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Salviamo la concorrenza fiscale dall’Eurosoviet

Una gabbia fiscale uguale per tutti, da cui non si può fuggire. È questo il progetto che tre ministri dell’Economia hanno in mente per l’Europa. Un Europaposto dove a loro dire c’è troppa concorrenza fiscale, che sarebbe – sempre a loro giudizio – inaccettabile.

Loro sono Michel Sapin, Wolfgang Schauble e – come poteva mancare? – Pier Carlo Padoan. Un francese, un tedesco e un italiano ma togliamoci dalla testa la nota barzelletta delle rose, del luppolo e delle ortiche, a leggere la lettera che hanno inviato alla commissione europea (anticipata da La Stampa che pare ben inserita nell’ambiente degli eurocrati) c’è poco da ridere. Bisogna «che la Ue adotti una serie di regole comuni, vincolanti sulla tassazione d’impresa che alimenti la competitività e combatta la pianificazione fiscale aggressiva» con una direttiva adottata «dai 28 Paesi membri prima della fine del 2015».

Ora a parte il fatto che l’idea secondo cui le tasse alimenterebbero la competitività non può che suscitare grasse risate, i tre ministri dovrebbero spiegarci in base a quale principio uno Stato dovrebbe riununciare a imporre le tasse che ritiene giuste. Tanto più che – come afferma il tributarista Carlo Garbarino intervistato da La Stampa – «i vantaggi fiscali sono consentiti dai trattati comunitari». Perché mai, dunque, Irlanda, Olanda e Lussemburgo dovrebbero rinunciarvi?

PadoanL’idea è quella, appunto, di introdurre una nuova direttiva unica per tutta Europa, di quelle che non si può far altro che accettare a meno di non venir sanzionati. E va bene che la multa arrivi quando qualcuno (come l’Italia) non paga le imprese o quando qualcuno (sempre noi) non gestisce l’emergenza rifiuti in modo adeguato. Ben diverso è sanzionare chi, virtuosamente, sceglie di non tartassare gli imprenditori secondo un sistema di competizione fiscale che tanto fa bene agli stati che la applicano, vedi la Svizzera. E che invece qualche genio a Bruxelles vorrebbe abolire addirittura fra Paesi diversi.

Il guaio è che, seppur senza fondamento (anche nel diritto dell’Unione), temiamo che la lettera verrà ascoltata. Basti pensare che a riceverla è stato il commissario europeo Pierre Moscovici, ex ministro dell’Economia socialista francese, sostenitore delle tasse e della spesa pubblica. Probabilmente andrà in brodo di giuggiole nel sentir criticare «le prassi di certi Paesi» che hanno spostato «i limiti di quanto è tollerabile sul fronte della competizione fiscale». Questo proprio mentre l’Estonia sta per aprire ufficialmente il suo progetto di cittadinanza digitale che permetterà di usufruire di benefici (anche fiscali) estoni pur risiedendo all’estero. L’esperimento, viste le idee dei ministri europei, potrebbe avere purtroppo vita breve.

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di on 2 dicembre 2014. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Salviamo la concorrenza fiscale dall’Eurosoviet

  1. ultima spiaggia Rispondi

    5 dicembre 2014 at 10:15

    La secessione va fatta… ma dall’Unione Europea, contagiata dal chlorovirus atcv-1, responsabile della stupidità umana. Purtroppo stiamo sottovalutando la pericolosità di questo virus.
    La “gabbia” ci vorrebbe per Michel Sapin, Wolfgang Schauble e Pier Carlo Padoan, che andrebbero messi nelle condizione di non nuocere.

  2. Arch Rispondi

    7 febbraio 2015 at 18:32

    USA: 50 stati, 50 politiche fiscali diverse, 50 politiche di bilancio diverse.

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