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Ci possono salvare solo i “cani da pastore”. Come dice Clint

Finalmente entrano in azione le teste di cuoio, e con due blitz coordinati uccidono gli attentatori di Charlie Hebdo e il terrorista asserragliato nel negozio ebraico. Purtroppo muoiono quattro ostaggi. Come incalza Eastwood, o la risposta è anche militare, o abbiamo già perso. L'Europa sarà all'altezza?

usaCaro Giovanni, hai giustamente concesso ampio spazio al nuovo film di Clint Eastwood American Sniper. Al di là della bellezza o meno del lavoro, un punto mi sembra opportuno sottolineare: è un film americano. In Europa nessuno sarebbe in grado di farlo, poiché in Europa la guerra viene rifiutata. I militari sono una specie da nascondere e godono di pessima reputazione. L’onore e l’eroismo per gli europei possono essere pubblico o privato, ma non militare. Abbiamo eserciti, divise, soldati, anche di eccellenza. Ma facciamo finta di non averli. In America invece la tradizione militare è sopravvissuta, anche se ammaccata dopo il Vietnam. La “guerra sporca” ha segnato uno spartiacque anche nell’eroismo militare. In quella guerra, raccontata più cinematograficamente che altro, non ci sono stati eroi. Il grande eroe nero è stato Kurtz (Marlon Brando in disfacimento) di Apocalypse Now (1979) di Francis Ford Coppola. C’è voluto Mel Gibson di We Were Soldiers per riportare nei giusti binari la complessità di una guerra sbagliata, ma comunque combattuta da ragazzi americani per difendere le ragioni (giuste o sbagliate) dell’America. Quando Bush figlio ha iniziato la seconda campagna contro Saddam uno dei principali oppositori all’operazione militare è stato il presidente francese Chirac. Tenne discorsi di grande effetto, grondanti libertà. La libertà di strasene a casa. Gli americani reagirono male. Stapparono tutte le bottiglie di vino francese che avevano in casa e le versarono nelle fogne. I mangiatori di rane e formaggio li avevano profondamente delusi. Un quotidiano mise in prima pagina la foto di un cimitero della Seconda guerra mondiale, zeppo di ragazzi americani venuti a salvare i francesi (e gli europei dalla dittatura), accompagnato da una sola parola: ingrati.

Molti analisti continuano a ritenere sbagliata la guerra di Bush figlio. Stiamo ai fatti. Dopo l’11 settembre 2001 in Europa ci sono stati due clamorosi attentati terroristici: Madrid e Londra. Molti attentati minori e la recente mattanza di Parigi. Negli Stati Uniti ce n’è stato uno solo, a Boston nel 2013, opera di due sciagurati. Senza voler soppesare sulla bilancia i morti, ma fu più sanguinoso l’attentato di un disagiato mentale all’anteprima di Batman ad Aurora, in Colorado nel 2012, che quello di Boston. Ormai è abbastanza evidente il disimpegno americano in Medio Oriente. Il problema è di stretta competenza europea. E lo sarà sempre di più. Gli europei non sono attrezzati per una guerra complessa come quella al terrorismo. Innanzitutto debbono fare i conti con un nemico interno: la galassia composta da preti, pacifisti, intellettuali, comici, cabarettisti, specialisti dell’indignazione da salotto, variegato popolo della sinistra. Duro vedersela con uno schieramento così compatto. E poi, tornando al film di Clint Eastwood, gli europei non credono nel fuciliere in grado di fare il suo (sporco) lavoro. Guardate che fine hanno fatto fare ai due fucilieri della marina italiana. Uno da solo in mano agli indiani. L’altro in malattia. E ministri, sottosegretari, mediatori, affannati a trovare una soluzione. Li avevamo in casa. Dovevamo tenerceli e dichiararci pronti a usare il fucile, per poi trattare. Invece li abbiamo rimandati indietro. Nel film di Clint Eastwood non viene celebrato il culto della guerra, la forza delle armi, la supremazia americana. Viene celebrato il culto della famiglia e della Bibbia. Il padre dice ai figli: nel mondo ci sono pecore, agnelli sacrificali; ci sono lupi, voraci e instancabili predatori; ci sono pastori da guardia. A questo desco non siederanno mai né pecore né predatori, e il fratello che soccorre il fratello in difficoltà avrà sempre il consenso del padre di famiglia, cioè di quella famiglia originaria che diede vita alla comunità americana, nata sulla Bibbia e sul diritto, anche con le armi, di difendersi. Pensate al finale. L’eroe scampato alla furia della guerra morì in terra di pace per mano di un americano che stava aiutando. C’è in giro qualche europeo che sappia scrivere in questa maniera? Abbiamo la sensazione di sentirci agnelli. Abbiamo la sensazione di essere assediati dai lupi. Dobbiamo soltanto credere nei pastori da guardia. Prima lo capiremo meglio sarà.

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di on 10 gennaio 2015. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a Ci possono salvare solo i “cani da pastore”. Come dice Clint

  1. ultima spiaggia Rispondi

    9 gennaio 2015 at 19:00

    E meno male che non siamo in guerra, perché durante un sermone in Iraq l’imam avrebbe detto: “Abbiamo iniziato con un’operazione in Francia, per la quale ci assumiamo la responsabilità…”
    Insomma, a dispetto della “galassia composta da preti, pacifisti, intellettuali, comici, cabarettisti, specialisti dell’indignazione da salotto, variegato popolo della sinistra” la guerra continua, con buona pace di Alfano che promette di fare la sentinella… come l’ha fatta per le tasse.
    Intanto i francesi contano i loro morti perché, come gli europei tutti, godono di “libertà” vigilata.
    Siamo tornati al 1789

  2. peter46 Rispondi

    10 gennaio 2015 at 01:00

    Bene,ora finalmente sappiamo che eravamo(chi lo era,indubbiamente) in compagnia(e che compagnia col Generale Chirac)nell’avversare la seconda guerra a Saddam…che causò i ‘definitivi’ guai a Lui,ma anche a noi.
    Qualcuno più avanti ci saprà dire con chi eravamo(sempre chi lo era) in compagnia(di altrettanto importante personaggio)nell’avversare la guerra a Gheddafi…che causò i ‘definitivi’ guai a Lui,ma fu l’inizio di “TUTTI” i nostri guai di questi ultimi anni senza di Lui.
    E finalmente ci siamo già resi conto di non poter essere in grado di vincere ‘una guerra complessa contro il terrorismo’ e stiamo per far rientrare i nostri dall’Afganistan che anticipano quelli degli altri scenari di guerra dove sono ‘dislocati’.Però,anche se ormai siamo al rifiuto totale di ‘ogni’ guerra,gli F35 non ce la sentiamo di ‘disdirli’:vogliamo mettere una parata il 2 giugno senza F35?O per l’illusione di credere che ancora potremmo “spezzare le reni” a chiunque?Ed è vero anche che non crediamo(come Europei del sud,ma pur sempre Europei)in “un fuciliere in grado di fare il(suo)sporco lavoro”.Perchè noi il Chris Kyle eventualmente potremmo averlo,anzi ce lo abbiamo.Anzi tanti Chris Kyle che in questo momento stanno combattendo la nostra e la loro guerra:perchè chi in questo momento combatte ‘il fondamentalismo islamico’,anche se dal lato ‘islam’, combatte una guerra anche per noi.Però ammettere che anche dal lato ‘islam’ si combatte …l’islam,proprio no,diamine.E quella che si sta combattendo in Siria è sì la guerra del
    “”22enne Yahya Adnan Shoughry,
    soldato della 93°brigata dell’esercito siriano,che un video di pochi secondi lo ritrae nell’atto di sfidare i carnefici dell’isis con le sue ultime parole “Giuro su Dio che vi annienteremo”,ma anche la nostra…anzi avrebbe dovuto essere anche la nostra se li avessimo ‘armati’ decentemente e non con quei fucili anteguerra che invece di distruggere li abbiamo ‘appioppati’ a loro.
    Prima o poi,”non succederà”,che anche per lui si dirà
    “Siamo tutti Yahya”,come non è stato detto “Siamo tutti Arin”(Mirkan,la ragazza madre di due bambini caduta per difendere Kobane)…ma è stato detto(giustamente)”siamo tutti Charlie”.

  3. Filippo Rispondi

    10 gennaio 2015 at 09:39

    Ogni visione religiosa è disturbante l’azione politicosociale di ogni stato che dovrebbe aspirare alla laicità.E’ la laicità che permette la vita delle religioni fino a subirne una supremazia inumana e di derivazione assassina.Eppoi questi religiosi o pseudo tali,di qualsivoglia delle 600 religioni di cui sentiamo, votano perbacco,votano.

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