti in ordine a garantire autonomia dai mercati e dai creditori. La trappola in cui è costretta la Grecia, secondo il leader di Syriza, è il pesante fardello del debito contratto con la Troika (Commissione europea, Bce e Fmi), che costringe il paese a tagliare la spesa per ripagare gli interessi.

 Di conseguenza l’obiettivo principale diventa cancellare almeno una parte del debito pubblico, ovvero un altro default concordato, però poi niente keynesismo e manovre espansive, ma rigore di bilancio. Ciò non vuol dire che Tsipras si sia convertito al liberismo: “Malgrado ciò dobbiamo dire che pareggio di bilancio non significa, per forza, dover ricorrere all’austerità”. La contorsione lessicale del politico greco vuole dire che il suo governo punterà comunque ad aumentare la spesa sociale e quella sanitaria, a bloccare liberalizzazioni e privatizzazioni, ad assumere impiegati pubblici e alzare salari minimi, stipendi e pensioni. Se non lo farà in deficit lo farà aumentando le tasse, altrimenti dovrà tagliare le spese o le promesse.

 La cosa sorprendente è che la prefazione al libro-intervista di Tsipras è proprio di Stefano Rodotà, il costituzionalista che si batte contro l’austerità e per la “costituzionalità” di John Maynard Keynes. L’editorialista di Repubblica è sì uno dei principali sponsor di Tsipras in Italia ma è anche il più fiero oppositore del pareggio di bilancio, contro cui aveva proposto una legge di iniziativa popolare e un referendum abrogativo che non ha raccolto le firme necessarie (nonostante il sostegno perfino della Cgil). E contro il pareggio di bilancio erano e sono ancora schierati tutti gli intellettuali che hanno lanciato “L’altra Europa con Tsipras”, il cartello elettorale della sinistra radicale per le elezioni europee che aveva tra i suoi principi fondamentali proprio l’abolizione del pareggio di bilancio inserito nella Costituzione italiana e del Fiscal compact. Barbara Spinelli ad esempio parlava del pareggio di bilancio come “schiavitù volontaria” al liberismo della Troika e lanciava nuovi “New Deal” citando Keynes al Parlamento europeo. L’altro eurodeputato della lista di sinistra, Curzio Maltese, si è perfino recato in Grecia per dire ai “cari compagni” che bisogna sradicare “soluzioni fallimentari” come il pareggio di bilancio, “imposte dalla signora Merkel come regole sacre e indiscutibili”.

Tratto da Il Foglio

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di on 27 gennaio 2015. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

7 commenti a Perché Tsipras non la farà finita con l’austerità

  1. Francesco_P Rispondi

    26 gennaio 2015 at 03:50

    Peccato che alzando le tasse l’economia sia destinata a collassare e che aumentando il peso dello Stato diventi difficile vivere e impossibile fare impresa.
    E’ facile prevedere che il grande successo della sinistra greca sarà il più grande aiuto alla Merkel: “ve lo avevo detto che facendo gli spendaccioni si va in miseria”, omettendo di dire 1) che a lei interessa solo il differenziale fra l’economia tedesca e quella degli altri Paesi europei e 2) che è la prima propugnatrice del pareggio per aumento della tassazione.
    Noi invece siamo per il pareggio come effetto della riduzione del peso dello Stato e della semplificazione legislativa e normativa.

  2. gl lombardi-cerri Rispondi

    26 gennaio 2015 at 06:45

    Ci pensate che cosa accadrebbe se gli stessi criteri venissero applicati al bilancio di una famiglia o di una azienda ?
    Fallimento secco e deciso !

  3. Albert Nextein Rispondi

    26 gennaio 2015 at 09:01

    Attendo che i greci corrano in banca a prelevare tutto il contante possibile.
    Disordini di piazza, sommosse.
    Tsipras ci prova, ma ci sarà il panico.

    E si sa, un default tira l’altro.

  4. sergio Rispondi

    26 gennaio 2015 at 09:43

    #staiserenaAngelina

  5. andrea Rispondi

    26 gennaio 2015 at 12:42

    In Grecia lo stato pesa un’enormità ed il problema è irrisolvibile soprattutto da una ultrasinistra con un’infinità di votanti che sperano da statali di non essere ulteriormente toccati. Il leader ha fatto promesse chiare ed un programma comprensibile, di grande speranza, quindi votabile ma irrealizzabile senza un dolore infinito. Quello che tra poco dovremo subire in questo nostro paese.

  6. Alvaro Rispondi

    26 gennaio 2015 at 18:23

    Da domani in poi non sara’ più tempo di chiacchiere ma di fatti e ne vedremo delle belle.
    E credo proprio che al “comunista” qualcuno dovrà ricordare che: fra il dire e il fare c’e’ di mezzo il mare, e non il Mediterraneo ma un Oceano in tempesta.
    E’ proprio vero, come si dimentica in fretta in questo mondo moderno e si che il “comunismo” di guai ne ha fatti più di Carlo in Francia.
    Alvaro.

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