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La vittoria di Charlie

Tre milioni di copie esaurite in una mattina per il nuovo numero, ne ristampano subito altri due. Il suo trionfo è il nostro, è il trionfo della libertà, del mercato, di un modo di stare nel mondo e sì, di una civiltà superiore. Abituiamoci a ricordarcelo...

charlie2Non me ne frega nulla d’involvermi in distinguo ombelicali, anzi detesto non cordialmente chi lo sta facendo, vedi una buona fetta della nostra intellighenzia, incenerita qui da Corrado Ocone. I facitori di Charlie Hebdo sono una combriccola di anarco-gauchisti, cazzeggianti fino all’incoscienza e irrispettosi del suolo natio? Bene, je suis Charlie proprio per questo, je suis Charlie a maggior ragione per questo, la famosa frase di Voltaire non va citata in accademie confortanti e ripetuta in salotti confortevoli, va praticata quando a provare a negarla sono i kalashnikov.

Non solo sono Charlie, dunque, ma oggi mi trovo per quel che posso a celebrare la vittoria di Charlie. E, capiamoci subito, parliamo di una vittoria indubitabile, grandiosa, perfino aritmetica. Cinque milioni di copie stampate. I tre non bastavano, sono andati esauriti poco dopo l’alba, in ogni edicola di Parigi, da Pigalle a Monmartre, in ogni angolo della Francia, dalla Normandia alla Costa Azzurra, perfino qui, nelle edicole di Milano. Tre milioni di domande, di desideri, di volontà, esauditi in una mattinata. Tre milioni di libertà in fila, muti, il freddo fuori e il fuoco nell’anima, per avere la propria copia di Charlie. La sua vittoria è la nostra, è la vittoria della libertà, del meccanismo della domanda e dell’offerta, di un impianto culturale e di un modo di stare nel mondo e sì, di una civiltà. Di una civiltà superiore, abituiamoci a dirlo e a pensarlo e a scriverlo, perché il nemico in casa, il collaborazionista, lavora ogni giorno per farcelo dimenticare. Come ogni fascismo, anche il fascismo islamista ha i suoi collaborazionisti, non v’è dubbio. Sono coloro che si adoperarono da subito per rimuovere la realtà, ed era una realtà da 5mila morti, era l’11 settembre 2001 ed erano le guerre di Bush che, non a caso, indicò subito la necessità di combattere il “nuovo fascismo”. I collaborazionisti hanno lavorato bene, del resto infestano redazioni, programmi tivù, partiti politici, hanno raggiunto quasi il monopolio dell’opinione pubblica in Europa (non a caso la splendida Oriana Fallaci contraddiva solitaria da New York, esiliata dal suo Continente), finché i kalashnikov non hanno cantato, in una redazione parigina, in uno spicchio raro di quella sinistra libertaria che non aveva mandato il cervello all’ammasso filocoranico.

Volevano farli tacere per sempre, oggi tornano in edicola, tirano tre milioni di copie, le esauriscono in qualche ora, ne ristampano due, terranno questo numero editato per 8 settimane. Quel caledoscopio di individui che chiamiamo gente è andata a comprarli, non siamo ancora nella Francia e nell’Europa di Pétain, il collaborazionista si scopre di colpo un po’ più solo di prima, la libertà pulsa ancora e il cuore della République (che certo è retorica francofona, ma è anche antidoto anti-totalitario da cui dovremmo prendere spunto) non accetta che un giornale sia assalito a colpi di mitraglia, ils sont tous Charlie.

Le vignette quasi scolorano di fronte a questo, non possiamo non capirlo. Oggi, il pellegrinaggio all’edicola è un pellegrinaggio alla coscienza dell’Occidente. Se non ascoltiamo il collaborazionista che è in noi, può essere il principio del riscatto, il ritorno della consapevolezza. La libertà del pellegrinaggio all’edicola, come in qualunque posto dove si offra un punto di vista e si venda qualcosa, coincide con la nostra specificità di occidentali, e se qualcuno vuole annichilirla tramite atti di guerra, ci difenderemo. Dalla vignetta sardonica di Charlie al titanico discorso di Winston Churchill “Noi combatteremo…” il passo è molto più breve di quanto la pubblicistica media contrabbandi, e l’una e l’altro segnano i paletti dell’Occidente, le colonne invalicabili, la svastica era fuori da esse, lo erano la falce e il martello, oggi lo è l’Islam terrorista.

Intanto, le rotative continuano a girare, si stampa e si stampa ancora, s’imballa, si spedisce, si accatasta in vetrina, si vende. È una filiera molto prosaica, è un brulicare borghese e poco epico, ma è lì, dentro quei macchinari e quelle camionette, che trovate la libertà della parola e del pensiero, non nei convegni pensosi e nemmeno nelle sfilate escludenti, del genere tutti ma non Marine. No, chiunque, chiunque stia con Charlie lo può manifestare nell’agorà, fisicamente, basta attraversarla fino all’edicola di fronte, chiedere e comprare. Il mercato è libertà, oggi il binomio assume i tratti dell’evidenza plastica, è scritto nei volti delle persone in coda e implicito nel gesto dell’edicolante che raccoglie l’ennesima copia di Charlie, non è un modello di organizzazione economica possibile, è una civiltà superiore. «Nessun arsenale, o nessuna arma negli arsenali del mondo, è così formidabile come la volontà ed il coraggio morale delle donne e degli uomini liberi. È un’arma che i nostri avversari nel mondo di oggi non hanno. È un’arma che noi come americani abbiamo. Dobbiamo farlo capire a quelli che praticano il terrorismo e assaltano i propri vicini». Ronald Reagan, 1981, discorso inaugurale del primo mandato. È a tutt’oggi il programma di un Occidente che non si arrende, di un’Occidente consapevole e fiero, dell’unico Occidente possibile (l’alternativa è una propaggine sottomessa di altri mondi). Quell’Occidente che oggi ha fatto esaurire l’ultima edizione di Charlie.

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di on 14 gennaio 2015. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a La vittoria di Charlie

  1. Spencer60 Rispondi

    14 gennaio 2015 at 15:12

    In italia, l’unico quotidiano che ha avuto la sensibilità ed il coraggio di allegare “Charlie Herbo” è il Fatto Q. tutti gli altri bla ..bla…bla..bla… e buoni a nulla….. persino Repubblica che leggo dalla sua nascita con mia grande sorpresa e delusione!!!!!!!

  2. Mirko Rispondi

    14 gennaio 2015 at 20:44

    Siamo sempre bravi e partecipi quando ad essere ammazzati sono gli altri.Bravi a tutti i giornalisti ed agli editori ,compreso L’Iniraprendente ,che ci hanno messo la faccia per primi inducendo gli altri a seguirli,così Il Fatto,il Giornale,Libero e pochi altri.

  3. Sergio Andreani Rispondi

    15 gennaio 2015 at 07:16

    Tra il Corano e Charlie Hebdo non ci sono dubbi su chi vincerà la battaglia nei prossimi anni.

    Auguri.

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