Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Per fortuna che Clint c’è

Chi ve lo fa fare, sussurra qualcuno. C’è così tanta ciccia in quella nostra commedia ombelicale che è il notiziario italico, dall’assenteismo congenito nella jungla statale e para-statale all’ennesimo minuetto ipocrita attorno al Patto del Nazareno, il balletto telefonatissimo e strumentalissimo della salva-Cav (è chiaro a tutti che si tratta di faccende quirinalizie,vero?), cosa state lì a spaccare il capello su un film scomodo e antipatizzante.

Se non fosse che la vita, è scomoda e antipatizzante, lo stare orgogliosi oggi in quella fetta di mondo chiamata Occidente, è scomodo e antipatizzante, la storia che è dipanata dalla cronaca e che con uso ancora realistico del linguaggio non può che definirsi scontro di civiltà, è scomoda e antipatizzante. Clint Eastwood, è scomodo e antipatizzante, lo sappiamo bene, questa strana specie di repubblicano libertario che difende le guerre di libertà americane e la libertà di eutanasia (Million Dollar Baby su tutti) insieme, scontentando tutti, perlomeno tutti i fronti ideologici e acefali, che è la stessa cosa, parlando delle persone e alle persone. Beh, ma non è già tutto questo un motivo più che sufficiente per fare di American Sniper, di un grande capolavoro del cinema americano, il film-manifesto di un piccolo giornale italiano d’opinione come il nostro? Sì, cento volte sì, e la centounesima ce la fornisce il pollaio minuscolo della stampa italica, di fatto e anche online. Il Venerdì di Repubblica che ha il colpo definitivo in canna, l’intervista a Clint in persona, e lo condisce con la commentatio sminuente da intellò di condominio di Enrico Deaglio (che ingenui questi yankee… Può darsi, meglio ingenui che inetti) e un pezzo d’appoggio che in realtà è una lunga tautologia sulle brutture della guerra. Miseria (tutto il contorno) e nobiltà (Clint che imperturbabile parla della lotta contro il Terrore). Il Sussidiario che squaderna tutta una tirata, che non ha nulla di cinematografico e molto di cattocomunismo nonostrano, contro il patriottismo di Eastwood, come se l’uomo non avesse già abbondantemente dimostrato (i contorcimenti borghesi di Mystic River, certa macchina della propaganda in Flags of our fathers, perfino certi eccessi del protagonista in J. Edgar) di coltivare una sana mitologia americana delle origini, saldata nelle ragioni e nelle fatiche dei padri fondatori, e dunque vaccinata contro ogni compressione della libertà, anzitutto interna. Perfino Il Giornale che, a firma di tal Simona Nannelli, apparecchia un surreale pezzo dal titolo “Il film di Eastwood ideologicamente schierato” e dal contenuto rimbalzato direttamente dagli archivi de L’Unità degli anni Settanta, molto più ferocemente no-yankee di Repubblica, ma forse questa è la notizia più debole: il quotidiano di via Negri ormai è espressamente e coerentemente un organo anti-americano e anti-occidentale (a breve in allegato tutta la vita di Putin a colori).

Ecco, in questo quadro provinciale e autoriferito, ti arriva un film come quello di Clint, che parla del mondo e della nostra collocazione in esso. E il suo mondo non è un mondo ri-colorato dal dogma multiculturalista o dal risentimento contro l’Occidente (che nell’Italietta unisce sinistra postcomunista e destra postfascista), è un mondo reale, secco, ottenuto per sottrazioni successive fino all’essenziale (lo stesso metodo con cui faceva la maschera per Leone, silenzi e rughe solcate), un mondo dove non c’è colonna sonora, ma solo lo scatto del fucile e il soffio della sabbia che si alza, perché questo era l’Iraq, dove il cecchino Chris Kyle sparava alle belve islamiste e sì, lo faceva anche per noi. È, come ha scritto superbamente Marco Respinti su questo giornale, un mondo in bianco e nero, certo, perché tutti i momenti cruciali della vita, e della storia, stanno in bilico su un aut-aut, si decidono con un passo di qua o di là, chiamano scelte e non disquisizioni, azzerano la complessità dei punti di vista e il relativismo delle opinioni e tutti i giochi di società con cui ci dilettiamo noi, uomini liberi, perché da qualche parte c’è un Chris Kyle che preme il grilletto per questa libertà. Relativizzatemi Auschwitz, relativizzatemi l’Arcipelago Gulag, relativizzatemi l’11 settembre, relativizzatemi tutte le teste sradicate dai corpi dai sicari dell’Isis. Io non le relativizzo, noi non le relativizziamo, ed è per questo che per noi American Sniper è un film manifesto, e non smettiamo di parlarne.

Condividi questo articolo!

[wpca_cookie_allow_code level="4"]
[/wpca_cookie_allow_code]
di on 5 gennaio 2015. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

12 commenti a Per fortuna che Clint c’è

  1. SILVANO Rispondi

    5 gennaio 2015 at 20:40

    Ma lasciate in pace CLINT.

    • Giovanni Sallusti Rispondi

      6 gennaio 2015 at 02:50

      I miti non sono fatti per essere lasciati in pace

  2. adriano Rispondi

    6 gennaio 2015 at 17:47

    Ricordo quando uscì “Per un pugno di dollari”.In sordina,con pseudonimi per alcuni in previsione di un fiasco.Rimase in programmazione nelle sale per mesi,diventando leggenda.Allora si diceva di Clint che aveva due espressioni,”con il cappello ” e “senza il cappello”.La storia è passata ed ora fa il regista e lo fa bene.Tutti i suoi film lasciano il segno e non sono mai banali,comunque li si giudichi.E la leggenda continua.

  3. Laura Rispondi

    6 gennaio 2015 at 19:33

    Sono una fan di Eastwood regista e attore, e non ideologo. Ciò detto, “American sniper” è un brutto film, una banale apologia della guerra in Iraq e un’agiografia spiccia di Chris Kyle; non racconta nulla di sostanziale, non offre una prospettiva personale su nulla e non vi traspare mai un sentimento vero: strano per Eastwood, che di solito con i sentimenti (o con il sentimentalismo, se siete suoi detrattori) ci va giù pesante. C’è persino poca suspense nelle scene di guerra! Sembra più un gigantesco spot pubblicitario che un vero tentativo di narrazione originale. La “mitologia delle origini” su cui si baserebbe il film non esiste (mai sentito parlare di shifting baselines?): queste presunte mitologie in genere vengono scelte a bella posta per giustificare delle opinioni più o meno condivise. E ritenere rassicurante che da qualche parte ci sia sempre un Chris Kyle a nostra difesa è davvero assurdo, perché come prodotto della stessa mentalità e delle stesse mitologie (e della stessa guerra) potrebbe saltar fuori anche un altro Eddie Routh (liquidato in modo davvero sbrigativo nel film di Eastwood: chissa perchè?). Per approfondire almeno un pochino, consiglio a tutti la lettura di questo articolo:
    http://www.newyorker.com/magazine/2013/06/03/in-the-crosshairs

    • Giovanni Sallusti Rispondi

      6 gennaio 2015 at 19:37

      Cara Laura, che dire? Contraddire, negare, dividersi radicalmente su un’opera dell’intelletto umano. È il bello delle società libere. Quelle che per esistere hanno sempre bisogno di un Chris Kyle

    • Valerio Rispondi

      6 gennaio 2015 at 20:17

      Cara signora, guardi che la sua “acuta” scoperta finale è proprio una delle chiavi interpretative del capolavoro eastwoodiano. Lasci perdere il cinema e si accontenti della banale apologia dei tagliagole e terroristi orfani di Saddam e adusi a farsi scudo delle donne e costringere i bambini a fare i kamikaze…

    • Talita Rispondi

      7 gennaio 2015 at 11:14

      Cara laura,
      dici:
      __________
      “Eastwood, che di solito con i sentimenti (o con il sentimentalismo, se siete suoi detrattori) ci va giù pesante”

      Mi fai un esempio dei sentimenti “pesanti” di Eastwood?
      Perché mica si può gettare lì un giudizio di sostanza, senza spiegarlo. A questa stregua, si può solo dire “mi piace/non mi piace”.

      Invece trovo assolutamente comica l’espressione:
      “C’è persino poca suspense nelle scene di guerra!”:
      nel senso che manca l’ “Arrivano i nostri”?

      Infine, quando un autore scrive un libro, dipinge un quadro, fa un film…
      liquida chi gli pare, quando gli pare.
      Lo spettatore guarda, legge, ascolta e poi decide per l’applauso o i fischi.
      Però mai ha il diritto di suggerire all’autore chi liquidare e chi no.
      Come io non posso suggerirti che cosa scrivere, ma posso decidere per i fischi.
      Stavolta.

      • Alvaro Rispondi

        7 gennaio 2015 at 12:20

        Cara Talita,
        e pensare che io pur stando negli “IUESSEI” ancora non sono riuscito a vederlo.
        Che sia il “ribaltamento” tanto auspicato da “fonzarelli” stia cominciando a dare i suoi primi frutti?
        Eh, eh, ma solo al cinema, vedo, perché a me risulta che la disoccupazione continui ancora a crescere e a te?
        Alvaro.

        • Talita Rispondi

          7 gennaio 2015 at 16:13

          Caro Alvaro,
          non l’hai visto e dunque non entri nel merito: tutto regolare.

          Se non che sospetto che siano nella tua stessa condizione il 90% circa di quanti parlano e straparlano del film.
          Che non hanno visto.
          E magari credono di rafforzare i loro pre-giudizi aggiungendo un link (UNO) per mostrare all’universo mondo qual è la VERITÀ, che è come indicare un link di sua maestà Aldo Grasso (segue inchino) quando incrudelisce su tizio e caio che gli sono cordialmente antipatici.

          Quindi no, non credo che Renzi c’entri con Eastwood, perché lui guarda solo “House of Three Cards”.
          Secondo me, si tratta sempre della solita solfa sinistrata: indipendentemente di ciò che si dica o non si dica, se l’assunto è dde Destra, è falso; se è dde Sinistra, è verità.
          Trallallero-trallallà.
          Fermo restando che generalmente la sobria e lucida aderenza alla realtà umana è apprezzata solo dai cervelli funzionanti; per gli altri, invece, occorrono temi intellettuaaali (sai quelli per cui occorre un Manifesto a ogni starnuto?), altrimenti è solo fuffa.
          Dunque non solo disoccupazione come mancanza di lavoro; spesso sono disoccupati anche i neuroni, che è peggio.

          Comunque, tu guardalo e poi ne discuteremo a parte.

          • Alvaro

            7 gennaio 2015 at 22:41

            Cara Talita,
            se Dio vuole Sabato torniamo alla nostra nuova magione, eh eh, e sono cosi’ curioso che cercherò di andarlo a vedere prima possibile.
            Figurati che fra Sabato e Domenica ho anche discusso con mio figlio per andarlo a vedere, lui diceva che non era in programmazione mentre io avevo letto che negli “iuessei”, parola made Talita, era uscito il 25 Dicembre e invece, non era cosi’.
            O almeno lo era solo in parte perché era uscito il 25 Dicembre ma solo in poche sale e in poche citta’, che fregatura.
            Sui cervelli più o meno funzionanti parli con lingua diritta, iuessei, iuessei quanto stai incidendo sul mio cervello, ma purtroppo sembra che le “chiacchiere” di qualcuno facciano più effetto anche dei numeri di altri, numeri che tutti sappiamo non dicono mai il falso.
            E tanto per essere chiari, chiedendo scusa al nostro ospite perche’ sto andando fuori tema, il 13,4% di disoccupazione e’ un numero che non lascia adito a nessuna interpretazione, siamo nella cacca.
            Alvaro.

  4. Giuseppe Rispondi

    6 gennaio 2015 at 20:37

    Un film tanto diretto da farci desiderare essere la pallottola che definisce e finisce il film.Grende ,ma davvero grande film.

  5. Marco Green Rispondi

    6 gennaio 2015 at 23:13

    Grandissimo Clint, nella sua semplicità e schiettezza ci ha regalato davvero un grande film che andava fatto.
    Chi non lo ha voluto capire si faccia un esame di coscienza.

    A Brescia sale esauritissime, sia al Wiz che all’Oz (2 sale); fa un certo effetto vedere una sala piena, con le luci già accese perché il film è finito e partono i titoli di coda, con la gente ferma, incollata alla poltrona in rispettoso silenzio fino all’ultimo secondo (chi ha visto il film capisce); davvero un’opera che coglie nel segno; Clint non fa altro che dire la pura e semplice verità.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *