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Se il fisco si beve il 65% della nostra benzina

Il calo dei prezzi del petrolio sembra aver galvanizzato tutti. Come scrive il Centro studi Confindustria nelRapina-benzina suo ultimo rapporto «comporta il trasferimento di oltre mille miliardi di euro di reddito annuale da un ridottissimo numero di produttori, con enormi ricchezze, ad un’ampia platea di consumatori e imprese nei paesi avanzati, con una più alta propensione alla spesa».

Ma davvero, in Italia, il prezzo della benzina si è ridotto così tanto? A vedere i prezzi alla pompa non si direbbe. Rispetto a qualche mese fa non si nota una caduta superiore ai venti centesimi (ovvero poco più del 10 per cento), nonostante il petrolio in Borsa sia ormai calato ad appena 54 dollari al barile (59 in Europa, listino Brent di Londra), l’esatta metà rispetto al 2010. Eppure il prezzo medio del carburante non è certo la metà: si attesta ancora, stando alle ultime rilevazioni, a una media nazionale di 1,641 euro al litro per la verde e 1,560 per il gasolio. Come mai? La risposta è presto detta. La (stra)grande maggioranza del prezzo del carburante se la pappa il fisco: 93 centesimi per il diesel, pari a poco meno del 60% e addirittura 1,062 euro per la benzina, il 64,6%.

Cifre imbarazzanti di cui la maggior parte dei consumatori non è a conoscenza. Quante volte, di fronte alla pompa di benzina, c’è capitato di lamentarci della presunta avidità dei petrolieri o dei distributori. Ci stupirebbe forse sapere che, su 50 euro di incasso, il benzinaio ne trattiene per sé solo 1,43 (dati Federazione autonoma italiana benzinai del 2011) su cui ovviamente deve pure pagarci sopra le tasse. E ci si stupirebbe pure di quel che guadagnano i malvagi petrolieri: trentaquattro centesimi di dollaro al litro, pari a 27 centesimi di euro (un barile da 159 litri vale comeaccise abbiamo detto appena 54 dollari). Senza tasse i carburanti costerebbero dai quarantacinque ai settanta centesimi al litro ovvero, come faceva notare il presidente Faib Martino Landi, «poco più dell’acqua minerale».

Ed invece, per colpa delle tasse, la benzina in Italia rimane sempre estremamente costosa. Per la prima volta la più costosa al mondo come certifica il sito globalpetrolprices.com secondo cui con la bellezza di 2,06 dollari al litro (appunto 1,65 euro) battiamo sia l’Olanda che la Norvegia, che fino a qualche tempo fa svettavano nella classifica sopra di noi. Già perché da noi le accise sono fisse e non cambiano di una virgola al calare del prezzo. Non è un caso che, a fronte di un calo di oltre il 10 per cento del prezzo, il gettito fiscale per lo Stato nello scorso novembre sia sceso solo di un 2,9%: calo dovuto per la gran parte da una contrazione dei consumi.

Consumi che certo, con tasse del genere, non possono certo decollare…

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di on 18 dicembre 2014. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Se il fisco si beve il 65% della nostra benzina

  1. Filippo Turturici Rispondi

    18 dicembre 2014 at 15:55

    Il margine dei petrolieri non va confuso col guadagno: spesso il guadagno reale non supera 1 cent/lit per le grandi compagnie petrolifere! Il fatto e’ che, gestendo miliardi di litri di carburanti, una grande compagnia puo’ ancora fare grandi guadagni in un paese come l’Italia; ma il grosso dei guadagni rimane nell’upstream, non nel downstream.

  2. Lancierebianco Rispondi

    18 dicembre 2014 at 19:18

    In Spagna il gasolio costa 1,040 € al litro. Nn è un miracolo ma il risultato di un governo che compie scelte precise intese ad arginare la crisi ed a uscirne,come sta succedendo. La pressione fiscale è la metà, ed il mercato del lavoro è flessibile.
    Insomma nn hanno gente discutibile ed impresentabile come avete in Italia. Lo dico da Italiano residente in Spagna. Sono andato via con mia moglie ed i miei bambini piccoli, per loro in Italia nn c’è futuro ma solo pinocchi,arraffoni, politicanti, maneggioni è un immobilismo imbarazzante.
    Qui nn è l’Eldorado ma si vive molto meglio. Non ci si sente SUDDITI ma cittadini.
    Addio !

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